
Dargen D'Amico torna in gara per la terza volta al Festival di Sanremo con il brano "AI AI": il rapper era già stato alla kermesse nel 2022 con "Dove si balla" (7 volte disco di platino) e nel 2024 con un pezzo sui migranti ("Onda Alta"). Per il ritorno all'Ariston l'artista ha scritto di suo pugno un brano che parla di intelligenza artificiale, canzone in cui, più che fare denuncia, sceglie di fare analisi: del mondo, su tutto, ma anche di come ci muoviamo noi in questo nuovo scenario.
Il titolo della canzone è un gioco di parole: sembra un grido di dolore ma allo stesso tempo richiama l'acronimo di Artificial Intelligence. In questo quadro paventato dall'artista, il nuovo che avanza fa male: Dargen ne fa una disamina a modo suo, tra cliché ("l'olio d'oliva, il Vangelo, l'arte, l'Autostrada Adriatica") e frecciatine neanche troppo velate al nostro modo di vedere e sentire l'attualità.
Ecco alcuni estratti significativi del testo proposto a Sanremo 2026:
Il duplice piano semantico sul quale si muove la canzone si svela già nel titolo, in quell' "AI AI" che richiama contemporaneamente una colorita esclamazione di dolore ma anche l'acronimo della più affascinante, temuta e controversa risorsa di questa nostra epoca, ovvero l'intelligenza artificiale. In questo quadro paventato dall'artista, il nuovo che avanza fa male: Dargen ne fa una disamina a modo suo.
Il pezzo alterna immagini balneari, riferimenti pop e scene quotidiane a un sottotesto più critico. L'Italia diventa uno scenario brillante e contraddittorio, tra bellezza ostentata e leggerezza da cartolina, mentre le relazioni si consumano nella velocità di un messaggio perso o di un contatto che scompare. L’artista evoca paesaggi italiani, amori estivi e dettagli pop - l’Autostrada Adriatica, Gardaland, le bollicine - per poi inserire, quasi con nonchalance, il tema dell’intelligenza artificiale e dei rapporti mediati dalla tecnologia.
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Il ritornello è costruito su un equivoco sonoro perché sembra un lamento sentimentale, ma dietro c’è una riflessione sul nostro rapporto con le macchine. L’AI diventa simbolo di un dolore nuovo, meno romantico e più digitale, con le relazioni che si consumano tra un bye e un algoritmo. Nel testo emerge una critica ai social e alla produzione automatizzata, non tanto demonizzati quanto osservati con sarcasmo.
Se il ritmo di "AI AI" rimanda a un brano leggero dal sapore disco, il significato della canzone è tutt'altro che superficiale. L'artista richiama «gli Anni 70 e 80, l’alba dell’elettronica. Oggi il computer entra in fase di produzione nella musica, ma dà anche un impulso creativo.» Il risultato è un pezzo ritmato, ironico, disseminato di immagini surreali e battute fulminanti.
Dargen D'Amico gioca con il doppio senso del titolo: un lamento universale ("Ai Ai") che richiama l’Intelligenza Artificiale, incapace però di sostituire "l'effetto eccezionale" della pelle e delle emozioni reali che sfuggono a una password salvata o a una linea che salta. La canzone racconta anche un legame sentimentale che si accende e si spegne, un’attrazione fisica e istintiva che si scontra con la volatilità dei tempi moderni.
Terza partecipazione per il cantante Dargen D’Amico, pseudonimo di Jacopo Matteo Luca D’Amico, al Festival di Sanremo dopo il successo radiofonico nel 2022 con "Dove si balla" e la ventesima posizione con "Onda Alta" nel 2024. L'artista - nato insieme ai colleghi Gué Pequeno e Jake La Furia nei primi anni Duemila, fino all'esordio da solista nel 2006 con l'album Musica senza Musicisti - ha intrapreso un percorso da solista pubblicando 11 album.
Il brano di Sanremo è stato anticipato dall'uscita del singolo "Pianti grassi", già disponibile per lo streaming e che farà parte dell'album Doppia Mozzarella, fuori dal 27 marzo. Dirige l'orchestra il maestro Roberto Molinelli.
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La frase "mi bagnavo nel mare però ne uscivo sporco", che l'artista inserisce in una serie di versi che decostruiscono l'immaginario idilliaco con il quale spesso tratteggiamo il nostro paese, instilla il desiderio di Dargen di non dimenticare le cause più importanti della contemporaneità. L’artista si chiede, in filigrana, dove finisca la creatività umana quando la tecnologia entra in modo massiccio nei processi artistici.
Quella di Dargen D'Amico è una delle (poche, va detto) canzoni d'attualità di questo Sanremo. Se guardiamo ai brani finiti nelle zone basse della classifica negli ultimi 10 anni, spesso erano privi di un hook memorabile; qui il ritornello è un martello pneumatico che garantisce la salvezza. Secondo analisi basate su modelli IA, il brano ha un potenziale radiofonico altissimo.
Il brano è un manifesto della "Generazione Glitch", sospesa tra la carnalità dell'estate italiana e l'immaterialità dei social. Il testo esplora il paradosso di un amore estivo che si consuma tra la Riviera Adriatica e la Francia, dove il dolore fisico del distacco si scontra con l'incapacità tecnologica di replicare il contatto umano.
Sanremo è un modo per gli artisti di sentirsi vicini al paese e per il paese di sentire vicine quelle che sono le rappresentazioni musicali del momento - ha detto Dargen. «L'idea del brano nasce dal fatto che in Italia si parla troppo poco di intelligenza artificiale. Invece sta arrivando e ci mette davanti a questioni che diventano sempre più urgenti», ha spiegato l’artista in un'intervista con RaiPlay.
| Elemento | Descrizione |
|---|---|
| Titolo | "AI AI" (gioco di parole tra esclamazione e acronimo AI) |
| Temi | Intelligenza artificiale, relazioni moderne, nostalgia analogica, critica sociale |
| Stile musicale | Riferimenti anni '70-'80, disco, elettronica, ritmo martellante |
| Contesto | Terza partecipazione di Dargen a Sanremo; singolo anticipa album "Doppia Mozzarella" |
| Potenziale | Alto potenziale radiofonico; ritornello memorabile |
Il brano rappresenta la duplice dimensione di Dargen: ritmo e ironia da un lato, analisi critica e tematiche d'attualità dall'altro. È un pezzo dove ritroviamo lo stile inimitabile dell'artista, al suo terzo Sanremo in gara, che mette in scena immagini surreali, battute fulminanti e una riflessione sul futuro hi-tech che abbiamo davanti.
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