
L’impronta di precisione è uno dei passaggi clinici fondamentali per la trasmissione di informazioni al tecnico di laboratorio. La rilevazione dell’impronta di precisione è un passaggio che giunge dopo molti altri: preparazioni preliminari, provvisori, gestione dei tessuti molli, rifinitura definitiva dei monconi; per ottenere una riproduzione di successo delle strutture intraorali, numerose condizioni preliminari devono quindi essere soddisfatte grazie a un’attenta progettazione.
Tre fattori principali concorrono al successo di un’impronta in protesi fissa, nel caso di un ancoraggio basato su pilastri naturali: la preparazione dentale, l’integrità parodontale abbinata allo spiazzamento dei tessuti molli, la scelta e la corretta manipolazione del materiale impiegato. L’obiettivo di questo articolo è quello di approfondire gli aspetti clinici legati a tali fattori che possiedono un’influenza diretta sul successo dell’impronta, sottolineando le nozioni fondamentali di interesse per il protesista.
All’interno dell’insieme delle differenti soluzioni protesiche fisse, uno dei punti rilevanti è rappresentato dal trasferimento delle informazioni cliniche al tecnico di laboratorio: una comunicazione completa ed esauriente dei dati potrà anticipare la realizzazione di un manufatto di successo. In questo ambito, un ausilio importante è giunto dalla tecnologia: scanner digitali, strumenti per la rilevazione assistita del colore o software di pre-visualizzazione dei risultati, unitamente alle fotografie del caso clinico consentono di ottimizzare la comunicazione odontoiatra‑odontotecnico.
Al di là degli strumenti digitali attualmente disponibili, l’impronta di precisione tradizionale rappresenta tutt’oggi la metodica principe e maggiormente utilizzata per raggiungere l’obiettivo del trasferimento tridimensionale di informazioni in protesi fissa, sia essa fondata su pilastri naturali o impianti. Nel questionario di Afsharzand et al. il materiale da impronta più frequentemente utilizzato è risultato essere rappresentato dai siliconi per addizione (60%); circa il 30% delle impronte inviate ai laboratori apparteneva invece alla categoria dei polieteri.
I criteri di preparazione di un elemento naturale sono molteplici, ma tutti condividono la finalità di conferire ritenzione e stabilità al futuro restauro. I parametri relativi ad altezza minima, angoli di convergenza ideali e morfologia di un moncone dovrebbero essere ben conosciuti dal protesista; per un approfondimento di queste tematiche si rimanda ai tradizionali libri di testo di protesi fissa e a un articolo esaustivo pubblicato da Goodacre e collaboratori.
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Scientificamente, gli studi disponibili in letteratura che testimoniano un’associazione fra le caratteristiche geometriche del moncone con la precisione finale del manufatto (in termini, per esempio, di discrepanza interna o marginale), o con la sua ritenzione, sono abbondanti. Ad esempio, tra le variabili prese in considerazione ritroviamo la tipologia della linea di finitura, l’inclinazione delle pareti, il disegno della riduzione occlusale.
In altre parole, alcuni accorgimenti possono contribuire a ridurre il rischio di superamento di alcuni limiti fisici del materiale da riproduzione impiegato. Lu et al. hanno analizzato la resistenza allo strappo e la tolleranza alla deformazione di alcuni elastomeri, definendo le due proprietà clinicamente rilevanti per la scelta di un materiale da riproduzione; l’eliminazione dei sottosquadri dalle preparazioni, oltre a permettere la realizzazione di un manufatto preciso e ottenere un asse di inserzione idoneo (pilastri multipli), è necessaria per ridurre le sollecitazioni alle quali il materiale è sottoposto durante la fase di rimozione dal cavo orale.
L’unità di appoggio fra il restauro e il dente, anche denominata “fine preparazione”, ha un’influenza diretta sulla leggibilità dell’impronta e può essere progettata e realizzata essenzialmente in due modi: per mezzo di un margine lineare (configurazione a spalla o chamfer) oppure per mezzo di una superficie o area di contatto priva di un margine di demarcazione. In entrambi i casi l’andamento del margine deve presentarsi regolare, lucido, senza asperità: i limiti di costruzione della protesi, sul modello di lavoro, risulteranno evidenti solo in presenza di una linea di finitura adeguatamente tracciata e rilevata dall’impronta di precisione.
Sebbene gli elastomeri possiedano gradi di scorrevolezza intrinseca differente, un parametro aneddoticamente ritenuto in grado di migliorare il contatto e il flusso del materiale da impronta sul dente preparato è la ruvidità di superficie di quest’ultimo; l’utilizzo di frese da rifinitura e la lucidatura finale del moncone sono state associate a superfici dentinali lisce e a restauri più precisi. Alcuni Autori hanno ipotizzato che pareti ruvide e aree spigolose del moncone siano riprodotte con maggiore difficoltà nelle fasi successive di elaborazione del manufatto, proprio a partire dall’impronta.
La finalità dell’impronta di precisione è anche quella di rilevare, oltre alle caratteristiche tridimensionali dei pilastri, l’architettura dei tessuti molli, in particolare quando questi ultimi sono confinanti con la preparazione (margini intrasulculari o equigengivali). L’infiammazione della gengiva marginale è spesso all’origine di un sanguinamento o di una maggiore secrezione di fluido crevicolare, determinato da cause meccaniche/traumatiche oppure microbiologiche.
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Indipendentemente dalle cause, patologie parodontali infiammatorie reversibili (gengiviti) o irreversibili (parodontiti) dovrebbero essere risolte ancor prima della preparazione definitiva degli elementi dentali; il controllo dell’emostasi durante la presa dell’impronta sarà, fra l’altro, enormemente facilitato. Secondo Luthard et al. il sanguinamento gengivale durante la presa dell’impronta e l’entità della profondità di sondaggio sono fattori clinicamente significativi nel determinare l’accuratezza del modello master, indipendentemente dalla tecnica utilizzata.
Al di là della problematica relativa al controllo del sanguinamento, in presenza di tessuti immaturi o infiammati è facile aspettarsi modificazioni dinamiche della gengiva nel corso del tempo. Lang e collaboratori hanno evidenziato che i siti con sanguinamento persistente al sondaggio mostrano, in un periodo di osservazione di 26 anni, una perdita di attacco parodontale significativamente superiore a siti non infiammati. La gengivite è il primo fattore di rischio per l’insorgenza della parodontite e di una potenziale successiva perdita di supporto del pilastro protesico.
Per leggere correttamente il margine di una preparazione dentale è necessario evidenziare il margine della preparazione mediante l’applicazione di fili retrattori, che possono essere 1 o 2 a seconda della tecnica adottata. Un primo filo retrattore viene posizionato nel solco prima della preparazione del moncone, di diametro variabile; un secondo filo retrattore, di dimensioni maggiori, viene posizionato dopo aver ultimato la preparazione protesica e rimosso poco prima di rilevare la seconda impronta.
Anche se ciascun elastomero possiede caratteristiche peculiari, e non è esente da alcuni svantaggi, questo aggiornamento si propone di fornire la conoscenza di base delle proprietà fisiche per selezionare quello più adatto allo scenario clinico da risolvere. Fra i materiali più usati nella pratica clinica vi sono i siliconi per addizione (PVS) e i polieteri.
Lu et al. hanno analizzato la resistenza allo strappo e la tolleranza alla deformazione di alcuni elastomeri, definendo le due proprietà clinicamente rilevanti per la scelta di un materiale da riproduzione: la scelta deve tener conto di queste caratteristiche soprattutto quando si prevedono rimozioni “a strappo” difficili o presenza di sottosquadri clinici residuali. Sebbene gli elastomeri possiedano gradi di scorrevolezza intrinseca differente, la combinazione corretta di viscosità e tissotropia permette di ottenere un efficace scorrimento e un buon dettaglio di registrazione.
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Esistono varie tecniche di impronta, ognuna delle quali presenta vantaggi e svantaggi. La tecnica monofase è la più veloce, poiché prevede un solo tempo di impronta, ma richiede spesso un secondo operatore se i materiali hanno setting time concomitante. La tecnica in due fasi prevede una prima impronta con materiale heavy o putty, con successiva rimozione dei sottosquadri e rilevazione della seconda impronta con un materiale più fluido: i vantaggi della tecnica a due fasi sono l’estrema precisione e il controllo del materiale a bassa densità che andrà ad occupare gli spazi lasciati dopo la modifica della prima impronta; inoltre, può essere eseguita comodamente da un singolo operatore.
La tecnica simultanea (putty‑wash one‑step) prevede l’applicazione del PVS heavy/putty sul portaimpronta e, subito dopo, del light attorno agli elementi dentali interessati, evitando la formazione di bolle. L’uso appropriato dei fili retrattori e la geometria della prima impronta, che funge da cucchiaio individuale, determinano un’elevata spinta e un efficace scorrimento del materiale d’impronta sul moncone e all’interno del solco gengivale, riducendo così l’incidenza di bolle sul limite della preparazione protesica.
Lo scopo di un’impronta su impianti è quello di registrare la posizione a livello tridimensionale dell’impianto col transfer, in modo da inviare le informazioni corrette al laboratorio per eseguire la protesi. Il dentista avvita i transfer sugli impianti e, una volta raggiunto il setting time del materiale, i transfer vanno svitati con il portaimpronta ancora inserito nella cavità orale del paziente. In questo tipo di impronta i transfer restano avvitati agli impianti anche dopo l’impronta; al termine della polimerizzazione del materiale viene rimossa “a strappo” l’impronta dal cavo orale.
L’impronta dentale digitale è l’evoluzione più recente ed avanzata della classica impronta dentale. Per prendere l’impronta digitale l’odontoiatra si avvale di una telecamera intraorale che crea un modello virtuale 3D pronto per essere inviato al laboratorio odontotecnico. L’impronta digitale riduce l’invasività per il paziente, evita la presenza di paste in bocca ed è in grado di ridurre l’eventualità di errori causati da bolle d’aria o imperfezioni di polimerizzazione.
Per il paziente i vantaggi sono evidenti: minore permanenza sulla poltrona, riduzione del fastidio legato al supporto intraorale, possibilità di ripetere o integrare la scansione in tempo reale. Il tempo di acquisizione con scanner intraorale è generalmente inferiore rispetto all’impronta tradizionale e i file possono essere inviati immediatamente al laboratorio. Nonostante ciò, la tecnica tradizionale rimane largamente diffusa e, in molti casi, preferita per la sua affidabilità consolidata.
Alcuni esempi clinici di monconi naturali adeguatamente preparati, idonei per essere improntati, mostrano come la corretta geometria del margine e la cura nella rifinitura permettano una registrazione chiara sul modello in gesso appena sviluppato. La geometria della prima impronta, che funge da cucchiaio individuale, e la combinazione di materiali con diversa viscosità, determinano un’efficace registrazione dei margini anche in presenza di solchi naturali stretti.
Le possibili imperfezioni di un’impronta tradizionale possono essere immediatamente riconoscibili oppure rivelarsi tardivamente durante i processi di realizzazione dei manufatti; il compito di giudicare la qualità dei dettagli registrati e di decretare la possibilità di procedere alla colatura di un modello di lavoro è affidata, almeno in prima istanza, al clinico. Alcune indagini hanno evidenziato numerose carenze nella comunicazione fra odontoiatra e tecnico di laboratorio; una prescrizione completa ed esauriente è fondamentale per ridurre richieste di chiarimenti da parte dei laboratori e per favorire la realizzazione di manufatti di successo.
Durante la presa dell’impronta tradizionale alcuni pazienti possono provare fastidio o sensazione di nausea; è utile indicare tecniche di respirazione lenta, posizione della testa adeguata e, quando possibile, preferire l’impronta digitale per pazienti con ipersensibilità o riflesso faringeo marcato. La digitalizzazione consente inoltre di ridurre tempi e disagio, risultando particolarmente indicata per bambini e pazienti ansiosi.
| Elemento | Importanza per impronta a trascinamento |
|---|---|
| Preparazione del moncone | Alta - geometria, assenza di sottosquadri, margine definito |
| Integrità parodontale | Alta - tessuti sani e controllo sanguinamento |
| Materiale elastomerico | Alta - resistenza allo strappo e deformabilità |
| Tecnica (monofase/due fasi) | Media‑alta - precisione e gestione bolle |
| Comunicazione clinico‑tecnico | Alta - prescrizioni complete e documentazione fotografica |
La presa d’impronta a trascinamento, integrata in un piano di trattamento protesico ben strutturato e supportata da una corretta scelta dei materiali e da una gestione attenta dei tessuti molli, rimane uno strumento essenziale per la realizzazione di manufatti protesici accurati e duraturi.
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