
L’amianto, noto anche come asbesto, è un composto di minerali fibrosi presenti in natura, come gli inosilicati e i fillosilicati, che si trasformano in amianto tramite specifici processi idrotermali. Questo materiale è stato ampiamente usato in passato in molteplici ambiti industriali e edilizi, tra cui tegole, tubazioni, pavimenti e coperture come quelle in cemento amianto, noto anche come eternit.
In Italia, l’utilizzo dell’amianto è stato vietato solo nel 1992 con la Legge 27 marzo 1992, n. 257, e oggi solo una cinquantina di Paesi nel mondo lo hanno ufficialmente bandito. Nonostante questo, molte strutture ancora presentano coperture in cemento amianto, e per questo è fondamentale conoscere le tecniche di bonifica come l’incapsulamento.
L’incapsulamento è una tecnica di bonifica specifica per coperture in cemento amianto. Consiste nella stesura di prodotti elastomerici specifici sulle superfici contenenti amianto, che inglobano e sigillano le fibre pericolose impedendone la dispersione nell’ambiente. Questa metodica è prevista e regolamentata dal Decreto del Ministero della Sanità del 20 agosto 1999, che ha ampliato la normativa contenuta nella Legge n. 257/1992.
Il ciclo di incapsulamento si compone generalmente di più fasi:
Per superfici non esposte o meno degradate, come nella tipologia B, il trattamento si limita alla fase di applicazione della guaina protettiva.
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Prima di procedere con qualsiasi intervento, è necessario verificare la presenza di amianto tramite una perizia tecnica eseguita da un professionista abilitato. Se si conferma la presenza, bisogna valutare lo stato di conservazione delle lastre di cemento amianto. L’incapsulamento è efficace solo se le lastre non sono in uno stato di degrado avanzato; infatti, se ci sono rotture o un pessimo stato di conservazione, questa tecnica non è consigliata.
Questa metodologia è la più diffusa ed economica tra le soluzioni di bonifica, con costi generalmente inferiori rispetto alla rimozione completa del materiale e alla successiva sostituzione della copertura. Inoltre, l’incapsulamento rappresenta un intervento meno impattante sull’ambiente, poiché il materiale contaminato viene lasciato in loco, riducendo il rischio di rilascio di fibre tossiche durante la rimozione.
L’incapsulamento amianto è normato dalla Legge 27 marzo 1992, n. 257 e dai successivi decreti ministeriali, in particolare il Decreto Ministeriale 6 settembre 1994 e il Decreto del Ministero della Sanità del 20 agosto 1999. Questi testi stabiliscono le metodologie tecniche e i materiali certificati da utilizzare durante l’intervento.
Le vernici incapsulanti devono essere di tipo D, ossia prodotti elastomerici in grado di penetrare e ricoprire la superficie contaminata, creando un rivestimento continuo e impermeabile che incorpora le fibre di amianto e impedisce il loro rilascio.
Una volta concluso l’incapsulamento, è fortemente consigliato predisporre un programma di controllo e manutenzione periodico delle superfici trattate. Questo permette di garantire la durabilità della pellicola protettiva e di intervenire tempestivamente in caso di danneggiamenti superficiali che potrebbero esporre nuovamente le fibre di amianto.
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L’incapsulamento amianto trova la sua massima applicazione nella bonifica delle coperture in cemento amianto di edifici civili e industriali. Un esempio pratico di successo è un intervento eseguito nel 2013 su un tetto di un hotel in provincia di La Spezia, affacciato sul mare, la cui copertura in eternit aveva circa 40 anni. In questo caso, l’incapsulamento ha permesso di bonificare efficacemente la superficie mantenendo la struttura originale e senza necessità di rimozione e rifacimento.
Questa tecnica ha permesso di salvaguardare l’ambiente, ridurre i costi e proteggere la salute degli operatori e degli occupanti dell’edificio.
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