Cause, sintomi e trattamento delle infezioni e degli ascessi post-operatori

Le infezioni della ferita chirurgica rappresentano una delle complicanze più gravi e frequenti dopo un intervento chirurgico. Si definisce infezione del sito chirurgico (ISC) un’infezione che si manifesta entro 30 giorni dall’intervento chirurgico, o entro 1 anno in caso di impianto di protesi, nella sede anatomica operata.

Tipologie di infezioni post-operatorie

  • Infezioni superficiali: interessano esclusivamente la cute e il tessuto sottocutaneo dell’incisione.
  • Infezioni profonde: coinvolgono i tessuti molli profondi dell’incisione, come fascia muscolare e strati muscolari.
  • Infezioni d’organo/spazio: costituiscono la forma più severa e interessano qualsiasi parte anatomica (organo o spazio) manipolata durante l’intervento, al di là dell’incisione cutanea.

Eziologia: quali microrganismi e resistenze

Le infezioni della ferita chirurgica sono causate principalmente dalla proliferazione di microrganismi patogeni che contaminano il sito chirurgico durante o dopo l’intervento. Staphylococcus aureus: rappresenta il patogeno più comune, riscontrato in circa il 30% delle infezioni della ferita chirurgica. Enterococcus faecium: batterio intestinale particolarmente problematico negli interventi addominali e pelvici, ma riscontrabile anche in altri tipi di chirurgia come nel caso affrontato dallo Studio Chiarini. Escherichia coli: presente nel 15-20% delle ISC, predomina nella chirurgia colorettale e urologica.

Un aspetto di particolare rilevanza nelle infezioni della ferita chirurgica è la crescente prevalenza di batteri resistenti agli antibiotici. La presenza di patogeni multi-resistenti, come quelli identificati nel caso della paziente assistita dallo Studio Chiarini, impone protocolli terapeutici più complessi e costosi, con minori probabilità di successo.

schema batteri responsabili ISC

Quadri clinici e segni di sospetto

Il riconoscimento tempestivo dei segni e sintomi di un’infezione del sito chirurgico risulta determinante per intraprendere un trattamento precoce ed evitare complicanze potenzialmente fatali. Segni sistemici: febbre persistente o ricorrente (temperatura >38°C), tachicardia, malessere generale, inappetenza e astenia. Nel processo di guarigione di una ferita chirurgica, spesso si verificano dei cambiamenti evidenti sia sulla pelle intorno alla ferita sia sull’area interessata.

È normale che un sito di ferita chirurgica abbia una produzione limitata di liquido che fuoriesce dall’area dell’incisione; questo è uno dei modi in cui il nostro corpo si auto-guarisce naturalmente. Il prodotto che fuoriesce dal drenaggio può essere chiaro o di colore leggermente giallo, e di solito si verifica intorno ai primi due o tre giorni dopo la procedura chirurgica. Non tutto il drenaggio è comunque un buon segno. Se si nota un fluido di drenaggio di colore verde-giallo o denso proveniente dal sito chirurgico, questo potrebbe essere un segno di ferita infetta.

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Dopo l’intervento chirurgico è prevedibile una piccola quantità di arrossamento e infiammazione attorno al tessuto che è stato alterato dall’operazione. Sebbene il rossore che circonda immediatamente la ferita sia normale, qualsiasi rossore che si diffonda in chiazze o pattern simili a quelli di una ragnatela oltre la ferita, potrebbe essere un segno di infezione. La presenza di dolore è normale; tuttavia, in caso di dolore insolito, diverso dal normale, acuto e descritto come “pulsante” o “chiodo che batte” è possibile trovarsi in presenza di infezione. Quando una ferita è infetta, i linfonodi più vicini al sito chirurgico spesso si ingrandiscono.

Ascessi: definizione, localizzazioni e sintomi

Un ascesso è un accumulo localizzato di pus che si forma all’interno di tessuti corporei a causa di un’infezione. L’ascesso si presenta generalmente come una massa dolorosa, arrossata e calda al tatto, che può ingrandirsi nel tempo. La formazione di un ascesso è la risposta naturale del corpo per isolare l’infezione e impedirne la diffusione ad altre aree.

Un ascesso cutaneo è una protuberanza dolorosa e piena di pus che si forma sotto la pelle quando i batteri infettano e infiammano uno o più follicoli piliferi. Un ascesso cutaneo di solito inizia come protuberanze rossastre o violacee, doloranti, che si riempiono rapidamente di pus, diventando più grandi e più dolorose fino a rompersi e prosciugarsi. Le aree più soggette a essere colpite sono: il viso; la nuca; le ascelle; le cosce; i glutei.

I segni e i sintomi tipici includono: dolore localizzato, gonfiore e arrossamento, calore locale, febbre, presenza di pus, dolore pulsante, limitazione della funzione e scarico di pus spontaneo.

infografica ascesso cutaneo: sintomi e zone comuni

Ascessi intra-addominali e postoperatori

L’ascesso addominale è una raccolta localizzata di essudato purulento all’interno di un tessuto. L’ascesso addominale è causato solitamente da un'infezione da batteri aerobi Gram-negativi, frequentemente Escherichia coli e Klebsiella, ed anaerobi, soprattutto Bacteroides fragilis. Può insorgere un ascesso addominale anche in caso di perforazione di un viscere cavo in seguito a lesione cancerosa del colon e ulcera gastrointestinale. Un ascesso può essere complicazione di interventi chirurgici dell'apparato digerente o delle vie biliari durante i quali il peritoneo può venire contaminato.

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Gli ascessi intra-addominali possono formarsi entro 1 settimana da una perforazione o da una significativa peritonite, mentre gli ascessi postoperatori possono non verificarsi fino a 2-3 settimane dopo l'operazione e raramente per diversi mesi. La manifestazione comune è disagio addominale e dolore che si fa più acuto in prossimità dell'ascesso, con sensazione diffusa di malessere e, generalmente, febbre.

Diagnosi: esami clinici, microbiologici e di imaging

Il tuo medico sarà probabilmente in grado di diagnosticare un ascesso cutaneo semplicemente osservandolo. Un campione di pus può essere inviato al laboratorio per essere analizzato. Per le infezioni del sito chirurgico sono essenziali indagini microbiologiche: prelievo di campioni per esame colturale e antibiogramma, essenziali per identificare i patogeni responsabili e la loro sensibilità agli antibiotici.

Per ascessi intra-addominali la diagnosi si formula attraverso esami di diagnostica per immagini (TAC, RMN, ecografia, radiografia e scintigrafia), l'agoaspirato ed esami ematochimici. L'esame d'elezione è la TAC addominale. L'agoaspirato consente di prelevare un campione di materiale purulento e di esaminarlo in laboratorio per identificare l'agente infettivo così da scegliere l'antibiotico più efficace.

immagine TC addome ascesso

Fattori di rischio e prevenzione

Le infezioni della ferita chirurgica non colpiscono tutti i pazienti operati con la stessa probabilità. Stato nutrizionale: sia la malnutrizione che l'obesità aumentano il rischio di ISC. Classe di contaminazione: gli interventi vengono classificati in puliti, puliti-contaminati, contaminati e sporchi, con rischio infettivo progressivamente crescente.

La prevenzione rappresenta il cardine fondamentale nella gestione delle infezioni della ferita chirurgica. Ottimizzazione delle condizioni cliniche: il controllo della glicemia nei pazienti diabetici, la correzione di stati anemici e la gestione delle comorbidità riducono significativamente il rischio infettivo. Profilassi antibiotica: la somministrazione di antibiotici prima dell’incisione chirurgica rappresenta una delle misure preventive più efficaci. Tecnica chirurgica meticolosa: manipolazione delicata dei tessuti, emostasi accurata, eliminazione degli spazi morti e irrigazione delle ferite profonde riducono il rischio di complicanze infettive.

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Monitoraggio attento: la valutazione sistematica della ferita nei giorni successivi all’intervento permette di identificare precocemente segni di infezione come eritema, essudato o deiscenza. Bundle di prevenzione: l’adozione di pacchetti di misure preventive, implementate simultaneamente, ha dimostrato un’efficacia superiore rispetto all’applicazione di singoli interventi. Audit e feedback: la revisione periodica delle pratiche e la comunicazione dei tassi di infezione ai team chirurgici stimolano il miglioramento continuo.

A partire dal 1° luglio 2025, le strutture sanitarie italiane non possono più utilizzare presidi medico-chirurgici (PMC) per l’antisepsi della cute integra. Durante il periodo transitorio, conclusosi il 30 giugno 2025, era ammesso l’utilizzo dei lotti PMC già in stock, purché non scaduti.

Trattamento: dalla terapia medica al drenaggio

Le infezioni post-chirurgiche possono essere trattate efficacemente con una combinazione di approcci a seconda della gravità e del tipo di infezione. Nei casi più gravi, potrebbe essere necessario un intervento chirurgico per rimuovere il tessuto infetto o affrontare eventuali complicazioni. La diagnosi di un'infezione post-operatoria comporta una valutazione approfondita che in genere include esame fisico, test di laboratorio e studi di imaging.

Ascessi cutanei: in genere puoi curare piccoli ascesso cutaneo a casa applicando impacchi caldi per alleviare il dolore e favorire il drenaggio naturale. Per ascessi cutanei più grandi, il trattamento può includere incisione e drenaggio: il tuo medico può drenare un ascesso cutaneo di grandi dimensioni praticando un'incisione. In genere, per ascessi cutanei può essere prescritta terapia antibiotica per infezioni gravi o ricorrenti.

Ascessi intra-addominali: il trattamento consiste nel drenaggio del pus, per via percutanea o per via chirurgica, e nella terapia antibiotica di supporto per via endovenosa. Il drenaggio percutaneo viene posto sotto guida ecografica o guidato dalla tomografia computerizzata e, lasciato in sede, permette la fuoriuscita del materiale purulento entro qualche giorno o qualche settimana. Qualora la sede dell'ascesso non sia facilmente raggiungibile, si interviene a drenare l'ascesso chirurgicamente, rimuovendo in tal caso anche la parte anatomica interessata dall'ascesso, una volta eliminato il pus.

L'antibioticoterapia associata previene la diffusione dell'infezione, limita la disseminazione ematogena e favorisce la completa guarigione. In pazienti a basso rischio l'antibiotico d'elezione è l'ertapenem in monoterapia oppure l'associazione di metronidazolo con cefotaxime o ceftriaxone. Per l'infezione acquisita in comunità in pazienti ad alto rischio, i regimi raccomandati comprendono piperacillina/tazobactam, cefepime più metronidazolo, imipenem/cilastatina o meropenem. I pazienti a cui sono stati somministrati precedentemente antibiotici o quelli che hanno infezioni nosocomiali devono ricevere antibiotici attivi contro i bacilli aerobi Gram-negativi resistenti (p. es., Pseudomonas) e anaerobi.

algoritmo trattamento ascesso addominale

Complicanze: sepsi, insufficienza d'organo e prognosi

Le infezioni del sito chirurgico possono portare a gravi complicazioni, come shock settico e insufficienza multi-organo. Raramente, i batteri di un ascesso cutaneo possono entrare nel flusso sanguigno e viaggiare verso altre parti del corpo. L'infezione diffusa, comunemente nota come avvelenamento del sangue (sepsi), può portare a infezioni profonde nel corpo, come il cuore (endocardite) e le ossa (osteomielite). La prognosi dei pazienti con ascessi complicati intra-addominali dipende principalmente dalla presenza di sepsi o dalla malattia di base del paziente e dalle condizioni mediche generali piuttosto che dalla natura specifica e dalla localizzazione dell'ascesso.

Quando rivolgersi al medico e gestione legale

Se noti segni di infezione, come aumento del dolore, rossore o pus attorno al sito dell'incisione, è essenziale cercare assistenza medica tempestivamente. Consulta il tuo medico quando l'ascesso si verifica sul viso o colpisce la vista; peggiora rapidamente o è estremamente doloroso; provoca febbre; diventa più grande nonostante le cure personali; non guarisce da 1 settimana; si ripresenta.

Non tutte le infezioni del sito chirurgico implicano automaticamente una responsabilità medica, poiché costituiscono un rischio intrinseco a qualsiasi procedura chirurgica. La distinzione fondamentale risiede nel concetto di prevedibilità e prevenibilità dell'infezione. Il percorso per ottenere un risarcimento danni in caso di infezioni della ferita chirurgica richiede un approccio metodico e la conoscenza di alcuni aspetti procedurali fondamentali. Cartella clinica completa: è il documento principale che ricostruisce l'intero percorso diagnostico-terapeutico. Deve essere richiesta formalmente alla struttura sanitaria, che è obbligata a rilasciarla entro 30 giorni dalla richiesta.

Lo Studio Legale Chiarini, con consolidata esperienza in malpractice medica, ha ottenuto un importante risarcimento di 200.000 euro per i familiari di una paziente deceduta a causa di complicanze derivanti da un’infezione post-operatoria in un ospedale lombardo. Lo Studio Legale Chiarini ha seguito con successo un caso emblematico di malasanità correlata a un’infezione del sito chirurgico, ottenendo un risarcimento significativo per i familiari della vittima.

video informativo gestione infezioni post-operatorie

Raccomandazioni pratiche per pazienti e operatori

  1. Seguire le indicazioni post-operatorie e le regole di igiene fornire dagli operatori sanitari.
  2. Monitorare quotidianamente la ferita per arrossamento, calore, aumento del dolore o secrezioni anomale.
  3. Non tentare di pungere o schiacciare un ascesso per evitare la diffusione dell'infezione.
  4. Richiedere tempestivamente valutazione medica se compaiono segni sistemici come febbre o malessere generale.
  5. Mantenere aggiornati i profili nutrizionali e metabolici (es. controllo glicemico nei diabetici).

Tabella riassuntiva: segni, indagini e terapie

Segni/Sintomi Indagini Trattamento
Arrossamento, essudato, dolore locale Esame clinico, coltura del drenato Antibiotici, incisione e drenaggio se necessario
Febbre, tachicardia, malessere Emocolture, emocromo, imaging Antibiotici EV, supporto emodinamico
Dolore addominale, febbre dopo chirurgia addominale TAC addome, agoaspirato Drenaggio percutaneo o chirurgico + antibiotici EV

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