
Il successo di un trattamento endodontico in accordo con quanto enunziato dal Prof.Schilder, padre della moderna Endodonzia, dipende dall’abilità dell’operatore nel detergere meccanicamente e chimicamente il sistema dei canali radicolari e poi nell’otturarlo tridimensionalmente. Quali irriganti adoperare? La letteratura ha ormai evidenziato come l’irrigante canalare di elezione sia l’ipoclorito di sodio alla concentrazione consigliata del 5.25% in quanto in grado di dissolvere la sostanza organica ed eliminare la carica batterica ed il biofilm all’interno dei canali.
La detersione completa viene realizzata associando una sostanza in grado di eliminare la componente inorganica creata dopo la strumentazione; pertanto è necessario utilizzare una sostanza chelante del calcio quale l’EDTA al 17% o l’Acido citrico al 10%. La clorexidina in soluzione acquosa al 2% è stata suggerita per l’azione irrigante del sistema dei canali radicolari, offrendo un potere antibatterico ma priva di azione solvente del materiale organico ed inorganico. Inoltre mescolare Ipoclorito di sodio e clorexidina genera un composto tossico e cancerogeno definito paracloroanilina: il suo utilizzo come irrigante canalare pertanto non è raccomandabile.
Purtroppo ancora oggi la detersione biochimica è la parte della terapia canalare la cui importanza è meno riconosciuta e sotto-stimata dalla maggior parte dei clinici, e prova ne è il fatto che molti colleghi irrigano con siringhe comuni e aghi da iniezione intra-muscolare. La prima endodonzia operante si basa su sistemi tradizionali a pressione positiva, spingendo gli irriganti nei canali con siringhe e aghi dedicati. La seconda, invece, impiega sistemi a pressione negativa in cui l’irrigante rilasciato in camera pulpare viene richiamato all’interno del canale per aspirazione grazie a una microcannula aspirante.
Probabilmente in virtù delle molteplici variabili legate all’operatore, all’anatomia canalare e alle proprietà fisico-chimiche dell’irrigante, la letteratura non offre indicazioni precise sui tempi da dedicare all’irrigazione. Il dott. Buchanan ricorda che: “Perchè l’ipoclorito di sodio sia efficace è richiesto un contatto diretto dello stesso con le pareti canalari al termine della sagomatura di circa 20-40 min al fine disinfettare e dissolvere il tessuto organico ancora presente”.
La detersione biochimica è la chiave per rimuovere detriti organici e inorganici, per eliminare i residui di polpa e per dissolvere tessuti all’interno del sistema canalare. L’irrigazione non è più solo una fase accessoria: è parte attiva della prognosi, strettamente legata all’uso sinergico di NaOCl con EDTA o acido citrico. L’EDTA - spesso al 17% - serve a rimuovere la componente inorganica residua (smear layer) e permette una migliore penetrazione degli irriganti successivi, anche se non elimina completamente lo smear layer. L’acido citrico, impiegato dal 6% al 50% in associazione all’ipoclorito, è particolarmente efficace nella rimozione dello smear layer e potenzia la detersione endodontica quando usato in sinergia con NaOCl.
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La clorexidina, anche se antibatterica e dotata di sostantività, non dissolve tessuti organici o inorganici; per tale motivo non sostituisce NaOCl ma può accompagnarlo in fasi specifiche, evitando però la miscelazione diretta con NaOCl per prevenire precipitazioni e potenziali effetti avversi.
La sinergia tra NaOCl e chelanti resta il cuore del protocollo: NaOCl come irrigante principale durante la detersione e i suoi lavaggi frequenti, EDTA o acido citrico per la rimozione dello smear layer e l’aumento della penetrazione; ed eventuali passaggi finali con CHX solo in determinate condizioni e dopo aver sciacquato accuratamente l’irrigante a base di NaOCl.
Con l’arrivo dei sistemi NiTi e delle strumentazioni meccanizzate, la preparazione canalare è diventata più rapida e predicibile, ma la rapidità non deve compromettere l’efficacia dell’igiene canalare. La rapidità della sagomatura non deve oscurare l’esigenza di un adeguato contatto e rinnovo delle soluzioni irriganti. La tecnica di irrigazione a pressione negativa è preferibile perché evita l’embolo di gas e l’estrusione dell’irrigante oltre l’apice; tra i sistemi moderni, Endovac ha aperto la strada, seguito dall’iVac che permette flusso continuo fino alla lunghezza di lavoro, con attivazione ultrasonica e rimozione sicura mediante pressione apicale negativa.
In odontoiatria endodontica, la temperatura del NaOCl influenza l’efficacia: studi su dinamica dei fluidi hanno dimostrato che velocità e temperatura incidono sulla pulizia; temperature più elevate accelerano le reazioni, ma bisogna evitare danni ai tessuti e al canale. Inoltre, l’attivazione ultrasonica genera microgetti e cavitazione che facilitano la rimozione di detriti e l’penetrabilità nei canali laterali.
Numerosi studi hanno confrontato l’efficacia antimicrobica di NaOCl, CHX e octenidine cloridrato in varie concentrazioni su E. faecalis e C. albicans, dimostrando che NaOCl al 5,25% resta spesso superiore nelle condizioni standard, ma che mescolare o usare CHX da solo o in esclusiva non garantisce una detersione completa. L’efficacia antibatterica di tutte le soluzioni si riduce quando si testano in presenza di biofilm maturi rispetto a biofilm giovani. L’estensione dell’azione battericida di NaOCl all’interno dei tubuli dentinali aumenta con l’aumento della concentrazione ma resta parziale, richiedendo una combinazione di strategie e un’esposizione adeguata.
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Gli studi dinamici e CFD hanno mostrato che la temperatura di irrigazione influenza significativamente la sua efficacia, e che regioni dietro lo sfiato dell’ago possono beneficiare maggiormente della pulizia, anche se l’esposizione oltre i minuti necessari non sempre migliora l’efficacia e può aumentare il rischio di danni termici. Inoltre, l’uso di sistemi a pressione negativa ha ridotto i rischi di embolia di gas e di estrusione dell’irrigante, migliorando la sicurezza del trattamento.
La storia clinica descritta nel testo mostra casi in cui la detersione biochimica adeguata ha portato a miglioramenti radiografici e guarigione nel tempo: controllo a un anno e a tre anni hanno evidenziato una guarigione dopo corretto ritrattamento e otturazione tridimensionale, con detersione e rimozione adeguata dei detriti canalari e riduzione dell’infiammazione periapicale.
Per potenziare la detersione, l’autore ha creato spazzole canalari artigianali montate su aghi di irrigazione per migliorare il controllo meccanico delle pareti canalari, supportando una detersione effettiva anche in anatomie complesse.
L’uso corretto di NaOCl prevede sempre misure di protezione: evitare l’estrusione beyond apex, controllare la quantità esposta, utilizzare tecniche delicate e monitorare i sintomi postoperatori. La combinazione di irriganti deve essere gestita con attenzione per evitare reazioni indesiderate, come la precipitazione CHX-NaOCl o danni ai tessuti periapicali. In presenza di polpa residua o sanguinamento laterale durante l asciugatura, può essere utile prolungare l’irrigazione.
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