Joe Denti, il figlio e l’incidente: informazioni, ricostruzione dei fatti e l’impegno per disabilità e sicurezza stradale

Il narratore della storia del cinema, anche opinionista televisivo, Joe Denti, non ha peli sulla lingua, come da tradizione. Il messaggio lanciato al Premier Conte è un invito a fare qualcosa di più per un mondo, quello sulla disabilità, che tocca Joe Denti molto da vicino. Una convivenza forzata, dolorosa, ma anche sorprendente, faticosa e miracolosa che dura da una decina d’anni.

Era il 17 ottobre del 2010 quando il figlio di Joe, Maximiliano Denti, rimase vittima di un terrificante incidente a causa del quale subì un delicato intervento chirurgico in ospedale Niguarda. I medici gli salvarono la vita, ma gli fu amputata una gamba, riportando anche grossi danni cerebrali. Quando suo padre Joe arriva all'ospedale, la prima cosa che gli dicono i medici è che hanno dovuto amputargli la gamba sinistra. E' sconvolto, perché suo figlio ha solo 18 anni. Quello, però, sembra essere il male minore: il devastante intervento chirurgico che ha subito al cervello non gli lascia scampo, i danni sono irreparabili.

Ricostruzione dell’incidente sulla Milano-Meda con evidenza delle traiettorie e del punto d’impatto

L’incidente sulla Milano-Meda: dinamica, responsabilità, conseguenze

Quel giorno d’autunno pioveva sulla Milano-Meda. Maximiliano si trovava insieme a degli amici. Era sera e di lì a poco il divertimento, lo svago si sarebbero trasformati in tragedia. A un certo punto, infatti, la macchina ebbe un problema e si fermò lungo la carreggiata. Mancavano poche decine di metri all’imbocco dell’uscita. La salvezza, ma qualcosa andò storto. Coincidenze terribili. Le ragazze che si trovavano a bordo rimasero a lato strada in sicurezza. Maximiliano e un amico provarono a spingere l’autovettura. Dal buio, come una scheggia impazzita, arriva un'auto che li spazza via. Neppure il tempo di spiaccicare verbo e un “proiettile” nero sibilò lungo la corsia travolgendo tutto. I due ragazzi furono proiettati in avanti sull’asfalto bagnato per decine di metri.

“Quella macchina - ha ricordato papà Joe - stava andando a una velocità compresa tra i 145 e i 160 all’ora. Chi si trovava al volante era anche ubriaco”. Mirko muore sul colpo, Maximiliano è ancora vivo. Per l’amico di Maximiliano non ci fu nulla da fare. Morto su un anonimo tratto di strada in una notte d’autunno. Per il figlio di Joe, invece, il destino fu diverso. La corsa a sirene spiegate verso Niguarda e l’operazione che ha cambiato l’esistenza della famiglia Denti. Fu investito da un ubriaco che non ha mai fatto un giorno di carcere. Ma a me sarebbe bastata solo una lettera di scuse.

Testimonianza di Joe Denti: dal racconto dell’incidente alla battaglia per la sicurezza stradale

Il trauma familiare e la rinascita di Maximiliano

“Mia moglie arrivò per prima - ha raccontato papà Joe - poi arrivai io. La situazione era disperata. Dissi: dottore, dottore, salviamogli la gamba, salviamogli la gamba. Per certi aspetti un miracolo. Per molti altri, invece, un’estrema sofferenza che papà Joe racconta con grande lucidità. Ce la facciamo in qualche modo grazie all’amore della mamma e alla mia piccola collaborazione. Per quelle che erano le condizioni iniziali è successo qualcosa che è difficile da credere. Lui è rinato ed è incredibile il progresso che ha avuto. A un certo punto mi sono chiesto: ma il cervello può ricrescere? Sta recuperando. E c’è un traguardo che spero di tagliare insieme a lui”.

Leggi anche: Sintomi, cause e rimedi per denti e feci molli nel neonato

Nel suo immaginario il figlio Maximiliano era come Augenthaler. Un leader, un mastino, un “cagnaccio” che in campo guidava i compagni. Un percorso ancora lungo e un traguardo, quello del recupero più pieno, che è ancora lontano, ma Aughenthaler non ha perso il suo spirito da mastino e sta continuando a battagliare anche senza una gamba. Il traguardo è sulla vetta e papà Joe e la moglie stanno accompagnando il figlio verso una cima impensabile. Ma ad assisterli non c’è praticamente nessuno.

La denuncia: disabilità, burocrazia e assenza dello Stato

“Al signor Conte dico di fare qualcosa di concreto per i disabili. Di non fare come il pifferaio magico che col piffero incantava e guidava i topi. Faccia i fatti. È giusto si parli della riapertura di mille settori, per far ripartire il paese, ma anche il mondo dei disabili va riaperto”. “Ancora oggi - ha detto - per dire come siamo combinati con la burocrazia italiana, dopo 10 anni stiamo ancora aspettando i soldi dell’assicurazione. Nessuno sa cosa siano le spese che servono per curare un ragazzo disabile. Le spese sono enormi: il denaro diventa etico quando c’è da assistere un disabile. Perché a preoccupare i genitori sono sempre le prospettive. Quando non ci saremo più noi cosa succederà?

È triste dirlo, ma per i disabili lo Stato è completamente assente. Ci sono in Italia oltre 3 milioni di disabili e non c’è alcun tipo di assistenza. Se non attraverso il volontariato. Che però non è sufficiente per colmare le lacune dello Stato. Se non ci fossero i genitori sarebbe drammatico. Ma i genitori devono anche andare a lavorare e con i centri chiusi come si fa? Ci sono cittadini di SerieB e cittadini di SerieA. Mio figlio è un cittadino di SerieB. Eppure lui ha tanta voglia di fare. Ma se non c’è una struttura aperta come possiamo fare per non fargli perdere i progressi che sta facendo? Tutti i giorni ad esempio si vedono servizi televisivi sul calcio e sugli altri settori della società. E zero sui disabili: sarà più importante il mondo dei disabili di quello del calcio o no?

Risarcimenti e giustizia: tempi, ostacoli, proposte

Quando c'è un incidente, sono loro che chiamano le famiglie. E' un momento drammatico anche per loro, perché devono comunicare a delle persone che la loro vita è cambiata per sempre. Le assicurazioni fanno passare anni prima di restituire il dovuto alla famiglia, cercando di arrivare al patteggiamento o al concorso di colpa. Quello che cerchiamo di fare, inoltre, è convincere le persone colpite da queste tragedie a non accettare il patteggiamento, soluzione a cui le assicurazioni vogliono arrivare per non risarcire completamente le vittime. In questi casi, infatti, il denaro diventa un fatto etico. Quando non ci saremo più mia moglie ed io, come farà mio figlio ad andare avanti senza una solida base economica?

Non succede nulla. Pensi che chi ha investito mio figlio il sabato dopo era nuovamente a ballare. Non c'è nessun tipo di sanzione che intimorisce chi compie un atto del genere. Non vogliamo metterli in galera? Almeno, però, facciamogli svolgere un servizio sociale. Facciamogli pulire i pavimenti degli ospedali in cui sono ricoverate le persone che hanno avuto un incidente stradale, dei reparti di fisioterapia e di terapia intensiva. A chi causa un incidente viene ritirata la patente, ma a livello penale non succede assolutamente niente. Dopo quattro o cinque mesi la patente viene restituita e tutto torna come prima.

Leggi anche: Soluzioni per allineare i denti

Dalla tragedia all’impegno: AIVIS, scuole e cultura della prevenzione

Joe Denti, il papà di Maximiliano, è un personaggio conosciuto nel Nord Italia. E' un critico cinematografico ed è spesso ospite delle tv locali in qualità di commentatore. Quando la dott.ssa Barbarossa, presidente dell'associazione Aivis, ha saputo dell'incidente di cui è stato vittima il figlio, si è messa in contatto con lui e gli ha proposto di collaborare con la sua associazione. Col passare del tempo, però, Joe ha pensato che attraverso quella collaborazione avrebbe potuto aiutare altre persone che stavano affrontando il suo stesso dramma e che avrebbe potuto sfruttare la sua notorietà per sensibilizzare le persone sul problema della sicurezza stradale.

Così è iniziata la sua avventura con l'Aivis, un progetto di solidarietà, che si propone di dare assistenza sotto diversi punti di vista ai familiari e alle vittime di incidenti stradali. Mi ha convinto l'idea di poter contribuire a una maggiore sensibilizzazione e educazione alla sicurezza stradale. Queste, a mio avviso, sono due armi fondamentali per combattere quello che ha tutti i connotati di uno sterminio, causato nella maggior parte dei casi da persone che si mettono alla guida pur essendo ubriache o sotto l'effetto di sostanze stupefacenti, come nel caso del ragazzo che ha travolto mio figlio.

L'associazione svolge anche un’assistenza morale, fornisce contatti di cliniche, medici, psicoanalisti, cerca di dare sostegno alle famiglie anche dopo il fatto. L'Aivis collabora con l'Associazione dei paraplegici della regione Lombardia e con il preparatore atletico della nazionale paratletica. L'associazione ha una holding di avvocati su tutto il territorio nazionale, guidati dal dottor Giuseppe Bellanca, che si occupa esclusivamente di questo. Dico "risolto" perché siamo riusciti a far avere alle famiglie o alla vittima infortunata la somma totale che gli avvocati avevano chiesto.

Incontro AIVIS nelle scuole: educazione alla guida responsabile e testimonianze

Educazione stradale: cosa si fa nelle scuole

Io sono convinto che la sicurezza stradale parta della scuola. Quello che cerchiamo di fare nelle scuole è spiegare ai ragazzi quanto possa essere pericoloso l'uso della droga e dell'alcol, soprattutto quando ci si mette alla guida. Fargli capire che le vittime non sono solo quelle che rimangono per terra, ma anche le famiglie e persino loro stessi, perché dovranno fare i conti con la propria coscienza per tutta la vita. Quando andiamo nelle scuole, porto sempre una bottiglia di vodka e uno spinello. Abbiamo anche un paio di occhiali speciali che simulano quello che vede una persona alla guida sotto l'effetto della droga. Ai ragazzi, poi, mostro sempre dei filmati cinematografici: Gioventù bruciata, Il Sorpasso, The Blues Brothers, perché attraverso queste immagini voglio che si rendano conto della vulnerabilità di una persona alla guida.

Si tratta principalmente di iniziative di tipo educativo e culturale. Tutti i nostri incontri sono supportati dalla collaborazione con la polizia municipale e con i carabinieri. Io li considero dei veri e propri messaggeri, fanno un lavoro straordinario con pochissimi mezzi economici. Quando c'è un incidente, sono loro che chiamano le famiglie. E' un momento drammatico anche per loro, perché devono comunicare a delle persone che la loro vita è cambiata per sempre.

Leggi anche: Come correggere i denti a coniglio

I numeri e la percezione: perché “non fa audience”

Più della metà degli incidenti stradali sono causati dall’uso di droga e di alcol. Solo in Lombardia nel 2012 ci sono stati 130 morti e 1100 feriti, e quando si parla di questi ultimi bisogna valutare l'entità dei danni che hanno subito. Una cosa è una gamba slogata, un'altra è restare tutta la vita su una sedia a rotelle con il cervello irreversibilmente danneggiato. Francamente no. Quella che stiamo portando avanti è una vera battaglia ed è molto dura da combattere, soprattutto perché non fa spettacolo. Quando proponiamo approfondimenti e interventi, soprattutto alle emittenti televisive, mi sento spesso dire che il tema non fa audience. Sui telespettatori fa più presa l'omicidio di una ragazzina, un fatto certamente drammatico, ma non più grave della strage quotidiana che si consuma sulle nostre strade.

Indicatore Dato citato Nota
Morti in Lombardia (2012) 130 Strage quotidiana sulle strade
Feriti in Lombardia (2012) 1100 Gravità spesso invalidante
Causa prevalente Droga e alcol Più della metà degli incidenti

Giustizia, coscienza e famiglia

Ha mai incontrato il ragazzo che ha travolto suo figlio? No. Conosco il suo nome, so che è un ragazzo albanese e che guidava sotto l'effetto di stupefacenti. E' una persona che non ci ha chiesto mai scusa, a me sarebbe bastata una lettera. In molti pensano che in questi casi il primo istinto delle persone sia farsi giustizia da soli. Io penso che la giustizia privata non possa mai essere una soluzione. Può essere un pensiero che nasce dal senso di devastazione e dalla rabbia che si provano. Uccidere un'altra persona non è mai un atto giustificabile. Non nego che quel pensiero mi abbia sfiorato.

Poi, però, si ragiona e tutta la rabbia crolla di fronte all'unica priorità della propria vita: tuo figlio. E' dura, perché ci si ritrova in un attimo con la vita completamente stravolta, bisogna andare avanti con tanto coraggio e determinazione. Però è qualcosa di talmente forte che può addirittura riunire una famiglia: la madre di Maximiliano ed io siamo separati sentimentalmente, ma siamo vicini a nostro figlio come non mai.

Tra disabilità e diritti: cittadinanza, sessualità, quotidianità

Si parla poco anche delle problematiche che devono affrontare i familiari di un disabile. C'è un vero e proprio tabù, ad esempio, che è la loro sessualità. Quando non ci saremo più noi mia moglie ed io, come farà mio figlio ad andare avanti senza una solida base economica? Il denaro diventa etico quando c’è da assistere un disabile. Ci sono cittadini di SerieB e cittadini di SerieA. Mio figlio è un cittadino di SerieB. Eppure lui ha tanta voglia di fare.

La nostra casa si è trasformata in un vero e proprio ospedale, ma non tutti hanno i mezzi per farlo. L'Aivis cerca di dare sostegno morale ed economico alle persone che si trovano in questa situazione, di non lasciarle sole. Quello che cerchiamo di fare, inoltre, è convincere le persone colpite da queste tragedie a non accettare il patteggiamento. Certo, bisogna sempre fare delle verifiche, perché gli incidenti capitano a tutti e possono anche essere delle tragiche fatalità. Il comandante dei vigili urbani di Monza e quello di Milano raccontano di avere spesso le mani legate.

Profilo pubblico di Joe Denti: tra cinema, tv e militanza culturale

Televenditore, showman, opinionista sportivo, cinefilo. In quale definizione si riconosce di più? «Io sono principalmente un narratore della storia del cinema. Ho scritto 12 libri sull’argomento, presentato festival, intervistato centinaia di attori». La gente però non la ricorda per il cinema. «Tutto risale al 1978, avevo 28 anni. Facevo il commesso in un negozio di articoli sportivi e arrotondavo disegnando fumetti e insegne da esporre in vetrina per alcuni negozi di Milano. Un giorno venni avvicinato da un emissario di Telereporter, che mi chiese di disegnare il logo dell’emittente. Mi inventai un cuore. Piacque a tal punto che da un giorno all’altro mi spedirono a condurre un programma».

Un critico, insomma? «Per carità. I critici sono persone che passano il loro tempo sforzandosi di stroncare a prescindere i film che sono piaciuti al pubblico. Radical chic a tutti i costi». Ha studiato cinema? «Sono un autodidatta, si figuri che non ho nemmeno la terza media. Mi documento ogni giorno, leggo libri. E poi, ça va sans dire, guardo i film: ho una videoteca con 20mila titoli». Intervistava anche gli attori. «A centinaia. Sordi, Monica Vitti, Val Kilmer. Apprezzavano la mia preparazione, sapevo entrare in empatia con loro.»

Ritratto di Joe Denti tra cinema, libri e incontri con il pubblico

Dal piccolo schermo alla coscienza civile

«Presentavo rassegne su ReteCapri, festival a Cattolica, a Sarzana, ho anche vinto il premio Pittalunga per il mio impegno di divulgatore. E poi vado nelle scuole elementari a fare lezione. Il più bel complimento che mi fanno i bambini è quando mi chiedono “Quando torni?”». Leggenda vuole che all’ingresso degli studi di Rete A fosse affisso un cartellone con i nomi dei venditori che fatturavano di più. Conferma?«Nell’ordine: Guido Angeli, Joe Denti, Walter Carbone». «Infatti, da lì in poi fu solo intrattenimento. Per 12 anni siamo andati in onda all’una di pomeriggio con il colonnello Kurtz a “Chi la fa l’aspetti”. Era un gioiello di programma, senza neanche una parolaccia. Tutto improvvisato al momento. Gag surreali, abbiamo fatto ridere una generazione di ragazzi».

Prevenzione concreta: cosa imparare dal caso Denti

Mi ha convinto l'idea di poter contribuire a una maggiore sensibilizzazione e educazione alla sicurezza stradale. Lei insiste molto sul concetto di educazione stradale. Quello che cerchiamo di fare, inoltre, è convincere le persone colpite da queste tragedie a non accettare il patteggiamento, soluzione a cui le assicurazioni vogliono arrivare per non risarcire completamente le vittime. Quando c'è un incidente, sono loro che chiamano le famiglie. E' un momento drammatico anche per loro, perché devono comunicare a delle persone che la loro vita è cambiata per sempre. Queste, a mio avviso, sono due armi fondamentali per combattere quello che ha tutti i connotati di uno sterminio.

Quando perdi una persona cara, si ha la sensazione che il mondo ti crolli addosso. Nel caso di un figlio disabile, c’è un bisogno costante di assistenza e di cure mediche. Non cerchiamo di strumentalizzare le tragedie né di strappare una lacrima, vogliamo solo che i ragazzi si rendano conto di cosa significa vivere con una disabilità o perdere qualcuno. Naturalmente parlare di queste cose ad un ragazzo che durante l'intervallo si fuma uno spinello non è facile.

Infografica: percorso del paziente disabile tra cure, riabilitazione e sostegni economici

Appendice: assistenza e diritti delle vittime

Quello che cerchiamo di fare, inoltre, è convincere le persone colpite da queste tragedie a non accettare il patteggiamento. L'associazione svolge anche un’assistenza morale, fornisce contatti di cliniche, medici, psicoanalisti, cerca di dare sostegno alle famiglie anche dopo il fatto. L'associazione ha una holding di avvocati su tutto il territorio nazionale, guidati dal dottor Giuseppe Bellanca, che si occupa esclusivamente di questo. Dico "risolto" perché siamo riusciti a far avere alle famiglie o alla vittima infortunata la somma totale che gli avvocati avevano chiesto.

Nota sul primo soccorso in caso di traumi dentali (contesto generale)

Un trauma dentale costituisce sempre un evento traumatico nella vita di un bimbo. In caso di trauma dentale è importante mantenere la calma e, se non sono sufficienti un bacio e un po’ di ghiaccio, è utile avere qualche nozione di primo intervento. Se l'elemento si è spezzato, cercare il frammento e conservarlo in soluzione fisiologica, latte o saliva. Riattaccare il frammento è spesso la terapia più efficace. Nel caso di avulsioni complete, infatti, il reimpianto del dente entro le due ore può avere buone possibilità di successo. Pertanto, recuperatelo senza lavarlo, conservatelo in una soluzione fisiologica, nel latte o facendolo tenere in bocca, e recatevi con urgenza dal dentista perché, minore è il tempo trascorso tra l’evento traumatico e il reimpianto, migliore sarà il suo successo.

In seguito all’intervento suggerisco di spazzolare i denti lesionati dopo ogni pasto con uno spazzolino morbido. Applicate con una garza del gel alla clorexidina (0,1 %) 2-3 volte al giorno per una settimana così da evitare l’accumulo di placca e di residui alimentari. La radiografia è utile perché, se il dente è permanente, è possibile vedere la presenza di fratture della radice e il suo grado di maturazione. I danni più frequenti sono: ipoplasie dello smalto, arresto dello sviluppo del dente permanente o una sua alterazione morfologica della corona e/o della radice (dilacerazione).

tags: #Joe #Denti #figlio #incidente #informazioni

Post popolari: