
Il naso camuso, noto anche come naso schiacciato o piatto, si caratterizza per la scarsa proiezione della punta, la ridotta altezza del dorso e una configurazione generalmente poco definita della struttura cartilaginea. La base del naso appare spesso larga, con narici evidenti e un dorso piatto che non contribuisce in modo armonico al profilo del viso. Il naso camuso può essere congenito, cioè presente dalla nascita per motivi genetici o etnici, oppure acquisito, come conseguenza di eventi traumatici (fratture nasali), patologie che colpiscono i tessuti cartilaginei o risultati non soddisfacenti di precedenti interventi di rinoplastica (rinoplastica secondaria).
La rinoplastica per naso camuso mira a correggere un’anomalia morfologica che compromette l’estetica e, in alcuni casi, anche la funzione respiratoria del naso. In entrambi i casi, oltre all’aspetto estetico, il paziente può sviluppare un disagio psicologico significativo.
Il candidato ideale per la chirurgia è un paziente in buona salute generale, con una struttura ossea adeguata al rimodellamento, aspettative realistiche e una forte motivazione a migliorare sia l’aspetto estetico sia la propria qualità di vita. Rappresenta il momento più importante per inquadrare il difetto a carico del naso, stimarne l’entità e stabilire il corretto trattamento chirurgico.
Per prevedere e ottenere il miglior risultato possibile è fondamentale valutare anche il tipo di cute che riveste la piramide e la punta nasale e quanto il difetto sia dovuto alla componente ossea e quanto a quella cartilaginea. Solo dopo aver correttamente informato il paziente riguardo la correzione da attuare e il risultato raggiungibile è possibile passare alla fase chirurgica.
La rinoplastica strutturale è un approccio chirurgico avanzato che prevede la ricostruzione delle strutture portanti del naso, utilizzando innesti per rinforzare e modellare dorso e punta. L’intervento di rinoplastica per naso camuso mira a ridare supporto e proiezione alla punta, correggendo il dorso e migliorando l’armonia del profilo.
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Si utilizzano tessuti prelevati dallo stesso paziente, come la cartilagine del setto nasale, del padiglione auricolare o, nei casi più complessi, dalla cartilagine costale. Gli innesti autologhi sono particolarmente indicati nei casi in cui sia necessario un sostegno strutturale per evitare il rischio di nuovi collassi o deformità.
La rinoplastica della punta del naso è una procedura mirata a creare una punta simmetrica con la giusta proiezione, rotazione e proporzione rispetto al volto, lasciando intatta la struttura ossea del naso. Il chirurgo rimodella o rimuove la cartilagine in eccesso dalla punta, affinandola o sollevandola. Questo tipo di procedura è spesso meno invasivo rispetto alla rinoplastica tradizionale, con tempi di anestesia e recupero in genere più brevi.
La procedura chirurgica dura all’incirca un’ora. Le incisioni sono nascoste all’interno del naso e la tecnica prevede di rimodellare lo scheletro osteocartilagineo dopo che quest’ultimo è stato separato dalla cute. La cute viene poi ridistribuita, anche grazie all’applicazione di cerotti steri-strip, sulla nuova impalcatura.
In certi casi all’intervento estetico può essere associato l’intervento funzionale di settoplastica e/o riduzione dei turbinati (diatermocoagulazione, turbinotomia, turbinectomia) qualora il paziente abbia necessità di migliorare la funzione respiratoria nasale. Solitamente questo tipo di intervento riguarda il setto nasale e/o i turbinati, che possono risultare deviati e ipertrofici, provocando asimmetria delle cavità nasali con conseguenze negative sulla respirazione.
Le ricostruzioni complesse, dove non si è mai sviluppato o è stato perduto un organo per intero (ad esempio il naso amputato per tumore), richiedono tecniche avanzate di Chirurgia Ricostruttiva Maxillo Facciale per ripristinare sia la componente scheletrica che quella cutanea, ottenendo una ricostruzione integrale del naso del paziente. Interventi di Chirurgia Ricostruttiva venivano effettuati in tempi antichissimi; tra i primi dati certi vi è la procedura indiana di ricostruzione del naso descritta in testi ayurvedici.
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Per ricostruire si può utilizzare:
Il risultato di una rinoplastica va valutato a 12 mesi dall’intervento: nei primi mesi il gonfiore rende invisibili asimmetrie ed imperfezioni. Lividi e gonfiore di tutto il distretto nasale sono normali sequele dell’intervento; l’edema interessa la regione oculo-palpebrale e può aumentare nelle prime 48 ore per iniziare a ridursi dal terzo giorno. In genere la maggior parte delle ecchimosi e del gonfiore tende a scomparire nello spazio di 10-15 giorni, mentre la punta impiega più tempo a rientrare nella normalità.
Il dolore è praticamente assente e il fastidio derivante anche dal tamponamento nasale è ben controllato dalla terapia medica. La rinoplastica richiede tempo e pazienza perché i tempi di ripresa completa sono lunghi; è esperienza comune che le persone vicine non notino un grande cambiamento nelle prime fasi postoperatorie.
Se la rinoplastica è eseguita da un chirurgo plastico esperto le complicanze sono rare e solitamente minori. In circa il 10% dei casi può essere necessario un reintervento, anche se di piccola entità. Il processo biologico di guarigione è imprevedibile e anche un chirurgo esperto può trovarsi di fronte a piccole irregolarità che vanno corrette con una seconda piccola operazione. Le cicatrici sono sempre nascoste all’interno delle narici, tranne nella tecnica open che prevede una piccola incisione sulla columella.
Per chi non fosse del tutto convinto dalla chirurgia esiste il rinofiller, il rimodellamento del naso senza bisturi, lavorando sui volumi con l’aiuto di filler sottocutanei per rimodellare il disegno del naso e renderlo più armonioso. È indicato per inestetismi di carattere più moderato e non sostituisce la rinoplastica nei casi che richiedono un vero e proprio supporto strutturale.
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Molti pazienti che richiedono un intervento per migliorare l’aspetto estetico del volto hanno associate alterazioni delle ossa facciali, spesso sottostimate o mai valutate. Si tratta di deformità a carico del mascellare, della mandibola e degli zigomi. La rinoplastica si pone come un mix di tecniche operative di diverse discipline: la chirurgia plastica e la chirurgia maxillo-facciale. Il “nuovo” naso va valutato in rapporto alle altre unità estetiche del viso (fronte, zigomi, labbro superiore, labbro inferiore e mento); in rapporto al mascellare e alla relazione maxillo-mandibolare e deve tener conto della respirazione.
La curva di apprendimento nell’intervento di rinoplastica è estremamente lunga e complessa. La chirurgia di rimodellamento della punta è la procedura più impegnativa: le cartilagini sono piccole e curve, vanno sezionate, a volte ruotate, stabilizzate mediante suture e spesso innesti di supporto, altre volte ricoperte con tessuto di camuffaggio per evitare l’effetto di trasparenza. Le tecnologie di ringiovanimento estetico (micro e nano-fat grafting, liposcultura, laser di ultima generazione) permettono oggi di migliorare e integrare i risultati chirurgici tradizionali, offrendo opzioni combinate, minimamente invasive e di grande effetto estetico.
La corretta implementazione di tecniche chirurgiche e di medicina estetica consente di ottenere risultati naturali e armoniosi, valorizzando il viso nel suo insieme.
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