
I serpenti sono facilmente riconoscibili per il corpo longilineo e per la mancanza di arti. Il corpo dei serpenti è ricoperto da squame cornee, sovrapposte l'una all'altra come le tegole di un tetto. La superficie del corpo è ricoperta di varie placche e squame, in genere ellittiche o lanceolate, embricate e ordinate in serie distinte nelle parti superiori e laterali, quelle del ventre più grandi, slargate trasversalmente, anch’esse embricate.
Lo scheletro dei serpenti è molto particolare. È composto, oltre che dalla scatola cranica, anche da numerose costole, e può contare fino a 400 vertebre! La colonna vertebrale è forte e flessibile, con vertebre proceli e costole numerose (fino a 550) e mobili, unite a mezzo di muscoli con le squame o scudi ventrali allargati (gastrostegi); questi, inclinandosi e facendo leva sul substrato, coadiuvano la locomozione dell'animale che avviene mediante ondulazioni del corpo in senso orizzontale (movimento serpentino).
Il cranio è privo di fosse temporali, senza forame parietale; i rami della mandibola sono riuniti da un legamento molto elastico; l’osso quadrato è lungo e mobile, come pure i palatini e gli pterigoidei (condizione che permette un’ampia dilatabilità della bocca, o cinesi cranica). Le mandibole sono unite da fasce elastiche, che permettono ai serpenti di dilatare notevolmente la bocca e d'inghiottire prede, anche di grandi dimensioni, in un solo boccone e senza masticarle.
Nei Viperidi, quando l’animale apre la bocca abbassando la mandibola, il quadrato e, con esso, tutto l’arco pterigoideo-palatino sono spinti innanzi e l’osso traverso, premendo sul mascellare, fa ruotare quest’ultimo da dietro in avanti così che i denti del mascellare si sollevano formando con la volta palatina un angolo retto o ottuso. Quando la bocca si chiude, il mascellare ruota in senso inverso e i denti tornano nella posizione di riposo adagiandosi sul palato con la punta rivolta all’indietro.
I denti dei serpenti non sono studiati per masticare, ma soltanto per trattenere la preda; fanno eccezione i denti veleniferi, che servono ad iniettare la tossina. I denti, oltre che dal mascellare, possono essere portati da altre ossa (premascellare, palatino, pterigoideo, mandibola) e il loro numero è variabile. Diritti o ricurvi all’indietro, possono essere pieni, a forma di uncino, o scanalati, dalla base all’estremità (Colubridi opistoglifi) o a doccia con i margini più o meno ravvicinati e permanentemente eretti (Colubridi proteroglifi) o canalicolati e lunghi come nei Viperidi.
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Alcuni serpenti sono quasi sprovvisti di denti, invece altri ne hanno in grande quantità. I denti in genere sono seminascosti entro pieghe della mucosa orale, talora parzialmente racchiusi in una guaina elastica entro cui sbocca il canale della ghiandola del veleno. I denti, di solito sono ricurvi verso l'interno per trattenere la preda.
Alcuni serpenti sono provvisti di due zanne lunghe e acuminate, dette denti veleniferi, con cui iniettano il veleno nella preda. Il veleno è prodotto da apposite ghiandole, collegate tramite dei condotti ai denti veleniferi cavi della mascella, specializzati nell'iniezione della tossina. Quando una vipera apre la bocca, questi denti si drizzano e tramite il morso iniettano il veleno nella vittima.
Il veleno viene iniettato a forza nella ferita dai denti canalicolati nei proteroglifi e nei Viperidi, mentre negli altri serpenti il sistema di inoculazione può essere diverso. I serpenti velenosi dispongono di denti velenosi di riserva che possono utilizzare nel caso di danneggiamento di quelli primari. Quando la bocca è chiusa i denti sono ripieganti verso l'interno del palato.
I denti non vengono usati per masticare o lacerare la carne della preda, ma vengono usati per trattenerla. Tutti i serpenti sono dei predatori. I serpenti si nutrono esclusivamente di prede vive, come ad esempio grandi insetti, pesci, anfibi, lucertole, piccoli serpenti, uccelli, nidiate e piccoli roditori. Possono ingoiare prede molto grandi, sproporzionate alla loro mole, e la digestione è spesso molto lenta.
I serpenti ricorrono soprattutto a due strategie di caccia, l'appostamento (vipere) e l'inseguimento (colubri). Durante l'appostamento il serpente aspetta il momento opportuno per assestare alla preda un morso, mortale a causa del veleno inoculato. Con l'inseguimento invece il serpente caccia in modo attivo, afferra e stritola la preda.
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Molte persone sono intimidite dai serpenti perché alcune specie sono dotate di ghiandole velenifere. Utilizzano il veleno per uccidere la preda, per favorirne la digestione e per difendersi dai nemici. In Alto Adige queste specie sono soltanto tre. Attenzione! Serpenti velenosi!
Il morso dei serpenti velenosi lascia due evidenti ferite, mentre il morso dei serpenti innocui lascia lo stampo di tutto l'arco dentale. Quando un serpente velenoso morde un uomo, non sempre inietta del veleno, infatti ogni volta che inietta veleno, il serpente deve attendere un certo periodo per "ricaricarsi" e poterne iniettare dell'altro.
Cosa fare nel caso di morso da un serpente velenoso? Tranquillizzare l'infortunato, fasciare la parte del corpo morsicata come in caso di frattura, cercare di identificare il serpente o di ricordarne l'aspetto, muovere il meno possibile la parte colpita, assumere liquidi, quindi bere (ma assolutamente non alcool!), rivolgersi subito ad un medico.
Da noi gli unici serpenti in grado di infliggere un morso velenoso sono le vipere, che comunque non hanno alcun interesse nel mordere un essere umano, anzi il veleno è loro molto prezioso per procacciarsi il cibo. Tre caratteristiche principali differenziano la famiglia dei Viperidi (velenosi) dalla famiglia dei Colubridi (innocui): la forma della testa, le squame sul capo e le pupille. I colubri, che da noi si riconoscono dalla pupilla rotonda, dal corpo relativamente affusolato e dalla coda piuttosto lunga. I viperidi hanno una pupilla più alta che larga (un po’ come quella del gatto), un corpo piuttosto tozzo e una coda corta.
La vipera comune (Vipera aspis) può misurare fino a 80 cm, ha una testa triangolare ben distinta dal corpo, la sua livrea va dal grigio al marrone, passando da tonalità rossicce. Il suo corpo è ricco di ritmici ornamenti trasversali scuri, che possono essere uniti tra loro creando una specie di zig-zag. Questa vipera predilige ambienti pietrosi, l'erba alta, soprattutto delle zone esposte al sole e nelle giornate di sole caldo che seguono un periodo di pioggia, margini di boschi e pascoli alpini, dove può trovare topi, uccelli e lucertole dei quali si ciba.
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Sul nostro territorio troviamo inoltre anche cinque specie di colubri (Colubridae): il colubro liscio o Coronella austriaca, la biscia tassellata, la biscia dal collare, il colubro d'Esculapio ed il biacco. Il colubro d'Esculapio è il più agile tra i serpenti italiani. Corridore velocissimo, ottimo arrampicatore, si sposta spesso tra le fronde degli alberi. Deve il nome di Colubro di Esculapio al Dio greco della salute che lo aveva raffigurato nella sua verga magica, divenuta oggi il simbolo della medicina.
Nel corso dell'evoluzione i serpenti hanno perso i loro arti. Nonostante l'apparenza un po' goffa, possono essere molto svelti e agili. Nelle forme velenose, caratterizzate da denti cavi, questo adattamento è conosciuto dal Miocene. I veleni dei serpenti contengono sostanze di natura enzimatica (esterasi, proteasi, ossidasi, carboidrasi), ad azione più o meno nota, e altre, a meccanismo d'azione in gran parte oscuro, genericamente dette tossine.
| Caratteristica | Colubridi | Viperidi |
|---|---|---|
| Posizione dei denti veleniferi | anteriore o posteriore a seconda del gruppo | anteriore, spesso canalicolati e lunghi |
| Forma pupilla | rotonda | verticale (più alta che larga) |
| Usi del veleno | predazione, digestione (in alcuni) | predazione, digestione, difesa |
Se un serpente non viene disturbato, molestato o minacciato non verrà mai ad attaccarci o aggredirci. Generalmente la gente, che si fa mordere da uno di questi rettili, ha tentato di catturarlo, di ucciderlo o ha messo le mani tra pietre o cespugli senza accorgersi della presenza del serpente che, sentendosi minacciato, ha reagito come lo farebbe chiunque davanti ad un pericolo.
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