Lesioni precancerose del cavo orale e rapporto con il dente del giudizio

Pur rappresentando una zona facilmente accessibile ed esplorabile, le neoplasie di questa regione vengono diagnosticate con un preoccupante ritardo. Le lesioni precancerose del cavo orale rappresentano uno dei maggiori fattori di rischio per l’insorgenza del carcinoma della bocca. Tali lesioni risultano possedere capacità evolutive dimostrate verso forme neoplastiche maligne.

Cosa sono le lesioni precancerose?

Le lesioni precancerose sono costituite da cellule che hanno iniziato ad accumulare alcune mutazioni che potrebbero portarle a diventare tumorali. Tuttavia la loro trasformazione in un cancro non è ancora completa né certa. Trattandole adeguatamente in questa fase precancerosa, la guarigione è in genere completa e il rischio di progressione ulteriore si può azzerare.

Tipologie principali

Le lesioni precancerose più comuni che interessano il cavo orale e la faringe sono dette leucoplachia o eritroplachia. La leucoplachia si presenta come un ispessimento biancastro ed è la più frequente nella popolazione generale, con una prevalenza maggiore in chi fa uso di tabacco. Se ne distinguono due sottotipi principali: la leucoplachia omogenea, che tende a essere di colore uniforme e ha globalmente un basso rischio di trasformarsi in tumore maligno; e la leucoplachia non omogenea, che è invece più irregolare, a volte anche nodulare, e può presentare una colorazione rossa e bianca (si parla in questo caso anche di eritroleucoplachia, a richiamare i due colori della lesione).

Esiste inoltre la leucoplachia verrucosa proliferativa, un tipo particolare di lesione che ha una maggior propensione a evolvere in forme tumorali: compare di solito come una singola placca bianca, che però si diffonde e assume un tipico aspetto verrucoso. L’eritroplachia è invece formata da un’area arrossata, appiattita o anche avvallata, della mucosa. Clinicamente si può presentare come una placca omogenea, granulare o a chiazze. Questo tipo di lesione precancerosa, sebbene più raro rispetto alla leucoplachia, ha un tasso di trasformazione in cancro piuttosto alto: si stima infatti che circa la metà delle eritroplachie si trasformi in un carcinoma a cellule squamose.

La cavità orale e la faringe possono anche essere interessate da una malattia nota come fibrosi orale sottomucosa. Questa condizione provoca infiammazione e fibrosi, cioè un aumento del tessuto connettivo, in questo caso con una deposizione eccessiva di collagene sotto l’epitelio della mucosa orale. Oltre a poter avere un impatto anche significativo sulla qualità di vita, la fibrosi orale sottomucosa aumenta significativamente il rischio di tumore.

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Vale la pena segnalare anche altre due condizioni precancerose che possono portare allo sviluppo di tumori orali. La prima è il lichen planus, un disturbo infiammatorio che si ritiene essere di origine autoimmune e che, a livello orale, provoca spesso lesioni biancastre e reticolari note come strie di Wickham. La candidosi cronica iperplastica è invece un raro tipo di proliferazione eccessiva da parte del fungo Candida albicans, che vive normalmente nelle nostre mucose.

Fattori di rischio

I principali fattori di rischio per queste lesioni sono una cattiva igiene orale e l’uso di tabacco e alcol. A oggi il fumo di tabacco è, insieme all’alcol, il principale responsabile dello sviluppo di tumori orali. Anche l’età avanzata costituisce un fattore di rischio. Con il tempo, infatti, la mucosa perde alcune proprietà difensive nei confronti degli stimoli ambientali nocivi. Si rileva una maggior incidenza per tale forma tumorale fra i 50 e 70 anni.

Altre cause importanti sono le infezioni da papillomavirus. Anche la presenza di forme virali (papilloma-virus, Virus erpetici, HIV) così come un’alterazione in senso deficitario del sistema immunologico (Lichen planus, epidermolisi bollosa, lupus eritematoso, fibrosi sottomucosa) sono fattori favorenti l’insorgenza di tali lesioni. Tra i fattori di rischio figurano inoltre intossicazione da arsenio e metalli pesanti, protesi dentarie traumatizzanti e microtraumi.

Gli squilibri dietetici in caso di etilismo cronico giocano anche essi un ruolo importante: la mancata assunzione di principi nutritivi come la Vitamina C ed il Beta-carotene (vitamina A), così come l’alterato assorbimento o metabolismo di oligoelementi quali ferro, zinco, magnesio, calcio, fosforo, determina un deficit nell’azione antiossidante, epitelio-protettiva e cicatrizzante esplicata da tali sostanze.

Come riconoscerle

La presenza sulle mucose del cavo orale di una tumefazione persistente, di una macchia bianco rossastra che non si risolve o di una ferita che non si rimargina, sono possibili segnali di allarme perché potrebbero essere la manifestazione di una lesione pre tumorale o tumorale del cavo orale. Tanto la leucoplachia quanto l’eritroplachia si possono in alcuni casi individuare a occhio nudo, soprattutto se si trovano in una zona facilmente visibile della bocca e, in alcuni casi, possono essere percepibili al tatto.

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Nel caso dell’eritroplachia, se l’area interessata viene grattata si possono verificare perdite di sangue. Questo tipo di lesioni, tuttavia, può non causare particolari fastidi e passare dunque inosservata, soprattutto quando si sviluppano in zone della bocca difficili da controllare. È quindi possibile che siano individuate solo durante esami eseguiti per altre ragioni.

Per questo è di fondamentale importanza eseguire con regolarità controlli stomatologici e odontoiatrici: sono infatti il dentista o l’igienista dentale che riconoscono spesso per primi le lesioni da controllare in maniera più approfondita. Inoltre occorre praticare un’accurata igiene dentale e del cavo orale che, riducendo le infezioni e le infiammazioni, possono rallentare l’evoluzione di queste precancerosi della bocca.

mappa delle zone del cavo orale evidenziando lingua, palato, gengive e area del dente del giudizio

Screening e diagnosi: perché sottoporsi

Rivolgersi ad un dentista per sottoporsi a uno screening periodico del cavo orale è fondamentale per prevenire l’insorgere di lesioni cancerose della bocca. Lo screening delle lesioni precancerose del cavo orale consente la diagnosi precoce e di intervenire quanto prima per il loro trattamento. Il cancro del cavo orale se diagnosticato precocemente prevede una possibilità di sopravvivenza del 94%.

Lo screening delle lesioni della bocca prevede come primo esame clinico un controllo accurato della cavità orale. Il dentista esegue una visita accurata del viso, delle labbra e della mucosa orale, delle gengive, della lingua e del palato. Questo controllo diagnostico include inoltre la palpazione dei linfonodi regionali, del pavimento orale e della lingua. In presenza di eventuali anomalie del cavo orale o evidenza di linfonodi ingrossati, il dentista prescrive specifici esami diagnostici integrativi quali ecografie, radiografie, test salivari, esami citologici ed istologici.

Strumenti diagnostici non invasivi

Riconosciuto anche dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), è un sistema rapido, non invasivo e che non necessita di assunzione di farmaci. Consente di eseguire un esame preventivo della mucosa orale evidenziando, attraverso la naturale fluorescenza dei tessuti, possibili lesioni o alterazioni della vascolarizzazione prima che queste diventino visibili ad occhio nudo. Anche alcuni strumenti basati sulla fluorescenza permettono di distinguere le aree alterate da quelle normali.

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Le tecniche di chemiluminescenza, per esempio, si basano su una caratteristica tipica di alcune cellule alterate: possedere un nucleo più grande rispetto al citoplasma. Inducendo la disidratazione della mucosa orale, il nucleo si fa più denso e visibile quando esposto alla luce blu emessa dallo strumento, così da permettere il confronto e l’identificazione di cellule anomale. Altri strumenti si basano sull’auto-fluorescenza delle cellule o sull’impiego di luci a diverse lunghezze d’onda per mettere in rilievo zone alterate.

Per esempio, l’uso di particolari coloranti può aiutare a riconoscere lesioni ad alto rischio: è il caso del test con il blu di toluidina, che si lega a DNA e RNA. Il colorante può aiutare l’identificazione di aree alterate poiché le cellule displasiche contengono una maggior quantità di acidi nucleici.

schema degli strumenti diagnostici: fluorescenza, chemiluminescenza, blu di toluidina, brush citology

Esami confermativi: biopsia e indagini molecolari

Sia nel caso della leucoplachia sia in quello dell’eritroplachia, l’esame impiegato per la diagnosi è la biopsia con valutazione istopatologica del campione. In base al risultato, il medico può decidere se rimuovere la lesione o monitorarla attivamente con follow up regolari. È importante anche, in alcune situazioni cliniche, effettuare la ricerca del materiale genetico o delle proteine del papillomavirus umano (HPV). Soprattutto i ceppi più oncogeni di questa famiglia di virus possono favorire la trasformazione in senso tumorale delle cellule della mucosa.

Anche la citologia esfoliativa, che permette di raccogliere cellule dalla mucosa orale con apposite spazzole, è stata perfezionata negli ultimi tempi: la cosiddetta brush citology è una tecnica che consente di raggiungere gli strati più profondi dell’epitelio orale e raccogliere campioni che possono essere poi analizzati con strumenti computerizzati.

Trattamenti disponibili

L’eventuale rimozione avviene chirurgicamente, con chirurgia laser o criochirurgia, una tecnica basata sull’uso di temperature molto basse per distruggere il tessuto alterato. In base al risultato istologico, il medico può decidere se rimuovere la lesione o monitorarla attivamente con follow up regolari, suggerendo allo stesso tempo ai pazienti di evitare comportamenti che aumentino il rischio di ammalarsi, quali il consumo di alcol e tabacco.

Le lesioni causate dal lichen planus orale possono richiedere una biopsia a seconda del loro tipo e, anche in questo caso, può essere consigliato rimuoverle; in alternativa, il medico può invece suggerire trattamenti topici o sistemici. Infine, la biopsia è di solito consigliata pure nel caso di candidosi cronica iperplastica, per identificare la presenza di cellule alterate (displasia).

immagine di trattamento: laser chirurgico e criochirurgia applicati a lesione orale

Screening e accesso tramite Servizio Sanitario Nazionale

Per questioni di carattere economico, molti pazienti scelgono di rinunciare di sottoporsi a trattamenti odontoiatrici talvolta essenziali. È il caso dello screening delle lesioni precancerose che costituisce una procedura di fondamentale importanza per prevenire la comparsa di tumori del cavo orale. Il rischio dunque, di rinunciare a prestazioni di diagnosi e curative è quello di ritrovarsi, nel tempo, con problematiche del cavo orale ben più gravi.

Per non rinunciare alla salute dei propri denti e gengive, è possibile sottoporsi, presso alcuni studi dentistici, allo screening delle lesioni precancerose convenzionato con il Sistema Sanitario Nazionale. I pazienti in possesso dei requisiti richiesti per accedere allo screening con la mutua, possono rivolgersi al proprio medico di base e richiedere informazioni sulle categorie di soggetti che la propria Regione considera esenti dal pagamento della prestazione dentistica e sulle condizioni previste per il pagamento invece di un ticket.

Qualora non si rientri nelle categorie suddette per sottoporsi allo screening convenzionato con il Servizio Sanitario Nazionale, il paziente potrà ugualmente rivolgersi a un centro odontoiatrico e prenotare una prestazione senza obbligo di ricetta. Si ricorda pertanto che, in presenza di regolare esenzione, il paziente non dovrà sostenere alcun costo mentre, in assenza della medesima, l’importo da pagare è di fatto corrispondente al ticket nazionale.

Ricerca e prospettive future

In diversi studi i ricercatori stanno indagando le caratteristiche biomolecolari delle lesioni precancerose tipiche del cavo orale. Tra gli obiettivi vi è l’identificazione dei biomarcatori per distinguere ciascun sottotipo di lesione precancerosa, stabilirne le caratteristiche e il rischio di evoluzione in tumore. Tali biomarcatori possono essere proteine prodotte dalle cellule coinvolte, i geni mutati di queste ultime, o eventuali modifiche epigenetiche.

Un argomento di ricerca di particolare interesse e di grande attualità è lo studio del microbiota orale, ovvero l’insieme di microorganismi che normalmente colonizzano la nostra cavità orale. Quando però il microbiota è alterato, può invece favorire lo sviluppo di infezioni e tumori. L’identificazione di biomarcatori per le lesioni precancerose potrebbe contribuire alla diagnosi e, quindi, al trattamento precoce delle lesioni ad alto rischio di evolvere in cancro. Sarebbe anche molto importante per sviluppare eventuali programmi di screening, a oggi inesistenti, per questo tipo di lesioni.

intervista del Prof. Paolo Bossi su importanza della diagnosi precoce e ruolo della chirurgia

Informazioni pratiche e raccomandazioni

È di fondamentale importanza imparare a conoscere e diagnosticare precocemente tali precancerosi. La buona notizia è che le lesioni precancerose fortunatamente sono estremamente facili da diagnosticare e questo permette di poter intervenire tempestivamente. Le lesioni di solito non danno mai sintomi evidenti o chiari; per questo motivo, conoscere i fattori di rischio ed effettuare periodicamente una visita dal dentista sono elementi essenziali per prevenire la malattia.

I tumori orofaringei rappresentano il 5% dei tumori nell’uomo e il 3% nella donna. Tra le lesioni precancerose potenzialmente non trascurabili di trasformazione neoplastica, la più frequente è la leucoplachia, che risulta essere il più significativo fattore di rischio specifico per il carcinoma della cavità orale soprattutto fra i maschi adulti dopo i 50 anni, con un rischio cinque volte maggiore di ammalarsi di cancro. È quindi fondamentale evitare comportamenti di rischio come fumo e abuso di alcool, curare l’igiene orale e sottoporsi a controlli regolari.

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