
Il trauma di occlusione è il risultato della perdita di adattamento del parodonto alle forze occlusali, conseguente alla modificazione delle forze stesse o ad una diminuita resistenza del parodonto. L’eliminazione del trauma richiede la risoluzione del precontatto e una terapia specifica, con eventuale ricorso a metodiche conservative oppure protesiche. Nell’ambito dell’odontoiatria in generale e della parodontologia in particolare un capitolo di grandissima importanza è rappresentato dal trauma da occlusione. Per descrivere questo fenomeno sono stati coniati molti termini, quali: “trauma occlusale, traumatismo occlusale, occlusione traumatogena, occlusione traumatica”. Tra tutti, quello che oggi è ritenuto più valido è il termine ” trauma di occlusione” formulato da Glikmann, poiché esso, sebbene non caratterizzi la localizzazione del trauma, definisce tuttavia il risultato della disfunzione e introduce il concetto eziologico.
Per “trauma di occlusione” si intende il danneggiamento singolo degli elementi del parodonto o dei muscoli o dell’articolazione temporo-mandibolare, o di tutti insieme questi elementi, a causa di forze incontrollabili che si sviluppano durante l’apertura e chiusura della bocca. Le prime osservazioni su questo problema risalgono ai greci e ai romani, ma spetta ai medici italiani del Rinascimento il merito di aver capito l’importanza dell’argomento e di averne fatto oggetto di intensi studi, che impegnarono anche nei secoli successivi numerosi ricercatori. Tra questi è doveroso citare in ordine cronologico Karoly che ha introdotto il termine ” disfunzione del sistema stomatognatico “, Stillman che nel 1919 pubblicò un articolo intitolato ” Occlusione Traumatica “, poi Gottlieb, Orban, Glikman, Lindhe, Ramfjord e altri ancora.
La perdita dell’adattamento del parodonto insorge dal momento in cui per uno dei motivi si altera, diminuisce, si neutralizza o scompare la capacità di adattamento del parodonto alla forza di occlusione. Glioma ha condotto un’analisi qualitativa di queste forze, che ha scomposto in diversi componenti: grandezza, direzione, frequenza e durata. La grandezza della forza, secondo Glikman, è in relazione con la densità dell’osso alveolare, la direzione con l’assorbimento o aumento dell’osso, la durata è in rapporto con l’assorbimento osseo e la frequenza con la capacità di adattamento dell’osso. Le cause per cui una forza applicata in un punto crea un trauma sono essenzialmente due: modificazione della forza, diminuzione della resistenza dei tessuti parodontali. È possibile affermare che il trauma di occlusione è il risultato di un disturbo e non è esso stesso un disturbo vero e proprio.
In altre parole non ha importanza il modo in cui le due arcate vengono a contatto, ma le conseguenze di tale contatto. Questo è il motivo per cui oggi capita di osservare pazienti che mostrano una occlusione anomala, i quali però non presentano aree di alterazione parodontale, oppure pazienti che mostrano un’occlusione normale, ma con trauma notevolmente esteso.
Secondo numerosi autori, il trauma di occlusione si distingue in: trauma di occlusione primario, trauma di occlusione secondario. Per trauma di occlusione primario si intende il trauma che si determina applicando una eccessiva forza in una zona che prima era completamente sana, come avviene, per esempio, quando su un dente che riposa su un parodonto integro si esegue un’otturazione alta. Per trauma di occlusione secondario si intende, invece, il danno provocato dall’applicazione di una forza su un elemento dentale che poggia su un parodonto compromesso. Gli stadi della formazione del trauma di occlusione sono: insulti meccanici, riparazione, riformazione adaptata del paradenzio.
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Il meccanismo è molto complesso e ancora non sono stati completamente chiariti tutti gli eventi a livello istologico. A questo proposito sono state formulate diverse teorie, ma tra tutte quella che oggi gode di maggior credito è la teoria di Orban, secondo la quale una forza abnormemente elevata nello spingere il dente dentro l’alveolo determina allargamento dello spazio periradicolare, trombosi vascolare, emorragia, assorbimento osseo e necrosi del legamento parodontale.
Alcuni autori giunsero alla conclusione che la zona della biforcazione e della triforcazione è la più sensibile all’azione di forze elevate. Glikman divise le aree del paradenzio in due zone: zona di irritazione (gengiva marginale e interdentale) e zona di ipodistruzione (fibre transettali e fibre alveolari). Recenti concezioni moderne ritengono che solo i fattori irritativi locali agiscano sulla gengiva marginale per provocare gengivite, mentre il trauma di occlusione altera i tessuti sottostanti, non instaurando alcun rapporto con la gengiva marginale. Inizialmente quindi possono coesistere due fenomeni patologici indipendenti, che solo in seguito, quando l’infiammazione gengivale si propaga, si unificano.
Ramfjord e Ash giungono a queste conclusioni: il trauma di occlusione non si origina dalla gengivite e non trasforma la gengivite in parodontite; la formazione di tasche infraosse non è in rapporto con l’infiammazione; il trauma di occlusione gioca ruolo molto relativo nella parodontite iniziale e media.
Per poter diagnosticare un trauma di occlusione occorre basarsi sulla combinazione dei tessuti di due esami: clinico e radiologico. I segni caratteristici sono: aumento della mobilità del dente, aumento dello spazio del legamento parodontale, assorbimento angolare, assorbimento della radice, emigrazione patologica dei denti anteriori. Il trattamento terapeutico prende il nome di “regolarizzazione occlusale” e può richiedere una semplice eliminazione di un precontatto, oppure una ricostruzione occlusale con ricorso all’odontoiatria conservativa, protesica, ortodontica.
Queste le diverse fasi di trattamento: terapia ortodontica, splinting provvisorio, placche di scarico, molaggio selettivo, conservativa, protesi, splinting definitivo. La scelta del momento per iniziare il trattamento nei pazienti con malattie parodontali rimane oggetto di dibattito; una posizione intermedia propone la cura iniziale della malattia parodontale e il successivo abbassamento dei contatti prematuri più evidenti, rinviando la soluzione del problema al termine del trattamento parodontale.
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La fluoroprofilassi è uno dei metodi più diffusi ed efficaci per prevenire la carie dentale. Mantenere una buona salute orale non significa solo igiene domiciliare, ma anche conoscere le pratiche di igiene quotidiana. Abitudini scorrette possono portare a abrasioni dentali: l’uso di uno spazzolino a setole dure o una forza eccessiva durante lo spazzolamento può erodere lo smalto, esporre la dentina e provocare sensibilità. Riconoscere i segni delle abrasioni dentali permette di prevenire ulteriori danni.
Ecco alcuni sintomi e consigli pratici: aumentata sensibilità a cibi caldi/freddi/dolci, usura visibile, recessione gengivale, alterazione del colore. Per prevenire abrasioni usare spazzolino a setole morbide, cambiare regolarmente lo spazzolino, adottare una tecnica di spazzolamento delicata, angolo di spazzolamento di 45 gradi, dentifricio al fluoro, controlli dentali regolari e considerare l’uso di spazzolino elettrico con sensori di pressione.
Negli ultimi anni la tendenza all’applicazione di brillantini ai denti ha guadagnato attenzione estetica. I brillantini dentali offrono un modo temporaneo e non invasivo di personalizzare il sorriso. L’applicazione del brillantino richiede valutazione, preparazione superficiale del dente e adesivo sicuro; la durata varia da mesi a anni e può essere rimossa senza danneggiare lo smalto. È fondamentale affidarsi a un dentista qualificato per sicurezza ed evitare infezioni o danni allo smalto.
Per quanto riguarda la patologia parodontale, la parodontite è una condizione in cui è essenziale intervenire precocemente: l’insorgenza è spesso legata all’accumulo di placca batterica con una predisposizione individuale. La parodontite, se non trattata, può portare alla perdita del dente. L’approccio iniziale è conservativo: rimozione di placca e tartaro, liberazione della superficie radicolare e promozione della guarigione tessutale. Il trauma occlusale può contribuire alla mobilità dentale ma, diagnosticato tempestivamente, è trattabile con tecniche ortodontiche o implantoprotesiche, spesso in combinazione con la gestione parodontale.
La prevenzione rimane la migliore alleata: controlli periodici, sedute di igiene professionale, rimozione di placca e tartaro, e attenzione dopo i pasti. La gestione integrata tra patologia parodontale e trauma occlusale è fondamentale per stabilizzare la situazione e mantenere i denti in sede.
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