
La poliposi adenomatosa familiare (FAP) è una malattia ereditaria rara caratterizzata dalla presenza di centinaia o migliaia di polipi adenomatosi nel colon-retto, che spesso compare già nell’adolescenza e può evolvere in cancro colorrettale entro i 40 anni. La malattia è causata da mutazioni autore dominanti nel gene APC (Adenomatous Polyposis Coli) o, meno spesso, da alterazioni in geni correlati come MUTYH, e comporta un rischio praticamente certo di sviluppare tumori nel corso della vita. La diagnosi si basa su colonscopia che rivela un “tappeto” di polipi e sui test genetici per identificare la mutazione specifica e estenderli ai familiari di primo grado.
La proteina APC, prodotta dal gene omonimo, è un oncosoppressore che regola la migrazione cromosomica durante la mitosi e interagisce con il DNA per inibire la replicazione. Mutazioni nel gene APC rimuovono tali freni, aumentando il rischio di trasformazione tumorale. Le mutazioni APC si ritrovano nella maggior parte dei tumori del colon-retto, anche in assenza di familiarità. La trasmissione della FAP è autosomica dominante: un individuo portatore ha il 50% di probabilità di trasmettere la mutazione ai figli.
La FAP comprende diverse forme: la forma classica con >100 polipi adenomatosi, la FAP attenuata (AFAP) con <100 polipi, e sotto-tipi associati come la sindrome di Gardner (osteomi, fibromi, anomalie dentarie) e la sindrome di Turcot (polipi associati a tumori cerebrali). Accanto al colon-retto, polipi possono insorgere in stomaco e duodeno; esistono manifestazioni extraintestinali tra cui tumori desmoidi, anemia, ipertrofia congenita dell’epitelio pigmentato della retina (CHRPE), tumori della tiroide, pancreas e cervello. Queste caratteristiche completano la cornice della FAP e guidano sorveglianza mirata.
In Italia la FAP è stimata in circa un caso ogni 10.000 abitanti. La poliposi è una malattia autosomica dominante, che colpisce entrambi i sessi, con sviluppo di polipi primariamente durante la seconda o terza decade di vita e possibilità di carcinoma colorrettale entro i 40 anni se non trattata. Il rischio di cancro del colon-retto nei pazienti con FAP è quasi del 100% nel corso della vita senza interventi preventivi. È associata a un aumentato rischio di tumori in duodeno, pancreas, tiroide, cervello e fegato, oltre a desmoidi potenzialmente minacciosi.
La diagnosi di FAP si basa su colonscopia che rileva un numero elevato di polipi (>100 è tipico nella forma classica) e sul test genetico per identificare la mutazione APC. Nei familiari, se la mutazione è nota, si raccomanda sorveglianza precoce a partire dai 10-12 anni. In AFAP la sorveglianza può iniziare più tardi, con programmi di endoscopia annuale o biennale; se i polipi sono localizzati in punti più prossimali, la colonscopia resta essenziale per la diagnosi precoce. La presenza di polipi numerosi è spesso sufficiente per la diagnosi clinica, rafforzata dai test genetici.
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La colectomia, cioè l’asportazione del colon, è la procedura principale di prevenzione nei pazienti con FAP ad alto carico poliposico o quando i polipi non possono essere eliminati endoscopicamente. Le opzioni chirurgiche includono proctocolectomia totale con ricostruzione ileo-anal o ileostomia permanente, e, in casi selezionati, colectomia subtotale con ileorettale anastomosi. Dopo l’intervento resta necessaria una sorveglianza endoscopica della mucosa residua. Farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) possono inibire la formazione di nuovi polipi e sono considerati come gestione temporanea per guadagnare tempo prima dell’intervento definitivo. Per quanto riguarda i tumori desmoidi, è richiesto un approccio multidisciplinare che può includere FANS, tamoxifene o chemioterapia, bilanciando benefici e rischi.
Se la mutazione è nota, i membri della famiglia a rischio sono invitati a test genetici predittivi durante l’adolescenza e, se positivi, a una sorveglianza endoscopica annuale partendo dai 10-15 anni. In assenza di disponibilità del test genetico, i familiari dovrebbero sottoporsi a sigmoidoscopia annuale a partire da 10-12 anni, con estensione della sorveglianza in base all’età e al carico poliposico. Dopo colectomia, la sorveglianza continua per retto ricostruito o residuo, spesso ogni 3-6 mesi. È consigliata una gastroscopia annuale per monitorare polipi gastrici e duodenali, e una valutazione tiroidea annuale dall’adolescenza. La gestione multidisciplinare è fondamentale per decidere tempi e tipi di intervento, bilanciando oncologia, chirurgia, gastroenterologia e genetica.
La diagnosi precoce permette di ridurre il rischio di cancro e di intervenire prima della trasformazione maligna. La documentazione genetica guida i test di sorveglianza e la gestione familiare. È essenziale mantenere controlli regolari anche dopo intervento chirurgico, per rilevare polipi residui e monitorare possibili tumori in sedi extra-coliche.
La maggior parte dei soggetti è asintomatica all’inizio; sintomi possibili includono alterazioni dell’alvo, sanguinamento rettale o anemia. La colonscopia conferma la diagnosi e definisce la necessità di intervento chirurgico. Il trattamento principale rimane la colectomia, integrata da sorveglianza continua. Nei casi di AFAP o sindromi associate, la gestione è adattata al profilo poliposico e alle comorbidità presenti.
Questa pagina non sostituisce il parere medico. Le informazioni riassunte riflettono linee guida e repertori clinici per una comprensione generale della FAP e della sua gestione.
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