
Il fenomeno del mancato pagamento delle prestazioni sanitarie non è nuovo, ma assume connotati particolarmente problematici in un periodo storico in cui la liquidità economica e la gestione delle priorità finanziarie diventano sempre più complesse per le famiglie. In un mondo dove la gratificazione immediata e il consumo di beni e servizi di breve termine prevalgono, le cure dentali sembrano rientrare spesso in quella categoria di necessità facilmente rimandabili, nonostante la loro indiscussa importanza per la salute e il benessere complessivo.
Forse uno dei motivi per cui il problema dell’insoluto è così trascurato dai dentisti, oltre alle ragioni dette, dipende anche dal fatto che il danno che ne deriva è quasi sempre sottostimato. Non è così immediata la quantificazione del danno se si pensa che, oltre al danno economico diretto, si associano un danno finanziario e, in molti casi, anche un danno fiscale.
Il danno economico è il più semplice da stimare, posto che il dentista sia perfettamente consapevole dei costi sottesi alla erogazione di una prestazione. Supponendo infatti che una ablazione del tartaro abbia il seguente profilo economico: tariffa 90 €, costi variabili 7 €, costi fissi 50 €, quando un paziente esegue la prestazione e non la paga arreca un danno economico complessivo di 147 €, dei quali: 90 € di mancato guadagno e 57 € di costi di produzione che il dentista sostiene per lui.
Il danno economico andrebbe poi arricchito di costi organizzativi accessori che vengono generati dal successivo tentativo di recupero del credito, sui quali sorvoliamo per semplificare.
Il danno finanziario emerge ogni qual volta il dentista deve ricorrere al capitale proprio o a quello di terzi per finanziare la propria attività. È ragionevole sostenere che uno studio dentistico medio abbia un utile che si aggiri tra il 10 ed il 20% del proprio fatturato. Una percentuale di insoluti che si avvicini agli stessi valori sarà in grado non solo di cannibalizzare interamente quell’utile ma addirittura di generare un esercizio con bilancio in perdita.
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Quando la cassa è vuota e bisogna affrontare dei costi ci sono solo due soluzioni: si ricorre ai propri risparmi oppure ai finanziamenti esterni. In entrambi i casi è necessario quantificare il costo degli interessi che tale pratica comporta o in forma di rinuncia ad interessi attivi sui capitali propri messi a risparmio o in forma di pagamento di interessi passivi sul capitale finanziato.
Il danno fiscale è la terza conseguenza negativa che si abbatte sullo studio dentistico in conseguenza degli insoluti registrati. Quando i dati di produzione effettiva e quelli contabili degli incassi non sono allineati, si produce una discrepanza di estremo interesse per gli organismi di controllo.
Si pensi a strumenti come gli Indici Sintetici di Affidabilità fiscale mediante i quali si ricostruisce in via induttiva una presunta infedeltà fiscale del contribuente che deriva proprio dalla misura dello scarto tra prestazioni effettuate e relativi incassi. Non è raro che il dentista decida di adeguare al rialzo il proprio reddito imponibile per giustificare volumi di produzione reali sui quali non ha però ricevuto pagamenti relativi; l’alternativa al ravvedimento operoso è rappresentata dalle sanzioni il cui impatto economico negativo è anche superiore a causa degli interessi di mora e delle sanzioni.
La prevenzione è ovviamente la fase più importante perché, lavorando sulla efficienza della organizzazione, è in grado di ridurre l’insorgenza di eventi negativi e conseguentemente il costo della loro gestione successiva. La prevenzione dell’insoluto si concretizza con la predisposizione di un processo specifico per la gestione extraclinica del paziente, articolato a sua volta su modelli di lavoro che assumono la veste di veri e propri protocolli.
Alcuni esempi di protocolli utili a definire l’intero processo sono:
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Il presupposto fondamentale senza il quale ogni sforzo organizzativo risulta inutile, è rappresentato dalla ordinata contabilità dello studio. Inutile dire che l’evasione fiscale alimenta circuiti collaterali di gestione economica e di comunicazione interna che non sono compatibili con il controllo efficiente e la prevenzione degli insoluti.
Uno degli strumenti più potenti a contrastare il fenomeno dell’insoluto è rappresentato proprio dalla tempestiva emissione della fattura da parte dello studio (meglio ancora se anticipata rispetto alla effettiva esecuzione della prestazione). L’emissione di fattura è infatti l’evento intorno al quale ruota tutta la gestione economica del paziente, essendo intimamente legata alla formulazione di un preventivo e di un piano di trattamento, alla loro accettazione da parte del paziente, alla eventuale formulazione di un piano di scadenze per i pagamenti, alla presenza di eventuali accordi di convenzionamento con assicurazioni o terzi paganti e alla sottoscrizione di eventuali piani di finanziamento o di pagamento dilazionato.
La fattura, oltre agli impliciti significati fiscali, assolve anche contemporaneamente ad una funzione di rinforzo psicologico al pagamento da parte del paziente di quanto pattuito, richiamando all’impegno economico assunto in sede contrattuale.
Le attività correlate al recupero del credito sono vissute dal dentista con tale sofferenza che non si capisce perchè non si adottino più spesso protocolli organizzativi efficienti nelle due fasi precedenti, per scongiurare che si renda necessaria. A parziale consolazione dei colleghi voglio sottolineare che non dare seguito al recupero dei crediti è eticamente più scorretto che farlo.
Per poter procedere al recupero di un credito questo deve possedere tre caratteristiche: deve essere certo, liquido ed esigibile. Un credito si dice certo quando il dentista è in possesso di sufficienti elementi che dimostrino l’esistenza del suo diritto e l’ammontare della somma dovuta. Il diritto si definisce certo quando risulta chiaramente nel suo contenuto e nei suoi limiti dagli elementi indicati nel titolo esecutivo, ovvero non è controverso nella sua esistenza.
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Il credito si dice liquido quando esso sia quantificato nel suo ammontare. Anche in questo caso il titolo esecutivo, ovvero la fattura emessa, risolverà il problema. Il credito, infine, si dice esigibile quando: non è sottoposto a condizione sospensiva né a termini, ovvero è tale il diritto venuto a maturazione e che può essere fatto valere in giudizio per ottenere una sentenza di condanna.
In tutti i casi dunque la presenza di una fattura emessa rappresenta un fattore determinante a favore del dentista creditore. Tuttavia, poiché si tratta di un atto documentale unilaterale, la sua emissione non può essere ritenuta sufficiente ipso facto, ma deve essere accompagnata da altro documento che attesti la correlazione di tale fattura ad una effettiva prestazione concordata tra le parti.
I termini massimi entro i quali è possibile richiedere il pagamento di un credito per insoluto sono stabiliti dalla legge ed è possibile far valere la norma specifica che prevede un termine prescrittivo di soli 3 anni dal momento in cui il credito è insorto o meglio, esigibile.
Molti studi dentistici, come Biodental, offrono soluzioni di pagamento rateale per permettere a tutti di curare denti e gengive senza dover affrontare l’intera spesa in un’unica volta. Che si tratti di trattamenti semplici o più complessi, puoi dilazionare il costo in comode rate mensili. Esistono opzioni con o senza finanziamento, anche a tasso zero, e in alcuni casi non è richiesta nemmeno la busta paga.
Pagare il dentista a rate conviene perché rende le cure più accessibili e gestibili nel tempo. È una scelta utile per chi vuole prendersi cura della propria salute orale senza pesare sul bilancio familiare. Ecco i principali vantaggi: nessun pagamento iniziale elevato, rate mensili leggere e personalizzabili, possibilità di iniziare subito le cure, soluzioni anche a tasso zero, accesso a trattamenti migliori senza rinunce.
Il pagamento a rate viene suddiviso in base al costo totale del trattamento e alla durata più comoda per il paziente. Le rate sono fisse, mensili e spesso senza interessi. Ecco alcuni esempi pratici:
| Importo totale | Opzione | Rate |
|---|---|---|
| 1.200 € | 12 mesi | 12 x 100 € |
| 1.200 € | 6 mesi | 6 x 200 € |
| 1.200 € | Anticipo 300 € | 9 x 100 € |
In alcuni casi è possibile legare le rate al numero di sedute previste. Tutto viene definito prima di iniziare le cure, senza sorprese o costi nascosti. Pagare il dentista a rate senza attivare un finanziamento è oggi possibile grazie a soluzioni che non coinvolgono banche né prestiti.
Anche senza un contratto di lavoro o una busta paga è possibile accedere al pagamento rateale. Alcuni sistemi richiedono solo un bancomat, un documento e un conto corrente attivo. L’attivazione è veloce e avviene direttamente in studio, con esito immediato.
Per trattamenti complessi o importi più alti, alcuni pazienti scelgono il finanziamento tradizionale. Questa opzione consente di estendere il pagamento fino a 84 mesi, con rate fisse mensili. Anche se richiede una valutazione creditizia, può essere la soluzione ideale per chi desidera cure complete con maggiore tempo per saldare.
Sì, le spese odontoiatriche sono detraibili al 19% nella dichiarazione dei redditi, se rientrano tra le prestazioni sanitarie ammesse. Per ottenere la detrazione, il pagamento deve essere effettuato con metodi tracciabili: carta di credito, bancomat o bonifico. Per le prestazioni non erogate dal SSN o da strutture accreditate, saranno detraibili solo quelle pagate attraverso strumenti tracciabili.
Per esempio, viene indicato, non sono detraibili le spese sostenute “per prestazioni non necessarie per un recupero alla normalità sanitaria e funzionale della persona ma tese, ad esempio, a rendere più gradevole l’aspetto personale o a migliorare il benessere psicofisico della persona”. Per le prestazioni odontoiatriche, viene ricordato nella Circolare, “l’indicazione ‘ciclo di cure mediche odontoiatriche’ è stata ritenuta sufficiente per il riconoscimento della detrazione”.
Con l’espressione recupero del credito si intendono tutte le azioni che il dentista può svolgere contro il paziente/cliente allo scopo di ottenere quanto gli spetta per le prestazioni rese. Tali azioni possono essere svolte citando in giudizio la controparte o più semplicemente in via stragiudiziale, ovvero fuori dalle aule dei tribunali.
Affinché il dentista creditore possa lecitamente avviare il recupero del credito è necessario che inizialmente abbia messo il paziente/cliente debitore nelle condizioni di adempiere al proprio obbligo. Tutto dipende dagli accordi contrattuali assunti all’inizio.
È importante ricordare che il mancato recupero di quanto dovuto dal paziente comporta l’accettazione di un danno economico che avrà ripercussioni negative sullo stesso medico, sui suoi collaboratori, sui dipendenti, sui fornitori e, alla lunga, sui pazienti stessi che afferiscono allo studio.
La quantificazione del danno da insoluto è fondamentale: in buona sostanza il danno da insoluto è rappresentato dalla somma tra danno economico, danno finanziario e danno fiscale. Un elemento ulteriore di gravità è rappresentato dal fatto che solo il primo dei tre è quantificabile analiticamente in via anticipata.
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