
La protezione delle vie respiratorie è un elemento centrale nell'ambiente odontoiatrico, dove numerose procedure generano aerosol capaci di trasportare batteri, virus e particelle sospese. Numerose sono le procedure odontoiatriche in grado di creare un aerosol capace di trasportare batteri, virus e particelle inquinate nell’ambiente circostante. L’utilizzo di una turbina, di uno strumento ultrasonico o di uno spray proveniente dalla siringa aria-acqua crea una sospensione aerea di particelle di vario diametro che presenta un serio rischio infettivo attraverso le cavità nasali e tracheo-bronchiali.
La mascherina chirurgica è un dispositivo medico che tutela l’apparato respiratorio. Il suo scopo è quello di limitare il passaggio di un agente infettivo tra gli individui, così da impedire inalazione o deposito sulle superfici. Questi dispositivi hanno lo scopo di filtrare e contenere i microrganismi ed i possibili agenti virali ed evitare a chi le indossa di contaminare l’ambiente, in quanto limitano la trasmissione di agenti infettivi.
La mascherina contribuisce a ridurre l’esposizione di chi la indossa a schizzi e spruzzi di sangue, fluidi corporei e altri materiali potenzialmente infetti (OPIM). La resistenza ai fluidi è un requisito di prestazione che definisce la capacità dei materiali della mascherina di ridurre al minimo il passaggio dei fluidi attraverso di essa e quindi la possibilità che vengano a contatto con chi la indossa.
Le maschere di protezione si suddividono in mascherine chirurgiche e facciali filtranti (respiratori) e rispondono a norme e a funzioni diverse. Le mascherine chirurgiche sono dispositivi medici di classe I. I facciali filtranti (respiratori), come le mascherine FFP2, rientrano nella categoria dei dispositivi di protezione individuale (DPI), sono maschere specifiche progettate per ridurre il rischio di chi le indossa di inalare particelle sospese nell’aria e vengono utilizzate soprattutto nel trattamento delle malattie infettive.
La prima cosa che va affrontata è la differenza tra una mascherina chirurgica DM (Dispositivo Medico), usata per evitare la contaminazione esterna ma con scarsa capacità protettiva per l’operatore, e DPI (Dispositivo per la Protezione Individuale). Nel nostro caso dobbiamo avere a disposizione un FFP (Filtrante Facciale anti Particolato) o mascherine respiratorie, ovvero un dispositivo in grado di proteggerci da quel variegato bioareosol dell’airpolishing.
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Nel leggere le indicazioni sulle confezioni dobbiamo tenere presente che i parametri cambiano secondo la classificazione che seguono. Se il prodotto segue gli standard americani, le indicazioni sono basate sulla ASTM; se seguono lo standard europeo, si basano sulla normativa EN146.
Per garantire la conformità delle mascherine chirurgiche, devono essere prodotte nel rispetto della norma tecnica UNI EN 14683:2019 e delle indicazioni ai sensi dell’art.15 Dpcm del 17/03/2020, per quanto attiene alle autorizzazioni in deroga. Le mascherine chirurgiche sono un dispositivo medico e rientrano nell’ambito dei dispositivi medici di cui al D.Lgs. 24 febbraio 1997, n.46 e s.m.i.
Le prove essenziali per la conformità delle mascherine chirurgiche al fine del rilascio del nulla osta in deroga da parte dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità) ed anche per la successiva marcatura CE come dispositivi medici risultano:
Le prove essenziali per la conformità delle mascherine chirurgiche risultano necessarie al fine di poter procedere alla richiesta in deroga per la commercializzazione. Le prove saranno tutte eseguite internamente dal laboratorio MARCONCINI SRL secondo le buone prassi di laboratorio (GPL). Il laboratorio risulta dotato di certificazioni di qualità ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17025 e ISO 9001.
L’adattabilità al volto è un fattore importantissimo! Se optiamo per una elevata protezione, dobbiamo scegliere un prodotto che si adatti molto bene al nostro viso e non lasci aperture dalle quali possano entrare splatter e bioareosol. Insomma, la mascherina dev’essere ben aderente altrimenti tutti i suoi sistemi di filtraggio non hanno alcuna utilità!
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Le forme a conchiglia o a “becco di papera” sono quelle più protettive, ma a pari livello ci sono anche mascherine chirurgiche di ultima generazione che offrono un’alta adattabilità. Per i colleghi maschi si raccomanda di non avere barba o baffi lunghi, perché potrebbero tenere sollevata la mascherina.
I comportamenti da evitare per mantenere l’efficacia: la mascherina va indossata e rimossa, prendendola dagli elastici. Sono da evitare comportamenti scorretti, come toccare la parte anteriore della mascherina durante l’uso o sollevarla continuamente con mani non disinfettate.
Le mascherine chirurgiche DM devono essere cambiate ogni ora per evitare che l’umidità riduca la capacità filtrante del dispositivo. Per le FFP la durata è più lunga, data l’alta efficacia degli strati protettivi. Ciò non toglie che se si effettuano procedure a condizioni estreme, con alta carica batterica, o con prolungati tempi di aerosol, o se la mascherina si deteriora, conviene sostituirla subito.
In normali condizioni e mettendo in atto anche altre precauzioni (uso di aspiratori AVA, sciacquo con clorexidina, ricambio d’aria) un cambio ogni 3-4 ore di lavoro può ritenersi adeguato. I respiratori facciali usati in ambito medico sono solitamente quelli FFP2/FFP3 (N95/N99). Questi respiratori sono da considerarsi monouso e non vanno sterilizzati se non esplicitamente indicato dal produttore. Solitamente i respiratori facciali possono essere utilizzati per un’intera giornata lavorativa e comunque fino ad 8 ore di uso.
Poiché questa nube aerosolica persiste e si alimenta continuativamente in ambienti dove pazienti e procedure si susseguono e si sovrappongono nell’arco di una giornata, è fondamentale da parte degli operatori l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, fra i quali appare preminente la scelta di un respiratore o di una mascherina chirurgica appropriata. A seconda della professione e dell’ambito di utilizzo, i pazienti e gli operatori sanitari devono indossare un determinato tipo di maschera con uno specifico livello di protezione.
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Di conseguenza esistono alcune raccomandazioni generali, suggerite per proteggerci dai rischi ambientali:
Per migliorare la capacità respiratoria, e quindi per ricercare un maggiore comfort, potrebbe essere ipotizzabile l’utilizzo di un respiratore ad alto filtraggio con valvola di esalazione, in associazione a una mascherina chirurgica da applicarvi sopra. Pertanto, è opportuno che l’operatore utilizzi un visore e copra il respiratore con una mascherina chirurgica per ridurre la contaminazione della superficie.
Le tecniche di airpolishing consistono nel veicolare su denti e tasche parodontali flussi di aria, acqua e polveri di diversa natura che generano un aerosol potenzialmente capace di contaminare sia l’operatore che l’ambiente. La quantità di aerosol prodotto dipende da molte variabili come la quantità d’acqua, la quantità di polvere, la potenza in uscita del flusso ed il tempo di emissione.
La tabella elenca le polveri maggiormente utilizzate nei dispositivi DAP, la loro grandezza fisica ed altre caratteristiche:
| Polvere | Dimensione | Forma | Solubile | Indicazioni | Pigmenti |
|---|---|---|---|---|---|
| Bicarbonato di sodio | 250-40 µm | Angoli acuti e lievemente arrotondati | - | Smalto, biofilm e tartaro | Forti e medi |
| Carbonato di calcio | 76-25 µm | Sferica bassa solubilità | - | Smalto, dentina, biofilm e tartaro | Forti e medi |
| Glicina | 65-25 µm | Angoli acuti | Sì (neutro) | Smalto, dentina, perio, restauri, impianti, biofilm | Lievi |
| Eritritolo + CHX 0,3% | 14 µm | Angoli acuti | Sì | Smalto, dentina, perio, restauri, impianti, biofilm | Medi e lievi |
| Trealosio | 30-65 µm | Angoli acuti | Alta solubilità | Smalto, dentina, perio, restauri, biofilm | Lievi |
Gli studi che abbiamo a disposizione valutano i rischi di infezioni legati all’effetto splatter (particelle >50 µm) e dei bio-areosol (particelle <50 µm). Nelle conclusioni si legge che le procedure odontoiatriche sono da considerarsi ad alto rischio sia di complicazioni polmonari, sia di infezioni all’organismo. Inoltre, i bio-areosol prodotti possono restare sospesi nell’aria dai 30 ai 120 minuti dopo l’intervento con ultrasuoni o airpolishing.
Tutti i membri del team odontoiatrico hanno l’importante compito di proteggersi dalle infezioni crociate, tenendo presente come la bocca sia un importante vettore di molteplici tipologie di infezione, non tutte conosciute. Va fornito quindi al personale un addestramento specifico basato sui protocolli collaudati per il controllo delle infezioni. “Gli operatori sanitari sono soggetti all’obbligo di utilizzo dei DPI durante il loro lavoro”, ricorda la normativa e gli esperti in procedure organizzative dello studio odontoiatrico.
In definitiva, la mascherina chirurgica e il respiratore sono presidi individuali che soddisfano standard specifici ma il cui utilizzo va sempre abbinato ad altri DPI quali schermi e occhiali protettivi, copricapo, guanti, camici monouso e naturalmente a un’attenta igiene personale. Si ricorda, infine, l’importanza di esaminare la scheda tecnica riferita ai dispositivi utilizzati, al fine di controllare la necessaria stretta aderenza ai protocolli di riferimento.
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