
La metoclopramide è un farmaco antiemetico e gastroprocinetico, in quanto stimola e coordina la motilità del tratto superiore dell'apparato digerente. Agisce su una parte del cervello che previene la sensazione di nausea o il vomito e viene utilizzata anche per il trattamento del reflusso gastro-esofageo e come antiemetico centrale e procinetico per il trattamento di nausea e vomito legate ad un anomalo svuotamento gastrico.
La metoclopramide si lega ai recettori D1 e D2 della dopamina, agendo come un antagonista. È anche antagonista del recettore 5-HT3 ed agonista del recettore 5-HT4. L’azione antiemetica è dovuta all’attività antagonista nei confronti dei recettori D2 nella zona chemorecettoriale trigger (CTZ) del sistema nervoso centrale (SNC). Questa attività blocca la nausea ed il vomito innescati dalla maggior parte degli stimoli. L'attività gastroprocinetica della Metoclopramide è mediata dalla sua azione muscarinica, dall'attività antagonista del recettore D2 e dell'attività agonista del recettore 5-HT4.
La metoclopramide è ben assorbito dal sistema gastrointestinale dopo somministrazione orale. Il picco di concentrazione si verifica generalmente entro 2 ore dalla somministrazione orale. Dopo somministrazione endovenosa, l’emivita di distribuzione è compresa tra 5 e 20 minuti. Il legame con le proteine plasmatiche è di circa il 40%. Il farmaco passa la placenta ed è stato ritrovato in concentrazioni doppie rispetto a quelle plasmatiche nel latte materno. Il farmaco viene metabolizzato nel fegato tramite processi di coniugazione (glucuronazione e solfatazione) e viene escreto dalle urine.
Il Plasil (metoclopramide) è indicato negli adulti per la prevenzione di nausea e vomito ritardati indotti da chemioterapia (CINV), prevenzione di nausea e vomito indotti da radioterapia (RINV) e il trattamento sintomatico di nausea e vomito, inclusi nausea e vomito indotti da emicrania acuta. La dose singola raccomandata è di 10 mg, ripetibile per un massimo di 3 volte al giorno. La dose giornaliera massima raccomandata è di 30 mg o 0,5 mg/kg di peso corporeo. Deve essere rispettato un intervallo minimo di 6 ore fra due somministrazioni.
Nei pazienti con insufficienza renale o con grave insufficienza epatica, si raccomanda una riduzione del dosaggio. Nei pazienti anziani, occorre considerare una riduzione della dose in base alla funzionalità renale e epatica e alla suscettibilità generale.
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IMPORTANTE: è possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi. Questi sono eventi relativamente rari e non si verificano in tutti i pazienti.
Nel contesto odontoiatrico è fondamentale conoscere le interazioni della metoclopramide con anestetici locali, vasocostrittori e gli altri farmaci comunemente presenti nello studio dentistico.
Molte variabili determinano l’efficacia o meno dell’anestesia locale, come l’ansia e i capelli rossi. Per ogni odontoiatra gli anestetici locali sono di utilizzo quotidiano. Nei pazienti con patologie cardiovascolari si ritiene che 0,036 mg di adrenalina (due fiale di articaina 4% con 1:100.000) o equivalenti siano utilizzabili con vantaggio (anestesia profonda e prolungata, riduzione del sanguinamento) superiore al rischio di sovraccarico di lavoro cardiaco rappresentato dalla reazione adrenergica scatenata dal dolore per una insufficiente anestesia.
Bisogna fare attenzione alle interazioni farmacologiche tra vasocostrittore e alcuni principi, in particolare: antidepressivi triciclici (tachicardia, ipertensione sistolica), fenotiazine (ipotensione) e betabloccanti (ipertensione). Pertanto la presenza di metoclopramide nella terapia del paziente va valutata insieme alle altre terapie in corso, soprattutto se sono presenti antidepressivi, neurolettici o altri farmaci che influenzano il sistema nervoso centrale.
La Metoclopramide (Plasil) non deve essere assunta con farmaci analgesici narcotici, né con anticolinergici, che ne antagonizzano gli effetti sulla motilità gastrointestinale. La contemporanea somministrazione di sedativi, ipnotici e tranquillanti può dare effetti sinergici a livello del sistema nervoso centrale con la metoclopramide.
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Si possono verificare disturbi extrapiramidali, in particolare nei bambini e nei giovani adulti e/o con l’uso di dosi elevate. Queste reazioni si verificano in genere all’inizio del trattamento e possono verificarsi dopo una singola somministrazione. La metoclopramide deve essere immediatamente sospesa in caso di sintomi extrapiramidali. Il trattamento prolungato con metoclopramide può causare discinesia tardiva, potenzialmente irreversibile, in particolare negli anziani.
Sono stati riferiti gravi effetti cardiovascolari indesiderati, inclusi casi di collasso circolatorio, grave bradicardia, arresto cardiaco e prolungamento dell'intervallo QT a seguito di somministrazione di metoclopramide iniettabile, in particolare per via endovenosa; si deve prestare particolare cautela nella somministrazione di metoclopramide, in particolare per via endovenosa, agli anziani e a pazienti con disturbi della conduzione cardiaca.
Una vasta quantità di dati su donne in gravidanza (più di 1.000 esiti di esposizione) indica assenza di tossicità malformativa e fetotossicità. Se clinicamente necessario, la metoclopramide può essere utilizzata durante la gravidanza. A causa delle proprietà farmacologiche, in caso di somministrazione alla fine della gravidanza non si può escludere la sindrome extrapiramidale nel neonato; la metoclopramide dovrebbe essere evitata alla fine della gravidanza e, se utilizzata, va istituito un monitoraggio neonatale.
La metoclopramide è escreta nel latte materno a bassi livelli. Non si possono escludere reazioni avverse nel bambino allattato al seno. Pertanto la metoclopramide non è raccomandata durante l’allattamento al seno. Si deve prendere in considerazione l’interruzione della metoclopramide nelle donne che allattano al seno.
La metoclopramide è controindicata in bambini di età inferiore a 1 anno. Nei bambini e nei giovani adulti possono manifestarsi più frequentemente reazioni extrapiramidali, anche dopo una singola somministrazione. La durata del trattamento non dovrebbe superare i 3 mesi a causa del rischio di discinesia tardiva.
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Possono comparire movimenti incontrollabili (disturbi extrapiramidali), sonnolenza, disturbo di coscienza, confusione, comparsa di allucinazioni e problemi cardiaci. È stata riportata metemoglobinemia, possibilmente correlata al deficit di NADH citocromo b5 reduttasi; in tali casi, la metoclopramide deve essere interrotta immediatamente e permanentemente e devono essere adottate appropriate misure (come il trattamento con blu di metilene).
Le reazioni avverse includono, tra le altre: sonnolenza, disturbi extrapiramidali, parkinsonismo, acatisia, distonia, discinesia, convulsioni in pazienti epilettici, ipotensione (in particolare con formulazioni endovenose), reazioni anafilattiche rare. Il trattamento in caso di sintomi extrapiramidali è solamente sintomatico (benzodiazepine nei bambini e/o farmaci antiparkinsoniani anticolinergici negli adulti).
| Farmaco/Classe | Interazione con metoclopramide | Implicazione clinica odontoiatrica |
|---|---|---|
| Anticolinergici / narcotici | Antagonismo sull'effetto procinetico | Ridotta efficacia gastroprocinetica; evitare combinazioni non monitorate |
| SSRI / farmaci serotoninergici | Rischio aumentato di sindrome serotoninergica | Valutare rischio; monitorare segni neurologici |
| Digossina | Ridotta biodisponibilità | Monitorare livelli plasmatici se associati |
| Ciclosporina / tacrolimus | Aumento biodisponibilità | Controllo delle concentrazioni plasmatiche; rischio tossicità |
| Mevacurio / suxametonio | Prolungamento del blocco neuromuscolare | Attenzione in sedazioni o anestesie che prevedono questi neuromuscolari |
| Forti inibitori CYP2D6 | Aumento esposizione a metoclopramide | Monitorare per tossicità |
La conoscenza delle proprietà farmacologiche della metoclopramide, delle sue interazioni principali e dei possibili effetti avversi è fondamentale in ambito odontoiatrico per ridurre i rischi e ottimizzare la sicurezza del paziente. La scelta della molecola anestetica, la valutazione delle terapie concomitanti e la presenza di protocolli di emergenza sono elementi chiave per una pratica clinica sicura.
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