
Detta anche TADs (Temporary Anchorage Devices), le miniviti ortodontiche si posizionano nell’osso mascellare o mandibolare per un tempo limitato con l’obiettivo di migliorare il controllo del movimento dentale, riducendo la dipendenza dai denti naturali come ancoraggio.
Permettono di eseguire movimenti dentali complessi con più precisione ed efficacia la posizione di inserimento e la collaborazione del paziente si rivelano fondamentali.
Possono migliorare in modo significativo i risultati del trattamento ortodontico. Mini-guida alla scelta e all’utilizzo.
“Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”.
Il terzo principio della dinamica è la legge che maggiormente accompagna l’ortodontista nella scelta dell’ancoraggio da utilizzare nella pianificazione di un trattamento ortodontico.
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L’ancoraggio in ortodonzia si riferisce alla capacità di resistere alle forze che vengono generate durante il movimento dei denti e, quindi, “la resistenza al movimento dentale indesiderato”.
È un concetto importante che riveste un ruolo fondamentale nelle meccaniche ortodontiche.
La meccanica ideale per l’ortodontista è quella in cui si spostano solo i denti che si intende muovere, mentre tutti gli altri restano assolutamente fermi.
Tale situazione non si verifica mai nel momento in cui si scelgono delle unità reattive dentarie, dato che anche forze piccolissime sono in grado di determinare il movimento dentale.
Attualmente l’unico modo per ottenere il massimo controllo possibile del movimento dentale è l’utilizzo di un “ancoraggio scheletrico”, che sfrutta cioè dei sistemi inseriti all’occorrenza nell’osso, e che permettono di non ingaggiare i denti nell’unità reattiva o di rinforzare notevolmente altri tipi di ancoraggi, intra- o extra-orali.
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La quantità di resistenza necessaria per prevenire il movimento degli elementi che vogliamo rimangano fermi mentre altri si spostano è differente a seconda dei nostri obiettivi.
Da qui il concetto di ancoraggio “massimo”, “medio” o “minimo”.
L’ancoraggio massimo si utilizza quando è cruciale mantenere stabili i denti di ancoraggio, perché il movimento dei denti target potrebbe compromettere il risultato del trattamento.
Si applica in situazioni in cui i denti ancoranti devono restare fermi mentre si spostano molti denti anteriori o si effettuano movimenti complessi.
Un esempio clinico di ancoraggio massimo è l’arretramento del gruppo frontale superiore in casi di biprotrusione, in cui i molari devono rimanere bene fermi nella loro posizione iniziale.
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Per ottenere un ancoraggio massimo è possibile utilizzare dispositivi extra-orali, come la trazione extra orale (TEO) o ancoraggi temporanei scheletrici (TADs).
L’ancoraggio medio è utilizzato, invece, quando è accettabile un certo grado di movimento dei denti ancoranti, purché non comprometta il trattamento.
Viene applicato in situazioni in cui un compromesso tra stabilità e movimento è possibile.
Durante la chiusura di spazi interdentali, diastemi, è possibile arretrare il gruppo frontale pur accettando un avanzamento minimo dei molari.
Il dispositivo di ancoraggio medio più usato solo gli elastici inter-arcata.
In ultimo, l’ancoraggio minimo è applicato quando il movimento dei denti ancoranti è desiderabile o non influisce negativamente sul trattamento.
In queste situazioni, i denti ancoranti possono muoversi insieme ai denti target.
Si pensi ad esempio a una correzione di un affollamento dentale lieve, dove il movimento di tutti i denti è accettabile.
La scelta del tipo di ancoraggio dipende da vari fattori, come la quantità di movimento necessario, la posizione e la stabilità dei denti ancoranti, l’età del paziente e la densità ossea.
Un’accurata pianificazione del tipo di ancoraggio è essenziale per garantire il successo del trattamento ortodontico, minimizzando i rischi e ottimizzando i risultati.
Le miniviti ortodontiche o anche dette TADs (Temporary Anchorage Devices) sono piccoli dispositivi in titanio che vengono posizionati nell’osso mascellare o mandibolare per un periodo di tempo limitato al fine di migliorare il controllo del movimento dentale, riducendo la dipendenza dai denti naturali come ancoraggio (Figura 1).
1. Esempio di ancoraggio mandibolare (gentile concessione del dott. Fabio Federici Canova)
Le miniviti hanno una dimensione molto ridotta rispetto agli impianti protesici, il loro diametro varia da 1.2 mm a 2 mm e la loro lunghezza varia dai 6 mm ai 12 mm a seconda della posizione di inserzione e al loro scopo di utilizzo.
Una minivite più sottile può essere scelta se deve essere inserita tra le radici; se la stabilità della vite dipende dalla midollare, deve essere scelta una vite più lunga, ma se la corticale fornisce una stabilità iniziale sufficiente, può essere utilizzate una minivite più corta.
Molte sono le miniviti presenti sul mercato, ognuna con caratteristiche di design diverse, ma per quanto le differenze strutturali possano essere più o meno marcate, le componenti principali di ogni minivite sono: la testa, il collo e il fusto.
La testa è la porzione più coronale della minivite, che sporge al di fuori dei tessuti dopo che la minivite è stata inserita nell’osso.
Può avere diverse fogge: liscia, sferica, a forma di bracket eccetera, presentare sottosquadri o fori e avere tagli singoli o a croce sulla superfice superiore, nei quali inserire la punta del cacciavite per il loro inserimento o rimozione dall’osso.
Secondo il suo design, può essere agganciata, bondata o fissata con legature.
Per l’ancoraggio diretto, viene tipicamente utilizzata una vite con un foro di 0,8 mm di diametro nella testa o nel collo (Baxi S et al., 2023)
Il collo è la porzione che connette la testa al fusto: può essere di diverse lunghezze per meglio adattarsi agli spessori dei tessuti in cui la minivite è inserita; nella maggior parte dei casi è liscio, per ridurre il ristagno di placca.
La maggior parte dei fallimenti sono infatti dovuti a peri-implantite che spesso ha origine all’intersezione della minivite stessa con la mucosa (Poggio PM et al., 2006).
Il fusto della minivite può avere una geometria conica o cilindrica e presenta su di esso le spire che all’interno dell’osso offrono resistenza alle forze assiali e longitudinali che agiscono sul dispositivo, e che tendono a disinserirla dall’osso.
La lunghezza della minivite è definita come la lunghezza complessiva del corpo filettato. In base all’anatomia del paziente, è possibile scegliere lunghezze da 5 mm a 12 mm (Nidhya VG 2020).
Conoscere la terminologia Ogni campo della conoscenza e dell’apprendimento richiede l’uso di una terminologia accettata per evitare confusione.
Ad oggi in ortodonzia, i termini utilizzati per identificare i dispositivi di ancoraggio temporaneo (TADs) o le mini-viti sono stati fuorvianti e confusi.
In particolare, l’uso delle parole “diretto” o “indiretto” in riferimento ai TADs può confondere, poiché questi termini possono indicare sia il metodo di inserimento (guidato o libero) sia il tipo di carico (ancoraggio diretto o indiretto).
Inoltre, con l’introduzione di apparecchi osteointegrati supportati da miniviti palatali (in siti inter- o extraradicolari), l’uso della parola “palatale” può creare confusione.
Sebbene il termine sia comunemente associato a mini-viti che vengono inserite utilizzando guide chirurgiche indirette, anche l’inserimento libero di miniviti nel palato potrebbe essere descritto in questo modo.
Per questo motivo, gli Autori della scuola di Ortognatodonzia di Ferrara hanno proposto recentemente una classificazione che possa distinguere, innanzitutto, il modo di inserimento e, in secondo luogo, il lato e il sito esatti di inserimento (Derton N, Cremonini F, Arveda N, Lombardo L, Palone M. Classification of temporary anchorage devices in orthodontics. J Clin Orthod. 2023 Jun;57(6):353-356. PMID: 37441782).
Un TAD guidato viene posizionato tramite una dima chirurgica progettata con sistemi di design/manufacturing assistito da computer (CAD/CAM), che richiede una tomografia computerizzata cone beam (CBCT) e un piano digitale completamente personalizzato.
Un sistema di connessione interna assicura che la testa della minivite sia fissata saldamente all’apparecchio osteointegrato (Figure 2-3).
2. Dima per l’inserizione guidata di miniviti palatali
3. Programmazione digitale per l’inserzione guidata di miniviti palatali
Il termine “palatale” può essere aggiunto, e può essere fatta un’ulteriore distinzione per indicare un sito inter- o extraradicolare:
4. Ancoraggio palatale extraradicolare
5. Ancoraggio palatale interradicolare per recupero di 23 incluso.
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