
L’overdenture è una soluzione protesica odontoiatrica che combina i vantaggi di una dentiera rimovibile con quelli di una protesi fissa su impianti. In pratica si tratta di una dentiera ancorata su impianti dentali mediante appositi attacchi, rimanendo rimovibile ma molto più stabile rispetto alle dentiere tradizionali. Questa caratteristica la rende una via di mezzo ideale, offrendo una maggiore stabilità durante la masticazione e la parola, eliminando allo stesso tempo il fastidio del palato spesso presente nelle protesi totali mobili convenzionali.
In riabilitazioni edentulo-partziali la tecnica overdenture su impianti rappresenta una scelta di compromesso clinico tra protesi totale convenzionale e protesi fissa su monconi. Rispetto all’una, favorisce ritenzione, comfort e soddisfazione del paziente; rispetto all’altra, consente contenimento dei costi e facilita le manovre di igiene domiciliare, particolarmente importante in soggetti anziani con disabilità motorie. Il survival rate implantare per overdenture si attesta tra 96% e 100% a 1 anno, e circa 95% tra 24 e 55 mesi. Dal punto di vista protesico, le complicanze includono perdita di ritenzione degli attacchi, con differenze tra le tipologie di attacco (barra, clip, sfera, O-ring).
La scelta tra barra, clip, sfera o O-ring dipende da variabili cliniche: distanza tra impianti, angolazione, tempo di funzionalizzazione e preferenze del paziente. Revisione sistematica recente non ha trovato differenze statisticamente significative per funzione masticatoria, perdita ossea marginale o soddisfazione del paziente tra i diversi sistemi di attacco, sebbene alcune opzioni mantengano inizialmente maggiore ritenzione (barra o clip) rispetto a O-ring o sfera.
Nel caso descritto, un paziente di 60 anni fumatore è stato valutato per edentulia parziale mandibolare secondaria a parodontite cronica. Dopo terapia antibiotica di breve durata si è proceduto all’estrazione degli elementi residui e all’inserimento di quattro impianti (tre Premium Ø3.80 da 13 mm e un Premium Ø4.25 da 13 mm) con tecnica postestrattiva e GBR in zona 4.3. Trascorse circa 15 settimane si è proceduto con la scopertura degli impianti e il posizionamento delle viti secondarie transmucose.
Si è scelto, sulla base delle profondità dei pozzetti transmucosi, l’abutment Locator dell’altezza più idonea, e si è proceduto al loro posizionamento intraorale. Su ogni abutment è stato fissato un anello spaziatore bianco per evitare esubero di materiale da impronta. A questo punto si sono collocati i transfer e si è proceduto con la presa dell’impronta di precisione. Il laboratorio ha valutato gli assi di parallelismo tramite pin neri in polietilene e piastra graduata in acciaio.
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Durante la fase lab è stata inserita una cappetta ritentiva verde gommosa sugli attacchi a basso profilo per fornire ritenzione elastica; successivamente è stata ribasata la protesi pre-esistente inglobando le cappette ritentive nella resina, consentendo immediatamente un miglioramento della stabilità. L’ovvia verifica di passività della barra, l’applicazione delle viti di copertura e la consegna della protesi al paziente hanno concluso la seduta chirurgico-protesica primaria.
Il follow-up ha confermato l’ottima stabilità della riabilitazione, con assenza di eventi avversi e un sostanziale miglioramento della funzionalità masticatoria, fonetica ed estetica. Il successivo impiego di una barra passiva con Elastic Seeger ha ridotto i tempi e i costi, semplificando le procedure cliniche e odontotecniche.
Nella progettazione implantoprotesica l’impronta è uno dei passaggi chiave per trasferire accuratamente la situazione del cavo orale al modello in gesso. Tecniche indirette con transfer sono comuni per ridurre gli errori di riposizionamento, particolarmente importanti quando si usano transfer lunghi o inclinati. L’angolazione degli impianti è uno dei principali fattori che influenzano l’accuratezza; i dettagli di impronte su impianti angolati richiedono materiali con adeguata elasticità, buon comportamento in presenza di umidità e tempi di polimerizzazione calibrati per evitare distorsioni durante la rimozione.
Materiali come polieteri e siliconi per addizione mostrano buone proprietà di stabilità dimensionale e simili caratteristiche di recupero elastico, indispensabili soprattutto per impronte su impianti angolati. Il tempo di lavoro e il tempo di polimerizzazione sono fattori chiave: si preferiscono polieteri per restauri singoli e polivinilsilossani per restauri multipli con diverse angolazioni degli impianti.
Manutenzione: l’overdenture richiede igiene quotidiana accurata, con rimozione serale per pulizia mirata sia della protesi sia degli attacchi sugli impianti. È consigliata la conservazione notturna in contenitore con acqua e pastiglia disinfettante per protesi, con riposo delle mucose per 6-8 ore al giorno. Controlli periodici dal dentista (ogni 6-12 mesi) servono per monitorare stato degli impianti, condizione della protesi, integrità degli attacchi e possibile riassorbimento osseo peri-implantare. Spesso con il passare del tempo gli attacchi necessitano di sostituzione; la gestione di componenti come gommine o O-ring è fondamentale per mantenere la ritenzione.
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Una particolare attenzione va data alla tecnica di impronta e al posizionamento della fixture: rimuovere la vite di guarigione e utilizzare transfer adeguati permette una corretta replica della situazione intraorale nel modello di laboratorio. La scelta dei materiali di impronta, l’uso di una barra o di attacchi singoli, e la gestione di angolazioni divergenti incidono sull’accuratezza finale della protesi. Il materiale ideale deve offrire lungo Working Time e breve Set Time, non provocare deformazioni durante rimozione, e mantenere stabilità dimensionale nonostante l’umidità della bocca e le differenti angolazioni degli impianti.
La protesi fissa su impianti è avvitata stabilmente sugli impianti e non può essere rimossa dal paziente; tende ad essere più costosa e richiede un numero maggiore di impianti, oltre a procedure chirurgiche e protesiche più complesse. L’overdenture, al contrario, utilizza meno impianti, rimane rimovibile, ma può offrire estetica e funzione quasi equivalenti a una protesi fissa su impianti, con notevoli vantaggi in termini di gestione quotidiana e costi. L’overdenture è particolarmente indicata per pazienti anziani, per chi evita chirurgia invasiva o per casi in cui l’osso residuo limita l’uso di numerosi impianti.
In alcuni casi è possibile optare per un percorso intermedio: iniziare con overdenture su impianti e, se le condizioni lo permettono, in un secondo tempo convertirela in protesi fissa definitiva senza necessità di nuovi impianti. La pianificazione iniziale deve quindi considerare potenziali convertibilità future, bilanciando requisiti di stabilità, estetica e costi.
Nel caso descritto si osserva una riabilitazione di successo con utilizzo di attacchi a basso profilo su barra e supporto protesico, riduzione dell’ingombro palatino e stabilità duratura. L’elasticità degli anelli Seeger e la passività della barra hanno facilitato la gestione protesica, ridotto i tempi di intervento e semplificato le procedure sia per il clinico sia per l’odontotecnico. A distanza di 4-6 mesi, non si registrano eventi avversi protesici; l’uso di un protocollo di carico immediato è risultato fattibile grazie alla stabilità intraoperatoria degli impianti e alle tecniche di guarigione avanzate.
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