Anatomia e funzione della papilla interdentale e dell’osso alveolare

La salute della minuscola porzione di tessuto gengivale tra un dente e l’altro non va trascurata. Sebbene questo tessuto sia piccolo, contribuisce a proteggere le radici dei denti dall’esposizione, dai batteri e dall’effetto dei residui di cibo tra i denti stessi. Pigmentazione sana. Quando sono sane, le gengive sono di colore rosa pallido. Un colore rosso scuro o sanguinamento frequente negli spazi interdentali possono essere segni di gengivite e gengive non sane.Attacco solido. Le papille interdentali proteggono le radici dei denti da batteri pericolosi e residui di cibo. Quando sono sane si attaccano saldamente tra i denti, senza lasciare alcuno spazio vuoto. La comparsa di spazi vuoti tra le gengive o la recessione della gengiva lungo il dente sono segni di un possibile problema.Forma triangolare. Un altro segno della recessione gengivale è dato dalla forma assunta dalla papilla tra un dente e l’altro. Se è sana dovrebbe esserci un piccolo triangolino di tessuto tra ciascuna coppia di denti. Inoltre, le dimensioni della papilla dovrebbero essere equivalenti a quelle dei denti a cui è fissata: pertanto i molari dovrebbero avere papille più grandi e i canini papille più piccole.Assenza di dolore e sanguinamento. Se si nota che la porzione di gengiva tra i denti non è sana come dovrebbe, occorre iniziare subito a prendersene cura. Naturalmente una corretta igiene orale è la prima difesa che aiuta a mantenere le papille interdentali sane e più in grado di svolgere il loro compito, ovvero proteggere i denti. È fondamentale spazzolare i denti due volte al giorno.

Le papille interdentali giocano un ruolo fondamentale nella salute orale complessiva. Branca dell’odontoiatria che si occupa della cura dei denti affetti da carie o soggetti ad agenti erosivi. L’odontoiatria conservativa moderna è basata sul concetto di minima invasività: viene rimosso esclusivamente il tessuto dentale cariato e la cavità risultante viene otturata con un materiale da restauro estetico (composito), legato direttamente al tessuto dentale sano tramite adesivi smalto-dentinali. I denti sono organi durissimi, che si trovano all’interno del cavo orale di molti vertebrati. La funzione primaria della dentatura è quella della presa e della masticazione del cibo ma i denti nell’uomo rivestono anche un’importante funzione fonetica e d estetica. Il processo di formazione dei denti è chiamato odontogenesi ed inizia fin dalle prime settimane successive al concepimento. Durante la crescita, l’uomo sviluppa due dentizioni.

La prima in ordine temporale è rappresentata dai denti da latte, o decidui, che cominciano a spuntare in genere verso il sesto mese di vita. All’età di due anni, di solito, un bambino ha venti denti. La dentizione decidua è composta, per ogni arcata dentale, da 4 incisivi (2 mediali e 2 laterali), 2 canini (uno per ogni emiarcata) e 4 molari (2 per ogni emiarcata). La seconda dentizione è composta dai denti permanenti. Il germe dentario, da cui si sviluppano i denti permanenti è presente all’interno dell’osso alveolare circa tre anni prima della eruzione del dente stesso. Quando il bambino ha circa sei anni, i denti permanenti cominciano a svilupparsi e, erodendo la radice del dente deciduo, crescono e portano il dente deciduo alla caduta. Questo processo dura fino ai 12-14 anni (si continua fino circa ai vent’anni solo per i “denti del giudizio”) ed al suo termine l’uomo adulto è provvisto di trentadue denti.

Nella bocca esistono diversi gruppi di denti, variabili per forma, dimensione e funzione. Nei mammiferi e nell’uomo, si distinguono gli incisivi, i canini, i premolari e i molari. L’uomo possiede, per ogni emiarcata (metà di una arcata dentale): 2 incisivi (1 mediale e 1 laterale), 1 canino, 2 premolari (chiamati primo e secondo premolare) e 3 molari (chiamati rispettivamente primo, secondo e terzo molare, di cui il terzo è anche chiamato dente del giudizio). Sommando questi numeri, si ottengono in totale i 32 denti propri dell’uomo adulto.

Si ricorre alla terapia endodontica qualora una lesione, cariosa o traumatica, determini una alterazione irreversibile del tessuto pulpare fino alla necrosi dello stesso. L’endodonzia si occupa inoltre del ritrattamento di denti già devitalizzati che presentano comunque patologie dovute ad una ricolonizzazione dello spazio radicolare da parte di batteri patogeni (granuloma) provenienti dall’esterno (recidiva cariosa) o dall’interno (insufficiente detersione durante la prima devitalizzazione) del dente. L’ortodonzia non dimentica neanche l’importanza dell’estetica; si pone come obiettivo quello di riportare il profilo facciale nella posizione più corretta possibile e di restituire al paziente un aspetto migliore, oltre che la fiducia in se stesso.

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I trattamenti ortodontici sono essenzialmente di due tipi: ortodonzia fissa e ortodonzia intercettiva. L’ortodonzia fissa si avvale di apparecchi fissi, che non possono essere rimossi dai pazienti (potrà toglierli solo il dentista). Il secondo tipo di trattamento ortodontico, che viene chiamato ortodonzia intercettiva, ma anche ortopedica e/o funzionale, viene utilizzato per risolvere eventuali disgnazie presenti nell’individuo in crescita ed ha per tale motivo un duplice scopo: correggere il difetto in età di sviluppo e semplificare eventuali trattamenti in dentatura permanente.

Anche detta periodontite e parodontopatia è un’infezione dei tessuti parodontali, che determina una perdita d’attacco dei denti rispetto all’alveolo, con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più denti. Tale processo è reversibile se viene diagnosticato nelle sue prime fasi e curato. Con il progredire della malattia, misurata principalmente come progressione della perdita di attacco parodontale, la possibilità di recupero diventa più difficile e richiede trattamenti più complessi come la terapia rigenerativa dell’osso. Il quadro clinico di parodontite comprende tutti i segni e sintomi della gengivite. La maggiore gravità è data dall’espansione dell’infiammazione dalla sola gengiva al legamento parodontale, con coinvolgimento del cemento radicolare e dell’osso alveolare.

La lesione tipica è la tasca parodontale, invaginazione che si forma nello spazio solitamente occupato dal legamento parodontale e dalle altre strutture di sostegno del dente, che vengono aggredite dall’infezione e sostituite da tessuto infiammatorio. Si viene così a formare un lume virtuale dove possono accumularsi nuovi batteri in forma organizzata e spesso calcificata sotto forma di tartaro, batteri che possono trarre nutrimento dagli essudati infiammatori prodotti dai tessuti lesi dal processo patologico, che tende quindi ad autoalimentarsi. L’impossibilità di pulizia in questo spazio è il motivo della cronicizzazione della patologia, che tipicamente rimane per lungo tempo scarsamente sintomatica, presentando solo i sintomi della gengivite, e quindi spesso diagnosticata tardivamente, in assenza di controlli periodici.

Dentisti, igienisti dentali e ricercatori sono concordi nel ritenere che la parodontite non possa insorgere in una bocca correttamente pulita. Allo stesso tempo è evidente come alcuni individui necessitino di una igiene molto più accurata di altri al fine di evitare l’insorgenza della parodontite. La prevenzione è quindi effettuata con gli stessi strumenti della prevenzione della carie, ovvero utilizzando in modo corretto uno spazzolino in buone condizioni due-tre volte al giorno e il filo interdentale giornalmente. Nonostante l’assenza di dolore, è importante non sottovalutare manifestazioni infiammatorie gengivali, bensì sottoporle all’analisi di uno specialista. Il primo obiettivo terapeutico è sicuramente quello di ripristinare una corretta igiene orale grazie all’aiuto della figura dell’igienista dentale e del dentista. Ciò comprende una o più sedute di igiene orale professionale, ablazione meccanica del tartaro, curettage gengivale, levigatura delle radici, motivazione all’igiene orale, comprensione ed esecuzione delle metodiche corrette di prevenzione.

La parodontite cronica, nei casi più gravi, può richiedere un intervento chirurgico volto a pulire i tessuti coinvolti più profondi, ed eventualmente a rigenerare l’osso riassorbito. Nella parodontite aggressiva le terapie parodontali, chirurgiche e non, richiedono il supporto di una terapia farmacologica, magari con combinazioni di antibiotici come amoxicillina e metronidazolo. Nella parodontite ulcero-necrotizzante non si può ottenere una buona igiene dentale con lo spazzolamento, poiché arreca dolore; pertanto sciacqui con soluzioni di clorexidina a elevata concentrazione permettono di inibire, seppur parzialmente, la formazione di nuova placca batterica. Anche in questo caso risulta efficace il supporto farmacologico, con antibiotici come metronidazolo, penicillina o tetracicline.

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La papilla interdentale è generalmente descritta come la porzione di gengiva che occupa lo spazio tra due denti adiacenti. Molteplici sono le cause che possono condurre alla perdita o al danneggiamento della papilla. La perdita della papilla parodontale prende il nome di “Black Triangle Syndrome”, in quanto si viene a creare fra un dente e l'altro una finestra nera estremamente antiestetica. Oltre all’inestetismo, si avrà una maggior sensibilità al caldo e al freddo a causa dell'esposizione della radice dentale. Quando la perdita dei tessuti interdentali è già avvenuta possono essere attuate molteplici tecniche con finalità ricostruttive, le quali essere distinte in due categorie: chirurgiche e non chirurgiche. Le tecniche a disposizione sono varie e la scelta in merito a quale adottare è strettamente legata al quadro clinico e alle scelte del paradontologo. Questi trattamenti garantiscono un miglioramento dell'estetica del sorriso e delle funzioni parodontali del paziente.

La parodontologia si propone di conservare o ripristinare lo stato di salute dei tessuti di supporto di denti ed impianti, contribuendo così a conservare o migliorare il comfort, la funzione masticatoria, la fonazione e l’estetica dei pazienti. Anatomia del parodonto e dei tessuti parodontali: la gengiva. Gengiva: è costituita da quella parte della mucosa masticatoria, di derivazione ectodermica, che ricopre il processo alveolare e circonda il colletto dei denti. In direzione coronale appare di colore rosa e dall'aspetto “a buccia d'arancia” nei soggetti in salute, caratterizzata da un contorno festonato e termina con il margine gengivale libero, mentre in direzione apicale la gengiva continua con la mucosa alveolare, dall'aspetto lasso e dal colore più scuro. La linea di confine tra le due aree precedentemente descritte è ben visibile e riconoscibile ed è definita giunzione muco-gengivale. Il palato è invece contraddistinto da caratteristiche diverse, non presenta infatti una linea mucogengivale poiché il palato duro e il processo alveolare mascellare sono ricoperti da un omogeneo strato di gengiva aderente.

Le caratteristiche istologiche e morfologiche della gengiva fanno si che si possa parlare di gengiva libera (marginale e interdentale) e gengiva aderente. La gengiva è saldamente adesa all’osso alveolare e al cemento sottostante mediante l’inserzione d’innumerevoli fibre connettivali. Legamento parodontale: è una struttura connettivale che collega il cemento radicolare all’osso alveolare, composta da un complesso di cellule, fibre nervose e vasi sanguigni e linfatici, immersi in una matrice extracellulare prevalentemente formata da fasci di fibre connettivali. È situato tra l’osso alveolare proprio e il cemento radicolare e lo spazio in cui si dispone ha un’ampiezza di circa 0,25 mm e una forma di clessidra. Il dente è unito all’osso mediante fasci di fibre collagene. Questi fasci possono essere classificati in base al loro orientamento e disposizione in 4 gruppi: Fibre della cresta alveolare, Fibre orizzontali, Fibre oblique, Fibre apicali. Dal cemento all'osso alveolare si ritrovano poi delle fibre denominate di Sharpey; tra i componenti importanti del legamento parodontale sono da segnalare anche le fibre elastiche e una piccola percentuale di fibre ossee. Oltre alle fibre sono presenti alcuni componenti cellulari quali: fibroblasti, osteoblasti, cementoblasti, residui del Malassez, fibre nervose, cellule endoteliali, macrofagi, eosinofili, mastocellule. Il complesso sistema di ancoraggio del legamento parodontale permette la distribuzione e l'assorbimento da parte del processo alveolare delle forze sviluppate durante la masticazione e i contatti fra i denti e rende possibile i movimenti dentali fisiologici. Queste proprietà sono fondamentali per consentire l'apposizione di nuovo osso durante lo sviluppo e il rimodellamento dinamico.

Cemento radicolare: è un tessuto calcificato specializzato che ricopre le superfici della radice dei denti, non è innervato e ma presenta vasi sanguigni o linfatici. Viene deposto senza sosta durante l'intero arco della vita. Come altri tessuti mineralizzati è costituito da fibre collagene contenute in una matrice organica. Le tre componenti principali del cemento sono una organica, una inorganica e l'acqua; la componente organica è formata da collagene, proteine, glicoproteine, e fosfatasi alcalina. Si distinguono principalmente quattro tipi di cemento: acellulare a fibre estrinseche, cellulare a stratificazione mista, cellulare a fibre intrinseche e cemento acellulare afibrillare. Il cemento permette la connessione del dente con le fibre del legamento parodontale, consentendo quindi la distribuzione delle forze che agiscono sul dente.

Osso alveolare: è quella parte delle ossa mascellari che forma e sostiene gli alveoli dentari. E' caratterizzato da una parte organica e una inorganica. Quest'ultima è quasi completamente idrossido di calcio mentre la componente organica è costituita da fibre collagene tipo I immerse in una sostanza amorfa di glicoproteine e proteoglicani. Lo strato esterno che riveste gli alveoli è composta da osso compatto che rappresenta una sottile lamina dura dove trovano inserzione le fibre del legamento parodontale, mentre l’osso spugnoso la fa da padrone nelle aree tra gli alveoli. Lungo l'osso alveolare proprio corrono numerosi canali di Volkmann, attraverso i quali i vasi sanguigni e linfatici nonché le fibre nervose passano dall'osso alveolare al legamento parodontale. Dal legamento stesso giungono le fibre di Sharpey, spesso mineralizzate, che si inseriscono sulla parte dell'alveolo del dente, dando vita all'osso denominato fascicolato.

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Infografica: anatomia del parodonto e posizionamento della papilla interdentale
Video didattico: Ruolo della papilla interdentale e rimodellamento dell’osso alveolare

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