
La frequenza della malattia perimplantare è cresciuta con il sostanziale aumento del numero di impianti dentali posizionati ogni anno. Nello specifico si parla di perimplantite quando vi è un’infezione con suppurazione (pus) dei tessuti perimplantari, associata a una progressiva perdita di osso marginale. Se non curata può portare all’insuccesso e alla perdita dell’impianto dentale.
È una condizione patologica associata ai batteri e alla placca che aderisce ai tessuti intorno agli impianti dentali. I batteri, in questo modo, penetrano all’interno del solco gengivale andando ad infiammare l’elemento implantare, portando alla progressiva distruzione dei tessuti e conseguente processo infiammatorio.
Inizialmente la perimplantite è asintomatica e silenziosa. Solo i primi sintomi generano un campanello d’allarme:
Quando la parodontite avanza insorgono altri sintomi: alitosi più intensa, sanguinamento gengivale severo spontaneo anche durante il sonno, recessioni gengivali, esposizione delle radici, mobilità dentale, fastidi e dolenzia diffusa dei denti, sensibilità di denti e gengive. La malattia parodontale si può individuare anche radiograficamente osservando una perdita ossea generalizzata.
Spesso inizia con un'infiammazione superficiale della membrana mucosa intorno all'impianto dentale, nota anche come mucosite orale. La mucosite deve essere considerata una vera patologia e, diversamente dalla gengivite che può essere presente anche per periodi lunghissimi nella cavità orale, ha una tempistica molto più breve: generalmente dopo circa sei mesi tende a evolvere in una lesione irreversibile, trasformandosi in una vera e propria perimplantite, estremamente più complessa da gestire.
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Il primo passo è diagnosticare correttamente la perimplantite e valutare il suo stato di avanzamento. Per avere una stima esatta della quantità d’osso perduta a causa della perimplantite, eseguiamo una radiografia che andiamo poi a confrontare con quella precedente, effettuata dopo l’inserimento dell’impianto.
La stadiazione aiuta a decidere l’iter terapeutico:
L’obiettivo principale del trattamento della perimplantite dovrebbe essere la risoluzione dell'infiammazione dei tessuti molli perimplantari (non sanguinamento al sondaggio, non suppurazione) e il mantenimento della stabilità dell'osso di supporto. Ciò passa per il mantenimento di un ambiente perimplantare popolato da batteri compatibili con la salute perimplantare.
La terapia non chirurgica ha dimostrato efficacia nella gestione della mucosite perimplantare e, in molti casi selezionati, anche della perimplantite. È composta da debridement meccanico professionale, decontaminazione chimica e, in casi selezionati, terapie locali o sistemiche farmacologiche come adiuvanti.
In letteratura sono stati impiegati gel o capsule a rilascio di antibiotici (es. doxiciclina, minociclina, metronidazolo) posizionati all’interno della tasca. Ligosan (doxiciclina 14%) è un esempio di applicazione locale che permette il riempimento della tasca dalla zona più profonda fino al margine gengivale; a intervalli di una settimana dalla data dell’applicazione venivano fatti dei controlli per verificare la situazione.
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Allo stato attuale rimane controverso il ruolo dell’antibioticoterapia sistemica, che risulterebbe utile a fronte di condizioni di particolare gravità o suppurazione. La decisione va presa caso per caso e idealmente supportata da esami microbiologici. Alcuni protocolli riportati in letteratura includono:
La terapia sistemica andrebbe vista come un adiuvante di altre procedure di trattamento delle infezioni implantari e sarebbe consigliabile limitarne l'uso ai casi clinici più impegnativi.
Uno studio prospettico su 21 impianti trattati con scaling con strumento a ultrasuoni e abrasivo a base di glicina seguito dalla somministrazione di metronidazolo 500 mg TID per 7 giorni ha mostrato risultati positivi a 12 mesi: cambiamenti statisticamente significativi nelle variabili cliniche e radiografiche, arresto della perdita ossea progressiva nella maggior parte dei casi e profondità di tasca <5 mm nel 95.45% dei siti. Secondo i criteri di successo applicati, il 40.90% delle perimplantiti è stato arrestato e risolto, mentre nel restante 59.1% è risultato presente almeno un sito con sanguinamento al sondaggio. Nessuno degli impianti presentava una perdita ossea progressiva a fine studio.
Quando la situazione lo richiede, ci orientiamo verso la chirurgia, ma cercando sempre l’approccio meno invasivo in modo da conciliare una guarigione rapida ed efficace con il minimo disagio possibile per il paziente. L’opzione terapeutica più efficace è spesso chirurgica, ma va attuata solo come seconda scelta, dopo il fallimento dell’approccio non chirurgico.
La terapia antibiotica perioperatoria può essere indicata in caso di procedure rigenerative o presenza di suppurazione, valutando sempre il rischio-beneficio e la necessità di profilassi in base al quadro clinico.
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Il trattamento ideale delle malattie perimplantari è la prevenzione attraverso un’igiene domiciliare meticolosa ed eseguita giorno dopo giorno, associata a controlli periodici dal dentista o dal parodontologo, nonché associata a frequenti sedute di igiene professionale, secondo le indicazioni dei clinici.
Fase acuta e dopo la prima seduta di terapia causale:
La perimplantite è una patologia multifattoriale in cui la componente microbiologica ha un ruolo decisivo. Alla luce di lavori come quello presentato in letteratura, l'antibioticoterapia andrebbe vista come un'adiuvante di altre procedure di trattamento delle infezioni implantari e sarebbe consigliabile limitarne l'uso ai casi clinici più impegnativi. Molti studi non prevedevano placebo o gruppo di controllo; di conseguenza, il ruolo della terapia antibiotica adiuvante nel trattamento delle perimplantiti rimane parziale oggetto di dibattimento.
Criteri decisionali per il mantenimento vs rimozione dell’impianto:
La gestione ottimale della perimplantite richiede un approccio integrato: implantologo per diagnosi e pianificazione, parodontologo per la gestione dei tessuti molli e rigenerazione, igienista dentale per mantenimento e prevenzione, radiologo per imaging avanzato e laboratorio odontotecnico per eventuali modifiche protesiche.
Un'ottima igiene orale è l'elemento fondamentale per prevenire la perimplantite. Lavarsi i denti due volte al giorno, utilizzare spazzolini interdentali e filo, effettuare pulizie professionali periodiche e rispettare gli appuntamenti di controllo sono misure essenziali. I fumatori dovrebbero cessare il fumo o ridurre il consumo, e i pazienti con patologie sistemiche (diabete, osteoporosi) devono mantenere un controllo ottimale della malattia di base. In caso di sintomi come sanguinamento, gonfiore o fuoriuscita di pus è necessario fissare un appuntamento dal dentista senza ritardi.
Il Centro Odontoiatrico Grimaldi e altri centri di ricerca seguono le innovazioni: biomarcatori predittivi, superfici implantari antibatteriche, medicina rigenerativa con cellule staminali e sviluppo di algoritmi predittivi basati su intelligenza artificiale per la diagnosi precoce. La ricerca mira a rendere sempre più personalizzati e predittivi i protocolli terapeutici.
Per informazioni di base e consigli pratici, consultate la guida introduttiva alla perimplantite del vostro centro di riferimento e discutete con il clinico l’opzione terapeutica più idonea al vostro caso specifico.
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