
Se si è allergici al dentifricio, probabilmente non ci si troverà a tirare su col naso ogni volta che si spazzolano i denti. Uno dei sintomi dell’allergia al dentifricio è una grave forma di infiammazione delle labbra, nota come cheilite. Come illustrato dal portale MyPersonalTrainer, la cheilite è un’infiammazione delle labbra che si manifesta con secchezza, dolore, bruciore, gonfiore, desquamazione e screpolature. Può essere inoltre accompagnata da eruzioni cutanee attorno alla bocca. Un articolo pubblicato sulla rivista Minerva Stomatologica ha illustrato il caso di un uomo di 25 anni a cui inizialmente è stata diagnosticata una cheilite erpetica. Solo in seguito la diagnosi è stata corretta in cheilite allergica da contatto causata dall'utilizzo di un dentifricio.
I dentifrici possono contenere numerosi potenziali allergeni. Tra questi troviamo glutine, fluoruro, profumazioni e aromi. In passato, i derivati della cannella erano una causa comune di reazioni allergiche al dentifricio. Se si presentano labbra gravemente irritate o screpolate o un’eruzione cutanea attorno alla bocca e si sospetta che la colpa sia del dentifricio, la prima cosa da fare è smettere di usare quel prodotto. Inoltre, è una buona idea rivolgersi al proprio dentista o al proprio medico. Un professionista sanitario potrà sottoporre il paziente alle prove allergiche, per verificare se sia allergico al dentifricio. Nel caso in cui gli ingredienti del dentifricio siano noti, il medico o il dentista potranno testare i singoli ingredienti, per individuare in modo più preciso la sostanza responsabile. Come indicato nell’articolo summenzionato pubblicato nella rivista Dermatitis, è importante eseguire un secondo test qualora il primo confermi un’allergia al dentifricio.
Se si scopre di essere allergici a un ingrediente del proprio dentifricio, fortunatamente il mercato offre numerose alternative tra cui scegliere. Se, ad esempio, si è allergici a una forma di fluoruro usata nei dentifrici, esistono varianti senza fluoruro. Allo stesso modo, se si è allergici all’aroma di cannella, è possibile optare per un dentifricio al gusto menta. Un’allergia al dentifricio non deve però impedire di mantenere una corretta salute orale. La dermatite allergica da contatto (DAC) è una patologia infiammatoria della pelle provocata dal contatto della cute con metalli (ad esempio nichel e oro), ma anche coloranti, profumi e gomme. La dermatite allergica da contatto interessa in particolar modo persone tra i 40 e i 45 anni e rappresenta l’80-90% delle dermatosi professionali: è frequente in ambito lavorativo, in particolar modo in quei soggetti che maneggiano sostanze potenzialmente allergizzanti per diverse ore al giorno.
La dermatite da contatto è un’infiammazione della pelle causata dal contatto diretto con sostanze irritanti (dermatite da contatto irritativa) o allergeni (dermatite allergica da contatto). I sintomi comprendono prurito e talvolta dolore urente. Le alterazioni cutanee comprendono eritema, desquamazione, tumefazione cutanea e talvolta vesciche e ulcerazioni. La sede dipende dal punto di contatto. La diagnosi è formulata sulla base dell'anamnesi positiva per esposizione, sull'esame obiettivo e talvolta mediante test con cerotti cutanei. Il trattamento comprende corticosteroidi topici, antipruriginosi ed evitare irritanti e allergeni.
La dermatite allergica da contatto è una reazione di ipersensibilità di tipo IV, mediata da cellule T e di tipo ritardato a un allergene ambientale che si svolge in 2 fasi: sensibilizzazione a un antigene e reazione allergica dopo la riesposizione. Nella fase di sensibilizzazione, gli allergeni sono catturati dalle cellule di Langerhans (cellule epidermiche dendritiche). Quando attivate, queste cellule migrano verso i linfonodi regionali, dove processano e presentano l'antigene a cellule T naive. Durante la riesposizione, le cellule T riconoscono l'antigene e si espandono, innescando la reazione infiammatoria nella sede del contatto cutaneo.
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Tra gli allergeni comuni nei dentifrici vi sono profumazioni, aromi, cinnamaldeide (derivata dalla cannella) e mentolo; altri potenziali allergeni includono coloranti e allergeni leganti come lo xanthan gum e agar agar. Il nichel è noto come uno degli allergeni da contatto più frequenti in una varietà di contesti, e può essere presente in cosmetici o in bigiotteria indossata vicino al viso. Nei dentifrici, la sensibilità può manifestarsi come cheilite o irritazione periorale, e la terapia di eliminazione è spesso risolutiva.
Il patch test è considerato gold standard per diagnosticare la dermatite allergica da contatto. Viene applicato sulla pelle della schiena e valutato a 48 ore, 72 o 96 ore. Risultati positivi si accompagnano a reazioni progressive tra la prima e la seconda lettura. I test possono includere allergeni sia per contatto estetico sia per uso professionale; i falsi positivi e negativi esistono e una valutazione clinica resta essenziale. In caso di sospetto di reazione al dentifricio, è consigliabile sospendere l’uso del dentifricio sospetto per 2-4 settimane e sostituirlo con uno privo di aromi e SLS, oppure utilizzare solo acqua e spazzolino.
La gestione primaria è l’evitamento dell’agente causale. In caso di reazioni lievi-moderate, si ricorre a corticosteroidi topici e antistaminici sistemici per controllare prurito e infiammazione. Per lesioni vescico-bollose o essudative, possono essere utili antisettici o antibiotici locali. Se la reazione è grave o estesa, possono essere necessari corticosteroidi orali per un breve periodo. È utile una valutazione completa della storia del paziente, comprese abitudini di igiene orale, uso di farmaci topici e cosmetici, nonché l’esposizione professionale o personale a potenziali allergeni.
La prognosi della dermatite da contatto è generalmente eccellente se l’allergene viene evitato; la reattività può rimanere presente per tutta la vita. Le forme croniche, come la dermatite periorale associata a dentifrici fluorurati o contenenti SLS, possono richiedere una gestione dermatologica più approfondita ma tendono comunque a guarire senza esiti cicatriziali se trattate correttamente.
Il dentifricio è un presidio medico-chirurgico o cosmetico fondamentale per l'igiene orale quotidiana, progettato per facilitare la rimozione della placca batterica, prevenire la carie e rinfrescare l'alito. Tuttavia, nonostante la sua apparente innocuità, il dentifricio può essere la causa di diverse reazioni avverse. Le problematiche legate all'uso del dentifricio si manifestano principalmente sotto forma di dermatite da contatto (allergica o irritativa), stomatite, cheilite o, in caso di ingestione eccessiva e prolungata nei bambini, fluorosi dentale.
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Per chi sospetta una sensibilità a un particolare ingrediente del dentifricio, le alternative includono dentifrici senza fluoruro o senza aromi specifici. È fondamentale consultare un dentista per eseguire le prove allergiche e identificare l’allergene responsabile, oltre a valutare opzioni di trattamento e gestione della salute orale in assenza dell’allergene.
Una corretta diagnosi e gestione richiedono una valutazione clinica completa, inclusa la storia allergologica, la possibilità di polisensibilizzazione o cosensibilizzazione (sensibilizzazione a più allergeni correlati) e l’interpretazione accurata dei patch test.
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