
L’estrazione di un dente è un’operazione delicata, sia per il dentista che per il paziente, se non si valuta con attenzione cosa fare dopo l’intervento. Il post-operatorio dell’estrazione di un dente è la fase in cui si inizia a percepire un po’ di fastidio e anche un po’ di dolore. Questo perché svanisce l’effetto dell’anestesia e si percepisce il risentimento del tessuto parodontale.
I denti da latte, noti anche come denti decidui, sono i primi denti che si sviluppano nei bambini. Loro svolgono un ruolo fondamentale nella masticazione, nella pronuncia e nella corretta crescita del cavo orale. Molti genitori non sono consapevoli che i denti da latte abbiano anche radici. Spazio per i denti permanenti: Le radici occupano spazio all’interno dell’osso mascellare o mandibolare. Se queste radici non vengono rimosse, potrebbero ostacolare l’emergenza e la corretta posizionamento dei denti permanenti. Le radici persistenti possono creare cavità o spazi vuoti in cui i batteri possono accumularsi e causare infezioni. Le radici rimanenti nel cavo orale possono costituire una vera e propria porta d’ingresso per i batteri che abitano naturalmente la cavità orale, con conseguenze che vanno ben oltre il semplice fastidio locale.
La principale complicazione associata alla permanenza di residui radicolari è la possibilità che si sviluppino infezioni localizzate. Tra le infezioni più comuni troviamo i granulomi apicali, che sono infezioni croniche che colpiscono l’apice della radice dentale e l’osso circostante. Nel caso di radici residue nell’arcata superiore, esiste anche il rischio che si crei una comunicazione con i seni mascellari. In questo caso, le infezioni dentali possono diffondersi ai seni, provocando sinusiti e, nei casi più gravi, ascessi o flemoni che richiedono un trattamento urgente.
Anche quando non causano dolore o infezioni locali evidenti, i residui radicolari possono diventare una fonte di infezione sistemica. I batteri che si insediano nelle radici fratturate o non rimosse possono entrare nel flusso sanguigno e diffondersi in tutto il corpo, specialmente in periodi di immunodepressione, quando il sistema immunitario è meno capace di difendere l’organismo. Una delle infezioni più gravi che può derivare da una contaminazione batterica orale è l’endocardite batterica, un’infezione del rivestimento interno del cuore. Un’altra infezione sistemica legata alla presenza di batteri provenienti dalle radici è la pericardite batterica, che colpisce il rivestimento esterno del cuore.
Non tutte le estrazioni dentarie possono essere considerate semplici. In alcuni casi parliamo di vere e proprie operazioni come avviene per i denti inclusi. La rimozione delle radici dei denti da latte viene eseguita da un dentista o da un chirurgo orale esperto. È importante sottolineare che la rimozione dev’essere eseguita da professionisti qualificati e solo quando vi è una reale necessità. Se hai dei frammenti di radice nei tuoi denti, la cosa migliore da fare è parlare con il tuo dentista per una valutazione approfondita e per decidere il trattamento più appropriato.
Leggi anche: diagnostica avanzata per le lesioni radicolari
Molti pazienti si presentano in studio con una preoccupazione comune: la presenza di residui di radici di denti fratturati o estratti da tempo, che però non causano alcun fastidio o dolore. Spesso, si tende a sottovalutare l’importanza di rimuovere questi resti, soprattutto quando non sembrano provocare problemi immediati. Alcuni pazienti, infatti, credono che lasciare queste radici nel cavo orale possa addirittura aiutare a “mantenere lo spazio” del dente perso o evitare il riassorbimento dell’osso. L’idea che i residui radicolari possano aiutare a mantenere lo spazio e prevenire il riassorbimento dell’osso è un mito.
Anche se i residui di radici non causano dolore immediato, è importante considerare che, nel tempo, possono evolversi in focolai di infezione. Le radici morte o non trattate possono contribuire a danneggiare ulteriormente l’osso circostante, poiché il corpo non riesce a rispondere adeguatamente alla presenza di tessuti necrotici. Un altro aspetto importante da considerare è che, oggi, le procedure di estrazione delle radici residue sono molto più sicure e meno dolorose di un tempo. Grazie all’anestesia locoregionale, è possibile eseguire un intervento totalmente indolore, anche quando le radici sono particolarmente profonde o difficili da rimuovere.
Se il sanguinamento continua, bisogna immediatamente contattare il proprio dentista. In caso di alveolite nei giorni successivi all’estrazione che può avvenire a causa di una contaminazione dal fumo dell’alveolo o da accumulo di cibo può rendersi necessario prendere l’antibiotico sempre su indicazione del dentista. Anche se il dente era marcio, quindi, probabilmente, lo è anche la radice: contatti un dentista esperto in chirurgia orale e si faccia risolvere il problema senza aspettare che il tutto si risolva miracolosamente con il passar del tempo.
In alcuni casi lo Studio può richiedere un esame radiografico (quando indicato) per valutare posizione e sviluppo del dente permanente. La scelta tra “aspettare” e “estrarre” non dovrebbe essere improvvisata: va valutata dallo Studio, considerando crescita, spazio e salute generale della bocca. Se noti gonfiore importante, dolore che aumenta o sanguinamento persistente, è corretto contattare lo Studio per un controllo. Giorno 9 ho il controllo e ci sarà di nuovo lui, ma è normale sentirsi dire una cosa del genere? Si può lasciare un pezzo di radice e richiudere la gengiva? Rispondere a queste domande richiede una valutazione clinica e radiografica accurata.
Dopo l’estrazione di uno o più denti da latte è normale osservare un po’ di sanguinamento o saliva leggermente macchiata per qualche ora: per evitare complicazioni bisogna che il bambino tenga una garza premuta sull’area per circa 30 minuti. L’odontoiatria infantile ci suggerisce di evitare sforzi fisici intensi, vietato bere con la cannuccia perché può compromettere la formazione del coagulo e rallentare la guarigione. Dopo l’estrazione del dente da latte, si raccomanda di evitare cibi caldi e duri e di preferire, al contrario, tutto ciò che ha una consistenza morbida e una temperatura ambiente. Il bambino può bere acqua ma non deve sciacquare in continuazione la bocca. Dopo i pasti si raccomanda di lavare i denti con molta delicatezza e fare attenzione alla ferita.
Leggi anche: guida dettagliata all'anatomia radicolare dei molari inferiori
Nelle prime 24 ore dopo l’intervento la tua alimentazione dovrà essere semiliquida e fredda. Pensare di non mangiare per evitare di infastidire l’area è sbagliato: possiamo alimentarci ma seguendo alcune regole. Si può procedere con yogurt senza zucchero, formaggi spalmabili o morbidi tipo stracchino, ricotta per gli intolleranti optare per pietanze senza lattosio, si consigliano anche frullati di frutta o centrifrugati, spremute di arance o melograno, vellutate e pure di patate a temperatura ambiente. Il motivo di queste raccomandazioni è dovuto al fatto che i cibi caldi possono rompere il coagulo e far sanguinare. Non consigliamo di mangiare pastina piccola o riso in quanto potrebbero incastrarsi nell’alveolo.
Bisogna assumere solo i farmaci che ti vengono prescritti dal dentista dopo l’estrazione del dente. Mai improvvisare, chiedere sempre all’odontoiatra cosa fare e se bisogna assumere un collutorio alla clorexidina 0,2% da usare seguendo le indicazioni (in genere si inizia dopo 24 ore e per 7 giorni).
In caso di alveolite il dentista può migliorare in modo sensibile la sintomatologia e la guarigione semplicemente facendo sanguinare leggermente le pareti alveolari cruentandole con uno specillo. Infatti il sangue ha lo scopo di nutrire l'osso necrotico e favorire la guarigione. In caso di alveolite nei giorni successivi all’estrazione che può avvenire a causa di una contaminazione dal fumo dell’alveolo o da accumulo di cibo può rendersi necessario prendere l’antibiotico sempre su indicazione del dentista.
La tecnica di estrazione avviene mediante tre manovre: periotomia (cioè taglio dell’attacco parodontale), lussazione del legamento e rimozione della radice. La guarigione in superficie è completata quando si forma un tessuto epiteliale che protegge la guarigione dei tessuti sottostanti che è più lenta. Al termine del processo di guarigione post-estrattivo, si verifica sempre un riassorbimento dell’osso crestale con una perdita di volume che in un anno è circa il 50%, rendendo difficoltoso il posizionamento di un eventuale impianto dentale.
Il dentista o il chirurgo orale eseguirà una piccola incisione per accedere all’osso mascellare o mandibolare e rimuovere le radici in modo accurato e sicuro. Se il caso è complesso, contattare un dentista esperto in chirurgia orale e far risolvere il problema senza aspettare che il tutto si risolva miracolosamente con il passar del tempo. In molti casi lo Studio può richiedere un esame radiografico (quando indicato) per valutare posizione e sviluppo del dente permanente. Se il sanguinamento continua, bisogna immediatamente contattare il proprio dentista.
Leggi anche: Come gestire il gonfiore dopo l'estrazione dei denti del giudizio
Presso gli Ambulatori Odontoiatrici Gazzieri a Mozzecane, la cura dei più piccoli viene affrontata con un approccio empatico e delicato: tempo dedicato all'ascolto, spiegazioni semplici e un percorso pensato per instaurare fiducia, elemento fondamentale in pedodonzia.
tags: #cosa #fare #se #rimangono #radici #dopo
