
Le radiografie dentali sono così diffuse nella pratica quotidiana che raramente ci fermiamo a chiederci se siano sempre necessarie. Eppure, con oltre un miliardo di radiografie dentali eseguite ogni anno nel mondo, la questione della loro appropriatezza clinica merita un’attenzione particolare. L’articolo che segue nasce da una riflessione pubblicata su Sensible Medicine della dottoressa Sheila Feit, che ha indagato le evidenze scientifiche a sostegno delle radiografie dentali di routine nei pazienti a basso rischio di carie. Ma cosa accade quando spostiamo lo sguardo dal contesto statunitense a quello italiano?
La radiografia dentale di screening è una mia fissazione da anni. Sebbene non sappia nulla di odontoiatria, la pratica di eseguire delle radiografie di screening in assenza di solide evidenze a supporto è per me un anatema. A ogni appuntamento dal dentista, se mi sottopongo o meno a una radiografia dipende principalmente da quanta energia ho quel giorno: sono abbastanza sveglio ed energico da rifiutare, o voglio solo che la visita finisca per poter andare a lavorare?
Molti di noi hanno sperimentato le “radiografie di routine” durante una visita dal dentista, spesso prima ancora dell’esame clinico o anche prima di essere visitati da un nuovo professionista. Rifiutarle può suscitare disapprovazione, richiedere la firma di una liberatoria o persino comportare l’interruzione del rapporto con lo studio dentistico. Personalmente, non ho mai firmato un consenso per una radiografia dentale, ma solo per averla rifiutata.
Nel 2016 negli Stati Uniti sono state eseguite 320 milioni di esami di imaging dentale, pari a oltre il 46% di tutta la diagnostica per immagini e nucleare statunitense. Poche evidenze di alta qualità mostrano un’associazione tra radiografie di screening ed esiti clinici rilevanti - come infezioni o perdita dei denti - nelle persone a basso rischio di carie. Questo perché la maggior parte della ricerca odontoiatrica sulle radiografie non si è concentrata sull’impatto clinico dello screening, ma piuttosto sui potenziali rischi oncologici legati all’esposizione alle radiazioni ionizzanti o sul confronto tra diverse tecniche radiologiche.
In assenza di dati solidi sugli esiti clinici, le linee guida sulle radiografie di screening per i pazienti a basso rischio si fondano quindi principalmente sul parere di esperti. Una revisione Cochrane del 2021, che ha preso in esame 77 studi (dati multinazionali; 15.518 denti o superfici dentali), ha concluso che evidenze di bassa certezza suggeriscono che l’imaging per rilevare o diagnosticare precocemente le carie può produrre un’elevata percentuale di falsi negativi.
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L’analisi secondaria di uno studio randomizzato controllato su 216 bambini in età prescolare ha concluso che l’uso di radiografie per la rilevazione delle carie era associato a più danni che benefici a causa di falsi positivi, sovradiagnosi e bias da anticipazione diagnostica (lead time bias). Le linee guida statunitensi, britanniche ed europee consigliano un approccio personalizzato allo screening radiografico per le persone a basso rischio di carie e raccomandano che le radiografie vengano eseguite dopo un esame clinico.
Le linee guida dell’American Dental Association, pubblicate nel 2012, raccomandano intervalli regolari per l’esecuzione delle radiografie bitewing anche nei pazienti a basso rischio di carie. Negli adulti asintomatici che ricevono cure odontoiatriche regolari, viene indicata l’esecuzione di radiografie bitewing ogni 2-3 anni. Nei bambini con dentizione decidua, le radiografie posteriori sono raccomandate ogni 1-2 anni, qualora le superfici prossimali non siano valutabili clinicamente. Le linee guida del Regno Unito sono sostanzialmente in linea con quelle degli Stati Uniti. Le linee guida pediatriche europee adottano un approccio prudente allo screening radiografico in età pediatrica. Non del tutto.
Sebbene gli Stati Uniti rappresentino il più grande mercato mondiale per le radiografie dentali, l’Asia è il mercato in più rapida crescita. Un gruppo brasiliano guidato da Paul Nadanovsky ha avuto un ruolo importante nell’affrontare il problema della sovradiagnosi e del sovratrattamento in odontoiatria. Il gruppo ha sottolineato che l’attenzione degli studi sulla radiografia dentale dovrebbe concentrarsi sull’efficacia clinica delle radiografie, piuttosto che sulla loro accuratezza nell’individuazione di lesioni iniziali non cavitate.
Nel corso di un congresso sulla sovradiagnosi e il sovratrattamento, tenutosi nel 2025 a Oxford, nel Regno Unito, l’odontoiatria è stata identificata come uno dei tre settori principali su cui concentrare l’attenzione futura, insieme alla psichiatria e alla salute femminile. Quando si prova a rivedere l’uso routinario delle radiografie dentali nelle persone a basso rischio di carie, emergono tuttavia diversi ostacoli alle pratiche cliniche consolidate.
Le radiografie dentali di routine sono così radicate nella mentalità di dentisti e pazienti che raramente ci si chiede se abbiano davvero una base scientifica - finché qualcuno non lo fa. Il gruppo del dottor Nadanovsky ha suggerito che il trial randomizzato condotto sui bambini venga replicato anche in altri gruppi di età con dentizione permanente. È stato inoltre proposto che gli studi futuri includano un gruppo di controllo in cui non venga effettuata la ricerca sistematica delle lesioni iniziali non cavitate, evitando sia l’esame visivo-tattile mirato sia il ricorso alla radiografia a questo scopo. La pratica delle radiografie dentali di routine per persone a basso rischio di carie merita ulteriori approfondimenti. Studi randomizzati sono eticamente giustificabili e necessari. Questi studi dovrebbero includere endpoint clinici oggettivi e valutare sia gli intervalli di screening sia la reale necessità di eseguire radiografie di screening.
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Questo articolo è la traduzione del post di Sheila Feit pubblicato su Sensible Medicine con il titolo “Too Many Dental X-rays”. Il D.Lgs. 101/2020 recepisce la Direttiva 2013/59/Euratom e costituisce il testo unico italiano in materia di protezione dalle radiazioni ionizzanti. Giustificazione degli esami radiologici. Secondo il D.Lgs. 101/2020 ogni esposizione medica deve essere giustificata individualmente, ovvero deve esserci una valutazione clinica che ne dimostri l’utilità rispetto ai rischi. Non esistono previsioni di esecuzione radiologica “in via routinaria” senza specifica motivazione clinica (principio di giustificazione).
Screening radiologico e programmi organizzati. La normativa euratomica recepita dal D.Lgs. 101/2020 disciplina separatamente gli esami diagnostici medici e i programmi di screening. Nei programmi di screening (es. screening di massa per popolazioni asintomatiche), devono essere presenti procedure specifiche, autorizzate e strutturate; devono essere giustificate da evidenze scientifiche e organizzate con criteri di qualità e sorveglianza. Nel contesto odontoiatrico, le indagini radiologiche a scopo di screening di popolazione non sono previste come attività routinaria nello studio dentistico, salvo eventuali protocolli strutturati e autorizzati che rientrino in programmi di prevenzione più ampi (es. Radiologia “complementare” nell’attività odontoiatrica.
La normativa distingue fra esposizioni mediche per diagnosi/terapia, svolte in ambito clinico con giustificazione individuale, e attività radiologiche “complementari” all’esercizio clinico, che devono essere contestuali, integrate e indilazionabili rispetto all’atto odontoiatrico in corso. In odontoiatria, ciò si traduce nel fatto che le radiografie (per esempio, endorali o ortopantomografie) devono avere un’indicazione clinica specifica legata alla diagnosi o al monitoraggio di un problema identificato.
Nella valutazione dell’appropriatezza delle metodologie di indagine strumentale, è opportuno ricordare che la tomografia computerizzata cone beam (CBCT) costituisce un esame di secondo livello anche in endodonzia. L’obiettivo non è la riduzione indiscriminata dell’imaging, ma il suo impiego razionale, clinicamente giustificato e integrato nel processo diagnostico e decisionale. In conclusione, Feit richiama l’esigenza di un uso consapevole e appropriato delle indagini radiografiche anche in endodonzia: l’obiettivo non è la riduzione indiscriminata dell’imaging, ma il suo impiego razionale, clinicamente giustificato e integrato nel processo diagnostico e decisionale.
La diagnostica dentale è una parte essenziale della pratica odontoiatrica, che coinvolge una serie di procedure e strumenti finalizzati a valutare la salute generale dei denti, delle gengive e della bocca in generale. Questo processo è fondamentale per identificare tempestivamente problemi dentali e per pianificare un trattamento adeguato, contribuendo così a mantenere una bocca sana e un sorriso attraente.
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Uno dei componenti principali della diagnostica dentale è l’esame visivo. Durante questo passaggio, il dentista esamina attentamente i denti, le gengive e la mucosa orale alla ricerca di segni di carie, placca, gengivite, o ulcere. Inoltre, il professionista può utilizzare una sonda per verificare la presenza di tartaro o per misurare la profondità delle tasche gengivali, utili per valutare lo stato della salute delle gengive.
Le radiografie dentali sono uno strumento diagnostico fondamentale in odontoiatria. Queste immagini a raggi X consentono al dentista di visualizzare le strutture dentali nascoste sotto la superficie dei denti e delle ossa mascellari. Le radiografie aiutano a identificare carie interdentali, infezioni, cisti, tumori e problemi con le radici dei denti. Esistono diversi tipi di radiografie dentali, tra cui le panoramiche, le bitewing e le periapicali, ciascuna con uno scopo specifico nella diagnosi.
Un altro aspetto importante della diagnostica dentale è l’esame delle impronte. Questo può coinvolgere l’utilizzo di stampi in gesso o, sempre più comunemente, la scansione digitale della bocca. Le impronte sono utilizzate per creare modelli dentali accurati e per pianificare trattamenti ortodontici, protesici o chirurgici. In alcuni casi, il dentista può raccomandare test aggiuntivi, come le analisi del sangue o le biopsie, per identificare problemi dentali o orali più gravi, come tumori o malattie sistemiche che possono manifestarsi attraverso sintomi nella bocca. Infine, la diagnostica dentale comprende anche la valutazione della storia medica e dentale del paziente, insieme a una discussione dei sintomi e delle preoccupazioni del paziente. Questa fase è fondamentale per ottenere una visione completa della salute orale del paziente e per personalizzare il piano di trattamento in base alle sue esigenze.
In conclusione, la diagnostica dentale è un processo completo che coinvolge esami visivi, radiografie, impronte e altre procedure per valutare accuratamente la salute orale di un individuo. Questo processo è cruciale per identificare e trattare tempestivamente problemi dentali, contribuendo a mantenere una bocca sana e un sorriso luminoso.
Una elevatissima qualità d’immagine con ASTRA (2D), MARS (3D) e la modalità alta definizione (HD) due volumi, per una riduzione della dose ed una diagnosi veloce ed efficiente alta definizione (160/100 µm) utilizzo semplice delle funzioni 2D e 3D con cambio di sensore automatizzato posizionamento automatico del paziente per le scansioni panoramiche. La tecnologia Sirona vanta anni di esperienza nel settore della tecnologia dentale e radiografica. La tecnologia 3D si sta affermando sempre di più negli studi odontoiatrici di tutto il mondo. La radiologia 3D offre una serie di vantaggi per diagnosi e spiegazioni del trattamento più precise. Che si tratti di denti sovrapposti, decorsi imprevisti del canale del nervo, radici nascoste o anomalie dell’articolazione temporomandibolare, le immagini 3D sono indispensabili per un gran numero di diagnosi. Orthophos XG 3D e Orthophos SL 3D di Dentsply Sirona producono molte centinaia di immagini individuali con la radiologia 3D nell’arco di qualche secondo. Elaborando questi dati, il software genera un’immagine 3D delle sezioni ossee. Sebbene la radiologia 3D si stia affermando sempre di più in un numero crescente di studi odontoiatrici, in molti casi il sistema 2D è ancora utilizzato principalmente per motivi di igiene in ambito radiologico. È un elemento fondamentale della diagnostica dentale moderna. In termini di miglioramento della qualità dell’immagine, le opzioni radiologiche 2D disponibili sono tutt’altro che esaurite.
Orthophos XG 3D unisce un generatore “Made in Germany” di ottima qualità (macchia focale di 0,5 mm) e un sensore Csl (dimensione pixel 0,027 mm) per produrre immagini nitide e chiare necessarie per le attività cliniche. Orthophos XG 3D offre la possibilità di installare un braccio cefalometrico in qualsiasi momento. Il braccio può essere montato sia sul lato destro sia sul lato sinistro dell’apparecchio radiografico, adattandosi perfettamente alla sala raggi. Programmi Ceph che coprono ogni esigenza ortodontica con il sensore dedicato, si ottengono immagini p-a o a-p laterali e simmetriche e immagini del polso.
Le radiografie ai denti sono un esame fondamentale e sicuro. Le radiografie ai denti consentono di individuare e diagnosticare precocemente i problemi che possono compromettere la salute della bocca, consentendo interventi tempestivi e minimamente invasivi. Tuttavia, molte mamme nutrono ancora perplessità e timori sull’utilità e sicurezza di questo strumento. Cerchiamo di risolvere i principali dubbi legati alla radiografia dentale, e scopriamo perché noi dentisti la consideriamo uno strumento così importante per la salute e per il nostro lavoro.
Che cos’è una radiografia dentale? Una radiografia dentale è un esame diagnostico che utilizza una piccola dose di raggi X per ottenere immagini dettagliate dei denti, delle ossa mascellari e delle strutture circostanti. Questo esame è fondamentale per individuare problemi non visibili a occhio nudo, come carie nascoste, infezioni, cisti, fratture o anomalie nello sviluppo dentale.
Perché è utile fare una radiografia ai denti? Come abbiamo detto, le radiografie ai denti permettono di identificare diverse problematiche, tra cui quelle invisibili a occhio nudo, come le carie interprossimali. Spesso, la comparsa di una carie evidente è solo la fase finale di un processo che è iniziato molto tempo prima e che avrebbe potuto essere individuato in anticipo con una radiografia dentale e trattato semplicemente.
Fare le lastre ai denti fa male? Un timore comune è che le lastre ai denti possano aumentare il rischio di tumori a causa delle radiazioni. Inoltre, la zona irradiata non contiene cellule in moltiplicazione attiva, il che rende il rischio praticamente pari a zero. In definitiva, le rx ai denti sono un esame sicuro, con rischi nulli e benefici inestimabili.
Radiografie ai denti: perché curare i denti da latte? La salute dei denti da latte è fondamentale per uno sviluppo corretto della dentatura permanente. Le carie nei denti da latte possono portare a infezioni, dolore e perdita prematura, influenzando lo spazio per i denti permanenti e potendo causare malocclusioni. Una radiografia permette di individuare precocemente queste problematiche.
Se non si sente dolore, la radiografia ai denti è inutile? Molti genitori pensano che i denti vadano curati solo quando il bambino sente dolore. Con l’ausilio di una radiografia dentale, il dentista può individuare carie in fase iniziale, permettendo cure conservative. La diagnosi precoce attraverso controlli periodici e lastre regolari riduce trattamenti invasivi e preserva la salute.
Le radiografie ai denti servono solo in caso di sospetta patologia? Alcuni pensano che siano necessarie solo quando si sospetta un problema, ma sono fondamentali anche per la prevenzione e lo sviluppo della dentatura. Esistono alternative alle radiografie ai denti? Strumenti complementari come transilluminazione e laser diagnostico possono aiutare, ma non sostituiscono le radiografie per valutare profondità, osso e posizioni dentali.
Quali tipi di radiografie dentali esistono? Esistono diversi tipi: Bite-wing, radiografie periapicali, ortopantomografia (OPT o panoramica dentale), teleradiografia, Cone Beam Computed Tomography (CBCT). Ogni tipo ha uno scopo specifico nella diagnosi e nel piano di trattamento.
Radiografie endorali e panoramiche: differenze chiave. Le endorali mostrano dettagli su uno o pochi denti, utili per carie, infezioni e stato radicolare; la panoramica offre visione d’insieme delle arcate e delle strutture circosostanti, utile per valutazioni generali e planning ortodontico, ma con minor dettaglio singolo e potenziali falsi radiografici.
La radiografia endorale viene spesso utilizzata per monitorare singoli denti o aree specifiche: carie, granulomi o ascessi, problemi alle radici, valutazioni post-operatorie e patologie parodontali. La radiografia panoramica è tipicamente eseguita per una visione globale prima di trattamenti ortodontici o chirurgici, e la CBCT offre immagini tridimensionali per casi complessi come piani implantologici o lesioni ossee.
Il digitale riduce le dosi e migliora l’esperienza del paziente. La radiologia digitale consente immagini di alta qualità, elaborabili in seguito, con possibilità di filtrare luminosità/contrasto, ingrandimenti e misurazioni. Inoltre, permette un flusso di lavoro rapido e la conservazione sicura delle immagini. In molti studi, l’uso del digitale riduce le dosi di radiazioni rispetto al film tradizionale, fino a percentuali significative a seconda della tipologia di esame. Il digitale migliora la comunicazione con il paziente grazie al monitor e a stampe semplici. Le radiografie digitali sono dunque meno invasive e più trasparenti per i pazienti.
Nell’ambito clinico, un approccio razionale all’imaging non significa eliminare l’imaging ma usarlo in modo mirato e giustificato. L’endodonzia, ad esempio, considera l’esame radiografico come supporto essenziale per diagnosi, pianificazione e prognosi, non come screening di popolazione. La CBCT è un esame di secondo livello, indicato solo quando utile per decisioni terapeutiche complesse (impianti, endodonzia avanzata, chirurgia dei denti inclusi, studio di lesioni ossee).
Nell’ottica di protezione radiologica, si richiama il principio ALARA e, in variante orientata all’indicazione, ALADAIP (as low as diagnostically acceptable - indication-oriented and patient-specific). La responsabilità dell’odontoiatra include la giustificazione clinica delle esposizioni: radiografie di routine senza motivazione clinica non sono consentite. In endodonzia, l’esame radiografico va interpretato nel contesto clinico globale, evitando sia sottodiagnosi sia sovratrattamento.
La radiografia dentale, se ben giustificata e gestita, è uno strumento diagnostico sicuro ed essenziale per la salute orale. Può rivelare problemi nascosti, guidare trattamenti conservativi e supportare piani di trattamento complessi, dalla protesi all’implantologia e alla chirurgia. Le tecnologie moderne permettono di ridurre significativa probabilità di rischio residuo, mantenendo una qualità diagnostica elevata.
Nella pratica quotidiana italiana, la normativa vigente impone che ogni esame radiologico sia giustificato clinicamente, che la radiografia di screening non sia eseguita in assenza di protocolli ufficiali, e che si presti attenzione alla dose assunta dal paziente. Il testo unificato di protezione dalle radiazioni ionizzanti stabilisce che la radioprotezione sia centrata su qualità, dose e controllo del risultato dell’esame.
In conclusione, la sensibilità dentale e la diagnosi radiologica rimangono temi cruciali per la salute orale. Le radiografie, se usate in modo mirato, sensibilizzano a interventi tempestivi e interventi meno invasivi, soprattutto nei pazienti a rischio moderato o elevato. La sfida rimane bilanciare necessità diagnostiche, sicurezza del paziente e appropriatezza clinica, promuovendo una pratica basata sulle prove e guidata da protocolli di qualità.
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