Cause dello sbiancamento dei denti non uniforme e rimedi efficaci

La gradazione di colore dei denti è differente per ogni persona perché è determinata geneticamente. Questa può tendere maggiormente al bianco, al giallo oppure al grigio. Le discromie possono essere estrinseche o intrinseche: le prime derivano da pigmenti esterni che si depositano sullo smalto, le seconde dall’interno del dente. Il colore dei denti è influenzato dalla dentina sottostante e dallo spessore dello smalto; in linea di massima, più spesso è lo smalto, meno sarà visibile la dentina e più bianco apparirà il dente.

Cause comuni di ingiallimento e discromie

  • Alimenti e bevande cromogeni: caffè, tè, vino rosso, bibite colorate, liquirizia e spezie che possono macchiare con il tempo.
  • Fumo e tabacco: la discromia dentale è più comune tra i fumatori per presenza di nicotina e catrame.
  • Igiene orale inadeguata: placca e tartaro favoriscono l’adesione dei pigmenti.
  • Uso di alcuni farmaci: alcuni antibiotici e fluoro possono contribuire a discromie, anche nei bambini.
  • Fluorosi e variazioni fisiologiche: variazioni genetiche e l’avanzare dell’età che rendono lo smalto più sottile, esponendo una dentina più giallastra.

Esistono discromie intrinseche e discromie estrinseche. Le discromie estrinseche sono causate da fattori esterni (cibi, bevande, farmaci, placca, collutori), mentre le discromie intrinseche hanno origine interna (processi genetici, fisiologici, patologici o iatrogeni) e possono richiedere trattamenti professionali mirati.

Rimedi comuni per le discromie

Una corretta diagnosi iniziale è indispensabile per determinare se si possa intervenire con trattamenti domiciliari o se sia necessario un intervento professionale. I trattamenti sbiancanti moderni agiscono tramite agenti come perossido di idrogeno o perossido di carbamide che penetrano nello smalto e raggiungono la dentina per decomporre i pigmenti.

Lo sbiancamento professionale, eseguito in studio, può prevedere l’uso di concentrazioni più elevate e, talvolta, l’attivazione con luci LED o laser. In alternativa, lo sbiancamento domiciliare supervisionato utilizza mascherine personalizzate e gel a bassa concentrazione, offrendo una procedura controllata a casa.

Gli interventi di sbiancamento non dovrebbero compromettere lo smalto: i prodotti moderni cercano di evitare erosioni e irritazioni. Tuttavia, la sensibilità dentale temporanea è comune durante e dopo i trattamenti, specialmente con sostanze ad alta concentrazione. L’irritazione dei tessuti molli può verificarsi se la soluzione sbiancante entra in contatto con le gengive.

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Sbiancamento domiciliare vs. ambulatoriale: cosa scegliere

  1. Sbiancamento domiciliare: viene realizzato con mascherine personalizzate e gel a concentrazione moderata; richiede tempo (più sessioni nel corso di giorni o settimane) ma è più tranquillo, con minor rischio di sensibilità intensa quando eseguito correttamente.
  2. Sbiancamento in studio (ambulatoriale): utilizza gel ad alte concentrazioni, spesso potenziato da lampade LED o laser; necessita di protezione delle gengive e di una preparazione accurata. Il procedimento è rapido ma può generare sensibilità temporanea.
  3. Sbiancamento interno: utile per denti con discromie intrinseche o non rispondenti al normale sbiancamento; prevede l’accesso al canale radicolare o ri-perforazione dell’otturazione per introdurre l’agente all’interno della dentina.

Occorre ricordare che i restauri protesici (otturazioni, corone, faccette) non sempre rispondono al trattamento sbiancante: potrebbero mantenere il loro colore originale e richiedere successiva sostituzione o allineamento cromatico.

Procedura tipica dello sbiancamento professionale

Prima di iniziare, i denti vengono puliti per eliminare placca e tartaro; si isolano mucose e gengive, si asciugano i denti e si applica un gel sbiancante, spesso a base di perossido di idrogeno o carbamide. In alcune procedure si usa una lampada o una luce per accelerare l’azione. Il numero di sedute dipende dal grado di discromia e dagli obiettivi estetici; i risultati variano da persona a persona e possono durare da uno a tre anni a seconda delle abitudini alimentari. In presenza di sensibilità, si prescrive spesso un gel remineralizzante post-trattamento.

Un esempio comune è lo sbiancamento “walking bleach” utilizzato per trattare discromie localizzate, dove si inserisce il gel all’interno di una mascherina o cavità preparata dal dentista che il paziente può mantenere a casa durante le ore notturne. Questo metodo può richiedere diverse settimane con richiami periodici.

Consigli pratici per mantenere i risultati

  • Limitare l’assunzione di bevande e cibi pigmentanti (caffè, tè, vino rosso, cola, frutti di bosco, curry, salsa di soia) e preferire alternative meno cromogene.
  • Mantenere una buona igiene orale: spazzolare correttamente per due minuti due volte al giorno e utilizzare il filo interdentale; una pulizia professionale periodica è spesso necessaria per rimuovere tartaro e placca resistente.
  • evitare l’abuso di collutori contenenti clorexidina o sostanze che possono alterare temporaneamente l’aspetto dello smalto.
  • Se si notano otturazioni o restauri che scoloriscono, consultare il dentista per valutare eventuali sostituzioni o riallineamenti cromatici.

Domande frequenti e miti comuni

Spesso si sente dire che uno sbiancamento possa eliminare tutte le discromie; in realtà, dissomiglia sempre dal caso al caso: le discromie intrinseche lievi possono andare meglio con trattamenti professionali mirati, mentre discromie più profonde o strutturali potrebbero richiedere opzioni alternative come faccette o kore di altro tipo. Inoltre, uno sbiancamento eccessivo o troppo frequente può portare a un colore dei denti non uniforme o grigio-traslucido in alcune condizioni.

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