
La gradazione di colore dei denti è differente per ogni persona perché è determinata geneticamente. Questa può tendere maggiormente al bianco, al giallo oppure al grigio. Le discromie possono essere estrinseche o intrinseche: le prime derivano da pigmenti esterni che si depositano sullo smalto, le seconde dall’interno del dente. Il colore dei denti è influenzato dalla dentina sottostante e dallo spessore dello smalto; in linea di massima, più spesso è lo smalto, meno sarà visibile la dentina e più bianco apparirà il dente.
Esistono discromie intrinseche e discromie estrinseche. Le discromie estrinseche sono causate da fattori esterni (cibi, bevande, farmaci, placca, collutori), mentre le discromie intrinseche hanno origine interna (processi genetici, fisiologici, patologici o iatrogeni) e possono richiedere trattamenti professionali mirati.
Una corretta diagnosi iniziale è indispensabile per determinare se si possa intervenire con trattamenti domiciliari o se sia necessario un intervento professionale. I trattamenti sbiancanti moderni agiscono tramite agenti come perossido di idrogeno o perossido di carbamide che penetrano nello smalto e raggiungono la dentina per decomporre i pigmenti.
Lo sbiancamento professionale, eseguito in studio, può prevedere l’uso di concentrazioni più elevate e, talvolta, l’attivazione con luci LED o laser. In alternativa, lo sbiancamento domiciliare supervisionato utilizza mascherine personalizzate e gel a bassa concentrazione, offrendo una procedura controllata a casa.
Gli interventi di sbiancamento non dovrebbero compromettere lo smalto: i prodotti moderni cercano di evitare erosioni e irritazioni. Tuttavia, la sensibilità dentale temporanea è comune durante e dopo i trattamenti, specialmente con sostanze ad alta concentrazione. L’irritazione dei tessuti molli può verificarsi se la soluzione sbiancante entra in contatto con le gengive.
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Occorre ricordare che i restauri protesici (otturazioni, corone, faccette) non sempre rispondono al trattamento sbiancante: potrebbero mantenere il loro colore originale e richiedere successiva sostituzione o allineamento cromatico.
Prima di iniziare, i denti vengono puliti per eliminare placca e tartaro; si isolano mucose e gengive, si asciugano i denti e si applica un gel sbiancante, spesso a base di perossido di idrogeno o carbamide. In alcune procedure si usa una lampada o una luce per accelerare l’azione. Il numero di sedute dipende dal grado di discromia e dagli obiettivi estetici; i risultati variano da persona a persona e possono durare da uno a tre anni a seconda delle abitudini alimentari. In presenza di sensibilità, si prescrive spesso un gel remineralizzante post-trattamento.
Un esempio comune è lo sbiancamento “walking bleach” utilizzato per trattare discromie localizzate, dove si inserisce il gel all’interno di una mascherina o cavità preparata dal dentista che il paziente può mantenere a casa durante le ore notturne. Questo metodo può richiedere diverse settimane con richiami periodici.
Spesso si sente dire che uno sbiancamento possa eliminare tutte le discromie; in realtà, dissomiglia sempre dal caso al caso: le discromie intrinseche lievi possono andare meglio con trattamenti professionali mirati, mentre discromie più profonde o strutturali potrebbero richiedere opzioni alternative come faccette o kore di altro tipo. Inoltre, uno sbiancamento eccessivo o troppo frequente può portare a un colore dei denti non uniforme o grigio-traslucido in alcune condizioni.
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