
Il Regolamento UE 2017/852 sul mercurio ha portato l'attenzione dei dentisti italiani sul separatore di amalgama, il sistema che consente di separare i residui di amalgama asportati con l'aspirasaliva per poi smaltirli. Il mercurio presente nell’amalgama, trasformandosi in composti di mercurio, diventa tossico (viene indicato che 1 g di mercurio basta ad inquinare 100.000 litri di acqua potabile) ed è per prevenire questo che il Parlamento Europeo ha deciso di normare i rifiuti di mercurio ed anche l’utilizzo dell’amalgama dentale.
L'articolo 10 del Regolamento specifica obblighi precisi: a decorrere dal 1o gennaio 2019 gli operatori degli studi odontoiatrici che utilizzano l'amalgama dentale o rimuovono otturazioni contenenti amalgama dentale ovvero denti con tali otturazioni, devono garantire che il proprio studio sia dotato di separatori di amalgama per trattenere e raccogliere le particelle di amalgama, incluse quelle contenute nell'acqua usata. I separatori di amalgama messi in servizio a decorrere dal 1o gennaio 2018 devono assicurare un livello di ritenzione delle particelle di amalgama pari almeno al 95% e a decorrere dal 1o gennaio 2021 tutti i separatori in uso devono assicurare tale livello di ritenzione.
Il separatore d’amalgama funziona secondo il principio della centrifuga: sfruttando il maggiore peso specifico separa il mercurio dai liquidi ed il resto dei composti aspirati raccogliendoli in un apposito contenitore. Il separatore di amalgama funziona secondo il principio della centrifuga: sfruttando il maggiore peso specifico separa il mercurio dai liquidi ed il resto dei composti aspirati raccogliendoli in un apposito contenitore.
In linea generale per adeguare il proprio studio alla normativa due sono le strade. La prima è quella di installare un separatore d'amalgama "centralizzato", ovvero sui motori aspiranti presenti in studio (dove possibile). “E’ il sistema più pratico in quanto attraverso un unico intervento si risolve il problema per tutti i riuniti in dotazione”.
Se invece il sistema di aspirazione presente non permette l’installazione del separatore di amalgama, l'unica soluzione è quella di applicare il separatore d'amalgama al singolo riunito, sia dentro il riunito (se possibile) oppure all'esterno dello stesso. Da ricordare che la norma impone chiaramente la separazione dell’amalgama non solo sul materiale aspirato ma anche su quanto proveniente dalla bacinella: sarà quindi necessario convogliare il tutto verso il motore aspirante (tramite l’inserimento di una valvola di drenaggio) che provvederà alla corretta separazione dell’amalgama indipendentemente dalla provenienza.
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Innanzitutto va fatta una analisi della tipologia delle attrezzature presenti nello studio, relativamente alla amalgama possiamo concentrare la ns. su sistemi ad anello umido, installazione di un separatore di amalgama centralizzato posizionato affianco/sotto al motore aspirante ed inoltre vanno installate una valvola per ogni riunito con la funzione di intercettare l’acqua di scarico della bacinella e convogliarla al motore aspirante. Se nello studio sono presenti almeno 2 riuniti, questa soluzione è forse la più indicata e probabilmente anche la più economica in quanto si userà un solo separatore esterno ed n. valvole di intercettazione per ogni riunito.
Sia il testo del Regolamento europeo che la circolare del Ministero dell'Ambiente viene indicato che “gli operatori degli studi odontoiatrici che utilizzano l'amalgama dentale o rimuovono otturazioni contenenti amalgama dentale ovvero denti con tali otturazioni, devono garantire che il proprio studio sia dotato di separatori di amalgama per trattenere e raccogliere le particelle di amalgama, incluse quelle contenute nell'acqua usata”. Nel testo originale in inglese si indica “nelle loro strutture”: “shall ensure that their facilities are equipped with amalgam separators”.
Quindi su tutti i riuniti presenti nello studio, qualora lo studio non sia dotato di un sistema centralizzato, oppure solo sui riuniti in cui vengono rimosse le otturazioni in amalgama? “Effettivamente il Regolamento può prestarsi a varie interpretazioni”, dice ad Odontoiatria33 Brunello Pollifrone, segretario della Commissione Nazionale Albo Odontoiatri. “Se lo spirito della normativa è quello di prevenire il rischio di immissione nell’ambiente di particelle di mercurio, la nostra lettura è quella che sia sufficiente dotare dei separatori d’amalgama solo i riuniti in cui vengono rimosse le otturazioni in amalgama, con il consiglio di scegliere locali con maggiore ricambio d’aria possibile per evitare inalazione dei vapori di mercurio generati dalla rimozione dell’amalgama stessa ed adottare tutti gli strumenti idonei di protezione”.
Per evitare interpretazioni differenti, la CAO insieme ai sindacati di categoria hanno già sollecitato sia il Ministero dell’Ambiente che quello della Salute a chiarire anche questo aspetto. Il Segretario CAO Nazionale punta l’attenzione anche su un'altra criticità: il tempo a disposizione dello studio per adeguarsi. “Secondo alcune recenti statistiche, sono molto pochi gli studi italiani dotati di separatori d’amalgama”, dice Pollifrone.
Primo passaggio fondamentale è quello di valutare l’esistente, verificare la tipologia di riuniti ed aspirazione presenti nello studio e stabilire gli interventi da fare. Le criticità dipendono quindi sia dalla tipologia di motore aspirante che dai riuniti utilizzati. Sulla complessità dell’intervento Calosso rassicura.
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Pur rendendomi conto che sia un argomento prettamente tecnico, ho cercato di fornire una idea dei vari interventi necessari per adeguare lo studio alle norme vigenti, rimane comunque prioritario affidarsi al proprio tecnico di fiducia per estrapolare con maggior precisione i vari interventi necessari. Monticelli Greenwood Dr.
Ora e aldilà del sistema di recupero dell’amalgama il “buon dott. Google”, che anche in questo caso pubblicizza solo il costo, non spiega quali possono essere gli eventuali risvolti tecnici negativi, visto che i litri d’acqua trattati sono così lontani. Di fatto, filtrando solo un litro d’acqua al minuto, ci saranno cali di aspirazione che potranno arrivare anche sino al 30% in meno dei 360 litri di aria al minuto che devono essere aspirati dalla cannula grande.
I dentisti garantiscono che i loro rifiuti di amalgama, compresi i residui, le particelle e le otturazioni di amalgama nonché i denti, o loro parti, contaminati con amalgama dentale, siano gestiti e raccolti da una struttura o da un'impresa per la gestione dei rifiuti autorizzata. Le capsule e i separatori di amalgama che rispettano le norme europee o altre norme nazionali o internazionali che garantiscono un livello equivalente di qualità e di ritenzione sono considerati conformi agli obblighi stabiliti dal Regolamento.
Non esistono dati precisi, ma stando ad alcune stime degli oltre 45 mila studi odontoiatrici italiani sono pochissimi quelli dotati di questo strumento. Addirittura c’è chi indica nell’1% la percentuale di riuniti ai quali non serviranno interventi per risultare a norma.
| Voce | Indicazione |
|---|---|
| Livello minimo di ritenzione | 95% (separatore in servizio dal 1/1/2018) e obbligatorio per tutti dal 1/1/2021 |
| Obbligo installazione | Studi che usano o rimuovono amalgama: dotazione di separatori nelle strutture |
| Smaltimento rifiuti | Affidato a imprese autorizzate |
| Impatto stimato | Pochi studi attualmente conformi; possibile riduzione prestazioni aspirazione fino al 30% se non adeguatamente progettato |
Il Regolamento europeo sul mercurio, e di conseguenza sull’utilizzo dell’amalgama dentale, prevede l’obbligo per tutti gli studi odontoiatrici, dal primo gennaio 2019, di dotarsi di un separatore d’amalgama. ANCAD condivide sia questo regolamento che questo modus operandi del Ministero della Salute per i risvolti positivi che avranno sull’ambiente e che andranno a vantaggio, soprattutto, delle future generazioni. Ovviamente gli odontoiatri, con piglio pragmatico, non dimentichino la direttiva con la scadenza originale e seguano i consigli del proprio tecnico di fiducia, evitando di commettere gli stessi errori che commettono i pazienti nei loro confronti quando si consultano con il “dott. Google”, spesso non allineato con la filosofia della direttiva e coi principi dettati dal regolamento.
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