Il bambino che «ci sfida»: capire, accompagnare e prendersi cura — tra sviluppo, gioco e igiene orale

Ci hanno detto: il bambino ci sfida e noi ci crediamo! Da tanti genitori emerge questo tema: “Il bambino mi sfida”, “Lo fa apposta per mettermi alla prova”, “Lo fa apposta per testare la mia reazione”. Come viviamo tutto ciò? Siamo certi di dare a quel loro comportamento la giusta interpretazione?

La sensazione che “il bambino ci sfida” deve essere collegato a un situazione ben precisa. A due anni entra fisiologicamente in una fase critica in cui cerca con tutto se stesso di costruire la sua identità e di manifestarsi come individuo separato dall’adulto. Come può farlo partendo dagli strumenti che possiede? Riflettiamo: non ha ancora un linguaggio articolato, non ha capacità metacognitiva, l’unico strumento a cui fa affidamento per relazionarsi e conoscere il mondo è il suo corpo (picchia, morde, abbraccia, pesta i piedi, coccola…), è immerso in un mondo totalmente fluttuante in cui tutto si basa su “IO, MIO, NO!”.

Come può costruirsi l’identità se non misurandosi con l’adulto? Un adulto che di punto in bianco non lo riconosce più e si ritrova con un bambino che prima era da accudire a un bambino che si infuria se non gli viene concesso di fare tutto da solo. “La madre che imbocca il bambino senza compiere lo sforzo per insegnargli a tenere il cucchiaio, non lo sta educando, lo tratta come un fantoccio. Insegnare a mangiare, a lavarsi, a vestirsi è un lavoro ben più difficile che imboccarlo, lavarlo e vestirlo”. Maria Montessori

Il genitore molto spesso resta tarato sul vecchio schema: quello di provvedere ai bisogni primari del bambino “mangiare, dormire, la cura igienica, etc…” e il bambino, in questo contenitore così stretto, non ci sta più. Il bambino si sta affacciando al mondo, è sempre più padrone dei suoi movimenti e sta verificando il linguaggio che, benché con poche parole, ha una portata sociale e chiede di esprimersi. Chiede di essere attore e non spettatore della costruzione del suo percorso esistenziale. Fateci caso, tantissime volte i bambini ci dicono “Mamma, guardami!”, “Guarda maestra, guarda!”. Ed è proprio un “guarda me, io esisto, io ci sono io sono competente, io ci sono”.

Non una sfida, ma un processo di identità

Il bambino ci sfida? NO, il bambino sta costruendo la sua identità. Provate a rileggere quest’ultima frase e a ad ascoltare come cambia il sentimento dentro di voi. Se lo leggiamo come sfida allora succede che ci sentiamo minati alla base: scatta la paura, il timore di perdere l’autorità e proiettiamo già tutto all’adolescenza “Se mi fa così a tre anni figurati a quindici, bisogna che lo registri subito.” “Deve capire!”.

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Non ci va proprio giù che un esserino così piccolo riesca a farci vacillare nel nostro ruolo di adulti, ci fa una paura tremenda l’idea di non essere rispettati. Ci spaventiamo, non lo riconosciamo più, cerchiamo di riportarlo nei ranghi con un’urlata, un castigo, a volte una sculacciata che giustifichiamo dicendo che non ha mai fatto male a nessuno. Prevale il senso di colpa e la sensazione di essere sguarniti di strumenti e completamente in balia degli eventi. A quel punto occorre fermarsi.

Caratteristiche e normalità del comportamento di sfida

Tutti i genitori devono affrontare questo problema: A partire dalla metà del secondo anno di vita, ogni bambino sviluppa un certo comportamento di sfida. Questo può essere più lieve o più violento. È rassicurante sapere che è del tutto normale e fa parte del processo di sviluppo di suo figlio. Dopo i tre anni, il comportamento di sfida di solito si interrompe di nuovo. Sì, la fase di sfida può essere estenuante. Tuttavia, rimanga rilassato e non si lasci trasportare dalla rabbia di suo figlio.

Esca brevemente dalla stanza prima che le cose degenerino e faccia un respiro profondo. Si ricordi: è una fase e passerà. Questo vale anche se suo figlio fa i capricci in pubblico. Non lasci che le dicano che suo figlio è sbagliato o si comporta male. Cerchi di ignorare i consigli e i commenti benintenzionati degli estranei. Il comportamento conflittuale è normale per tutti i bambini. Tenga duro. Vedrà che con la pazienza e un atteggiamento positivo, suo figlio si trasformerà in un bambino più indipendente e sicuro di sé entro la fine della fase di sfida.

Comportamento come comunicazione

Il comportamento è una forma di comunicazione, lo sappiamo, e i bambini non fanno eccezione in questo. Un genitore riconosce istantaneamente da un sorriso o da un’espressione accigliata se suo figlio è entusiasta o deluso per un regalo appena scartato. Potremmo non sapere come reagire ai comportamenti - per così dire - difficili di nostro figlio, sentirci genitori inadeguati, guardarci intorno e vedere il nostro bambino come l’unico che si comporti in quel modo. E quando pensiamo di aver finalmente capito come gestire il capriccio del momento … ecco che la situazione cambia di nuovo e tutto torna impossibile come prima!

I comportamenti appena descritti vengono definiti comportamenti che sfidano (challenging behaviours), un’espressione recentemente introdotta nel panorama della ricerca sull’età evolutiva, per sostituire una varietà di termini come comportamenti negativi, disadattivi, anormali, inappropriati o problematici. Tali termini suggeriscono l’idea che “il problema” sia localizzato nella persona, nel bambino per l’appunto. La parola sfida, al contrario, sposta il focus dal problema alla ricerca di strategie efficaci per comprendere il comportamento di un bambino, le sue cause sottostanti e supportare il processo di crescita.

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In generale, si definiscono comportamenti che sfidano quegli schemi comportamentali ripetuti che, per intensità, frequenza o durata, possono interferire con la qualità di vita del bambino, la sua o altrui sicurezza fisica, l’apprendimento o il suo coinvolgimento in interazioni sociali positive con adulti e coetanei (Smith & Fox, 2003; Royal College of Psychiatrists, 2007). I comportamenti difficili di un bambino non rappresentano necessariamente la manifestazione di un disturbo del neurosviluppo. Anzi, in precise tappe dello sviluppo, possiamo addirittura considerare alcuni comportamenti come i capricci “un grande classico”.

Un esempio? I cosiddetti “terribili due anni”, quella fase evolutiva che si aggira dai 18-24 mesi ai 4-5 anni. Si tratta di una fase tipica, che quasi tutti i bambini attraversano, caratterizzata da frequenti capricci e scoppi d’ira. Fame? Stanchezza? Cambiamenti inaspettati? Ricerca di attenzione? Controllo? Rispecchiamento di un comportamento osservato? Se nostro figlio è nella fase dei “terribili due”, le sue capacità comunicative verbali e socio-emotive saranno presumibilmente in fase di maturazione.

Fattori che influenzano i comportamenti che sfidano

Il temperamento può influenzare la comparsa e la modalità con cui si manifestano eventuali comportamenti che sfidano. Il temperamento, infatti, è alla base di caratteristiche individuali dei bambini come l’intensità emotiva, il livello di attività, la tolleranza alla frustrazione, la reazione di fronte a persone estranee o cambiamenti (Rettew e McKee, 2005; Rudasill et al., 2013; Sanson et al., 2004). I comportamenti che sfidano possono essere influenzati anche dall’ambiente in cui vive il bambino. Non dimentichiamo, inoltre, che alcuni comportamenti che sfidano possono essere appresi.

Sebbene un bambino che fa fatica a controllare le proprie emozioni potrebbe non “calcolare” consapevolmente e intenzionalmente i propri capricci, potrebbe ricorrervi perché non ha imparato un modo migliore per risolvere i problemi o comunicare i propri bisogni. I genitori benintenzionati spesso rispondono ai capricci confortando il bambino o dandogli qualsiasi cosa chieda. Fattori quali le aspettative degli insegnanti o di chi si prende cura di loro, aumento delle richieste scolastiche dopo le prime classi, possono avere un impatto sui comportamenti dei bambini. La maggior parte dei bambini mostra occasionali comportamenti che sfidano. Agire in modo aggressivo quando è ora di andare a letto o di smettere di giocare può essere - per così dire - normale. Comprendere che il comportamento è comunicazione può essere fondamentale per riconoscere e affrontare i comportamenti più difficili dell’infanzia.

genitore e bambino interazione costruzione identità

Strategie pratiche per i genitori

Esca brevemente dalla stanza prima che le cose degenerino e faccia un respiro profondo. Si ricordi: è una fase e passerà. Tenga duro. Vedrà che con la pazienza e un atteggiamento positivo, suo figlio si trasformerà in un bambino più indipendente e sicuro di sé entro la fine della fase di sfida. Comprendere che il comportamento è comunicazione può essere fondamentale per riconoscere e affrontare i comportamenti più difficili dell’infanzia.

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Non lasci che le dicano che suo figlio è sbagliato o si comporta male. Cerchi di ignorare i consigli e i commenti benintenzionati degli estranei. Il comportamento conflittuale è normale per tutti i bambini. Agire con calma, non amplificare la situazione con urla o punizioni eccessive e dare opportunità al bambino per apprendere competenze autonome sono azioni che aiutano concretamente.

Igiene orale: abitudini precoci e prevenzione

L’abitudine all’igiene orale deve essere assunta nei primi due anni fondamentali per il comportamento durante tutto il resto della vita: ovviamente deve essere considerata come un “gioco”. Pertanto fino alla comparsa dei primi dentini la madre, con una garza avvolta su un dito, dovrà provvedere dopo ogni poppata a detergere le gengive del bambino per fargli acquisire il senso di “benessere del pulito”, che il bambino già avverte sulla pelle. Dopo i 3 mesi è necessario che l’adulto provveda alla pulizia dei denti, soprattutto dopo il primo anno per quello che riguarda i molari da latte, da pulire con il filo interdentale (con l’aiuto del tendi-filo) perché è lì che si può instaurare la prima carie.

D’altre parte è proprio nei primi anni di vita che l’azione la placca dentale provoca le prime carie a livello degli spazi interdentali dei molari da latte. Fino all’età di 6 anni il bambino deve imparare il “gioco dello spazzolino” meglio con un dentifricio di buon sapore. Successivamente, allo spuntare dei primi denti, si può passare allo spazzolino, ma senza dentifricio, in quanto il piccolo non ha ancora imparato a sputare. In passato si tendeva a non dare importanza ai denti da latte in quanto sarebbero poi caduti per far posto successivamente ai permanenti. Tale concetto è naturalmente errato!

Infatti è fondamentale trattare i denti da latte alla stregua dei permanenti, sia per abituare il bimbo a mantenere una corretta igiene orale che manterrà una volta adulto, sia per evitare fastidiose e dolorose patologie proprie della dentatura decidua. Inoltre, è necessario ricordare che processi cariosi non trattati possono causare danni ai denti permanenti, mentre una sana dentatura decidua permette un corretto sviluppo delle ossa mascellari, del processo di fonazione e di deglutizione. I denti da latte sono naturali mantenitori di spazio e guidano l’eruzione dei permanenti. Processi cariosi a carico dei denti decidui espongono il bambino a processi infettivi per lunghi periodi e costringono spesso ad effettuare lunghe e costose cure odontoiatriche.

Manovre preventive e visite

E’, quindi, fondamentale la prevenzione abolendo le abitudini viziate e pulendo le gengive del piccolo fin dai primi mesi di vita con una garza bagnata (anche se ancora non sono spuntati i denti). Oltre allo spazzolino si dovrà usare anche il filo interdentale per eliminare la placca che si annida sulle superfici tra un dente e l’altro, dove lo spazzolino non può penetrare. Effettuare frequenti controlli dal proprio dentista aiuta ad individuare i problemi nella fase iniziale, quando i danni, se presenti, sono ancora minimi. Controlli regolari, iniziando dai primi anni di vita, e trattamenti preventivi, coadiuvati da una corretta igiene orale e dalle sigillature, assicurano un sorriso sano ai vostri bambini.

Perché la prima visita dal dentista sia un’esperienza positiva per il vostro bambino è necessario non lasciare che qualcuno racconti storie sui dentisti che possano impaurire i bambini e, di conseguenza, non trasmettere al bambino la vostra ansia nell’andare dal dentista. Molti batteri possono essere trasmessi tramite la saliva (cucchiaini, assaggio dei cibi, ecc). E’ quindi indispensabile che anche gli adulti che curano i loro bambini abbiano una bocca sana.

spazzolino e bambino gioco igiene orale

Altre abitudini e visite specialistiche

Quando il bambino respira dalla bocca, perché non riesce a farlo dal naso, spesso può essere causato dalla presenza delle adenoidi; in questo caso si possono avere delle conseguenze che riguardano la crescita alterata del mascellare superiore, il palato ogivale, una mal posizione dei denti, alterazione della postura della lingua, della mandibola e della colonna cervicale. Altresì il bambino che succhia il dito, premendo il dito all’interno della bocca, causa delle alterazioni della posizione dei denti e delle basi mascellari; inoltre il mordicchiarsi il labbro inferiore comporta delle alterazioni della posizione dei denti. Un altro fenomeno frequente nei bambini è quello della deglutizione atipica, dove il bambino, quando deglutisce, posiziona la lingua tra i denti incisivi, provocando la protusione e/o intrusione o mancata eruzione dei denti, con conseguente morso aperto; alcune informazioni la mamma può acquisirle osservando il proprio figlio durante il sonno e verificando se sia o meno presente russamento e scolo salivare.

Se riscontrate nei vostri bambini queste abitudini viziate il consiglio migliore è di non sottovalutarle e di prendere in considerazione la necessità di una prima visita da uno specialista. L’obbiettivo di tutte le manovre di prevenzione non sarà quindi il solo bambino ma, in primo luogo, la madre. Infatti è sanando le patologie dentali della mamma (prima e durante la gravidanza) che si realizza la prima e più importante manovra di prevenzione a favore del bambino.

Il ruolo del fluoro nella prevenzione

Il fluoro aiuta nella prevenzione della carie dentaria perché, quando è assunto nella fase di formazione della struttura minerale dello smalto, rimpiazza gli ioni idrogeno con ioni fluoro, formando al posto dell’idrossiapatite, normale costituente dello smalto dei denti, la fluoroapatite, sostanza più resistente all’attacco acido demineralizzante della placca batterica. In fasi più avanzate dell’odontogenesi, quando la corona è ormai completamente formata, il fluoro può legarsi agli strati più superficiali del tessuto (nei primi 100 nm), contribuendo a rinforzarlo. Infine, dopo l’eruzione, se l’elemento è presente nel cavo orale a concentrazioni sufficientemente elevate, questo si può fissare sulla superficie dello smalto, specie in presenza di tessuto demineralizzato, concorrendo alla remineralizzazione di lesioni cariose in fase iniziale.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accertato l’importanza di una corretta integrazione a partire dal quarto mese, ossia da quando nel feto comincia a formarsi la gemma dentale, per rendere più forti e sani sia i denti da latte che i denti permanenti del bambino. Inoltre se la mamma ha assunto la giusta percentuale di fluoro nel corso della gestazione, nei primi tempi è consigliato non somministrare al neonato integratori a base di fluoro fino almeno al sesto mese. Il fluoro si può assumere dalla gravidanza fino a 6 anni, mediante compresse reperibili in farmacia. Si determina così una riduzione dell’incidenza della carie dell’ 80 %.

Le compresse sono disponibili in dosaggi da 0.25 e da 1 milligrammo. Esse vanno prese con le seguenti modalità: durante la gravidanza e l’allattamento al seno, 1 mg al giorno alla madre, dallo svezzamento in poi il bambino dovrà assumere 0,05 mg di fluoro al giorno per ogni chilo di peso corporeo. La sospensione comporta la riduzione dei benefici della fluoroprofilassi, che va quindi effettuata in modo continuo durante tutta l’età evolutiva. Inoltre è riconosciuto e provato che quanto più precoce è l’inizio della somministrazione di fluoro tanto maggiori sono i risultati preventivi ottenuti a livello orale ed osseo.

Da recenti studi è emerso che il fenomeno della fluorosi conseguente ad un’assunzione di integratori durante la gravidanza è in realtà presente solo nel 6% della popolazione soggetta a somministrazione sistemica e che esso sia essenzialmente dovuto ad un uso scorretto di dentifrici e colluttori al fluoro, o ad errori di prescrizione del medico curante. La necessità di un intervento preventivo precoce è evidente analizzando i risultati ottenuti in 40 anni di fluoroprofilassi. Nessuno studio ha evidenziato che la fluoroprofilassi precoce sia inutile.

Molti studi hanno documentato che i bambini nati da madri che hanno effettuato la fluoroprofilassi in gravidanza hanno sia i denti decidui che i permanenti più sani di quelli nati da madri che non hanno assunto il fluoro. Lo studio ha preso in considerazione un gruppo di donne incinta che, durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza, ha assunto supplementi di fluoro durante la gravidanza di sodio in forma di tavolette insieme all’acqua. I risultati hanno dimostrato che il 97% della prole di queste donne non aveva assolutamente alcuna carie per i primi dieci di vita. I bambini, inoltre, non hanno avuto visite mediche a causa di effetti collaterali causati dal trattamento prenatale.

Per quanto riguarda la realtà italiana, un’esperienza condotta in Friuli indica che il 95 per cento delle donne arriva al parto avendo assunto fluoro in gravidanza. In effetti, la donna gravida è molto più attenta alla propria salute proprio in funzione della salute del bambino, oltre ad avere una percezione maggiore del beneficio che può garantire al proprio figlio attraverso una corretta igiene orale. Una mamma con gengive e denti sani trasmette una maggior protezione anche al suo bambino. E’ molto importante, infatti, sottolineare che la concentrazione di popolazioni batteriche (in primo luogo lo Streptococcus mutans e Sobrinus) responsabili della patogenesi della carie dentale nella saliva del bambino è direttamente proporzionale alla concentrazione di tali popolazioni nella saliva materna e che la tendenza ad ammalarsi di carie nel bambino, perciò, è tanto più grave e precoce quanto peggiore è lo stato di salute dentale della mamma.

E’ necessario a tal proposito prescrivere l’uso di dentifrici fluorati, almeno due volte al giorno nel corso delle procedure quotidiane di igiene orale.

video dimostrazione gioco dello spazzolino per bambini

Nota sul tempo libero: giochi e sfide non violente

Molti nostri fan si divertono con EA SPORTS FIFA su Xbox 360 e PlayStation®3. Ci sono comunque grosse novità in arrivo per i possessori di queste piattaforme, che riguardano modifiche sostanziali alla dinamica di gioco, migliorie al comparto audio e la nuova modalità Sfide Creazione rosa di FIFA Ultimate Team. Completa le sfide della nuova modalità Sfide Creazione rosa (SCR) per ottenere premi speciali in gioco. Metti alla prova le tue capacità di creare una rosa scegliendo tra sfide base, avanzate o specifiche per i campionati. Le sfide verranno aggiornate costantemente durante tutta la stagione. Controlla spesso dunque. Le squadre della J-League e del campionato brasiliano saranno presenti in FIFA 17 per Xbox 360 e Playstation®3.

Età Comportamento tipico Intervento consigliato
0-12 mesi Detersione gengive, prime reazioni sociali Pulizia con garza, attenzione alla bocca della madre
1-3 anni “Terribili due”, esplorazione indipendenza Calma, insegnamento pratico (cucchiaio, spazzolino), pazienza
3-6 anni Maggiore autonomia nelle cure, igiene orale come gioco Spazzolino con dentifricio di buon sapore, visite dentistiche

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