
La sterilizzazione degli strumenti utilizzati durante le attività dello studio deve essere effettuata nel rispetto delle normative vigenti, purtroppo non sempre chiare da interpretare, e seguendo passaggi ben precisi. Quando varchi la porta del nostro studio, la tua sicurezza è la nostra priorità assoluta. Non è solo una promessa, ma un impegno che si traduce in gesti e procedure molto precise, a partire dalla meticolosa sterilizzazione degli strumenti di lavoro.
La sterilizzazione degli strumenti chirurgici rappresenta uno dei pilastri fondamentali della sicurezza clinica in odontoiatria e in tutte le professioni sanitarie che prevedono procedure invasive. L’obiettivo è quello di prevenire la trasmissione delle malattie infettive tra i pazienti, il personale dello studio medico e del laboratorio odontotecnico, e viceversa. Poiché non esistono pazienti a “rischio speciale”, tutti coloro che afferiscono alla clinica vengono considerati come portatori di patologia, fino a prova contraria.
Tra i compiti di un odontoiatra, sia esso libero professionista sia sicuramente direttore sanitario, vi è l’attenzione (e la responsabilità) ai processi di pulizia e sterilizzazione all’interno dell’ambulatorio. Il documento a cui si deve fare riferimento sono le Linee Guida elaborate dall’Ispettorato Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro (ISPESL). Le procedure di disinfezione e la sterilizzazione si identificano quali “misure di prevenzione- protezione di tipo collettivo ai sensi del Titolo X del D.Lgs 81/2008 e s.m.i.
Il responsabile del processo di sterilizzazione deve garantire la puntuale esecuzione dei protocolli che la Direzione Medica Ospedaliera deve predisporre. Ai sensi del D.Lgs 81/2008 e s.m.i., quindi, è individuato come responsabile del processo di sterilizzazione il datore di lavoro.
Dal punto di vista strutturale, secondo il DPR del 14 gennaio 1997, ogni studio deve essere previsto di un ambiente dedicato, ossia la sala di sterilizzazione, per le procedure di decontaminazione, disinfezione e sterilizzazione, nonché spazi di stoccaggio del materiale sterile. Lo spazio dedicato deve prevedere una distinzione di flusso tra materiale sporco e pulito e il processo di sterilizzazione deve essere eseguito sulla base di procedure riportate per iscritto.
Leggi anche: standard di pressione e temperatura per la sterilizzazione
La sala sterilizzazione è separata dalle sale dove si effettuano le visite ed è organizzata in zone ben distinte, zona “sporco” e zona “pulito” per eseguire ogni operazione in sicurezza ed evitare nuovi contagi.
L’intero processo di sterilizzazione è costituito da procedure estremamente rigide e non intercambiabili. Il processo di sterilizzazione è un percorso articolato in diverse fasi, ognuna indispensabile per garantire l’efficacia del trattamento.
L’esposizione ad agenti biologici avviene già durante la prima fase del ciclo. Di norma, all’interno di uno studio odontoiatrico è il personale ASO che raccoglie il materiale infetto e lo trasporta in sala sterilizzatrice. Nelle strutture più grandi potrebbero però essere due persone distinte, questo a voler dire che la preparazione del materiale infetto da parte di un ASO deve essere funzionale al trasporto, sia in termini di sicurezza sia in termini di ergonomia: quindi eliminare tempestivamente taglienti monouso contaminati o aghi utilizzati e suddividere subito i materiali più piccoli come frese o spazzolini dallo strumentario più grande può risultare sicuramente efficace nell’efficientare le procedure di sterilizzazione.
Questi ultimi vanno immersi immediatamente in una soluzione contenente un agente chimico disinfettante al fine di decontaminarli. All’arrivo in sala di sterilizzazione, gli strumenti devono essere immersi in un’apposita vasca contenente soluzione disinfettante con l’obiettivo di ridurne la carica microbica. Da notare come anche il contenitore utilizzato per il trasporto debba essere immerso nella medesima vasca.
La decontaminazione detta anche igienizzazione, è il processo di rimozione della sporcizia, delle macchie e di altri residui. Importante non confondere il prodotto detergente (o igienizzante) con il disinfettante, perché il primo ha semplicemente lo scopo di rimuovere lo sporco e le eventuali incrostazioni, il secondo agisce attivamente sui microrganismi grazie al potere biocida.
Leggi anche: Sensibilità Dentale: Sintomi e Trattamenti
La procedura di lavaggio ha lo scopo di rimuovere i residui di sostanze organiche, inorganiche e dei microrganismi. La pulizia a ultrasuoni è particolarmente indicata per tutti quei dispositivi medici delicati (microchirurgia) o che presentano articolazioni e zigrinature dove facilmente si deposita materiale organico difficile da rimuovere con altri sistemi. Si basa su un principio fisico chiamato cavitazione ultrasonica, che consiste nella formazione di cavità o bolle di gas, create da onde ultrasoniche che implodono all’interno di un liquido con conseguente enorme rilascio di energia d’urto.
Gli strumenti vanno immersi completamente nella soluzione, aperti o smontati, posti in modo che non rimangano zone d’ombra. La soluzione detergente deve essere rinnovata a intervalli regolari, a seconda della frequenza e delle condizioni d’uso e, comunque, almeno giornalmente.
Il lavaggio ad ultrasuoni è impiegato come trattamento di sostegno a quello manuale, dal momento che al termine dello stesso deve essere eseguita la pulizia manuale. Occorre associare al lavaggio a ultrasuoni il lavaggio manuale, specialmente per tutti quei dispositivi che presentano cavità o lumi ristretti e di difficile accesso per i quali è consigliato ricorrere all’utilizzo di dispositivi come scovolini, spazzole con setole morbide e pistole ad acqua e/o ad aria compressa.
Dopo la fase di immersione gli strumenti vanno spazzolati, utilizzando spazzole delicate rimuovendo eventuali residui di sostanze organiche e inorganiche. Dopo la disinfezione gli strumenti vanno sciacquati con cura per eliminare tutti i residui della soluzione disinfettante. Immediatamente dopo si passa all’asciugatura degli strumenti. L’asciugatura dovrebbe avvenire preferibilmente attraverso l’uso di pistole ad aria compressa (o apposite apparecchiature).
Manipoli dritti e contrangoli, turbine ed altri azionamenti non devono essere trattati nel bagno ad immersione o ad ultrasuoni. Gli strumenti trattati manualmente o meccanicamente devono essere esenti da residui di sangue , saliva ed altre forme di sporco come materiali da otturazione.
Leggi anche: come alleviare il mal di denti in attesa del dentista
Durante questa fase si effettua la lubrificazione degli strumenti articolati o rotanti che, anche in questo caso, può avvenire in modo automatico, al fine di ottimizzare ed efficientare il processo. Prima di confezionare lo strumento è necessario verificarne l’integrità, la pulizia e la funzionalità. Per eseguire al meglio questa ultima procedura è necessario prestare attenzione alle indicazioni date dal fabbricante del prodotto con cui si sterilizza o del prodotto da sterilizzare.
Dopo il controllo, gli strumenti vengono confezionati. Confezionamento: consiste nell’inserimento dei dispositivi medici in una confezione sterile (detta SBS, ovvero Sistema di Barriera Sterile) e ha lo scopo di mantenere sterile lo strumento fino al suo impiego. L’imballo del materiale sterile deve soddisfare le norme vigenti per quanto riguarda la qualità e l’utilizzo e deve essere applicabile al processo di sterilizzazione prescelto.
Gli strumenti confezionati vanno inseriti in un’autoclave che rilascerà vapore fino a una temperatura di 121°C o 134°C al massimo. Gli strumenti confezionati e sigillati vengono inseriti in Autoclave, dove verranno sottoposti a cicli di pressione ad una temperatura di circa 130° per 1 ora, per distruggere virus e batteri ancora presenti. Lo standard europeo impone l’utilizzo di strumenti sterili sul paziente e presuppone che siano stati puliti e disinfettati come da prescrizioni e sterilizzati all’interno di buste a norma con un processo di sterilizzazione validato.
Secondo DIN EN 13060 le sterilizzatrici a vapore sono suddivise in tre categorie: TIPO B, TIPO N, TIPO S. Per l’utilizzo universale in studio odontoiatrico si consiglia l’impiego di una macchina Tipo B. Si devono rispettare i controlli di routine richiesti e le prescrizioni per la manutenzione.
Ogni busta deve riportare un’etichetta che documenti la tracciabilità del processo, in particolare il giorno di sterilizzazione, l’autoclave utilizzata, il tipo di ciclo effettuato, il numero progressivo e l’esito. Terminato il ciclo di sterilizzazione in autoclave, tutte le buste vengono etichettate riportando il lotto della confezione, la data di sterilizzazione e la data di scadenza. Tutti questi dati vengono poi inseriti in un apposito registro e nella cartella clinica del paziente, per la tracciabilità della strumentazione utilizzata.
Le modalità di stoccaggio e quindi di conservazione influenzano la sterilità dello strumento imbustato; il processo deve essere effettuato impiegando tutte le precauzioni necessarie a impedire il deterioramento o la lesione delle confezioni stesse. Per il mantenimento della sterilita degli strumenti fino all’utilizzo sul paziente, la premessa basilare è l’utilizzo di buste idonee alla sterilizzazione e che non consentano il passaggio di carica batterica. Lo strumentario tolto dall’imballo non è sterile. Un ambiente con poca polvere ed asciutto è la premessa per uno stoccaggio protetto di materiale sterile.
Le apparecchiature devono essere sottoposte periodicamente a manutenzione come da libro macchine e questa deve essere svolta da personale qualificato, indicato dal costruttore. La manutenzione regolare delle nostre apparecchiature, in particolare dell’autoclave, è per noi un impegno quotidiano per garantire la massima efficacia e il corretto funzionamento nel tempo.
Prima di procedere alla disinfezione, tutti gli strumenti devono essere lavati e disinfettati. La disinfezione serve a proteggere il personale dalle infezioni da germi patogeni provenienti da pazienti, sia ad impedire la diffusione dei germi patogeni stessi. Gli strumenti subito dopo l’utilizzo devono essere immersi in una soluzione di un liquido detergente che abbia un’azione disinfettante certificata dal Ministero. Gli strumenti devono essere completamente coperti dalla soluzione. Per questo non si devono sovraccaricare i bagni di liquido con tanti strumenti.
Gli strumenti trattati manualmente o meccanicamente devono essere esenti da residui di sangue , saliva ed altre forme di sporco come materiali da otturazione. Bisogna dunque escludere rischi di carattere igienico durante la decontaminazione, perché un trattamento non soddisfacente lascerebbe residui sullo strumento con il rischio di incrementare il numero di agenti potenzialmente patogeni.
Il termine “strumenti odontoiatrici” comprende un gran numero di prodotti nei più svariati materiali come per es. specchietti, sonde, pinzette, spatoline, pinze estrattive, leve, strumenti parodontali, strumenti canalari, strumenti rotanti, turbine e manipoli. Tutti questi materiali sono di regola decontaminati secondo le stesse metodiche.
Altro aspetto da evidenziare è il mancato controllo della sterilità dello strumento in sé. Nel testo è scritto: “per sterilizzazione si intende qualsiasi processo, fisico o chimico, che porta alla distruzione di tutte le forme di microrganismi viventi e altri agenti biologici. Tale definizione semplifica il concetto di sterilità che, al contrario, può essere definito solo su basi statistiche”.
È doveroso precisare che nello Studio Associato Project viene utilizzato solo materiale monouso (siringhe, aspira-saliva, bicchieri di carta, guanti, mascherine, etc.) che viene poi dismesso secondo le normative vigenti ed eliminati come rifiuti infetti in appositi contenitori. Al termine di ogni intervento, tutti gli strumenti utilizzati vengono raccolti in un contenitore apposito e portati in sala sterilizzazione.
Anche gli ambienti vengono disinfettati e decontaminati prima di far accomodare un nuovo paziente. La poltrona, i piani operativi e gli accessori vengono disinfettati con uno speciale disinfettante battericida. Gli spazi e i piani che vengono a contatto diretto con il paziente vengono rivestiti con carta-pellicola trasparente, come ad esempio la zona testa, piedi, bracciolo e la tastiera con i pulsanti.
Il ciclo di sterilizzazione: ogni strumento è lavato, imbustato e sterilizzato in autoclave tracciata. Tutte le confezioni sottoposte a sterilizzazione devono riportare il numero di lotto di sterilizzazione, la data di scadenza e vanno conservate integre. Il processo deve essere effettuato impiegando tutte le precauzioni necessarie a impedire il deterioramento o la lesione delle confezioni stesse.
La gestione corretta degli strumenti è obbligatoriamente necessaria, sia nel rispetto dei materiali che delle regole igienico sanitarie. Oggi la sterilizzazione è disciplinata da protocolli rigorosi, linee guida ministeriali e normative europee che stabiliscono procedure precise per la decontaminazione, il confezionamento, la sterilizzazione e la conservazione degli strumenti chirurgici.
| Fase | Obiettivo | Strumenti/metodi |
|---|---|---|
| Raccolta | Ridurre rischio esposizione | Contenitori appositi, rimozione taglienti |
| Decontaminazione | Ridurre carica microbica | Bagni chimici disinfettanti |
| Lavaggio | Rimuovere residui | Ultrasuoni + lavaggio manuale |
| Asciugatura/Controllo | Preparare al confezionamento | Pistole aria compressa, verifica integrità |
| Confezionamento | Mantenere barriera sterile | SBS, termo-sigillatrice |
| Sterilizzazione | Distruggere agenti patogeni | Autoclave Tipo B (vapore) |
| Tracciabilità/Stoccaggio | Garantire rintracciabilità e integrità | Etichettatura, registri, ambiente asciutto |
tags: #metodi #e #procedure #sterilizzazione #a #freddo
