
Nell’infanzia di ciascuno di noi arriva, prima o poi, un appuntamento magico: quello con la Fatina dei Dentini. Il Topolino o la Fatina dei Dentini sono due personaggi che segnano un cambiamento importante, ossia la caduta dei denti da latte. Il vostro bambino comincia a diventare grande e i denti “piccoli” lasciano il posto a quelli “da grandi”! Si tratta di un’usanza diffusa in tutto il mondo. Ciascun genitore racconta una storia per far vivere al proprio bambino l’esperienza della caduta dei denti da latte nel modo più spensierato e sereno possibile.
Ma qual è l’origine di questi due personaggi? Il Topolino dei Denti deriva da una leggenda spagnola, nata come favola nel 1894 per opera dello scrittore Luis Colma. Il futuro re Alfonso XIII era un bambino viziato e dalla salute cagionevole; quando perse il suo primo dentino si spaventò per paura che fosse il sintomo di un’altra malattia. La regina, quindi, commissionò allo scrittore Luis Colma un racconto che potesse rassicurare il suo bambino. Nacque così Ratòn Perez, un topolino che viveva vicino a Palazzo in una scatola di biscotti e che portava doni in cambio dei dentini. Si narra che un giorno visitò un bambino poverissimo e, impietosito, decise di convertire il regalino in moneta.
La Fatina dei Dentini, invece, risale ad una fiaba francese del XVIII secolo “La bonne petite souris”. Una fata si trasformò in topo per aiutare una regina a sconfiggere un re malvagio, torturandolo e facendogli cadere tutti i denti.
Lo smilodonte, o tigre dai denti a sciabola se preferite la versione più nota, è uno degli animali preistorici più noti e iconici che si siano mai estinti. Comparso sulla Terra circa 2,5 milioni di anni fa, questo felino (che non è in realtà imparentato con le tigri) ha abitato le pianure di tutta l'America fino a 10.000 anni fa, per poi scomparire insieme al resto della megafauna del continente. Vecchi fossili, nuove scoperte. La maggior parte dei fossili di smilodonte arrivano da depositi come quello dei pozzi di La Brea, in California: luoghi dove gli animali rimanevano intrappolati nel catrame e lì morivano, nella condizione per noi perfetta per conservarsi quasi intatti.
Quelli studiati dal Royal Ontario Museum, invece, arrivano dall'Ecuador, e sono il risultato di una fossilizzazione di massa avvenuta in seguito a una catastrofe non ancora identificata - una vera e propria fotografia dell'ecosistema al momento della morte degli animali. Tra i soggetti dello scenario equadoregno c'erano anche resti di smilodonte, raccolti negli anni Sessanta ma mai descritti; nello studiarli, Reynolds ha scoperto che i denti degli animali avevano una forma particolare, presente solo nel 5% della popolazione di tigre dai denti a sciabola. Mammoni. Il fatto che i fossili siano stati ritrovati così vicini porta a pensare che i tre esemplari vivessero insieme, il che non sarebbe strano di per sé, se non fosse che i due figli hanno circa due anni - un'età nella quale di solito i cuccioli degli altri grandi felini hanno già raggiunto l'indipendenza dalla madre.
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Le tigri dai denti a sciabola si possono ritrovare anche in contesti architettonici e decorativi. Una porta monumentale del primo periodo achemenide: ora non ci sono più dubbi. Ma come doveva presentarsi questo singolare edificio scoperto a Tol-e Ajori? “Nel corso dello scavo, sono stati trovati molti frammenti di mattoni invetriati che presentano rilievi di grande interesse artistico”.
Già nelle campagne di scavo precedenti erano stati trovati i mattoni con i segni-codici per l assemblaggio. Infatti, proprio per il fatto che i singoli mattoni dovevano andare a realizzare un soggetto ben preciso (il leone, il toro, il drago-serpente), ognuno di essi era quindi diverso dall’altro e, soprattutto, doveva occupare una posizione ben precisa. Di qui la necessità di indicare, su un lato non visibile del mattone, con segni convenzionali di facile interpretazione la posizione esatta del mattone invetriato e a rilievo.
Nel 2013 era stato trovato anche il frammento di una iscrizione babilonese coperta con l’invetriatura, quindi originale e coeva al monumento. “Un segno suggerirebbe la parola [RE]”, spiega Callieri, “ma al momento, purtroppo, non abbiamo trovato traccia del nome del sovrano che per noi sarebbe un elemento di datazione certo importantissimo”.
È questo, infatti, uno dei problemi rimasti insoluti e che sarà oggetto di ricerca nelle prossime campagne di scavo. “La scoperta più importante”, sottolinea Askari Chaverdi, “sono i disegni sui mattoni a rilievo che rappresentano animali mitologici: una trentina di pezzi con tracce di animali con le ali che sono un misto tra gli animali mitologici del periodo elamita-achemenide con quelli di riscontrati a Susa e in Mesopotamia”.
C’è infatti una certa somiglianza tra i mattoni invetriati e con rilievi di Tol-e Ajori e i mattoni usati a Susa, la città-capitale sorta nell’antica provincia dell’Elam. “In questa campagna si è continuato lo studio dei frammenti di mattoni invetriati dipinti con motivi a rosette, e a rilievo con la rappresentazione del toro, del drago-serpente (mushkhusshu) e del leone. E abbiamo potuto stabilire che a una prima fascia di mattoni invetriati monocromatici seguiva fascia di rosette dipinte che costituiva una specie di marcapiano. Sopra, probabilmente, si articolavano i pannelli a rilievo con il toro e il drago-serpente (mushkhusshu).
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Particolarmente interessante è il frammento di mascella di leone, la cui tipologia di realizzazione ricorda la strada processionale della porta di Ishtar a Babilonia. A livello di iconografia la campagna 2014 ha quindi confermato quello che già si era capito nel 2013: sono stati riscontrati gli stessi soggetti che si ritrovano sulla porta di Ishtar a Babilonia. Perciò ha preso sempre più forma e consistenza la cosiddetta “ipotesi babilonese”.
La prova? “Abbiamo fatto un rilievo grafico dei pannelli figurati della porta di Ishtar a Babilonia e su questo abbiamo cercato riscontri con i rilievi ipotizzati a Tol-e Ajori posizionandovi sopra i frammenti da noi recuperati. Ebbene, la risposta è stata sorprendentemente eccezionale: i frammenti di Tol-e Ajori si posizionano e si sovrappongono perfettamente su quelli della porta di Ishtar. C’è una precisa corrispondenza non solo del motivo iconografico ma anche del modo della articolazione della composizione”.
È in questi pannelli babilonesi che troviamo non solo il leone e il toro ma anche il drago-serpente (mushkhusshu), simbolo del dio Marduk, che a Babilonia aveva un ruolo protettivo positivo. Ebbene, il drago-serpente è presente solo a Tol-e Ajori, e non negli altri monumenti achemenidi del re Dario e dei suoi successori. “Su questo dettaglio”, precisa Callieri, “possiamo anche dare una spiegazione che ha motivazioni storiche: la cultura zoroastriana, che permea la visione della vita nel mondo achemenide, non poteva accogliere il drago-serpente che è ritenuto un simbolo del Male. Quindi a Tol-e Ajori la decorazione ripete quella della porta di Ishtar: quindi non ci troviamo di fronte a un edificio che imita i motivi del più noto edificio babilonese, ma si tratta proprio di una copia della Porta di Ishtar realizzata utilizzando le stesse matrici o matrici prodotte sullo stesso monumento.
(3 - continua nei prossimi giorni. Tempio di Ciro vicino a Persepoli: il giallo archeologico potrebbe essere a una svolta. Con i risultati della quarta campagna di scavo a Tol-e Ajori. Vi ricordate? Il prof. 2014: quarta campagna di scavo. È evidente, quindi, che sono alte le aspettative dalla quarta campagna di scavo a Tol-e Ajori della missione congiunta irano-italiana iniziata il 25 settembre e che si protrarrà fino al 5 novembre. E le indiscrezioni che rimbalzano dall’Iran giustificano queste aspettative. Pierfrancesco Callieri avrebbe annunciato “bei risultati”.
La missione è partita sotto i migliori auspici: continueranno per altri cinque anni gli scavi archeologici dell’Università di Bologna in Iran. È stato infatti rinnovato l’accordo quinquennale di collaborazione tra il Dipartimento di Beni culturali dell’Università di Bologna e il Centro Iraniano di Ricerche Archeologiche. L’Alma Mater si conferma dunque uno dei partner privilegiati dell’Iran nell’ambito della collaborazione culturale e accresce il peso della presenza italiana nel Paese mediorientale. La collaborazione si concretizza nella partecipazione congiunta a indagini archeologiche sul campo in Iran, dove è attiva dal 2008 una missione diretta dai professori Alireza Askari Chaverdi e Pierfrancesco Callieri, e comprenderà attività multidisciplinari di laboratorio in Iran e in Italia. Oggetto di questa attività è l’area archeologica di Persepoli, riconosciuta dall’UNESCO tra i siti patrimonio dell’umanità.
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I risultati delle ricerche saranno oggetto di pubblicazioni e presentazioni in congressi internazionali. Il nuovo accordo ha permesso la quarta campagna di scavi nel sito di Tol-e Ajori, dove è stato individuato un edificio monumentale che si ispira alla Porta di Ishtar della Babilonia neo-babilonese. “Quelli che stanno emergendo - ricorda Callieri - sono i resti di un edificio assolutamente unico nella regione. Una possente costruzione a pianta rettangolare, alta in origine almeno una ventina di metri.”
Si tratta di un monumento dall’impronta fortemente babilonese, costruito integralmente in mattoni crudi e rivestito in mattoni invetriati e a rilievo, raffigurante animali mitologici come il toro e il drago-serpente (mushkhusshu). Molto probabilmente si comprendeva come edificio di funzione simbolico-cerimoniale. Un frammento di iscrizione babilonese rinvenuto conferma la presenza del concetto di regalità. La futura terrazza di Persepoli e l’espansione dell’area residenziale aristocratica fanno supporre che la torre non sia sopravvissuta a lungo.
Obiettivi della campagna 2014: scavare l’ambiente centrale, analizzare eventuali ceramiche datanti e verificare nuove iscrizioni babilonensi che potrebbero includere il nome del re, possibly associato a Ciro il Grande. Il giallo archeologico resta insoluto, ma la ricerca continua con nuove foto aeree e studi di contesto per datazioni più precise. Il team iraniano-italiano prevede proseguire gli scavi per individuare testimonianze di culto e comprendere meglio la funzione cerimoniale dell’edificio tol-e Ajori.
Questo excursus tra storie di denti mitici e templi antichi mostra una costante: gli animali simbolici come le tigri, i leoni e i draghi-serpente hanno una funzione narrativa potente nelle culture, spesso usata per legittimare poteri sovrani e rituali dinastici. I bestiari medievali, le raffigurazioni archeologiche e la simbologia dell’Occhio di Tigre nella cristalloterapia si intrecciano con la storia di civiltà che hanno attribuito agli animali poteri, significati religiosi e valenze educative per le generazioni future.
Leone, pantera, ghepardo e le loro leggende illustrate hanno nutrito l’immaginario artistico e scientifico. Nella tradizione medievale, i bestiari erano elementi utili sia per predicazione sia come fonte di ispirazione per artisti. L’iconografia mostra crocevie, specchi magici e descrizioni che si evolvono dalla rappresentazione realistica a quella simbolica, riflettendo lo sviluppo della nomenclatura zoologica e della comprensione scientifica.
La combinazione di mito infantile e simbolismo animale può aver influenzato la scelta della forma del porta dentini a tigre: un oggetto che custodisce i denti da latte proprio come i bestiari custodiscono simboli e storie. La tigre, raffigurata spesso con una macchia irregolare o con motivi zigrinati, evoca forza, protezione e trasformazione: qualità che accompagnano la crescita del bambino e la attesa della nuova dentizione adulta.
La lettura incrociata di fonti archeologiche, letterarie e artistiche mostra come le immagini della tigre e degli animali mitologici si siano incrociate con pratiche di vita quotidiana, dall’infanzia alle grandi opere pubbliche. La presenza di simboli legati al leone, al drago-serpente e al toro, modellata da contatti tra Mesopotamia, Elam e l’Occidente, offre una chiave interpretativa per comprendere la funzione simbolica dei luoghi sacri e dei loro ornamenti in epoche distinte.
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