
Con il termine Edentulia Completa si definisce la perdita di tutti i denti. Questa condizione può essere dovuta a carie destruenti, malattia parodontale, al naturale processo biologico, ed ancora può conseguire ad un danno iatrogeno ovvero essere l'effetto di inadeguati trattamenti odontoiatrici. Nonostante negli ultimi decenni i sistemi di prevenzione e promozione della salute orale abbiano ridotto in modo significativo la perdita dei denti, il progressivo allungamento della vita contribuisce a mantenere elevato il numero della popolazione edentula. L’edentulia completa costituisce di fatto una grave condizione mutilante per gli aspetti funzionali relazionali ed affettivi implicati.
Relativamente all’entità del fenomeno Douglas et All., nel 2002 presentarono un’analisi delle dimensioni dell’edentulia completa negli Stati Uniti retrospettiva e prospettica su di un arco temporale di circa trent’anni. La stima rilevava un censimento relativo al 1991 di 33,6 milioni di edentuli completi e ne prevedeva un numero pari ed oltre ai 37 milioni nel 2020. È fisiologico che la quota di persone senza denti naturali aumenti con l’età. Fino ai 44 anni la percentuale è estremamente bassa (0,2%). Tra 45 e i 54 sale al 2,2% e raggiunge il 50,4% negli over 75. La perdita di tutti i denti naturali è più diffusa tra le donne, soprattutto a partire dai 70 anni 52,2% contro il 47,6% degli uomini. L’ultimo rapporto ISTAT 2015 vs 2013 relativo al censimento della salute dentale riporta numerosi dati utili per definire l’ampiezza del problema: coloro che hanno perso tutti i denti naturali si riducono dal 12,0% al 10,8%.
Di fatto, questo è l’unico dato positivo dell’indagine. Infatti, rispetto al 2005, risultano in calo coloro che hanno sostituito completamente i denti mancanti con una protesi totale o con una riabilitazione fissa costituita da una protesi avviata su impianti mascellari (dal 27,2% al 22,9% tra i 65 e i 74 e dal 49% al 44,1% dopo i 75 anni), ma le diseguaglianze sociali nell’accesso alle cure si sono accentuate. L’accesso alle cure odontoiatriche pubbliche tra gli over 75 è del 19,6%. Questi dati epidemiologici confermano la necessità di mantenere elevate le competenze terapeutiche degli Odontoiatri nell’assistere i pazienti che abbiano perduto tutti i denti e mantiene allo stesso tempo elevata la necessità di un insegnamento adeguato nelle Università relativamente a questo compito formativo nei futuri Odontoiatri.
A tal proposito il presidio spesso necessario e addirittura indispensabile nell’assistere questi pazienti è una protesi mobile completa, volgarmente definita dentiera. Una protesi mobile totale infatti costituisce spesso un passaggio obbligato nel piano di trattamento di un paziente che ha perduto od andrà incontro alla perdita di tutti i suoi denti. Spesso riceviamo pazienti che da molti anni sono portatori di una protesi mobile che ci chiedono di ricevere un trattamento che consenta loro di avere dei denti fissi. Altre volte riceviamo pazienti che mantengono ancora alcuni denti ma cosi compromessi che non possono essere utilizzati per un progetto di recupero affidabile e che dovranno essere tutti estratti in un prossimo futuro. In queste circostanze saremo noi a costruire una protesi totale completa prima di procedere all’estrazione degli elementi dentali residui ottendo comunque dei buoni risultati estetici e funzionali.
Arcata superiore destinata all’estrazione di tutti gli elementi dentali residui. Per quanto possa la costruzione e la messa a punto di una protesi totale esser curata, molti pazienti, nonostante un risultato di buona qualità funzionale ed estetica, mal si adattano ad una protesi mobile, percepita comunque come instabile ed estranea al proprio organismo. In effetti il recupero della completa mancanza dei denti tramite la Dentiera implica difficoltà meccaniche, spesso anche un rifiuto psicologico legato alla costante consapevolezza della mutilazione. La scuola scandinava ha prodotto una consistente letteratura denunciando la compromissione della vita di relazione negli edentuli e giungendo fino alla impossibilità di guardare se stessi e la propria bocca edentula in uno specchio.
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L’implantologia diventa quindi in questo ambito riabilitativo l’alternativa per eccellenza, in quanto permette il ripristino totale della funzione masticatoria con denti fissi. Tale protesi completa con impianti è conosciuta come "Toronto Branemark Bridge" e prevede secondo il protocollo svedese originale l’inserimento di un numero adeguato di impianti nelle arcate ed in posizioni idonee tali da sostenere meccanicamente la successiva protesi fissa ed il relativo carico masticatorio (almeno 6 nell’arcata superiore e 5 nell'inferiore).
Relativamente al numero di impianti necessari si è andata proponendo una riduzione rispetto al protocollo originale. Il protocollo All On Four limitava l’inserimento a quattro impianti sia nel mascellare superiore che inferiore per una riabilitazione protesica fissa tipo Toronto Bridge. Branemark però aveva dimostrato la possibilità di limitare a quattro il numero di impianti in entrambe le arcate, purché i volumi ossei lo permettessero; se i volumi ossei erano sufficienti, rimanevano quattro o cinque impianti a seconda della regione.
Queste indicazioni archetipiche hanno governato per anni le riabilitazioni, con tassi di successo vicini al 99% per laToronto Bridge superiore e al 95% per quella inferiore, oltre a una soddisfacente stabilità psicofisica per i pazienti.
Circa quindici anni fa, un gruppo portoghese guidato dal dottor Paul Malò propose una riduzione del numero di impianti rispetto al protocollo originale per semplificare il trattamento: All On Four. Molti anni prima Branemark, insieme ad altri ricercatori di primissimo piano, aveva dimostrato la possibilità di limitare a quattro il numero di impianti anche se lo Studio Svedese prevedeva riduzioni solo quando l’osso era insufficiente. Oggi la scelta dipende dall’analisi quantitativa e qualitativa dell’osso residuo e dalle condizioni anatomiche, con molte combinazioni terapeutiche che derivano dalle specifiche morfologie dei mascellari.
Cos’è l’Osteopercezione? Branemark osservò che dopo pochi anni dal recupero funzionale molti pazienti mostrano la ricomparsa della sensibilità propriocettiva, grazie a segnali dai recettori parodontali e dalle fibre nervose che raggiungono la corteccia cerebrale. La propriocettività permette controlli fini dei movimenti mandibolari, utile per la stabilità funzionale delle protesi su impianti.
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La sfera propriocettiva, descritta da Sir Charles Scott Sherrington, riguarda recettori presenti nei muscoli, tendini, articolazioni e cute. Nel caso della bocca, i propriocettori informano sulla posizione delle ossa mascellari; quando i denti sono persi, i recettori propriocettivi vengono perduti, ma numerose ricerche hanno esplorato la possibilità di recupero tramite riorganizzazione delle vie nervose intorno agli impianti endossei.
Non esistono differenze di genere nel trattamento dell’edentulia completa. Il terapeuta deve considerare che la riabilitazione estetica e funzionale si integra in un più ampio programma di mantenimento dell’autonomia fisica e relazionale di una persona spesso anziana. Non esiste un limite di età per ricevere un trattamento implantare destinato a una protesi fissa tipo Toronto Bridge: studi Swedish hanno confermato risultati eccellenti anche in pazienti oltre gli ottant’anni.
Il trattamento non ha controindicazioni assolute.possono essere considerati pazienti con condizioni mediche varie (ipertensione, diabete, malattie sistemiche) purché sia effettuata una valutazione medica preoperatoria adeguata. Fattori come fumo, infezioni attive, o parodontite non stabilizzata richiedono gestione specifica e attenta pianificazione.
Una mappa 3D accurata è indispensabile: la CBCT permette di misurare spessore e altezza dell’osso al millimetro, verificare la distanza dalle strutture nobili (seno mascellare, nervo alveolare inferiore) e valutare la trama ossea. Questo consente di stabilire la stabilità primaria necessaria per osteointegrazione e di scegliere tra impianti corti, inclinati o approvati per rigenerazione ossea.
In arcata superiore posteriore, quando il seno mascellare riduce l’altezza ossea, possono essere indicati rilascio di rigenerazione ossea guidata (GBR), rialzo del seno o espansione di cresta (split crest). Dopo la fase di integrazione, si procede all’impianto e al successivo caricamento protesico. In mandibola atrofica la pianificazione tridimensionale è decisiva per decidere tra impianti corti, inclinati o rigenerazione verticale.
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I tempi biologici della rigenerazione ossea variano tipicamente da 4 a 9 mesi a seconda della tecnica e della sede. Dopo l’osteointegrazione, la protesi definitiva viene realizzata in materiali estetici come zirconia-ceramica, con una protesi provvisoria disponibile in alcuni casi durante l’integrazione.
La tecnica All-on-4 consente riabilitazione dell’intera arcata in tempi rapidi, spesso con carico immediato: una protesi fissa provvisoria avvita agli impianti entro 24-48 ore dall’intervento. La chirurgia guidata, supportata da software e stampanti 3D, permette posizionamenti precisi, riduzione di invasività e gestione accurata dei tessuti duri e molli. Il budget può includere costi aggiuntivi per piattaforme o viti angolate a seconda della situazione clinica.
La durata del trattamento e il successo a 10 anni sono influenzati da variabili come l’igiene, la gestione dei rischi e la scelta di materiali protesici. Controlli di mantenimento trimestrali sono consigliati per monitorare la salute peri-implantare e prevenire mucositi e peri-implantiti.
Le complicanze post-operatorie includono micromovimenti durante l’osteointegrazione, infezioni, surriscaldamento osseo o inclinazioni improprie; per questo la pianificazione, l’esecuzione chirurgica accurata e il controllo post-operatorio sono fondamentali. Le tecniche di rigenerazione ossea comportano tempi di guarigione più lunghi, costi elevati e potenziali complicanze, ma permettono di utilizzare impianti robusti e, spesso, di evitare protesi mobili.
La medicina implantologica continua a evolvere con soluzioni come impianti corti, inclinati, pterigoidei e zigomatici in casi di atrofia severa, supportate da tecnologie di chirurgia guidata e intelligenza artificiale per la pianificazione. Le opzioni sono molteplici e la scelta dipende dall’analisi individuale di osso, anatomia, esigenze estetiche e budget.
La nostra clinica offre consulenza preliminare online gratuita per valutare la possibilità di un piano di trattamento personalizzato, seguito da una visita in sede per discutere tipologia e costi in dettaglio. Il progresso scientifico rende oggi possibile ottenere denti fissi affidabili anche in presenza di poco osso, offrendo una riabilitazione funzionale e biologicamente rispettosa.
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