
Negli ultimi mesi, molti pazienti odontoiatrici in tutto il mondo hanno visto la sospensione improvvisa del loro trattamento a causa della pandemia Covid-19. Sia l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che i Centers for Disease Control (CDC) affermano che non ci sono stati casi confermati di Covid-19 trasmessi in uno studio dentistico. “La salute orale è una componente del benessere generale e tutti noi dobbiamo continuare a prenderci cura di denti e gengive per una migliore qualità della vita” afferma il professor Nicola West, segretario generale dell’EFP. “Le caratteristiche uniche dell’ambiente e della professione odontoiatrica hanno sempre garantito il controllo delle infezioni” sottolinea il professor Filippo Graziani, past president EFP e presidente del comitato di progetto europeo della federazione.
L’odontoiatria è ben preparata per prevenire qualsiasi rischio di infezione correlato all’attuale pandemia, poiché la professione sta adottando misure efficaci per garantire sicurezza sia ai pazienti che ai professionisti. È importante ricordare che trascurare la salute dentale - anche per un periodo di tempo limitato - può avere un impatto negativo sulla salute generale perché le malattie parodontali e dentali sono legate a gravi condizioni croniche.
Le cause di sospensione includono la necessità di contenere contagi, la riorganizzazione dei servizi sanitari e la necessità di proteggere pazienti e staff. In alcuni casi, la sospensione può riguardare anche terapie complesse che richiedono continuità di cure o valutazioni diagnostiche avanzate.
Nella gestione della sospensione si intrecciano aspetti clinici e giuridici. La decisione di sospendere una terapia anti-riassorbitiva va sempre condivisa con lo specialista del metabolismo osseo. La posizione di garanzia del medico nei confronti del paziente è un concetto chiave: implica responsabilità etica, legale e professionale per garantire cure adeguate e comunicare informazioni chiare e comprensibili. Il medico deve prestare la massima diligenza richiesta dalla sua professione, per garantire che il paziente riceva le cure necessarie.
Nel caso di terapie ortodontiche in età di crescita, la sospensione temporanea influenza la progressione del piano terapeutico. L’odontoiatra deve indicare chiaramente al paziente e ai genitori quale percorso terapeutico è indicato, quali apparecchi verranno usati e quali saranno i tempi previsti. Se un secondo specialista subentra, è necessario valutare se il piano iniziale rimane valido o se deve essere riformulato in base alle nuove condizioni cliniche e all’età del paziente.
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L’interpretazione degli esami prescritti, tramite tracciato cefalometrico, permette di formulare la diagnosi corretta e di stabilire l’ordine cronologico degli interventi. La collaborazione tra paziente, famiglia e professionisti è cruciale: senza un'adeguata adesione, la terapia potrebbe non raggiungere gli obiettivi sperati.
Se la famiglia intraprende un periodo di trasferimento o una pausa prolungata, è consigliabile concordare in anticipo con gli specialisti coinvolti come procedere: continuità delle cure, eventuale supervisione a distanza e eventuale ricontatto con il professionista di fiducia al rientro. L’importante è mantene un equilibrio tra tempi realistici di avanzamento terapeutico e necessità personali, senza perdere di vista gli obiettivi clinici.
Per accettare consapevolmente quanto proposto dall’odontoiatra è essenziale che i genitori abbiano compreso le possibili problematiche ortodontiche e la necessità di esami strumentali. Il consenso informato si basa sull’informazione completa e chiara, preceduta da una spiegazione comprensibile delle scelte terapeutiche e delle relative tempistiche.
In contesti di malocclusione discutibili, l’odontoiatra deve mostrare quali passi operativi saranno necessari, quali apparecchi ortodontici si utilizzeranno e quali responsabilità hanno genitori e paziente per far funzionare la terapia. Le fasi di trattamento, i controlli regolari e l’eventuale necessità di consulenze con specialisti esterni vanno chiarite fin dall’inizio.
Dal punto di vista giuridico, il regime di responsabilità contrattuale riconosce che l’odontoiatra può essere esonerato dall’obbligo se dimostra che l’inadempimento è dovuto a cause non imputabili a lui. Tuttavia, resta fondamentale fornire cure adeguate e comunicare chiaramente le informazioni al paziente. Se un secondo professionista accetta un piano terapeutico già stabilito dal primo, è necessario valutare la connessione causale tra eventuali errori e danni successivi.
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Al rientro di una famiglia dopo un periodo di pausa, è spesso indispensabile ripetere esami radiologici e riprendere il tracciato cefalometrico per valutare la situazione attuale. Solo dopo una nuova diagnosi sarà possibile proporre un nuovo iter terapeutico basato sull’età e sulle condizioni attuali del paziente.
Il tempo non sfruttato per la terapia ortodontica può essere un fattore negativo: la crescita e lo sviluppo possono modificare le probabilità di successo della terapia. In tali casi è utile una valutazione da parte di uno specialista per definire se e come proseguire, con la possibilità di collaborare con colleghi nel luogo di trasferta per non interrompere completamente il percorso di cura.
Una gestione accurata richiede una combinazione di vari elementi: diagnosi precisa, piano terapeutico chiaro, adesione del paziente, e coordinazione tra professionisti. L’obiettivo è garantire che le terapie odontoiatriche producano risultati duraturi nel rispetto delle condizioni cliniche ed etiche della professione.
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