
Nel linguaggio contemporaneo lo stereotipo indica una rappresentazione semplificata di uno stato di cose, di un evento o di un gruppo sociale, basata su una generalizzazione che prescinde dall’osservazione diretta dei singoli casi. La parola stereotipo - la cui etimologia risale al greco antico stereós, che voleva dire rigido, e týpos, che significava impronta - nacque a fine Settecento in ambiente tipografico, per indicare la riproduzione di immagini a stampa tramite forme fisse. Nel Novecento il concetto fu introdotto nelle scienze sociali dal giornalista statunitense Walter Lippmann nel 1922. Perciò fra gli usi ordinari della parola seleziono solo quelli che la riferiscono ai gruppi umani e propongo questa definizione: uno stereotipo è un insieme rigido e semplificato di caratteristiche che i/le componenti di un certo gruppo sociale attribuiscono a un altro gruppo, considerandolo come insieme unico e indistinto, senza fare nessun ragionamento critico né verifica su eventuali differenze, sfumature o eccezioni che possano esserci in quel gruppo.
Nell’ambito della salute orale le immagini hanno un ruolo fondamentale nella produzione di senso. Anche le immagini (che siano simboli, illustrazioni, foto o video) hanno un ruolo fondamentale nella produzione di senso. Gli stereotipi semplificano e generalizzano, facendo in modo che opinioni sociali parziali, errate e intrise di pregiudizi su determinati gruppi sociali o su specifici fenomeni, si riproducano sempre uguali nel tempo. Ibridando questi meccanismi con la rappresentazione della crisi dentale, si ottengono immagini “fatte con lo stampino” che suggeriscono cause, colpe o identità del soggetto affetto da problemi orali senza tener conto delle molteplici variabili in gioco.
In secondo luogo non c’è una formazione di base sulla decodifica delle immagini. A scuola raramente si educa alla lettura dei diversi livelli di comunicazione di un’immagine. Perciò molte persone non sono in grado di riconoscere quando un’immagine sanitaria riproduce stereotipi o semplificazioni fuorvianti: si accetta l’istantanea come documento di verità, non come costruzione comunicativa. Questo spiega perché una foto o un’illustrazione che rappresenta la “crisi dentale” finisca per normalizzare determinati tratti (povertà, trascuratezza, età, etnia) come se fossero cause inevitabili.
Gli stereotipi visivi portano a conclusioni scorrette sull’origine dei problemi dentali. Per esempio, non tutti i tipi di problemi orali sono dovuti a una cattiva igiene o a trascuratezza: diversi farmaci hanno tra gli effetti collaterali quello di diminuire il flusso salivare (iposcialia), anche fino ad azzerarlo quasi del tutto; in questo caso si parla di xerostomia o “sindrome della bocca secca”. Questo è un effetto collaterale molto comune in farmaci antidepressivi, antiparkinsoniani, FANS e benzodiazepine. Anche in caso di chemioterapia o terapia radiante, in pazienti oncologici, si assiste ad una marcata iposcialia, così pure alcune patologie hanno come sintomo quello della diminuzione del flusso salivare.
La funzione tampone della saliva è talmente importante che non è necessario assumere determinati cibi per incrementarne il flusso: è sufficiente pensare di mangiarlo. La riduzione del flusso salivare riduce inevitabilmente l’effetto tampone della saliva. Altre patologie, invece, come il reflusso esofageo o l’ernia iatale, causano un contatto dentale diretto con gli acidi provenienti dallo stomaco. Se hai problemi di iposcialia o xerostomia, oppure soffri di ernia iatale o reflusso esofageo, è consigliabile effettuare visite dentistiche a cadenza semestrale, proprio perché gli acidi possono più facilmente intaccare lo smalto dentale provocando erosioni e carie.
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Algoritmi di generazione d’immagini partecipano attivamente alla creazione di contenuti digitali e potrebbero a loro volta amplificare stereotipi di genere, etnia o età. DALL·E 2, ad esempio, tende a restituire più soggetti maschili e potrebbe quindi introdurre ulteriori bias di genere nel panorama digitale. DALL·E 2 è stato rilasciato dall’azienda OpenAI, la quale riconosce come questo modello tenda a generare più immagini di uomini rispetto a donne quando l’input testuale è neutro dal punto di vista del genere. Il rischio è che l’adozione su larga scala di questi strumenti possa rafforzare e amplificare gli stereotipi di genere; monitorare questo aspetto è quindi necessario, ma è reso difficile dal fatto che gli algoritmi e i dati su cui il modello generativo è stato addestrato rimangono una scatola nera.
In una campagna comunicativa efficace si è scelto di non immortalare la violenza mentre accade e di non mostrare volti riconoscibili per rispetto della privacy. Allo stesso modo, in comunicazioni sulla salute orale è utile evitare l’immagine del “prima e dopo” che colpevolizza, e preferire racconti visivi che mostrino la relazione tra paziente e professionista, la prevenzione e le varie cause mediche della crisi dentale. Non c’è bisogno di immortalare la sofferenza mentre accade: la comunicazione può far comprendere la varietà di comportamenti o cause senza vittimizzare.
L’immagine è attraversata da temi sociali, culturali, politici, economici e storici complessi; è il convoglio di fenomeni molteplici e il luogo virtuale in cui si manifesta il potere e perciò spesso dispositivo del suo esercizio. Queste immagini, anche se quando sono state create non erano considerate controverse, sono diventate oggi problematiche a causa del sorgere di nuove sensibilità e consapevolezze rispetto a questi temi. «Noi non vogliamo buttare giù i monumenti e tirare giù le tele dagli altari, ma vogliamo interrogarci sulle possibili strategie per trasformare questo passato controverso in un passato condiviso», chiarisce chi studia le immagini controverse. Il linguaggio condiviso per un discorso inclusivo sulle immagini controverse è quindi garantito da un approccio interdisciplinare: storia dell’arte, pedagogia, museologia, medicina e comunicazione devono dialogare per costruire pratiche visive più responsabili.
Data la scarsa educazione alla decodifica delle immagini nelle scuole, è fondamentale introdurre percorsi di alfabetizzazione visiva che insegnino a riconoscere stereotipi, bias e omissioni. Possiamo cominciare dall’uso della lingua e delle immagini insieme: abituarci a declinare al femminile parole professionali, rappresentare figure mediche diverse e inserire testimonianze di pazienti con storie diverse sono azioni concrete che cambiano immaginario e pratiche. Sembrano azioni di poco conto, ma la resistenza che si incontra quando si prova a realizzarle testimonia quanto sia difficile sradicare abitudini mentali consolidate.
| Cause / fattori | Spesso rappresentato | Spesso ignorato nelle immagini |
|---|---|---|
| Igiene e dieta | Sì | Contesto socioeconomico che limita l'accesso alle cure |
| Farmaci (iposcialia, xerostomia) | No | Sì (antidepressivi, antiparkinsoniani, FANS, chemioterapia) |
| Patologie sistemiche | Raramente | Sì (reflusso, malattie autoimmuni) |
| Accesso alle cure | Rappresentato stereotipicamente | Sì (barriere economiche, geografiche, culturali) |
Riconoscere e smontare gli stereotipi visivi sulla crisi dentale non significa negare l’esistenza di problemi reali: significa invece mettere in luce la complessità delle cause e offrire rappresentazioni che informino, rispettino la dignità delle persone e favoriscano l’accesso alla prevenzione e alle cure.
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