Crisi degli odontotecnici e vicende della Gazzetta del Mezzogiorno: intrecci tra lavoro, contabilità in nero e protesta sindacale

Al via il cantiere per la demolizione del palazzo che sino a 7 anni fa ha ospitato la Gazzetta del Mezzogiorno. La zona dove i mezzi meccanici della ditta Colasanto Demolizione cominceranno ad abbattere lo stabile è stata transennata. E’ di proprietà di una società (che prende il nome dalla via in cui si trova) della quale fanno parte gli editori della Gazzetta, Antonio Albanese e Vito Miccolis e Vito Ladisa (editore dell’Edicola del Sud).

L’edificio è composto da tre piani interrati (dove c’erano le rotative) e da quattro piani fuori terra. Progettato dall’architetto Onofrio Mangini è uno dei primi edifici realizzati a Bari con le tecniche antisismiche. Per la sua inaugurazione, il 29 ottobre 1972, arrivò nel capoluogo pugliese l’allora capo dello Stato, Giovanni Leone. La notizia della demolizione ha suscitato polemiche in città con la presa di posizione di associazioni e dell’ordine professionale degli Architetti.

Palazzo della Gazzetta del Mezzogiorno transennato prima della demolizione

La protesta dei giornalisti e lo sciopero

Parte domani, martedì 8 gennaio, lo sciopero dei giornalisti del quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno. La redazione ha deciso di incrociare le braccia a causa dell'assenza di risposte da parte degli amministratori giudiziari dal tribunale di Catania, al mancato pagamento delle retribuzioni. Per l'occasione, il giornale non uscirà in edicola. Il comitato di redazione aveva chiesto al direttore responsabile della testata, Giuseppe De Tomaso, la pubblicazione di un comunicato sindacale all'interno di una pagina bianca per la giornata di domani al fine di informare i lettori sulla drammatica situazione che stanno vivendo i giornalisti della Gazzetta.

Richiesta a cui non è seguita alcuna risposta, motivo per cui il comitato di redazione ha notificato il primo giorno di sciopero. "Sciopero che verrà reiterato - spiegano - fino a quando non sarà garantito ai giornalisti la possibilità di far sentire la propria voce nel rispetto di un sacrosanto diritto sancito dal Contratto nazionale di Lavoro giornalistico".

Sala di redazione vuota durante lo sciopero

Inchieste sulla contabilità in nero tra gli odontoiatri del Barese

Un software predisposto da un ingegnere di Palo del Colle avrebbe consentito di gestire la contabilità in nero grazie a cui tra 2015 e 2020 28 dentisti del Barese avrebbero evaso 6 milioni di euro. Quasi tutti hanno già pagato il loro debito con il fisco e altri lo stanno facendo in queste settimane: sono i dentisti finiti alla sbarra per evasione fiscale grazie ad un software messo a punto da un ingegnere di Palo del Colle, che avrebbe consentito loro di gestire la contabilità in nero grazie a cui tra 2015 e 2020 ben 28 professionisti del Barese avrebbero evaso 6 milioni di euro.

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La pm Luisiana Di Vittorio ha chiesto il rinvio a giudizio dei medici e del titolare della Tomprojects, Tommaso Carbone, 60 anni, oltre che di tre società (due studi e la software house). Rispondono tutti di dichiarazione fraudolenta. L’udienza preliminare è cominciata ieri davanti al gup del Tribunale di Bari Antonella Carfagna.

Il fascicolo era nato da una verifica fiscale nei confronti di un odontoiatra, e dalle dichiarazioni di una dipendente licenziata da uno degli studi. La donna aveva rivelato alla Finanza che con la pressione del tasto F12 e l’inserimento di una password il software di contabilità consentiva di passare alla gestione «in nero». I dati venivano salvati su una chiavetta Usb. Dalle acquisizioni nella sede della Tomprojects e del telefonino del titolare sono venuti fuori sia gli elenchi dei clienti (sparsi in tutta Italia) sia le chat in cui Carbone spiegava agli odontoiatri come utilizzare il programma, rinviando a incontri di persona i dettagli sulla contabilità in nero.

Nel 2022 la Procura di Bari aveva chiesto e ottenuto sequestri per un milione nei confronti di un dentista di Casamassima e dell’ingegnere di Palo del Colle. Stessa cosa era avvenuta lo scorso anno da parte della Procura di Trani, che aveva messo nel mirino due medici di Molfetta e Barletta cui erano stati sequestrati beni per circa 1,2 milioni.

Chiavetta USB e documenti contabili sequestrati nell’indagine

Le testimonianze dei pazienti

Stando agli accertamenti dei finanzieri, sarebbero più di duecento i pazienti che avrebbero ricevuto cure odontoiatriche pagando prestazioni per centinaia di migliaia di euro «in nero». Le loro testimonianze sono state raccolte nell’indagine. «Dal 2016 mi sono rivolta al dottore per alcune prestazioni odontoiatriche consistenti in cure di alcuni denti e una sostituzione di un ponte fisso. Mi fu fatto un preventivo di 8mila euro che accettai. Le cura - ha spiegato una paziente - sono avvenute dal 2016 fino al 2019 e in questo periodo sono andata più volte in studio. Ogni qualvolta ho ricevuto le cure ho versato importi che oscillavano dai 100 ai 500 euro e verso la fine delle cure ho versato anche importi superiori che andavano oltre i mille euro, sempre in contanti. Alla fine della prestazione ho corrisposto la cifra totale di 8mila euro senza ricevere alcuna fattura, come anche le volte che ho corrisposto gli acconti».

Molte testimonianze sono simili nei contenuti. C’è chi ha dichiarato di «aver ricevuto solo alcune fatture i cui importi sono inferiori rispetto a quelli versati».

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Intervista sulle indagini fiscali nel settore odontoiatrico

Il quadro economico e le difficoltà della professione odontoiatrica

"Cinquantamila euro lordi l'anno. È questa la cifra che, secondo le rilevazioni Istat e dell'Agenzia delle Entrate citate dagli operatori, finisce nella dichiarazione di un odontoiatra medio italiano. Poca roba, se si considerano gli anni di formazione, il denaro investito e i rischi, clinici e d'impresa, che pesano su un dentista ogni giorno. E c'è un secondo fattore, quasi sempre invisibile a chi si siede sulla poltrona: molti professionisti tengono in piedi gli studi a colpi di finanziamenti e leasing".

Così in una nota Max Calore, Ceo di Dentalead. "Il dentista oggi guadagna all'incirca l'ordine di 50 mila euro l'anno - afferma Calore -. La distanza tra quello che la gente immagina e quello che davvero resta in tasca è enorme. Molti professionisti per accedere a questo stile di vita fanno finanziamenti e leasing. Venticinque anni fa i margini erano un'altra cosa. Poi è arrivata la pressione competitiva, e ha eroso i profitti della maggioranza degli studi indipendenti".

A rovesciare gli equilibri, secondo Calore, "ci ha pensato soprattutto l'arrivo degli operatori strutturati". "Oggi c'è la concorrenza delle catene franchising italiane e dell'estero", fa notare Calore. "Network low cost, gruppi che aggregano più cliniche sotto un unico marchio: il consolidamento del mercato ha ridisegnato le condizioni di lavoro del singolo professionista, che si ritrova a competere con macchine da guerra commerciali.

C'è poi un "secondo macigno, stavolta normativo. La legge di bilancio 2019, il comma 525 della Legge 145/2018, la cosiddetta norma Boldi, ha imposto ai professionisti sanitari una comunicazione soltanto informativa, cancellando qualsiasi elemento attrattivo o suggestivo. Fuori legge le visite gratuite. Fuori legge sconti, omaggi, promozioni a tempo, tutti bollati come pubblicità ingannevole nel settore odontoiatrico. A regolare i messaggi restano anche il Codice di deontologia medica e il Codice di autodisciplina pubblicitaria, che vietano contenuti ingannevoli, aggressivi o subliminali".

"Il guaio vero - si legge - secondo gli operatori, è che nessuno sa bene dove finisca il consentito e dove cominci la sanzione". In Italia "un dentista può comunicare, ma può farlo entro confini molto stretti - precisa Calore -. Una norma percepita come vaga, interpretata in modi diversi da un ordine all'altro. Qualcuno l'ha ribattezzata la legge petalosa, perché non ha una contezza, non ha degli estremi".

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Studio dentistico: concorrenza e costi di gestione

Strategie e prospettive per gli studi

E il paradosso "arriva fino al più minuscolo dei dettagli: anche le foto di un sorriso prima e dopo sono tecnicamente sanzionabili. Chi non indica nominativo e titoli del direttore sanitario rischia la sospensione dell'autorizzazione amministrativa per un periodo che va dai sei ai dodici mesi. Io se sbaglio una comunicazione rischio di essere sanzionato con una sospensione di sei mesi, cioè non posso lavorare per sei mesi - ammette Calore -. Così lo studio medio sceglie di tacere. Piuttosto che rischiare la sospensione, molti rinunciano del tutto a farsi conoscere, un silenzio che costa caro, in un mercato dove il paziente ormai passa quasi sempre dal web. Il passaparola conta ancora, certo. Ma non basta più. Chi riceve una segnalazione poi verifica online, spulcia i profili social, cerca il volto del professionista prima di alzare il telefono per fissare l'appuntamento."

Una scappatoia, per Calore, c'è, e ha un nome: "comunicazione reputazionale". Vale a dire la "parte del marketing che si gioca sull'autorità e non sul prezzo. Costruire riconoscibilità entrando nel tessuto della città, raccontare la storia e il carattere del professionista invece di sbandierare trattamenti a listino. Perché la leva del prezzo è la più facile ma anche la più fragile: davanti a un cartello che urla 'faccette a 1000 euro', il paziente confronta solo cifre e dimentica qualità e relazione".

Dove porta tutto questo? "Verso una polarizzazione netta, secondo l'analisi di settore. Da un lato studi iper-tecnologici avviati a diventare modelli low cost, dove la riduzione della componente umana spinge chi entra a rincorrere il prezzo più basso. Dall'altro studi di fascia alta, tutti costruiti sulla relazione e sul servizio personale. E in mezzo, schiacciati, quelli che non avranno il coraggio di scegliere un posizionamento chiaro. La partita, per i professionisti, sarà comunicare senza sforare la norma ma senza sparire.

Tabella riepilogativa dei punti chiave

Argomento Elemento principale
Gazzetta del Mezzogiorno Demolizione palazzo storico; proteste e sciopero dei giornalisti per mancati pagamenti
Indagine odontoiatri Software che permetteva contabilità in nero; 28 dentisti coinvolti; evasione stimata 6 milioni
Azioni giudiziarie Richiesta di rinvio a giudizio; sequestri per circa 1-1,2 milioni in indagini correlate
Condizioni economiche Redditi medi modesti per odontoiatri, pressione dei franchising e norme restrittive sulla comunicazione
Strategie Comunicazione reputazionale e scelta del posizionamento per evitare competizione solo sul prezzo

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