
Le radici sono spesso la parte meno conosciuta delle piante, eppure costituiscono la maggiore riserva di sostanze nutritive della pianta e svolgono funzioni vitali come ancoraggio, assorbimento di acqua e sali minerali e scambio con microrganismi del suolo. Raramente pensiamo alle radici, sepolte nel terreno, lontane dalla vista. Quando abbiamo un albero con un apparato radicale con problemi o con scarsità di nutrienti, le conseguenze sono ben evidenti.
Che tipo di radici hanno gli alberi? Ne esistono di diverse tipologie, come quelle superficiali, fittonanti, fascicolate e persino radici aeree. Le radici principali costituiscono la struttura di base dell'apparato radicale. Radici laterali: Numerose radici laterali si diramano dalle radici principali. Radici sottili: Le radici sottili sono radici particolarmente fini e di breve durata. Sono responsabili della maggior parte dell'assorbimento di acqua e sostanze nutritive. Si formano e muoiono costantemente.
Salvo eccezioni, le radici degli alberi hanno un’ampia diffusione nel terreno, poiché si estendono in ogni direzione a partire dall’albero, con un’ampiezza che spesso supera l’altezza dello stesso. Le radici si sviluppano in gran parte in prossimità della superficie del terreno. Quasi tutte, comprese quelle più grandi che assicurano l’ancoraggio e la stabilità dell’albero, le possiamo trovare scavando i primi 60/90 cm. Proprio per questo motivo, gli arboricoltori professionisti consigliano di evitare assolutamente operazioni invasive o comunque dannose all’interno dell’area di radicazione della pianta.
La maggior parte delle radici sottili attive si trova nei primi 30-60 centimetri di terreno. Lì trovano ossigeno, umidità e sostanza organica a sufficienza. In termini pratici, ciò significa che le parti più sensibili di un albero si trovano spesso direttamente sotto il manto erboso. In ogni caso però, anche per grandi alberi, la maggior parte delle radici assorbenti sarà concentrata poco sotto la superficie.
La profondità massima che le radici di un albero possono raggiungere ha un ampio margine di variazione. Si può andare da poche decine di centimetri, se si è in presenza di terreni ricchi di torba, con alta ritenzione idrica, a diverse decine di metri se si ha un terreno leggero, ben drenato, sciolto o in caso di fessurazioni nella roccia. È piuttosto raro trovare alberi con radici che si spingono ad una profondità superiore ai 2 metri.
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Non ci sono specie di alberi che per natura hanno apparati radicali di superficie o profondi: la tipologia di terreno e la sua composizione sono di primaria importanza nello sviluppo delle radici dell'albero e nella sua conseguente crescita. Se ci troviamo in presenza di un terreno con un’elevata presenza di pietre, di una falda acquifera poco profonda, di una forte concentrazione di argilla che inibisce la traspirazione del suolo, le radici incontrano grande difficoltà nel penetrare in profondità. Allontanandosi dalla superficie, progressivamente la densità del suolo aumenta e la presenza di ossigeno diminuisce. In pari misura diminuisce anche il numero e la dimensione delle radici presenti.
Il fabbisogno idrico degli alberi nella maggior parte delle regioni del mondo e per quasi tutti i tipi di terreno, anche durante le estati più calde e siccitose, si trova ad una profondità del suolo di poco superiore al metro. Le radici che sorreggono l’albero e che gli danno stabilità si trovano, quasi sempre, nei primi 30 cm.
Ossigeno: Le radici hanno bisogno di ossigeno per vivere. La compattazione del suolo è una delle cause più comuni di danni alle radici. Un suolo compatto, con poca o nessuna aerazione impedisce lo sviluppo delle radici esistenti e la crescita di quelle nuove, oltre a determinare la morte o la regressione dell’apparato radicale già presente.
Le radici non lavorano mai da sole. Fungi, batteri, anellidi e altri organismi benefici disgregano la sostanza organica cibandosene. In questa maniera migliorano le proprietà fisiche e chimiche del terreno e rendono disponibili per le piante gli elementi minerali. Le micorrize sono la simbiosi fra un fungo e le radici. Il fungo penetra all’interno della radice per poter trarre da essa il nutrimento, ovvero gli zuccheri complessi prodotti dalla pianta grazie alla fotosintesi clorofilliana. In prossimità delle radici più sottili è facile trovare le micorrize, funghi che vivono in simbiosi con esse.
È interessante notare come studi recenti abbiano chiarito che l’apparato radicale di una pianta agisce all’unisono, agendo al pari di un sistema ad intelligenza diffusa. Le loro radici sono in costante scambio con miliardi di microrganismi. La loro collaborazione con vari organismi è particolarmente nota.
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Tutti i Pini presentano un vigoroso fittone verticale, posto in continuità con il fusto, al quale si affiancano robuste radici fascicolate, più o meno orizzontali, a loro volta dotate di fittoni secondari. Nel tempo i fittoni si ramificano orizzontalmente, a più livelli di profondità, costituendo una serie di palchi radicali sovrapposti. Alla base delle grandi radici fascicolate e delle ramificazioni orizzontali dei fittoni, si formano anche numerose radici avventizie che, stante un modesto livello di lignificazione ed un diametro più o meno costante fin dalla loro origine, vengono comunemente dette “radici corda”.
A differenza delle radici fittonanti (verticali) e di quelle fascicolate (orizzontali), le radici corda non hanno una direzione di crescita prestabilita e si “muovono” un po’ in tutte le direzioni, occupando i volumi compresi tra gli altri e più “rigidi” elementi dell’apparato radicale. Esiste poi una grande quantità di radici di assorbimento, fini e ramificate, che completano la colonizzazione del substrato.
I cosiddetti moduli radicali, relativamente comuni in tutta la famiglia delle Pinaceae, sono particolari formazioni iperplastiche di natura parenchimatica che si formano sulle radici corda. La funzione dei noduli è primariamente - pur se non esclusivamente - di natura meccanica: queste strutture sono infatti in grado di esercitare tanto una attività di “divaricazione” tra gli elementi rigidi ed inamovibili presenti nel substrato che una attività di “consolidamento” tra quelli dispersi ed incoerenti. La formazione dei noduli si innesca quando le radici corda sono soggette ad un carico orientato, carico che, talvolta, aumenta proprio in seguito alla formazione del nodulo; in questo modo si genera una sorta di reazione a catena che porta alla sovrapposizione di diverse generazioni di noduli, tra loro reciprocamente anastomizzati e frammisti ad elementi inerti, sorte di estesi “scudi nodulari” che [...] esercitano anche una formidabile azione stabilizzatrice del substrato.
L’indiscusso maestro delle formazioni nodulari è il Pino domestico. I noduli radicali svolgono una fondamentale attività strutturale, oltre che biologica. Essi agiscono sinergicamente con il fittone e con le radici fascicolate per garantire un fisiologico rapporto dinamico tra il substrato e l’apparato radicale. Se - pur ammettendo un buon grado di libertà immaginativa - pensiamo ai Pini come a delle grandi navi che poggiano su un substrato instabile e mutevole, ecco che gli scudi nodulari, con la loro connessione flessibile al colletto, ci appaiono proprio come delle ancore fissate al fondale.
Tutti i Pini mediterranei hanno attitudine ruderale e si sono evoluti per colonizzare substrati poveri, ben drenati, areati fino in profondità e, soprattutto, più o meno incoerenti. Generalizzando potremmo dire che i Pini domestici sono gli specialisti delle ghiaie, i marittimi delle sabbie e gli Aleppo degli ammassi rocciosi più o meno incoerenti; si tratta di substrati infidi, poco propensi ad accettare le sollecitazioni fisiche che derivano dalla presenza di un albero.
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Questi adattamenti ecologici spiegano perché, in suoli incoerenti, ciò che evita lo sradicamento per cedimento del substrato sono i noduli; figuriamoci poi se, come spesso accade, fittone e radici fascicolate se ne sono già andate da un pezzo … Come quasi tutto negli alberi, anche i noduli sono ridondanti, surrogabili e resilienti (se eliminati tendono a formarsi nuovamente …), ma c’è un limite.
Il difficile rapporto tra radici dei pini e strade: vediamo dossi, asfalti spaccati, problemi di viabilità ecc. che rendono difficile la vita degli automobilisti. Gli eventi meteorologici fanno il resto: “premono il grilletto”, per così dire, di un’arma ormai da tempo carica … Quando, seguendo la suggestione delle cronache, si parla di Pini killer, si trascurano due aspetti fondamentali. Innanzitutto molti episodi drammatici che hanno per protagonisti i Pini si verificano in contesti nei quali queste specie sono assolutamente prevalenti in termini di composizione arborea del patrimonio vegetale.
La risposta è teoricamente affermativa, anche se articolata. In sede di impianto, ad esempio, si possono creare dei substrati artificiali che simulino le condizioni per le quali i Pini sono stati plasmati dall’evoluzione, pur evitando i carichi orientati sulle radici corda. Fino a che punto si possono toccare le radici dei pini? L’apparato radicale dei Pini, frutto di una sorta di “iper-specializzazione” evolutiva, risulta relativamente poco adattabile e, dunque, sostanzialmente intangibile. Questa intangibilità, se violata, non ha tanto conseguenze dirette sulla stabilità dell’albero nel breve periodo, quanto piuttosto sulla sua capacità di autodeterminazione morfologica.
Parliamo dell’allevamento in vivaio, un argomento poco trattato ma importantissimo. Il fittone principale svolge un ruolo determinante nella “costruzione” del Pino. La meccanizzazione delle attività vivaistiche, peraltro unita alla tendenza di utilizzare materiale di dimensioni considerevoli (“pronto effetto” …), rende di fatto impossibile la salvaguardia dell’integrità di questo fondamentale elemento anatomico. Grazie alle potature di allevamento, le conseguenze della perdita del fittone possono, almeno in vivaio, essere parzialmente contenute, ma quando gli alberi vengono messi a dimora tendono rapidamente a disorganizzarsi architettonicamente.
La conseguenza più evidente consiste nella “impalcatura” dell’albero, ovvero nella precoce formazione dei grandi palchi reiterati. Questi palchi “anomali” presentano potenti ed inedite connessioni con le radici fascicolate per tramite di grandi colonne cambiali, superiormente ed inferiormente dotate di elementi di raccordo - gli pseudostipiti e gli pseudocontrafforti - che, pur simulando strutture anatomiche assai comuni in altre specie, nel Pino, con particolare riferimento al domestico, assumono invece un carattere patologico di rilevanza diagnostica. In pratica, stante la precoce e sistematica eliminazione del fittone, non siamo più in grado di allevare i grandi Pini della nostra tradizione paesaggistica.
Innanzitutto abbiamo le alterazioni di natura morfologica che derivano dalla perdita del fittone. In secondo luogo abbiamo tutte le modifiche indotte dall’esecuzione di potature eccessive o tecnicamente insensate. Abbiamo poi le tante mutilazioni che derivano dal taglio delle radici fascicolate e dalla ciclica asportazione delle strutture nodulari. Queste malformazioni agiscono spesso sinergicamente tra loro, cronicizzandosi nel tempo e concorrendo alla progressiva erosione delle potenzialità di autosostentamento dei Pini.
Di fatto marginali sono invece le insorgenze patologiche in senso stretto, come le degradazioni fungine, cioè le carie del legno. Stante la relativa marginalità dei processi degenerativi a carico degli apparati radicali, tutte le metodiche deduttive tese ad accertare l’eventuale presenza di cavità (dendrodensimeti o tomografi sonici, ad esempio) non risultano particolarmente incisive nella definizione della propensione al cedimento dei Pini. Molto più efficaci risultano invece i metodi induttivi attivi (trazione controllata) o passivi (sensori di movimento), almeno nel definire dei comportamenti che devono poi essere criticamente interpretati, ricordando sempre che queste metodiche sono state messe a punto per specie arboree che rispondono ad altri modelli organizzativi e funzionali.
Come sempre, però, la valutazione di stabilità si fa soprattutto con gli occhi. Le metodiche di trazione controllata e i sensori di movimento permettono di definire comportamenti che devono essere interpretati criticamente.
A mio parere, non solo possiamo, ma dobbiamo consigliarli. I Pini sono alberi affascinanti, complessi, versatili ed affidabili. Possono vivere in suoli nei quali altre specie non potrebbero mai sopravvivere. Quando osserviamo un albero in un parco urbano o in un giardino, ammiriamo la bella e folta chioma, i fiori, le foglie, la struttura dei rami, la maestosità del portamento, ecc. . Raramente pensiamo alle radici. Cercherò adesso di spiegare le nozioni base necessarie a comprendere le funzioni delle radici e cosa è possibile fare per assicurarsi che le piante del vostro giardino ricevano abbastanza acqua, aria e sostanze nutritive.
Allo scopo di garantire alberature sane: quando piantate nuove specie, non improvvisate ma cercate l’aiuto di un giardiniere professionista preparato. Al termine di questo post mi sento di consigliare a tutti voi di cercare arboricoltori professionisti certificati per gestire al meglio le alberature presenti nei vostri giardini. Avere un giardino con alberature sane e rigogliose, che siano regolarmente sottoposte ad un’adeguata manutenzione necessita di grande esperienza e capacità da parte di chi lo cura.
Poiché la maggior parte delle radici sottili attive si trova negli strati superficiali del terreno, l'acqua dovrebbe penetrare in quest'area il più lentamente e uniformemente possibile. Un'irrigazione breve e superficiale è spesso inefficace. Parte dell'acqua evapora e parte scorre via dalla superficie. Un approccio molto migliore è distribuire l'acqua in modo prolungato e graduale. Ciò permette all'acqua di penetrare in profondità nella zona radicale e di immagazzinarsi al suo interno. Allo stesso tempo, l'albero viene stimolato a sviluppare radici più profonde e ad accedere a porzioni di terreno più ampie.
Poiché la compattazione del suolo è tra le cause più comuni di danni radicali, è fondamentale evitare traffico pesante e lavori che comprimano il terreno negli spazi di radicazione. Gli arboricoltori professionisti consigliano di evitare assolutamente operazioni invasive o comunque dannose all’interno dell’area di radicazione della pianta.
Le scarpate, per loro natura, presentano spesso problemi di stabilità dovuti all'erosione, ai movimenti del terreno e all'azione degli agenti atmosferici. Un modo efficace e naturale per prevenire questi fenomeni è piantare alberi con radici profonde, in grado di consolidare il terreno e di contrastare l'erosione. Ecco alcune specie di alberi adatti per terreni scoscesi e caratterizzati da apparati radicali forti e profondi: Quercia, Carpino, Acero campestre, Sorbo, Betulla, Salice piangente.
| Specie | Caratteristiche radicali | Adattabilità |
|---|---|---|
| Quercia | Molto profondo e robusto | Tollera suoli siccitosi |
| Carpino | Radici dense, proteggono il suolo | Adatto a diversi terreni |
| Acero campestre | Profonde e ramificate | Sopporta condizioni difficili |
| Sorbo | Radici ramificate, consolidano il suolo | Cresce anche in suoli poveri |
| Betulla | Radici meno profonde, preferisce suoli umidi | Predilige climi freddi |
| Salice piangente | Crescita rapida, radici espanse | Buono per consolidare sponde |
Queste specie, selezionate e gestite correttamente, possono essere impiegate per consolidare scarpate ed erosioni e, dove opportuno, sostituire specie meno adatte allo scopo.
Quando le persone guardano un albero, di solito vedono solo ciò che si trova sopra il terreno: il tronco, i rami e la chioma. Tuttavia, sotto terra si nasconde un sistema complesso che ha funzioni vitali. La valutazione delle condizioni di un albero passa dunque per l’osservazione della parte aerea e per l’esperienza nel riconoscere i segni di disfunzione radicale: alterazioni morfologiche, formazione anomala di palchi reiterati, presenza o assenza del fittone, danni da scavo o compattamento.
Molte persone credono che l’acqua venga assorbita principalmente dalle radici più grandi. Le radici spesse servono principalmente per il trasporto e la stabilizzazione. L’assorbimento effettivo dell’acqua avviene attraverso milioni di minuscole strutture nel terreno. Per questo motivo, in caso di problemi radicali, gli effetti sono rapidi e visibili sulla chioma e sulla vitalità dell’albero.
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