
Il parodonto è l’insieme dei tessuti che circondano il dente e che sono funzionali alla sua vita e alla sua funzione. Esso comprende la gengiva, il cemento radicolare, il legamento parodontale e l’osso alveolare. La gengiva è quella porzione della mucosa orale che ricopre il processo alveolare dei mascellari e la parte cervicale degli elementi dentari, rappresentando la componente più superficiale e visibile del parodonto e svolgendo una funzione essenziale di protezione nei confronti dei tessuti profondi.
Anatomicamente la gengiva si distingue in gengiva marginale e gengiva aderente. La gengiva marginale, detta anche gengiva libera, circonda il dente come un piccolo collare e contribuisce a delimitare il solco gengivale. In condizioni di salute questo solco è uno spazio fisiologico di profondità limitata, valutabile con la sonda parodontale. La gengiva aderente è invece più compatta e cheratinizzata, meno mobile perché stabilmente collegata ai tessuti sottostanti tramite il periostio e priva di fibre elastiche, fornendo una protezione importante nei confronti del dente e contribuendo all’estetica della bocca.
La lamina dura (corticale alveolare) è la componente che si vede radiograficamente come linea radiopaca attorno alla radice; la sua integrità è fondamentale per la salute parodontale. L’osso alveolare è formato da spongiosa, lamina dura e vasi circolanti. La lamina dura permette di identificare precocemente segni radiografici di malattia parodontale quando scompare o risulta interrotta.
L’osso alveolare contiene gli elementi dentari in una cavità ossea detta alveolo ed è parte integrante di un complesso biologico formato da gengiva, cemento radicolare, legamento parodontale e osso alveolare. In condizioni di salute, l’osso alveolare mantiene un rapporto armonico con gli altri tessuti; nella malattia parodontale, tale equilibrio si altera, la lamina dura diviene meno continua, lo spessore osseo diminuisce e il solco gengivale può trasformarsi in tasca parodontale.
La tasca parodontale è una cavità patologica a forma di sacco, con orifizio nel solco gengivale e delimitata da una parete molle gengivale e da una parete dura radicolare. Rappresenta uno dei segni clinici principali della parodontite, poiché esprime un’alterazione profonda del sistema di sostegno del dente. Misurare la tasca con la sonda parodontale consente di conoscere l’entità della malattia, la localizzazione e l’estensione della perdita di attacco (CAL).
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La sonda parodontale è uno strumento essenziale per valutare la profondità del solco o della tasca, la localizzazione della malattia e la quantità di attacco perduto. I parametri derivano da una misurazione in millimetri che risente della pressione, del diametro della sonda e delle condizioni tissutali. La profondità di sondaggio è uno dei parametri chiave per la classificazione della malattia.
Il cemento radicolare ricopre tutte le radici dentarie e fornisce una base di attacco tra dente e spongiosa ossea tramite il legamento parodontale. Se il cemento radicolare viene compromesso dai batteri o dalla malattia, il legame tra dente, legamento parodontale e osso alveolare può indebolirsi; una superficie radicolare biologicamente compatibile è invece cruciale nei processi di guarigione e di rigenerazione parodontale.
Il legamento parodontale unisce il dente al processo alveolare e non è solo un mezzo di unione meccanica: è un tessuto vivo ricco di cellule, fibre, vasi e nervi. Le sue fibre permettono una minima mobilità fisiologica utile ad assorbire le forze masticatorie. Contiene cellule capaci di partecipare al rinnovamento dei tessuti parodontali e un plesso vascolare essenziale sia nella genesi della malattia sia nei processi di guarigione. È una struttura centrale nella parodontologia: sano mantiene il dente vitale e funzionale, malato porta a perdita di attacco.
Quando il parodonto è sano, l’osso alveolare mantiene un rapporto armonico con il dente; quando la malattia progredisce, la lamina dura può perdere continuità, l’osso alveolare si riassorbe e il solco gengivale può trasformarsi in tasca parodontale. Il solco gengivale è uno spazio fisiologico di profondità limitata tra dente e gengiva marginale, valutabile con la sonda parodontale. Se l’attacco epiteliale migra verso l’apice del dente, il solco diventa una tasca parodontale.
La mucosa gengivale è cheratinizzata; l’epitelio gengivale è un’importante barriera protettiva contro infezioni. I glicosaminoglicani acidi formano una matrice con funzione protettiva e trofica, facilitando crescita e rigenerazione del tessuto connettivo. Nei tessuti parodontali, i GAG si trovano lungo le pareti vascolari, nelle fibre di collagene e nel legamento circolare del dente. L’acido IALURONICO e l’ibridazione con l’isosurgo proteico modulano la permeabilità tissutale e la barriera contro gli agenti infettivi.
La composizione cellulare del tessuto connettivo gengivale è dominata da fibroblasti, fibrociti, istociti, linfociti, plasma e mastociti. L’epitelio giunzionale costituisce la giunzione tra dente e gengiva, manifestando un ruolo fondamentale come prima linea di difesa; nell’epitelio di attacco, emidesmosomi e membrana basale sono elementi chiave per il collegamento tra tessuti molecolari e superficie dentale.
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica di origine batterica che distrugge gengive, legamento parodontale e osso alveolare. È classificata per stadio (I-IV) e grado (A-C) secondo la classificazione EFP/AAP 2018. CAL (Clinical Attachment Level) è la somma della profondità di sondaggio e della recessione gengivale, parametro chiave per la classificazione dello stadio parodontale. La perdita ossea alveolare è la conseguenza principale della malattia e il biofilm batterico è la principale causa.
Il biofilm subgengivale è la causa principale della parodontite: i batteri al suo interno producono tossine che innescano l’infiammazione cronica. Il debridement subgengivale rimuove meccanicamente biofilm e tartaro dalle superfici radicolari ed è considerato gold standard della terapia parodontale non chirurgica. La sonda parodontale consente di misurare le tasche e di costruire una mappa completa dello stato parodontale del paziente.
La terapia causale è la prima fase del trattamento parodontale: rimozione del biofilm mediante debridement, educazione all’igiene orale domiciliare e controllo dei fattori di rischio (fumo, diabete). Dopo la terapia attiva, la terapia di supporto parodontale (TPS) prevede controlli periodici e igiene professionale a intervalli regolari (3-6 mesi) per mantenere i benefici ottenuti.
La rigenerazione ossea guidata (ROG) utilizza membrane di barriera e innesti per favorire la rigenerazione di osso e legamento persi. In chirurgia parodontale si usa la tecnica di innesto di tessuto connettivo (innesto connettivale) per recessioni gengivali, considerata la tecnica gold standard per la componente estetica. L’approccio zero-chirurgico è un protocollo volto a risolvere la malattia senza interventi invasivi iniziali.
La strumentazione sottogengivale comprende lo scaling e il debridement subgengivale. L’uso di polveri di eritritolo o glicina a bassa abrasività rientra nel protocollo svizzero anti-biofilm per una rimozione efficace del biofilm con minimo trauma tissutale. L’impianto dentale, una vite in titanio biocompatibile, se ben osseointegrato fornisce una radice artificiale sostitutiva. L’osseointegrazione richiede tipicamente 3-6 mesi per la stabilizzazione.
La placca batterica, sia supra che subgengivale, è elemento causale primaria della parodontite: la placca subgengivale funge da serbatoio per i batteri anaerobi che producono composti volatili solforati (VSC), responsabili dell’alitosi associata all’infiammazione parodontale.
La Federazione Europea di Parodontologia (EFP) e l’AAP hanno definito linee guida internazionali per il trattamento e la prevenzione della parodontite. In ambito nazionale, società come la SIdP raccolgono professionisti con formazione avanzata in parodontologia e implantologia. La classificazione per stadio e grado si applica anche all’innesto implantare, dove per implantologia si distingue tra parodontite peri-implantare e perimplantite.
La rivalutazione parodontale avviene circa 10 settimane dopo la terapia causale e comprende un nuovo sondaggio parodontale completo per valutare la risposta al trattamento. Il “dente pilastro” è un dente usato come ponte di supporto; i denti pilastro devono avere uno stato parodontale stabile per assicurare la funzionalità a lungo termine. I difetti infraossei, verticali, rappresentano opportunità favorevoli per la rigenerazione ossea guidata (ROG) rispetto ai difetti orizzontali.
Il microbioma orale, in condizioni di salute, è in equilibrio; in condizioni patologiche si alterano i rapporti tra batteri e tessuti. La barriera epiteliale e il tessuto connettivo, insieme al sistema vascolare, determinano la risposta immunitaria e il decorso della malattia. Il paziente affetto da parodontite necessita di un percorso che integri una terapia causale efficace, una gestione del biofilm e un piano di mantenimento a lungo termine per prevenire recidive.
La ricerca clinica recente segnala che FGF-2 ha attività proliferativa sui vasi sanguigni e stimola la proliferazione di cellule mesenchimali, con potenziale effetto positivo sulla rigenerazione dei difetti ossei parodontali. Trial clinici e revisioni sistematiche supportano l’efficacia di FGF-2 nel contesto della rigenerazione tissutale parodontale.
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