Ematomi post-operatori dopo mastopessi e mastoplastica additiva: cause, sintomi e trattamento

Praticamente tutte le chirurgie sono accompagnate dalla presenza di un livido più o meno importante. Tecnicamente il livido si chiama “Ematoma post-chirurgico”. Spesso la presenza di un ematoma spaventa il paziente, ma non dovrebbe essere così. Cercherò di aiutarvi a capire che cosa provoca l’ematoma per convincervi a non avere paura se dovesse capitarvi di vederlo dopo l’intervento.

Che cos’è un ematoma e perché si forma

Un ematoma è una raccolta di sangue all'esterno dei vasi sanguigni che può formarsi nel sito chirurgico. Esso tende a infiltrarsi negli spazi intercellulari del tessuto sottocutaneo dell’area traumatizzata infarcendolo e rendendosi visibile con la tipica colorazione rosso-bluastra della pelle. Il sangue è un colorante molto forte: soltanto una goccia può colorare moltissimo tessuto. Infatti l’emoglobina, che è la responsabile del colore rosso del sangue, è chiamata anche “pigmento respiratorio” proprio per la sua intensa proprietà colorante.

Il trauma causato dalla creazione della tasca (nel caso della mastoplastica additiva) lesiona inevitabilmente vari vasi sanguigni. L’ematoma è dovuto all’apertura di un vaso sanguigno durante o dopo l’intervento chirurgico. La mastoplastica, soprattutto additiva, è tra gli interventi in cui l’ematoma può verificarsi con maggiore probabilità, a causa della creazione della tasca protesica.

schema formazione ematoma post-operatorio

Tempi di comparsa e decorso naturale

Generalmente l’ematoma compare entro le prime 24-72 ore dall’intervento, periodo in cui la pressione arteriosa e i movimenti possono influenzare la stabilità dei piccoli vasi coagulati. Lentamente il sangue verrà digerito dal vostro organismo e questo gli farà cambiare colore. Da violaceo, a verde-giallo, al colore normale della vostra pelle. Ci vorrà qualche settimana e tutto sarà come prima.

Molti piccoli ematomi si riassorbono spontaneamente nell’arco di alcune settimane senza necessità di ulteriori procedure. Un piccolo ematoma può ridursi in 2-4 settimane, mentre raccolte più estese possono richiedere alcune settimane aggiuntive. È possibile che debbano passare molti mesi prima di una completa risoluzione.

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Sintomi da riconoscere

  • L’aumento volumetrico immediato del seno coinvolto e la comparsa di un dolore acuto e intenso.
  • Gonfiore asimmetrico rispetto al lato controlaterale e dolore pulsante o ingravescente, diverso dal normale fastidio post-chirurgico.
  • Colorazione rosso-violacea della cute, soprattutto in basso e lateralmente rispetto al seno.
  • In alcuni casi al tatto la zona può risultare dolorosa, tensionata, oppure semplicemente un alone pigmentato che non fa male ma persiste (esito di ematoma o iperpigmentazione post-infiammatoria).

Un altro sintomo frequente è il dolore intenso, pulsante o ingravescente, diverso dal normale fastidio post-chirurgico. Nel primo caso si manifesta solo a livello fisico, mentre nel secondo ha anche una componente psicologica.

Diagnosi

La diagnosi è puramente clinica. Detto con parole diverse, si basa su segni e sintomi rilevabili durante una visita da parte del chirurgo. Non è necessario dilungarsi con esami diagnostici in tutti i casi. È importante monitorare la zona operata e segnalare al medico eventuali anomalie.

Quando allarmarsi e contattare il chirurgo

È importante sottolineare che non ogni gonfiore è un ematoma. Il decorso normale prevede edema e modesto indolenzimento. Tuttavia, se il gonfiore aumenta rapidamente o il dolore diventa improvvisamente più intenso, è sempre corretto contattare il chirurgo. Un altro segnale tipico è un aumento rapido e asimmetrico del gonfiore nell’area trattata. Contatta immediatamente il chirurgo se noti segni di infezione, come arrossamento, calore, dolore intenso o secrezioni anomale. Anche febbre o gonfiore eccessivo devono essere segnalati prontamente.

Trattamento e gestione

La gestione del sanguinamento o dell’ematoma dopo chirurgia estetica dipende principalmente da tre fattori: dimensione della raccolta, velocità di progressione e sintomatologia del paziente.

  • Ematomi piccoli, stabili e non dolorosi: possono essere semplicemente monitorati e osservati perché spesso si riassorbono autonomamente.
  • Raccolte più voluminose o con dolore/tensione importante: può essere necessario procedere con un drenaggio o una revisione chirurgica. Nei casi più significativi - fortunatamente rari - può essere indicata una revisione chirurgica completa.
  • La rapidità con cui il paziente segnala i sintomi influenza il successo del trattamento.

Quando la raccolta è più voluminosa o provoca dolore e tensione importante, può essere necessario procedere con un drenaggio. Nei casi più severi richiede la riapertura della ferita chirurgica ed il drenaggio dell’ematoma, eliminandone la causa. Il successo del trattamento dipende soprattutto dalla rapidità con cui il paziente segnala i sintomi.

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procedura drenaggio ematoma

Prevenzione

La prevenzione del sanguinamento e dell’ematoma non inizia in sala operatoria, ma molto prima. La prima fase preventiva è la valutazione pre-operatoria approfondita: vengono analizzati esami ematochimici, funzionalità della coagulazione, pressione arteriosa, eventuali terapie farmacologiche e storia clinica personale.

In primis non bisogna assumere farmaci con potere anticoagulante nei giorni precedenti l’intervento. Da sospendere anche integratori e preparazioni alle erbe o omeopatiche che avessero, tra le loro peculiarità, quella di rendere il sangue più “fluido”. Il mio consiglio è di sospenderli tutti completamente nei 7 giorni precedenti la chirurgia. Potresti forse aver sentito che, a questo proposito, talvolta venga usato un drenaggio posto nella tasca in cui è inserita la protesi. Tuttavia non è mia pratica farlo. L’esperienza negli anni mi dice che tali ausilii in realtà non aiutano a prevenire alcun ematoma.

  • Non assumere Aspirina, FANS, integratori vitamina E, alcool, the verde, aglio, ginseng o altri antipiastrinici nei giorni precedenti.
  • Valutare con il medico la sospensione di eparine solo quando indicato dal curante.
  • Utilizzare il reggiseno contenitivo e fasce compressive nel post-operatorio.
  • Evita sforzi soprattutto nella parte superiore del corpo; limita i movimenti che coinvolgono le braccia.
  • Monitorare la pressione arteriosa e prevenire picchi ipertensivi.

Come ridurre le ecchimosi e accelerare il riassorbimento

Se vuoi minimizzarne l’aspetto: intervenire subito con ghiaccio nel punto della puntura per produrre la vasocostrizione che blocca o limita il versamento sanguigno. Continuare la somministrazione di arnica e applicare ghiaccio nei primi giorni può aiutare. Il consiglio riportato è di assumere Arnica Montana 30 CH prima e dopo il trattamento e di applicare ghiaccio 2/3 volte al giorno per 10-15 minuti nei giorni seguenti.

Applicare una pomata specifica può essere utile. Secondo l’esperienza riportata, la KELAIRON è indicata in quanto evita che, con l’esposizione al sole, l’ematoma si trasformi in macchia persistente e facilita la rapida scomparsa dei lividi (7-10 giorni). La crema esercita la sua azione grazie alla lattoferina (LF), che agisce come antibatterico, antimicrobico, ma soprattutto come antiossidante. In questo prodotto la LF è incorporata in nanolipidi che proteggono gli elementi attivi e potenziano l’azione. Essi svolgono un’azione ferro-chelante “sequestrando” elementi dannosi come il ferro; una volta chelato, il metallo perde la sua tossicità e viene eliminato. E con lui anche la macchia dell’ematoma.

crema trattamento lividi e macchie

Complicanze correlate e rischi

Nella maggior parte dei casi l’ematoma non rappresenta una condizione pericolosa se viene riconosciuto e trattato tempestivamente. Può però causare dolore, tensione e gonfiore significativo. Tra le complicanze possibili dopo mastopessi o mastoplastica additiva è bene ricordare:

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  • Sanguinamento: un modesto sanguinamento è normale dopo l’intervento e si risolve cambiando semplicemente la medicazione compressiva.
  • Infezione: grazie alla terapia antibiotica preventiva il rischio è molto basso; si trattano con antibiotici e disinfezione delle ferite.
  • Deiscenza (riapertura della ferita): è molto rara; se minima guarisce con medicazioni, se estesa può richiedere nuova sutura.
  • Perdita di sensibilità del capezzolo: normalmente transitoria; possono essere necessari diversi mesi per il completo recupero.
  • Necrosi parziale o totale del complesso areola-capezzolo: estremamente rara.
  • Asimmetrie o cicatrici patologiche (ipertrofiche/cheloidi): possono richiedere trattamenti specifici e tempo per essere corrette.

Le cicatrici variano in base alla tecnica chirurgica e il processo di maturazione può durare fino a un anno. È importante proteggere le cicatrici dal sole e seguire le indicazioni post-operatorie per favorire una buona guarigione.

Ruolo del paziente e raccomandazioni pratiche

Una volta sostenuto l'intervento, nelle chirurgie al seno, come per tutte le altre, è il paziente stesso a essere fautore della guarigione. È dunque lui a dover “monitorare” la propria situazione e segnalare eventuali “anomalie”. Ma per evitare “imprevisti” ci sono semplici accortezze da seguire. Utilizzare il reggiseno contenitivo e fasce compressive è fondamentale. Evitare sforzi soprattutto nella parte superiore del corpo. La muscolatura deve guarire, ma anche la pressione sanguigna deve essere tenuta sotto controllo.

Nonostante le suddette misure preventive, possono verificarsi talora delle complicazioni, nella maggior parte dei casi di lieve entità. Laddove dovesse verificarsi una complicazione, è cruciale la stabilità emotiva del paziente per affrontarla e superarla. In questo senso, il sostegno del partner e dei familiari riveste un ruolo cruciale e sarebbe auspicabile di evitare di sottoporsi ad interventi chirurgici in assenza di tale supporto.

video spiegazione ematoma post-operatorio e gestione

Domande frequenti

  1. Un ematoma può durare tanti mesi? È possibile che debbano passare molti mesi prima di una completa risoluzione; in alcuni casi la pigmentazione residua può richiedere tempo per schiarirsi.
  2. Se l’ematoma non fa male e schiarisce alla pressione, devo preoccuparmi? Molti piccoli ematomi non sono dolorosi e si riassorbono autonomamente; tuttavia è bene farli valutare dal chirurgo se persistono o se cambiano.
  3. Si possono evitare gli ematomi? Non completamente, ma si possono ridurre i fattori di rischio: sospendere farmaci anticoagulanti e integratori, evitare sforzi nel post-operatorio e seguire le indicazioni del chirurgo.
  4. Quando è necessario un intervento per ematoma? Se c’è un aumento rapido del volume, dolore intenso, segni di compressione o compromissione estetica significativa, può essere necessario drenaggio o revisione chirurgica.

Nota pratica sul trattamento topico

Nel caso comparisse un ematoma consiglio di continuare la somministrazione di arnica nelle fasi iniziali, applicare ghiaccio nei primi giorni e considerare l’uso di una pomata specifica per ridurre il rischio di macchie persistenti; una pomata suggerita è la KELAIRON per la sua azione ferro-chelante e antiossidante.

Situazione Comportamento consigliato
Ematoma piccolo, non doloroso Monitoraggio, ghiaccio, arnica, crema topica
Ematoma voluminoso con dolore o asimmetria rapida Contatto immediato con il chirurgo, possibile drenaggio o revisione
Segni di infezione Contatto urgente con il medico, terapia antibiotica

Se sei preoccupata per un alone persistente o un livido che non regredisce, è corretto rivolgersi al chirurgo che ti ha operata per una visita e, se necessario, per ulteriori accertamenti o trattamenti. Ho visto a sua foto e si tratta di un’ematoma di piccole dimensioni, stia tranquilla perché solitamente si riassorbe autonomamente. È possibile che debbano passare molti mesi prima di una completa risoluzione.

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