Affetto incapsulato in Freud: significato, meccanismi e implicazioni cliniche

Anche se la psicoanalisi moderna si è allontanata completamente dalla prima teoria freudiana, sono molti i concetti del padre della psicoanalisi che vale la pena conoscere. Quella del titolo non è una frase fatta ma la conclusione della prima teoria freudiana: la consapevolezza è alla base della guarigione e del cambiamento.

Che cosa intende Freud per "affetto incapsulato"

Secondo Freud, tutto ciò che è doloroso, perturbante o inaccettabile per l’Io, viene confinato nell’inconscio associato a un “accumulo d’affetto”. Questo accumulo di affetto incapsulato e confinato nell’inconscio consiste in una componente emotiva che resta attiva e che lavorando in profondità condiziona i vissuti della persona fino a causare sintomi nevrotici e psicosomatici. I sintomi comparivano quando l’energia affettiva, a causa di esperienze traumatiche, era troppo grande per essere assorbita per vie normali ed era costretta a cercare un’espressione indiretta, in quanto i ricordi associati a questi affetti non erano compatibili con le norme morali accettate dal paziente.

schema affetto incapsulato e inconscio

Perché l’affetto incapsulato è pericoloso

Rimanendo nell’inconscio, il contenuto psichico isolato dalla coscienza non può ottenere disconferme, ciò ne determina un aumento della potenza. Per quanti anni possano passare, un dolore confinato nell’inconscio non va via da solo, anzi, invece di diminuire con il tempo tende ad aumentare la sua forza. Questo spiega perché anche i più piccoli traumi infantili possono essere drammatici: hanno avuto una vita per consolidarsi nutrendosi giorno dopo giorno.

Ciò che viene ripartito nell’inconscio può generare conflitti, incongruenze, desideri discordanti… fino a manifestazioni più importanti come: ansia e fobie, ossessioni, disturbi di personalità, sintomi psicosomatici, depressione. Tutto questo perché un meccanismo di difesa ha tentato di proteggerci da una scomoda realtà. In alcuni casi, i meccanismi di difesa hanno effetti negativi perché i contenuti psichici isolati nell’inconscio funzionano come “elementi patogeni” che ci disorientano.

I meccanismi difensivi e la rimozione

La rimozione è dunque un processo inconscio (il soggetto non è consapevole di inviare nell’inconscio il materiale che non vuole che arrivi alla coscienza e di operare una continua resistenza affinché resti confinato lontano dalla coscienza) e adattivo (la rimozione salva l’individuo da sé stesso consentendogli di vivere in società, in quanto consente di organizzare il materiale in modo da tenere alla coscienza solo il materiale adattivo). Se l’individuo riesce a tenere lontano dalla coscienza i contenuti perturbanti e l’affetto associato e non avere effetti conseguenti vuol dire che ha raggiunto un equilibrio e che il suo funzionamento è sano e non disturbato; al contrario esso è disturbato quando in qualche modo l’affetto incapsulato arriva alla coscienza in forma camuffata.

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I meccanismi di difesa, quando disfunzionali, dividono e indeboliscono la personalità. La persona può perseguire contemporaneamente scopi contraddittori oppure non riuscire ad agire secondo la sua volontà (come, per esempio, chi tenta di seguire una dieta ma mangia troppo, altre forme di auto-sabotaggio, il perseverare di relazioni sbagliate…). Inoltre impediscono la correzione cognitiva: la “correzione cognitiva” è un potente strumento di guarigione, è ciò che ci consente di dare un significato coerente alle esperienze.

Affetto, memoria e organizzazione cognitiva

Una differenza saliente tra psicologia cognitiva e psicologia dinamica sta nell’organizzazione della cognizione. Per la psicologia dinamica: la percezione è influenzata dallo stato emotivo in cui il processo cognitivo si verifica. I ricordi si organizzano in base alla dimensione affettiva. In altre parole: ciò che è ripartito nell’inconscio influenza fortemente il nostro stato emotivo, i nostri modelli comportamentali, i nostri ricordi, le percezioni che abbiamo della realtà e degli altri, quindi influenza la nostra intera esistenza.

Funzioni terapeutiche: dall’abreazione alla correzione associativa

Il metodo clinico psicoanalitico, ai tempi di Freud, mirava a far emergere ciò che è inconscio per consentire all’individuo di scaricare l’accumulo d’affetto associato a quei vissuti perturbanti (reali o immaginati) mai elaborati e confinati nel profondo. Lo scopo terapeutico originario era rappresentato dalla necessità di scaricare questi affetti riportando alla luce tali ricordi al fine di ottenere un’abreazione catartica di essi, assimilando nella coscienza i contenuti precedentemente rimossi.

La teoria freudiana parla di “associazione ideativa” come mezzo utile per scaricare l’ammontare d’affetto dei contenuti psichici rimossi. L’associazione ideativa è una tecnica che mira ad alleggerire i carichi emotivi che lavorando in background condizionano la tua vita. È una strategia che consiste nel collegare le esperienze vissute ad altri contenuti presenti nella tua vita… in pratica, dando un significato a quel determinato vissuto emotivo questo acquisterà coerenza e potrà finalmente essere integrato nella tua personalità in forma di apprendimento, ricordo o esperienza.

diagramma associazione ideativa e integrazione

La presa di consapevolezza (insight) non basta

L’insight, cioè la presa di consapevolezza, è utile per dare un significato ai propri vissuti interiori e arrestare il perpetuarsi dei sintomi. Tuttavia, la sola presa di coscienza non sempre determina -da sola- il cambiamento! Se l’insight avviene solo a livello razionale probabilmente i sintomi scomodi non cesseranno di esistere. È necessario che la presa di coscienza dei contenuti inconsci venga integrata con il resto della personalità mediante il processo di correzione associativa.

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L’assimilazione, quando i vissuti dolorosi sono ancestrali, può avvenire gradualmente: i vissuti vanno elaborati e rielaborati più volte fin quando non saranno completamente assimilati nella personalità. Con l’elaborazione si ridimensiona il carico emotivo associato al dolore: non si smette di soffrire ma si fa in modo che tale dolore non agisca più come il protagonista della tua vita.

Da Freud alle evoluzioni teoriche: affetto e pulsione

J. Nella prima concezione di Freud l’affetto aveva un ruolo centrale che si collegava al trauma e alla produzione dei sintomi (teoria traumatogenetica), poi con il passaggio alla teoria topica essi vennero relativamente trascurati fintanto che Freud cambio il modello concettuale introducendo la teoria strutturale e l’importanza degli affetti come regolatori della vita psichica venne ripristinata. Con “L’Io e l’Es” Freud introduce la terza fase della psicoanalisi definita dalla teoria strutturale dell’apparato psichico al fine di risolvere alcune incongruenze che si erano rese evidenti nella concezione precedente.

Nel modello strutturale l’Es corrisponde all’Inconscio della seconda fase ed è concepito come un’area che contiene i moti pulsionali primitivi, dominata dal principio di piacere. Nel concetto dell’Es ciò che è messo in rilievo non è il pensiero inconscio come rappresentante della pulsione, ma la pulsione stessa. Che diventa la radice profonda ed estesa dell’Io nel suo insieme e al tempo stesso sembra acquisire una valenza affettiva. Non solo il pensiero, ma anche l’affetto alla sua radice sarebbe inconscio.

Implicazioni cliniche pratiche

La decisione di iniziare un percorso psicoterapeutico è difficile da prendere, va maturata ma non va mai sottovalutata. Infatti, ai fini della salute e di un'armoniosa ed equilibrata vita psichica, è estremamente importante che la quantità di eccitamento (affetto) presente in ogni esperienza sia tenuta bassa (in onore al 'principio di costanza') attraverso la dispersione ('scarica').

Un trattamento psicoterapeutico o psicoanalitico potrà indubbiamente aiutarti nel dare il giusto significato alle tue emozioni ed esperienze. L’Associazione ideativa consente la profonda elaborazione di una sofferenza e ne riduce la forza. Svolge anche una funzione di correzione cognitiva: un vissuto doloroso può essere confrontato in modo attivo con la vasta gamma di esperienze emotive che hai vissuto nell’arco dell’intera esistenza, ciò permetterà al dolore di mostrarsi entro una prospettiva più ampia.

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intervista su affetto incapsulato e terapia psicoanalitica

Determinismo psichico e sintomi

Un altro tesoro lasciato in eredità da S. Freud è la teoria del Determinismo Psichico. Secondo questa teoria, qualsiasi azione mentale (pensieri, emozioni, intenzionalità, comportamenti, attrazioni, bisogni…) ha una causa e uno scopo. Analogamente, anche i sintomi hanno una causa e uno scopo. Sottovalutarli o ignorarli è solo un atto di noncuranza. Il conflitto interno tra pulsioni e difese è inoltre la causa e il fattore di mantenimento delle psiconevrosi, composte da anomalie del carattere (che oggi chiameremmo disturbi della personalità), isterie, nevrosi ossessive e fobia, a cui è rivolta la cura psicoanalitica di Sigmund Freud.

Come riconoscere che l’affetto incapsulato influenza la tua vita

  • Presenza di sintomi psicosomatici ricorrenti (mal di testa, colon irritabile, sudorazione eccessiva).
  • Comportamenti di auto-sabotaggio o incoerenze tra obiettivi e azioni.
  • Ripetizione di relazioni disfunzionali o pattern emotivi immutati.
  • Sentimento persistente che “non sei il protagonista della tua vita” perché qualcosa ti muove dall’interno senza spiegazione cosciente.

La pratica clinica oggi: oltre la tecnica freudiana originale

L’approccio clinico della psicologia dinamica contemporanea è radicalmente cambiato. L’approccio clinico di Freud verteva sull’interpretazione dei sogni, dei lapsus, degli atti mancati, del transfert e di tutte quelle che considerava manifestazioni dell’inconscio. La teoria freudiana parla di “associazione ideativa” come mezzo utile per scaricare l’ammontare d’affetto dei contenuti psichici rimossi. L’associazione ideativa è una tecnica che mira ad alleggerire i carichi emotivi che lavorando in background condizionano la tua vita.

L’obiettivo dell’intervento dinamico non è rivolto solo alla cura dei sintomi ma al cambiamento strutturale della personalità: rendere il paziente meno vulnerabile a possibili ricadute e fomentare una maggiore autonomia e libertà. La remissione dei sintomi sarà una spontanea conseguenza del cambiamento agito a monte sul sistema di personalità.

Ricapitolando: come agire

  1. Riconoscere la presenza di affetto incapsulato attraverso sintomi o ripetizioni comportamentali.
  2. Affrontare il problema con un percorso psicoterapeutico che favorisca l’emersione e l’elaborazione, non solo la presa di coscienza razionale.
  3. Utilizzare tecniche associative e di rielaborazione emotiva per ridurre la carica affettiva e integrare i contenuti nella personalità.
  4. Favorire la correzione cognitiva e l’integrazione affettiva per impedire che i contenuti inconsci continuino a funzionare come elementi patogeni.

Se qualcosa del tuo passato ti fa stare male, non devi strappare via le foto dall’album dei ricordi, ti basterà solo cambiare didascalia, dare un nuovo significato a ciò che hai vissuto. Se dai significato alla sofferenza, essa perderà ogni potere su di te. Con la corretta elaborazione, quando intendi portare a termine un obiettivo, nel tuo inconscio, non ci sarà più nessuno che ti rema contro!

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