
Il Ferrari Timossi Arno XI è un motoscafo più unico che raro. Lo scafo in questione è il “Ferrari Timossi Arno XI”, dove quel Timossi sta per i gloriosi cantieri “Timossi” di Azzano di Mezzegra. Lì accanto anni dopo sarebbe nato il cantiere “Tullio Abbate”.
Bisogna fare un passo indietro, prima di capire perché Enzo Ferrari abbia deciso di "prestare" il suo motore V12 da Formula 1 a un cantiere navale. Gli anni '50 sono un periodo di sperimentazione tecnica e di coraggio personale senza precedenti. Sul Lago d'Iseo, lo specchio d'acqua dove i bresciani - abilissimi velisti e velocisti - costruiscono e collaudano imbarcazioni tra le più belle, desiderate e potenti del mondo. Le sue acque calme e morbide, viste anche le dimensioni ridotte, sono l'ideale per cimentarsi in imprese a tutta velocità.
L’idea di costruirlo venne all’armatore e pilota Achille Castoldi, che affidò ai Cantieri (già famosi e successivamente noti per aver conquistato diversi record di velocità) il progetto di un idroplano a tre punti. Nacque così un idroplano a tre punti, costruito appositamente per battere il record del mondo di velocità nella categoria “800 chili”. Inizialmente per il motore la scelta era caduta su un Ferrari con potenza da 385 cavalli, poi potenziato fino a 460 cavalli.
Come detto, il Ferrari Timossi Arno XI fu costruito dai Cantieri Timossi di Azzano, sul lago di Como. Il riferimento va a papà Carlo ed ai tre figli - Gianfranco (il maggiore dei tre fratelli Timossi), Giancarlo e Ugo - e a quell’amicizia nata con l’armatore e costruttore Achille Castoldi. In quell’ambiente si era guadagnato una certa reputazione che gli ha permesso di farsi amicizie influenti nel mondo dei motori.
L'Arno XI era un idroplano: un'imbarcazione che emerge completamente dall'acqua per via del suo scafo. Questo scafo in legno ideato e costruito dai Cantieri Timossi, nel 1980 poi assorbito da Abbate, sopportava l’enorme spinta del motore Ferrari; e lo portò a correre in diverse gare rivelandosi spesso vincente soprattutto nelle mani di Nando Dell’Orto. Questa configurazione è particolarmente indicata per le sfide sportive.
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Per il progetto Castoldi aveva sin dall’inizio deciso di usare un motore Ferrari, tant’è vero che aveva acquistato un V12 da 4.5 litri con una potenza da 385 Cv. Il suo nome? Ferrari Timossi Arno XI, equipaggiato, com’è lecito aspettarsi a questo punto, da un propulsore del Cavallino Rampante: si trattava di un V12 da 4.5 Litri capace di erogare una potenza di 385 cavalli, lo stesso utilizzato dalla Ferrari 375 impiegata nel Campionato di Formula 1 del 1951.
Non sorprende quindi che Castoldi abbia coinvolto anche lo stesso Enzo Ferrari, il quale, una volta compreso che il progetto poteva davvero conquistare il tanto agognato record mondiale, fornì non solo assistenza, ma anche il suo Capo Ingegnere Stefano Meazza insieme ad un motore apposito da gara. Meazza comprese che lo scafo necessitava di maggiore potenza e per questo modificò il rapporto di compressione in modo da poter gestire il metanolo. Serviva anche una scintilla più calda, per cui Meazza installò anche un sistema a doppi magneti e due grandi compressori volumetrici, ognuno dotato del proprio carburatore.
Il propulsore di 4500 centimetri cubici era stato dotato di 2 compressori volumetrici, uno per bancata, per aumentarne la potenza fino a oltre 600 cavalli e aggredire le acque del lago - stavolta d’Iseo - valicando le onde come se il bacino fosse totalmente piatto. Le sfruttò per presentare il progetto direttamente a Enzo Ferrari che si offrì di vendergli un motore 4.5 litri V12 della 375 di Formula 1. I Castoldi aggiunsero due compressori volumetrici per portarlo a una potenza superiore ai 600 CV.
Il tutto fu ingegnerizzato in modo da pompare il metanolo nel motore con un rapporto aria/carburante di 5:1. Il risultato era semplicemente fenomenale: quello che era partito come un’unità da 385 Cv ora era in grado di sviluppare una potenza compresa tra i 550 e i 600 Cv. Le vistose modifiche effettuate, tuttavia, crearono diversi scompensi sul motore dell’Arno XI, che venne quindi riportato alla potenza originale di 385 cavalli.
Il 15 ottobre 1953 il Ferrari Timossi Arno XI arrivò sulle acque del Lago d’Iseo, nei pressi di Sarnico. 15 ottobre 1953, Lago d’Iseo. Il Timossi Ferrari Arno XI accese il suo motore in acqua. Quel giorno l’idroplano raggiunse nel chilometro lanciato l’impressionante velocità di 242,708 km/h, conquistando così il record. Le cronache raccontano che il rombo di quel motore “Ferrari” si sentiva eccome in quel tratto di lago cui il Golfo di Venere fa da cornice.
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Quel record di velocità arrivò puntuale il 15 ottobre 1953 davanti a Sarnico, sul lago d’Iseo, dove il “Ferrari Timossi Arno XI” ha raggiunto la velocità di 242,708 chilometri orari. L’imbarcazione raggiunse la velocità di 241,708 chilometri orari, presso Sarnico, con Ascari e Villoresi a osservarlo. E fu subito record.
C’era grande fibrillazione per un’imbarcazione che aveva il compito di siglare dei primati ed entrare nell’immaginario delle imprese marchiate Italia. Il Paese era ancora segnato dagli orrori della seconda guerra mondiale, nonostante fossero passati già otto anni dalla resa tedesca. Il rombo suonava come una riscossa dopo gli anni duri del Secondo conflitto mondiale. Davanti a un buon bicchiere di vino non erano mancati i complimenti dei celebri piloti verso Castoldi, che aveva seguito interamente il progetto della barca costruita nei rinomati Cantieri Timossi di Azzano di Tremezzina, sulle rive del Lago di Como.
Il motore super potenziato, però, non resse all’enorme sforzo e quindi in tutti i restauri successivi venne ripristinato il V12 da 385 Cv originale. Dopo il periodo delle gare e dei record, dal 1968 la barca rimase nel magazzino di Dell’Orto fino alla fine degli anni novanta. Oltre 20 anni di polvere si accumularono fino alla rinascita, culminata in un’asta del 2012 nella quale la barca fu valutata quasi 900 mila euro.
L’Arno XI venne venduto a Nando Dell’Orto, il cui nome tutt’oggi campeggia sulla fiancata dello scafo insieme ad una scritta che attesta il record, mai più battuto (anche a causa della soppressione della categoria). Dell’Orto sistemò l’aerodinamica e aggiunse alcuni pesi, conquistando così un prestigioso secondo posto nella categoria “900 kg” nel 1965. Dopo il periodo delle gare e dei record, dal 1968 la barca rimase nel magazzino di Dell’Orto fino alla fine degli anni novanta.
Da allora questo motoscafo è diventato un pezzo preziosissimo per qualsiasi collezionista, anche perché essendo l’unico ad essere mai stato prodotto ufficialmente dalla Scuderia Ferrari, gode di tutte le cure, dei restauri e delle garanzie del reparto Ferrari Classiche. Fa un certo effetto vedere lo scafo a tutt’oggi più veloce al mondo - con un “cuore” tutto tremezzino e laghèe - conteso a suon di milioni (di dollari) dai migliori collezionisti sparsi per il globo.
Il Ferrari Timossi Arno XI, tuttavia, non è stato un esemplare one-off, perchè un primo modello è già stato venduto nel 2012 dalla casa d’aste RM Sotheby’s per 868mila Euro: il protagonista di questo articolo, invece, costerà molto di più, perchè la base è fissata a 12 milioni di dollari. Il “Ferrari Timossi Arno XI” sarà battuto all’asta - dopo essere stato affidato alla società americana “duPont Registry” - con una base da capogiro: 12 milioni di dollari, poco più di 10 milioni di euro.
Il suo prossimo proprietario potrà acquistare un vero pezzo unico della storia del Cavallino Rampante, con tanto di documenti e fotografie originali dell’epoca che impreziosiranno l’attestato che certifica il raggiungimento del record del 1953. Essendo l’unico ad essere mai stato prodotto ufficialmente dalla Scuderia Ferrari, gode di tutte le cure, dei restauri e delle garanzie del reparto Ferrari Classiche.
| Voce | Dettaglio |
|---|---|
| Nome | Ferrari Timossi Arno XI |
| Costruttore scafo | Cantieri Timossi (Azzano di Mezzegra) |
| Anno record | 1953 (15 ottobre) |
| Motore | Ferrari V12 4.5 L (originario 385 CV, potenziato fino a 550-600 CV) |
| Modifiche | Doppio compressore volumetrico, doppio magnete, carburazione metanolo 5:1 |
| Velocità record | 242,708 km/h (chilometro lanciato) |
| Proprietari rilevanti | Achille Castoldi, Nando Dell’Orto |
| Valore asta stimato (es.) | Base 12 milioni di dollari (asta moderna), precedentemente venduto per 868.000 € |
La messa a punto era stata seguita anche negli stabilimenti di Maranello sotto la guida dall’ingegnere Gioacchino Colombo, valente tecnico del Cavallino, Stefano Meazza e del mago dei motori Rinaldo Tinarelli. La leggenda narra che fu proprio il Drake Enzo Ferrari a curare in prima persona la parte motoristica insieme all’allora capo ingegnere Stefano Meazza, spingendo alla fine quel motore sino ai 550 cavalli.
Sia il fratello sia il cugino erano - a suo pari - ingegneri e appassionati di motonautica. Nell'ambiente si era guadagnato una certa reputazione che gli ha permesso di farsi amicizie influenti nel mondo dei motori.
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