
Quando si tratta di sbiancamenti dei denti - fai da te, a casa o presso una clinica seria dove trovare professionisti attentI affinché il trattamento non crei alcun danno - esistono moltissime questione aperte. A partire da che cos’è lo sbiancamento professionale dei denti, la durata del trattamento e dei suoi effetti piuttosto che le varie fasi del lavoro. Lo sbiancamento dei denti prevede, prima e dopo, alcuni passaggi ed accortezze per evitare ogni tipo di disagio (compresi alcuni alimenti da evitare dopo lo sbiancamento dei denti). Esistono soggetti per cui non è indicato a causa di fattori diversi e, infine, esistono anche rischi più o meno gravi associati ai trattamenti fai da te. In questo articolo approfondiremo questi temi.
Lo sbiancamento professionale dei denti, noto anche come power bleaching, è un intervento specialistico effettuato alla poltrona che consente di levigare e smacchiare la dentatura in modo profondo e duraturo, preservando l’estetica e la salute della bocca. È fondamentale ricordare che i risultati non saranno gli stessi per tutti, in quanto il grado di bianco ottenibile potrà variare a seconda della persona, sulla base della singola struttura dentaria e, naturalmente, della colorazione originale degli elementi presenti. Alla luce di questo, è evidente l’importanza di un consulto con il proprio dentista, per valutare insieme la procedura più adeguata a risolvere la situazione. Infatti, è possibile scegliere tra diverse alternative in base alle necessità del paziente.
Per lo sbiancamento professionale dei denti è indispensabile utilizzare una lampada a laser che serve ad attivare il gel a base di perossido di idrogeno applicato sugli elementi dentari. Vengono infatti rilasciati i radicali liberi (acqua e ossigeno attivo) in grado di velocizzare l’azione delle sostanze ossidanti contenute nel gel. Il laser per lo sbiancamento dei denti è quello a diodi: una delle tecniche più moderne e all’avanguardia tra quelle attualmente disponibili per rendere la dentatura bianca e luminosa. I risultati ottenuti da questa tipologia di sbiancamento dei denti hanno una durata variabile, all’incirca dai 2 ai 5 anni, a seconda di vari fattori come la cura e l’attenzione del paziente, la sua struttura dentaria, ecc.
Quando ci si reca dal dentista per uno sbiancamento professionale dei denti con luce blu è bene conoscere i vari passaggi previsti per il trattamento: la primissima operazione consiste nell’effettuare un accertamento preventivo dello stato di salute di denti e gengive; in secondo luogo, andrà eseguita una pulizia dei denti professionale per rimuovere tartaro o residui di cibo; a questo punto, muniti della scala colorimetrica standard, si procederà all’individuazione della colorazione naturale degli elementi dentari per valutare in che misura intervenire con lo sbiancamento. Poi, si percorrono i vari step: divaricatore della bocca, applicazione del gel a base di perossido di idrogeno sui denti, e l’attivazione con la luce laser per l’esecuzione del trattamento. Il processo chimico di ossidoriduzione porta i pigmenti all’interno dello smalto a essere frammentati e rimossi. Al termine, l’effetto sbiancante risulta visibile da subito e la seduta può durare dai 15 ai 40 minuti.
La seduta di sbiancamento professionale dei denti può essere ripetuta una o più volte, a seconda delle esigenze del paziente. In aggiunta, è possibile completare il tutto con una fase di mantenimento domiciliare (bleaching at home), applicando apposite mascherine con gel fornito dal dentista. Questo aiuta a prolungare i risultati e a perfezionare l’effetto ottenuto in studio.
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Immediatamente dopo lo sbiancamento dentale può capitare di accusare un leggero fastidio dovuto all’aumento della sensibilità; talvolta si verifica un leggero bruciore alle gengive che tende a risolversi nel giro di ore. Per gestire la sensibilità, è utile una desensibilizzazione preventiva con prodotti a base di fluoro. Una settimana dopo l’intervento si consiglia di evitare bevande colorate, caffè, tè e vino rosso, oltre a ridurre o evitare sigarette per tutto il periodo post-trattamento. Inoltre, i denti appena sbiancati sono più suscettibili ai pigmenti dei cibi.
Il laser per lo sbiancamento dentale non è permanente; i suoi effetti possono durare dai 2 ai 5 anni se seguiti correttamente igiene e stile di vita. Ecco alcuni accorgimenti: pulizia professionale ogni 6-12 mesi, igiene quotidiana accurata (lavare i denti tre volte al giorno, uso del filo interdentale o scovolino), preferire dentifrici sbiancanti con bicarbonato di sodio, consumare una mela al giorno, limitare alimenti ad alto contenuto di pigmenti, e ridurre drasticamente fumo e alcool. Inoltre, è utile considerare la scelta di alimenti bianchi o poco colorati come pollo, latte, riso, cavolfiore e patate.
Utilizzare la tecnica a laser per lo sbiancamento dentale è ideale per chi desideri migliorare l’estetica della dentatura deturpata da ingiallimento e macchie, soprattutto se si presume di mantenere buone condizioni di salute orale. Anche anziani o coloro che hanno subito terapie antibiotiche possono trarre beneficio, purché lo stato orale sia idoneo. La gestione dello sbiancamento con luce blu richiede valutazione professionale e controllo delle condizioni gengivali e smalto.
In alcune circostanze è sconsigliabile sottoporsi al trattamento: lo smalto e i tessuti sottostanti possono essere soggetti a microtraumi. L’acetomol è citato tra i rimedi casalinghi, ma è fondamentale consultarsi prima con il proprio dentista prima di utilizzare bicarbonato o limone per lo sbiancamento fai da te.
La luce blu è una componente dello spettro visibile con lunghezze d’onda tra 380 e 500 nm, e ha un ruolo chiave nel catalizzare la reazione di ossidazione. La luce LED, specificamente, permette una attivazione efficace del gel di perossido di idrogeno senza generare eccessivo calore, risultando sicura quando utilizzata in studi professionali. La luce UV, seppur efficace, deve essere usata con estrema cautela a casa a causa del potenziale rischio di ustioni, danneggiamento dello smalto e sensibilità. I dispositivi di LED sono ritenuti tra le opzioni più sicure per trattamenti domiciliari, a condizione di seguire attentamente le istruzioni.
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I kit domestici con LED promettono miglioramenti, ma hanno risultati inferiori rispetto ai trattamenti svolti in studio. La durata dell’effetto è inferiore e la necessità di una supervisione professionale resta consigliata per evitare danni allo smalto. In caso di dubbi, consultare sempre il proprio dentista di fiducia.
Una procedura frequentemente descritta è il “click illuminante” con LED: la luce catalizza il gel sbiancante che rimuove le macchie superficiali. La durata varia, ma è possibile osservare miglioramenti sostanziali in sedute in studio, con risultati duraturi se supportati da corretto mantenimento a casa e buone abitudini di igiene orale.
La pulizia dentale Airflow utilizza un getto di aria, acqua e polvere fine per rimuovere placca e macchie superficiali. Sebbene non sia un vero sbiancamento, l’airflow può lasciare i denti visibilmente più bianchi ritonando al loro colore naturale, offrendo una procedura delicata e particolarmente indicata per chi ha denti sensibili. Tuttavia non è adatta a tutti a causa degli aerosol prodotti.
In conclusione, esistono molte strade per ottenere denti più bianchi: dalla pulizia professionale Airflow allo sbiancamento LED, passando per trattamenti fai da te con precauzioni adeguate. La scelta deve essere guidata da una valutazione clinica, dall’accuratezza delle istruzioni e dalla costante cura dell’igiene orale.
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