
Le malocclusioni dentali indicano un disallineamento tra le arcate dentarie superiore e inferiore. Tra queste, la malocclusione di terza classe, nota anche come morso inverso, prognatismo o underbite, è caratterizzata da una prominenza della mandibola o, al contrario, da un arretramento della mascella superiore.
La malocclusione di terza classe è una condizione in cui i denti inferiori risultano più avanzati rispetto a quelli superiori, determinando un’inversione del normale rapporto tra le due arcate. La malocclusione di Classe III scheletrica è una delle più complesse disarmonie cranio-facciali, caratterizzata da un’alterazione antero-posteriore del rapporto tra mandibola e mascellare superiore. In questi casi, la mandibola si presenta in posizione avanzata rispetto alla mascella, oppure è la mascella ad essere iposviluppata, o entrambe le condizioni coesistono.
Un’ampia revisione sistematica internazionale, pubblicata nel 2016, ha analizzato 53 studi per valutare la prevalenza globale delle malocclusioni. Dall’analisi dei dati è emerso che la Classe III rappresenta la forma meno comune, con una prevalenza media rispettivamente di circa il 6% e il 4% nella dentizione permanente e mista.
La malocclusione di terza classe può avere diverse cause che ora descriveremo nel dettaglio.
La causa più frequente del morso inverso è di tipo ereditaria o congenita. Alcune persone nascono con una mandibola più sviluppata o con una mascella superiore più piccola. In questi casi si parla di malocclusione scheletrica, poiché l’alterazione non riguarda solo i denti ma anche le ossa del viso. Tra i disturbi congeniti associati alla malocclusione di terza classe figurano anche alcune sindromi cranio-facciali (come la sindrome di Treacher Collins o l’acromegalia).
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Abitudini scorrette acquisite durante l'infanzia potrebbero favorire lo sviluppo di un morso inverso. Tra queste rientrano: succhiamento del pollice; uso eccessivo del ciuccio o del biberon; spinta linguale durante la deglutizione; problemi di respirazione orale. Questi comportamenti, se protratti nel tempo, causano l'esercizio di una pressione costante sulla mandibola o sui denti anteriori, inducendoli a spostarsi in avanti.
Alcune disfunzioni muscolari o posturali potrebbero influenzare la crescita delle arcate. Ad esempio, una postura scorretta della lingua o una respirazione difficoltosa potrebbero impedire il corretto sviluppo della mascella, favorendo lo spostamento in avanti della mandibola.
Il rapporto tra le arcate dentarie potrebbe essere alterato anche da un trauma facciale o un’estrazione dentale non corretta. Anche la perdita di un solo dente può modificare gli equilibri occlusali, determinando un progressivo disallineamento.
In alcuni casi, la malocclusione può derivare da malformazioni congenite come il labbro leporino o la palatoschisi, oppure da patologie ormonali che alterano la crescita ossea.
Poiché le malocclusioni di terza classe tendono a colpire soprattutto i bambini, è importante portare i propri figli dall'ortodontista per una visita ortodontica intorno ai 6-7 anni d'età. Generalmente, l'ispezione visiva è sufficiente per diagnosticare il morso inverso. Se la malocclusione è più lieve e meno evidente, potrebbe essere necessario creare modelli in gesso dei denti, scattare fotografie o effettuare delle radiografie. È essenziale uno studio cefalometrico prima di decidere come trattare il bambino.
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L’approccio terapeutico precoce, a partire dai 3-4 anni, è fondamentale per modificare il pattern di crescita e prevenire peggioramenti. L’intercettazione tra i 3 e i 6 anni può modificare la traiettoria di crescita, migliorare la funzione e prevenire interventi invasivi futuri. Per garantire una corretta crescita dentale, è consigliabile portare il bambino dal dentista intorno ai 4 anni.
La correzione del morso inverso dipende dall’età del paziente, dalla gravità dell’alterazione e dalla causa che l'ha generata. In generale, l’obiettivo del trattamento è riallineare i denti e armonizzare la posizione delle arcate per migliorare estetica e funzionalità masticatoria.
Il primo approccio per le forme lievi o moderate è l’ortodonzia tradizionale. Attraverso brackets, elastici intermascellari o allineatori trasparenti (Invisalign), i denti si spostano gradualmente così da favorire un corretto allineamento delle due arcate. A seconda della complessità del caso, il trattamento ortodontico può durare da 1 a 3 anni.
Ai pazienti più giovani, soprattutto in età di crescita, si consiglia l'utilizzo di dispositivi funzionali rimovibili che stimolano lo sviluppo corretto delle ossa mascellari. Tra i più comuni troviamo:
La maschera facciale è una terapia ortopedica utilizzata nei bambini con crescita insufficiente del mascellare superiore. Viene indossata per alcune ore al giorno e, tramite trazioni controllate, favorisce l’avanzamento del mascellare superiore. Solitamente si associa a un espansore palatale o a un apparecchio fisso e può garantire risultati ottimali se eseguita in età precoce.
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In alcuni casi, l’ortodontista può ricorrere ai mini impianti (piccole viti inserite nell’osso) come ancoraggi fissi per muovere selettivamente gruppi di denti o stimolare lo spostamento del mascellare superiore. Vengono spesso utilizzati da pazienti adulti, in combinazione con un apparecchio fisso.
Quando la malocclusione è di origine scheletrica e il paziente è adulto, la soluzione definitiva può essere la chirurgia ortognatica. L’intervento, eseguito da un chirurgo maxillo-facciale in collaborazione con l’ortodontista, ripristina il corretto rapporto tra mascella e mandibola. Il recupero post-operatorio può richiedere alcune settimane, a fronte di risultati stabili e soddisfacenti.
Nei casi lievi o con prevalente interesse estetico, è possibile ricorrere a veneers, corone o rimodellamento dentale per migliorare il contatto tra le arcate. Queste soluzioni non correggono la causa scheletrica e sono indicate solo per piccoli disallineamenti o scopi estetici.
| Trattamento | Descrizione / Indicazioni |
|---|---|
| Apparecchi ortodontici (brackets o allineatori) | Spostano gradualmente i denti; indicati nei casi lievi o moderati. |
| Apparecchi funzionali (Herbst, Twin Block) | Stimolano o frenano la crescita mandibolare nei bambini e adolescenti. |
| Maschera facciale | Favorisce l’avanzamento del mascellare superiore nei pazienti in età di sviluppo. |
| Mini impianti ortodontici | Consentono movimenti dentali più precisi e ancoraggi stabili; usati anche negli adulti. |
| Chirurgia ortognatica | Corregge gravi disarmonie scheletriche in età adulta; combinata con ortodonzia. |
| Trattamenti estetici (veneers, corone) | Migliorano l’aspetto del sorriso nei casi lievi o a prevalente componente estetica. |
Il costo dipende da vari fattori, a partire dalla tipologia di apparecchio. In linea generale, i prezzi oscillano tra i 1.000 € (trattamenti più semplici) e i 7.000 € (trattamenti più complessi).
Nei bambini e negli adolescenti, poiché le ossa mascellari sono ancora in crescita, è possibile intervenire con apparecchi funzionali e ortopedici, allo scopo di guidare lo sviluppo del mascellare superiore o limitare la crescita eccessiva della mandibola.
Negli adulti la crescita ossea è completata, quindi la terapia può prevedere ortodonzia combinata con chirurgia ortognatica per correggere la discrepanza scheletrica.
È consigliabile una prima visita dall’ortodontista intorno ai 6 anni, quando il bambino comincia a permutare i denti da latte. Tuttavia, l’approccio terapeutico intercettivo può essere efficace già tra i 3 e i 6 anni in presenza di segni evidenti di terza classe.
La decisione dipende dalla diagnosi dettagliata. In molti casi la terapia intercettiva precoce è indicata e può modificare il pattern di crescita; in altri può essere preferibile attendere dopo uno studio cefalometrico e la valutazione della funzione linguale e posturale.
È fondamentale una diagnosi accurata che comprenda esame clinico, modelli di studio, fotografie, valutazione cefalometrica e, se necessario, una valutazione posturale e gnatologica. Se presente disfunzione linguale o deglutizione atipica è importante il coinvolgimento del logopedista in collegamento con l'ortodontista.
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