
Ti è mai capitato di vedere del sangue mentre lavi i denti o di sentire le gengive più sensibili? Potrebbe trattarsi di gengive infiammate, una condizione nota come gengivite, che può evolvere in problemi più seri se non trattata tempestivamente.
La gengiva è la parte molle di colore rosato, che insieme alla parte ossea, fa da base ai denti, proteggendoli e sotenendoli.
La papillite è l’infiammazione delle papille tra i denti, mentre gli abscessi gengivali sono raccolte di pus.
La gengivite è l’infiammazione superficiale dei tessuti gengivali. È determinata principalmente dall’accumulo di placca batterica.
Quando l’infiammazione gengivale scende in profondità e raggiunge l’osso alveolare e il legamento parodontale, si parla già di parodontite, anche se forse ti è più noto il termine “piorrea”.
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La gengivostomatite erpetica, si tratta di una malattia gengivale infettiva, che spesso si origina in concomitanza a stati febbrili, insolazioni, ciclo mestruale.
La parodontite necrotizzante è un esito possibile, ma davvero raro nella pratica clinica comune.
La pericoronite è un’infiammazione che colpisce i tessuti molli intorno alla corona di un dente parzialmente erotto, di solito il dente del giudizio.
La necrosi, si tratta di una malattia gengivale, susseguente ad una gengivite o paradontite non curata.
Fistola gengivale, si tratta di una malattia delle gengive, frutto di una paradontite non curata, che causa una lesione del tessuto molle.
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I sintomi della presenza di una malattia gengivale in atto sono diversi, possono essere piccoli segnali come un alito cattivo, un infiammazione delle gengive o ipersensibilità dentale, fino a segnali più gravi come sanguinamenti continui, gengive bianche oppure nere, gonfiore o restringemento, aumento degli spazi tra una dente l’altro, la perdita dei denti.
Il disturbo spesso si manifesta con arrossamento, gonfiore e, in alcuni casi, sanguinamento delle gengive.
Ecco i segnali più comuni: Arrossamento e gonfiore gengivale. Gengive sanguinanti durante lo spazzolamento o l’uso del filo interdentale. Alitosi persistente, dovuta alla proliferazione batterica. Sensibilità gengivale e fastidio durante la masticazione. Recessione gengivale, gengive che si ritirano con esposizione delle radici dentali. Formazione di spazi anomali tra un dente e l’altro tra i denti e, nei casi più avanzati, mobilità dentale.
I primi 4 sintomi delle malattie gengivali (e in particolare della parodontite) includono: Sanguinamento, Gengive gonfie, Alitosi, Sensibilità dentale.
In alcuni casi le gengiviti ulcerose acute provocano ulcere purulente sulle gengive; queste forme aggressive si verificano soprattutto nelle persone con un sistema immunitario indebolito.
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La causa più comune è l’accumulo di placca e tartaro, che favorisce la proliferazione batterica e può portare all’infiammazione dei tessuti gengivali.
Le cause scatenanti le patologie gengivali possono essere legate a fattori genetici, ormonali, farmacologici o a pessime abitudini alimentari ed un cattivo stile di vita.
Fattori predisponenti già noti includono scarsa igiene orale, fumo, diabete, stress e predisposizione genetica.
Oggi la scienza si concentra su nuovi fattori: l’inquinamento atmosferico e le temperature elevate sembrano favorire un ambiente pro-infiammatorio nella bocca.
Spesso mi viene posta questa domanda: “Che vitamina manca quando si infiammano le gengive?”. Probabilmente... le carenze nutrizionali possono indebolire le difese dei tessuti, così come abbassare le difese dell’intero organismo.
Vitamina D: studi scientifici hanno confermato che una supplementazione di vitamina D come coadiuvante alla terapia parodontale non chirurgica ha un impatto positivo sulla prevenzione e sul trattamento della malattia parodontale nella pratica clinica.
Vitamina B12: la sua carenza è stata associata a una maggiore fragilità delle mucose orali, nonché a una progressione della malattia con perdita del dente.
Vitamina C: anche una integrazione di questa vitamina si è rivelata utile nel trattamento della parodontite. Infatti, la Vitamina C promuove la sintesi del collagene che tiene uniti i tessuti gengivali.
La diagnosi delle malattie parodontali coinvolge un esame approfondito da parte del dentista. Questo può includere esami visivi, misurazioni delle tasche gengivali, radiografie e test di mobilità dei denti.
Durante la visita il parodontologo può effettuare due esami per diagnosticare la parodontite e misurarne la gravità: il sondaggio parodontale e lo status radiografico.
Il sondaggio parodontale si esegue con una sonda graduata che viene delicatamente mossa lungo il bordo gengivale per individuare la tasca che si è eventualmente formata tra la gengiva e il dente e per misurarne la profondità.
Lo status radiografico è uno strumento diagnostico che permette di evidenziare problemi che non sono visibili all’esame clinico, fornendo importanti informazioni non solo sull’altezza e la quantità di osso residuo, ma anche sulla sua morfologia.
Il rimedio principale, nonchè preventivo, per combattere le malattie gengivali, è quello di praticare una corretta igiene dentale, spazzolando accuratamente i denti dopo ogni pasto, usando il filo interdentale e il collutorio.
Per ridurre l’infiammazione gengivale e prevenire complicazioni, è importante adottare una corretta igiene orale. Le gengive infiammate possono migliorare seguendo questi accorgimenti: Spazzolare delicatamente i denti almeno tre volte al giorno con uno spazzolino a setole morbide per evitare di irritare ulteriormente le gengive. Utilizzare il filo interdentale per rimuovere placca e residui di cibo negli spazi difficili da raggiungere. Scegliere un collutorio per gengive infiammate, preferibilmente con clorexidina, per contrastare la proliferazione batterica. Effettuare regolari pulizie professionali dal dentista per eliminare il tartaro e prevenire l’aggravarsi dell’infiammazione.
La gengivite semplice si cura con una buona igiene orale domiciliare e professionale che rimuove la placca batterica e il tartaro (placca batterica calcificata), responsabili dell’infiammazione. È buona norma associare sciacqui con medicamenti (per esempio con la clorexidina) per limitare la repentina proliferazione della placca batterica appena rimossa.
La terapia parodontale non chirurgica è la prima fase di terapia: molto spesso, i problemi si risolvono già con questa cura. Lo scopo della terapia parodontale non chirurgica è l’eliminazione dei fattori scatenanti (e, di conseguenza, il controllo dei fattori di rischio) con il recupero di uno stato di salute.
Nei casi più gravi, il dentista potrebbe prescrivere farmaci per ridurre il dolore e l’infiammazione delle gengive. Tra le opzioni più utilizzate: Antinfiammatori (come ibuprofene o naproxene) per alleviare gonfiore e fastidio. Collutori alla clorexidina per disinfettare il cavo orale e controllare la proliferazione batterica. Corticosteroidi topici in caso di infiammazione gengivale persistente. Antibiotici (come amoxicillina o metronidazolo) se l’infiammazione delle gengive è legata a un’infezione batterica.
Gli antibiotici devono essere sempre assunti solo sotto stretta supervisione medica, seguendo attentamente le indicazioni sui dosaggi e il periodo di assunzione, per evitare il rischio di effetti collaterali, reazioni allergiche e sviluppo di antibiotico-resistenza.
Antibiotico per gengive infiammate: Se l’infiammazione gengivale è causata da un’infezione batterica, il dentista può prescrivere un antibiotico per le gengive infiammate. Tra quelli più utilizzati ci sono l’amoxicillina o il metronidazolo.
La levigatura delle radici è un’altra tecnica di igiene professionale di tipo meccanico. Consiste nella rimozione del tartaro che si trova sotto le gengive.
La chirurgia plastica parodontale è una procedura odontoiatrica mini-invasiva che serve a correggere la situazione di gengive ritirate; si riposiziona o si dà spessore al tessuto gengivale, per migliorare sia l’estetica del sorriso sia la salute orale; inoltre, si riduce la sensibilità dentale e si proteggono le radici dentali esposte.
Quando l’iperplasia si presenta per cause genetiche, l’unico modo per liberare i denti e rendere più semplice la masticazione è agire per via chirurgica, rimuovendo con il laser o con il bisturi il tessuto gengivale in eccesso.
Nel caso dell’epulide, nella maggior parte dei casi la terapia d’elezione è l’asportazione chirurgica. A volte, insieme all’asportazione, vengono praticate anche una pulizia profonda del cavo orale, per evitare che il tumore si riformi.
Molti rimedi casalinghi vengono consigliati per alleviare il fastidio causato dalle gengive infiammate, ma è importante ricordare che non sostituiscono il trattamento professionale. Alcuni possono offrire sollievo temporaneo, come: Aloe vera, che ha proprietà lenitive e rinfrescanti per le gengive irritate. Infuso di malva, utile per il suo effetto rinfrescante sulla mucosa orale.
Tuttavia, questi rimedi naturali per le gengive infiammate non risolvono il problema alla radice. Affidarsi esclusivamente a soluzioni naturali può ritardare la diagnosi e il trattamento corretto.
Non bisogna spazzolare in senso orizzontale con forza, ma praticare piccoli movimenti circolari dalla gengiva verso il dente (dalla parte rosa alla parte bianca), assicurandoti di detergere con delicatezza il margine gengivale.
In caso di gengivite, il dentifricio deve favorire la guarigione delle gengive e non irritare ulteriormente la zona infiammata. Evitare assolutamente i dentifrici contenenti agenti sbiancanti aggressivi, abrasivi e ingredienti dannosi come l'SLS (Sodium Lauryl Sulfate).
L’alimentazione gioca un ruolo fondamentale nella salute delle gengive. Per favorire la guarigione delle gengive infiammate, è consigliato consumare: Alimenti ricchi di omega-3, come pesce e frutta secca, per le loro proprietà antinfiammatorie. Frutta e verdura ricca di vitamine C ed E, che rafforzano il sistema immunitario e contrastano l’infiammazione. Latticini e yogurt con fermenti lattici attivi, utili per riequilibrare la flora batterica orale.
Alcuni alimenti possono peggiorare l’infiammazione gengivale e rallentare la guarigione. Ecco cosa evitare: Fritture e cibi grassi, difficili da digerire e poco benefici per la salute orale. Cibi croccanti o troppo duri, che possono irritare ulteriormente le gengive. Alimenti ricchi di zuccheri, che favoriscono la proliferazione batterica. Bevande alcoliche e gassate, che possono aumentare l’irritazione gengivale.
Non guasta, anche, l’osservazione di un’adeguata alimentazione e stile di vita, bisognerebbe evitare gli zuccheri, caffè, bevande gasate, cercare di non fumare o assumere sostanze stupefacenti.
La prevenzione è la soluzione migliore. A tal proposito è necessario spazzolare i denti in maniera delicata, ma decisa e usare validi strumenti quali collutorio con o senza clorexidina e filo interdentale per rimuovere adeguatamente la placca batterica.
Per proteggersi dalle malattie parodontali, è necessario dedicarsi costantemente a pratiche di prevenzione per evitare il rischio di incorrere in questa patologia che non è reversibile: occorre, quindi, attenersi a una routine di igiene orale quotidiana eccellente e sottoporsi a un check-up dal proprio odontoiatra almeno una volta all'anno.
La Terapia Parodontale di Mantenimento (TPM) prevede controlli periodici e uno stile di vita sano. L’odontoiatra personalizzerà il tuo percorso e ti indicherà una periodicità delle sedute ambulatoriali, di solito dai 3 ai 6 mesi.
Se si notano questi sintomi, è importante rivolgersi a un dentista per valutare lo stato di salute delle gengive e intervenire in modo tempestivo.
Se la gengivite non migliora, è bene recarsi dal dentista entro una settimana per un controllo e per prevenire eventuali danni da parodontite. Di norma, il medico riconosce la gengivite già a occhio nudo.
In caso di diagnosi di gengivite, comunque, non è necessario preoccuparsi, in quanto perché si tratta della forma più facile da trattare, se curata con tempestività.
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