
I denti non sono soltanto una componente essenziale del nostro organismo, quella che ci permette di masticare il cibo e di nutrirci correttamente. Sono anche un elemento dall’alto valore simbolico e psicologico. Attraverso la dentatura possiamo vedere quanto il corpo cresce e matura, ma anche quanto è in salute. Un’infezione dentale, che a prima vista può sembrare di semplice risoluzione e fondamentalmente “innocua”, può invece avere conseguenze anche gravi per cuore, polmoni e cervello. Un’opportuna opera di prevenzione e la migliore cura possibile si rendono quindi necessarie.
Ma cosa vuol dire devitalizzare un dente? Significa letteralmente far sì che il dente cessi la propria vitalità. L’intervento consiste infatti nell’asportazione della polpa, dei vasi sanguigni e dei nervi fino all’apice radicale del dente. Per questo può ancora essere interessato da eventuali infezioni e dev’essere costantemente tenuto sotto controllo: il ruolo della prevenzione è basilare. Colletto, che permette a corona e radice di restare connesse. Radice all’interno dell’osso alveolare, profonda e non visibile. Smalto, l’elemento più duro presente nel nostro organismo. Dentina, direttamente legata alla colorazione dei denti. Cemento, posto a difesa della radice subito sotto le gengive. Polpa, tessuto molle composto da nervo, vasi sanguigni e altri tipi di cellule, al cui interno viene prodotta la dentina. Il nervo irrora il dente e lo protegge dalla normale presenza dei batteri nella bocca.
È naturale domandarsi a questo punto quando si devitalizza un dente. Si ricorre a questo intervento per trattare infezioni interne che hanno generato un danno irreversibile alla polpa. Lo scopo della devitalizzazione dentaria è infatti salvare il dente stesso dalla rimozione. La situazione diventa assolutamente chiara nel momento in cui si procede con una radiografia: l’esame strumentale permette di visualizzare la polpa attaccata e deteriorata dall’infezione. Carie profonda. Si forma sotto la placca batterica che circonda il dente e, se non trattata, riesce a giungere fino alla dentina e a perforarla. Non solo: può andare ancora più in profondità, fino alla polpa del dente e quindi ai suoi tessuti nervosi. Rottura del dente, soprattutto se profonda, e altri traumi, che possono provocare un danno alla polpa anche senza segni evidenti di scheggiatura o rottura. Avanzare dell’età. Questo perché l’invecchiamento può comportare una riduzione del senso del gusto: i pazienti tendono quindi a scegliere cibi più saporiti e conditi, con conseguenze negative sull’equilibrio della bocca. La devitalizzazione dei denti si rende indispensabile in ogni caso in cui il paziente percepisce un’ipersensibilità del dente al caldo, al freddo o al contatto. Un notevole campanello d’allarme è un dolore che dura per più di 2 o 3 giorni di seguito. È in questa fase che possono insorgere altri sintomi, come produzione di pus, gonfiore della gengiva e del viso nella zona interessata, cambiamento del colore nel dente. Se non trattata adeguatamente, l’infezione può arrivare a coinvolgere il sangue e i tessuti vicini, fino a conseguenze molto gravi come la setticemia. Granuloma dentale, l’infiammazione cronica dell’apice radicale del dente. Spesso è inizialmente asintomatico. Ascesso dentale, una tumefazione in cui si raccoglie pus, che può causare un dolore acutissimo. Pulpite dentale, l’infiammazione della polpa.
La pulpite è il termine medico che indica l’infiammazione della polpa dentale e rappresenta la condizione clinica più frequente che precede la devitalizzazione. Dal punto di vista clinico si distinguono due forme principali: la pulpite reversibile e la pulpite irreversibile. La pulpite reversibile è uno stadio iniziale in cui la polpa mantiene potenzialmente la capacità di guarire se viene rimossa la causa dell’irritazione. Si manifesta tipicamente con sensibilità agli stimoli termici, con dolore transitorio durante la masticazione. La pulpite irreversibile rappresenta invece uno stadio avanzato, con dolore spontaneo intenso, pulsante e notturno, che non risponde agli analgesici comuni e può irradiarsi. Se non trattata, evolve in necrosi pulpare e infezione.
L’ascesso dentale acuto richiede intervento tempestivo con drenaggio, terapia antibiotica e devitalizzazione. Il granuloma dentale è un’infiammazione cronica dell’apice radicale; la cisti richiede anch’essa gestione endodontica per bonificare il sistema canalare e permettere la guarigione Ossea periapicale. La pulpite irreversibile può diventare necrosi pulpare; in alcuni casi si verifica un dolore che cessa temporaneamente ma l’infezione continua a diffondersi, causando complicanze ossee o tessutali.
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Il principio fondamentale è eliminare completamente i batteri e sigillare ermeticamente lo spazio canalare. La devitalizzazione è eseguita in anestesia locale profonda. Si isolano i canali con la diga di gomma e si accede alla camera pulpare. La fase successiva è la strumentazione dei canali, seguita dai numerosi lavaggi con ipoclorito di sodio. Si determina la lunghezza di lavoro con localizzatori apicali per ridurre radiografie. Dopo sagomatura e disinfezione, si ottura il canale con guttaperca e cementi sigillanti, e infine si ricostruisce la corona con materiali compositi o corone. Il successo è elevato, ma diminuisce in caso di ritrattamento endodontico o anatomie complesse.
Dopo la devitalizzazione, il dente può rimanere sensibile nei giorni successivi ma non dovrebbe dolere in modo intenso. È essenziale mantenere una rigorosa igiene orale e controlli periodici per evitare nuove infezioni o complicazioni. L’uso di antibiotici è riservato ai casi di segni di infezione acuta, non come cura primaria. Conservare i denti naturali è preferibile rispetto a impianti o protesi quando possibile.
La devitalizzazione rientra nell’endodonzia, e mira a salvare il dente conservando la sua funzione. Dopo il trattamento, un leggero indolenzimento è normale, mentre dolore persistente va valutato dal dentista. La devitalizzazione non è dolorosa come in passato grazie alle moderne tecniche anestesiologiche. Tutti i denti possono essere trattati, ma in rari casi un dente non può essere salvato a causa di fratture gravi o mancanza di supporto osseo. L’obiettivo rimane conservare i denti naturali il più a lungo possibile.
| Aspetto | Descrizione |
|---|---|
| Polpa dentale | Tessuto molle con nervi e vasi, al centro del dente |
| Canali radicolari | Percorsi all’interno della radice che conducono alla polpa |
| Guttaperca | Materiale di otturazione canalare |
| Diga di gomma | Isolamento del dente durante la procedura |
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