
Le piante del genere Pinus comprendono conifere sempreverdi, monoiche, caratterizzate da foglie aghiformi. Sono alberi molto longevi. Le specie che appartengono a questo genere sono circa centoventi, dieci delle quali sono presenti in modo spontaneo in tutta Italia e sono distribuite sia in ambiente alpino che mediterraneo.
Le foglie sono aghiformi e sono riunite in gruppi di 2, 3 o 5 aghi a seconda della specie. Gli aghi, lunghi anche 10 cm, non si innestano direttamente sui rami bensì sono inseriti a fascetti su dei corti rametti detti brachiblasti. Le aghiformi non sono portate direttamente da questi rametti normali (detti macroblasti), bensì da rametti cortissimi (detti brachiblasti, lunghi circa 1 mm) che sorgono dai primi, all’ascella delle foglie squamiformi.
Le foglie sono lineari, aghiformi, di colore verde scuro, con apice acuto ma poco pungente, leggermente curve, riunite a coppie (Fig. 2A, 2B, 2C) entro una guaina basale rossastra (inizialmente biancastra: Fig. 2D), con le facce adiacenti piatte e quelle esterne convesse, a semicerchio (Fig. 2E). Le foglie aghiformi sono riunite in fascetti di 20-40 aghi su corti rametti laterali in alcune specie, mentre in altre sono 2-3 aghi per fascetto.
Sezione trasversale di un ago (da un fascetto di due) mostra una forma approssimativamente a semicerchio; lo strato sottostante (verde scuro per la clorofilla contenuta) è il tessuto fotosintetico. Osservandole attentamente, si nota che le foglie sono percorse per tutta la loro lunghezza da una serie di sottili linee bianche su entrambe le facce: queste sono costituite dall’allineamento di puntini bianchi, che sono le aperture delle cripte stomatiche. Le minuscole aree chiare sull’epidermide indicano alcune delle aperture delle cripte stomatiche, mentre lo strato sottostante è il tessuto fotosintetico.
Il bordo degli aghi è minutamente seghettato: più che vederlo ad occhio nudo lo si percepisce accarezzandoli in senso longitudinale dal vertice alla base. Nell’ingrandimento si distinguono righe di puntini bianchi: si tratta di cavità che ospitano stomi.
Leggi anche: Consulta le linee guida cliniche per l'implantologia
I rametti dei pini portano strutture che sembrano cicatrici fogliari; invero si tratta di un secondo tipo di foglie, non fotosintetiche, portate dai pini e che presto seccano: si tratta di foglie squamiformi chiamate catafilli (o catafilli scariosi). Le foglie squamiformi sono assiepate le une sulle altre come quelle delle tuie e rivestono i rametti normali (macroblasti), dalla cui ascella sorgono i brachiblasti che portano gli aghi. Alla caduta delle foglie con il loro brachiblasto restano sul ramo le squame, la cui estremità, spinta verso l’esterno dal brachiblasto stesso, conferisce al rametto una spiccata scabrezza.
Le linee stomatiche (costituite dall’allineamento delle aperture delle cripte stomatiche) sono visibili come sottili strisce bianche e indicano la presenza di stomata protetti in cripte epidermiche. Queste strutture permettono il controllo degli scambi gassosi e della traspirazione, contribuendo ai meccanismi di risparmio idrico tipici dei pini, particolarmente utili nelle condizioni di siccità o in ambienti esposti al vento salmastro.
Caratteristiche comuni dei pini: aghi lunghi da 5 a 15 cm, tipicamente riuniti in fascetti di 2-3, raramente 5 elementi, portati spesso da brevi rametti (detti brachiblasti). Gli aghi possono durare diversi anni e le foglie aghiformi vivono per più stagioni. Le foglie embrionali dei semi (cotiledoni) sono anch’esse aghiformi e la giovane plantula possiede 10-12 foglie embrionali lunghe circa 3 cm.
| Specie | Numero aghi per fascetto | Lunghezza aghi (cm) | Note |
|---|---|---|---|
| Pino domestico (Pinus pinea) | 2 | 12-15 | Chioma a ombrello; pinoli grandi commestibili |
| Pino silvestre (P. sylvestris) | 2 | 3-7 | Aghi più corti dei pini italiani, margine serrato |
| Pino mugo (P. mugo) | 2 | 1-3? (variabile) | Arbusto cespuglioso, aghi finemente dentati e pungenti |
| Pino cembro | 5 | 4-6 | Aghi morbidi, riuniti in ciuffetti di 20-30 in alcune specie affini |
Nei pini la corteccia è spesso spessa e si screpola in scaglie grosse e spesse: questo comportamento è legato all’ingrossamento annuale degli anelli legnosi e al modo in cui la corteccia si desquama. Anche i giovani rametti risultano ruvidi per la presenza delle squame lasciate dai brachiblasti. La disposizione dei brachiblasti e delle squame rende i rametti giovani proporzionalmente più ruvidi di quelli vecchi.
Le caratteristiche degli aghi e della resina rendono i pini utili in molteplici applicazioni pratiche. Il legno è classificato come tenero, ottimo per intaglio e per ricavare oggetti, e, grazie alla presenza di resina, è utile per l'accensione del fuoco anche in ambienti umidi. Dai pini si ricava il fatwood, legno impregnato di resina usato come accendifuoco. Le pigne e gli aghi secchi sono utili per accendere e mantenere la fiamma; le pigne sono resinose e le pigne mature contengono i pinoli.
Leggi anche: diagnosi e terapia della parodontite
La resina è una risorsa importante: può essere raccolta e usata come collante (mescolata con carbone), come film protettivo su piccole ferite, per inalazioni balsamiche (bollita in acqua) grazie alle sue proprietà antisettiche e disinfettanti, e come accendi fuoco una volta solidificata.
Le parti commestibili includono gli aghi (utilizzabili per infusi ricchi di vitamina C e A), le infiorescenze maschili (che, bollite, sono commestibili o da cui si può raccogliere il polline come sostituto dell’amido) e i pinoli. La corteccia interna (fellogeno o cambio del sughero) può essere essiccata e macinata per ottenere una farina nutriente.
Proprietà terapeutiche tipiche dei prodotti derivati dal pino: balsamiche, espettoranti, mucolitiche, antinfiammatorie, antisettiche, diuretiche. Gli aghi e le gemme vengono usati sotto forma di infusi e suffumigi per inalazioni; l’olio essenziale di pino silvestre è usato in cosmetica per azione deodorante, rinfrescante e purificante.
Il pino è una pianta monoica con fiori unisessuali. I fiori maschili sono costituiti da squame (microsporofilli) inserite a spirale su un asse comune, a formare infiorescenze cilindriche che contengono sacche polliniche con granuli di polline dotati di due sacche aerifere che ne favoriscono il trasporto anemofilo. I fiori femminili, poco visibili, sono collocati all’apice dei ramuli dell’anno e appaiono come piccole pigne verdi in miniatura. La fecondazione avviene con meccanismi che includono la secrezione di una gocciolina gommosa all’apertura del micropilo che trattiene il granulo pollinico.
Sul territorio nazionale in ambiente alpino possiamo trovare il Pino Mugo, il Pino Silvestre, il Pino Nero e il Pino Cembro; mentre in ambiente mediterraneo troviamo il Pino domestico o da pinoli, il Pino marittimo, il Pino d’Aleppo e altre sottospecie. Le numerose caratteristiche delle essenze del genere Pinus e la loro ampia diffusione lo rendono un’ottima essenza da conoscere e utilizzare in caso di necessità.
Leggi anche: cripte stomatiche: adattamento delle foglie
In Italia crescono spontanei lungo i litorali sabbiosi (pino marittimo) e nelle regioni montuose delle Alpi, Abruzzo, Aspromonte, Sila ed Etna (diverse specie montane), formando associazioni vegetali importanti come le peccete e le pinete costiere.
L’aspetto microscopico e la bellezza nascosta delle foglie aghiformi - dal dimorfismo fogliare alle cripte stomatiche - sono caratteristiche spesso trascurate nei manuali, ma affascinanti per chi osserva con attenzione e utili per comprendere l’adattamento dei pini a diversi ambienti.
tags: #caratteristiche #linee #stomatiche #aghi #Pinus
