
In Italia, circa 30 milioni di adulti soffrono di un’infiammazione più o meno grave delle gengive. Tuttavia, solo il 17% dichiara di aver ricevuto una diagnosi e appena il 3% ritiene di essersi sottoposto a terapia parodontale. Di conseguenza, i casi di parodontite grave sono in aumento, riguardando 3,5 milioni di persone e potendo portare alla perdita dei denti. Questi sono i numeri diffusi dalla Società Italiana di Parodontologia.
La parodontite è una malattia cronica che colpisce il sistema parodontale, caratterizzata da infiammazione gengivale, formazione di tasche parodontali, mobilità dentaria e, negli stadi più avanzati, perdita degli elementi dentari. Questa malattia rappresenta un problema di salute globale che colpisce la maggior parte della popolazione adulta dopo i 35-40 anni di età.
Le linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età adulta, rilasciate dal Ministero della Salute, forniscono indicazioni dettagliate per la prevenzione e il trattamento di questa malattia. Le CPG di livello S3 per il trattamento della parodontite in Stadi I-III sono state sviluppate dalla Federazione Europea di Parodontologia (EFP), seguendo la guida metodologica dell'Associazione delle Società Medico-scientifiche in Germania e il processo di valutazione GRADE. Le prime linee guida mondiali sulla prevenzione, la diagnosi e la cura delle malattie parodontali sono state promosse dalla Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) insieme alla EFP, all'American Academy of Periodontology (AAP) e all'Asian Pacific Society of Periodontology (APSP).
La parodontite si sviluppa quando una gengivite, in genere con abbondante placca e tartaro sotto il margine gengivale, non è stata adeguatamente trattata. Nella parodontite, si formano tasche profonde nel tessuto parodontale e possono ospitare microrganismi anaerobi che sono più dannosi di quelli di solito presenti nella gengivite semplice. I microrganismi colonizzatori sono Aggregatibacter actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Eikenella corrodens e molti bacilli Gram-negativi.
Il microrganismo innesca il rilascio cronico di mediatori dell'infiammazione, come le citochine, le prostaglandine e gli enzimi rilasciati dai neutrofili e dai monociti. L'infiammazione che risulta colpisce il legamento parodontale, la gengiva, il cemento, e l'osso alveolare. Le gengive progressivamente perdono le inserzioni sui denti, ha inizio il riassorbimento osseo, e le tasche parodontali diventano più profonde. Con la perdita progressiva di osso, i denti possono diventare mobili e le gengive recedono. Nelle fasi successive è frequente la migrazione dei denti, e può verificarsi la perdita dei denti.
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La ricerca di taluni fattori che possono influenzare l’insorgenza e la progressione della malattia parodontale è fondamentale. Tra questi, il fumo, l’uso di farmaci che influenzano gli aumenti di volume gengivale, il diabete e alcune malattie sistemiche e genetiche rare.
I fattori di rischio modificabili che contribuiscono alla parodontite comprendono placca, fumo, obesità, diabete mellito (specialmente di tipo 1), stress emotivi e carenza di vitamina C (scorbuto). Affrontare queste condizioni può migliorare i risultati del trattamento della parodontite.
L’esame obiettivo locale è un passaggio fondamentale per la diagnosi e il trattamento della parodontite. Questo esame comprende la valutazione della topografia, del colore e della forma della gengiva e delle mucose, la quantità di tessuto di sostegno, la presenza di placca batterica e di fattori favorenti la ritenzione di placca. L'ispezione di denti e gengive, associata al sondaggio delle tasche e alla misurazione della loro profondità, è in genere sufficiente per la diagnosi. Tasche più profonde di 4 mm indicano la parodontite.
Gli esami radiografici e di laboratorio sono giustificati, specialmente in presenza di parodontiti molto gravi, soprattutto nelle forme ad insorgenza precoce o associate a patologie sistemiche. Questi esami forniscono informazioni aggiuntive e dettagliate sulla profondità delle tasche e sui livelli di attacco. Le RX dentarie rivelano perdita di osso alveolare adiacente alle tasche parodontali.
L’esame microbiologico può essere utilizzato per il monitoraggio delle parodontiti ad insorgenza precoce e ad evoluzione rapida. Le tecniche di coltura offrono una particolare versatilità nel caratterizzare la flora sottogengivale e permettono di individuare le specie e di testare la suscettibilità verso gli antibiotici.
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Basta un test semplice, rapido, con minimi fastidi e poco costoso, chiamato PSR (Periodontal Screening and Recording - Screening e registrazione della salute parodontale) e raccomandato da SIdP, per individuare chi soffre di parodontite: si tratta di inserire una sonda graduata nel solco gengivale per valutare se e quanto le gengive siano retratte o infiammate. Alcune delle indicazioni che troviamo nelle linee guida sono l'uso di scovolini e spazzolini elettrici, del filo interdentale e del collutorio se consigliato dal proprio dentista. Grande importanza viene attribuita alla prevenzione, tramite una corretta igiene orale quotidiana e frequenti controlli dal dentista, oltre ad una sana alimentazione.
Per curare la parodontite servono tempo, metodo e motivazione sia per i dentisti sia per i pazienti. E un rigoroso percorso a step che, però, porta risultati efficaci. Prima della pianificazione del trattamento, è di fondamentale importanza stabilire una diagnosi definitiva e completa e una valutazione del caso, ottenere informazioni rilevanti sul paziente e impegnarsi a frequenti rivalutazioni durante e dopo il trattamento.
Stabilita una diagnosi corretta di parodontite, lo step 1 consiste nel controllo del biofilm sopragengivale domiciliare, nella rimozione meccanica professionale della placca e dei depositi mineralizzati e nel controllo dei fattori di rischio, come fumo, diabete o assunzione di farmaci. Questa è una fase delicata, soprattutto nel rapporto con il paziente, che deve diventare parte attiva del percorso, che dobbiamo istruire a una corretta meccanica dell’igiene orale, a cui dobbiamo consigliare gli adeguati strumenti di pulizia, dallo spazzolino allo scovolino al rilevatore di placca, e che dobbiamo convincere all’autocontrollo.
Lo step 2 della terapia parodontale prevede, invece, la strumentazione sottogengivale, manuale o meccanica, per rimuovere i depositi, nel rispetto dei tessuti molli e duri, e le eventuali terapie aggiuntive. Tra queste ultime, quelle che le linee guida suggeriscono di non usare affatto sono la fotodinamica, il laser e gli antibiotici sistemici. Quelli locali, invece, possono essere utilizzati, così come la clorexidina, seppur per un tempo limitato.
Con questi 2 step gli obiettivi da raggiungere sono l’assenza di tasche superiori o uguali a 5 millimetri con sanguinamento a sondaggio e nessuna tasca profonda 6 millimetri. Alla fine della fase 2, dunque, dobbiamo rivalutare il paziente: se non sono stati raggiunti i risultati, si passerà allo step 3, alla fase chirurgica.
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Il percorso per la cura delle parodontiti prevede, allora, nella terza fase la ristrumentazione non chirurgica o quella chirurgica, con l’indicazione di cercare sempre di minimizzare l’atto chirurgico. Un'accurata igiene orale domestica è necessaria e comprende un'attenta spazzolatura e l'uso del filo interdentale per aiutare a pulire. Può comprendere tamponi di clorexidina o risciacqui.
Ultima fase del percorso terapeutico è la terapia di supporto, meglio se personalizzata. La terapia di mantenimento è a vita per questi pazienti e va assolutamente promossa. Serve a mantenere stabili tutti i risultati raggiunti negli step precedenti. È fondamentale per la stabilità parodontale a lungo termine, per i potenziali ulteriori miglioramenti dello stato parodontale e per intercettare eventuali recidive in una fase iniziale.
La terapia parodontale di supporto (TPS) che va fatta per tutta la vita perché se la malattia è cronica, io curo il paziente, ma poi lo devo anche mantenere sano. Le terapie che abbiamo sono efficaci: risolvono la malattia nel 75% dei casi e nel 20% ne ritardiamo la progressione. Così si mantengono i denti. Certo, i casi più gravi hanno bisogno di cure più costose e complesse, talvolta anche chirurgiche.
Lo stadio IV rappresenta una fase avanzata della parodontite, caratterizzata da una perdita di attacco clinico interdentale (CAL) ≥5 mm, una perdita ossea radiografica che si estende a metà del terzo radicolare o oltre, e la perdita di più di cinque denti a causa della parodontite. La gestione di questa fase avanzata della malattia parodontale presenta una vasta gamma di complicazioni e sfide.
Prima di pianificare il trattamento, è di fondamentale importanza effettuare una diagnosi completa e definitiva, valutare il caso ottenendo informazioni pertinenti sui pazienti e impegnarsi in frequenti rivalutazioni durante e dopo il trattamento. Un aspetto notevole di queste nuove linee guida è l'enfasi chiara sulla conservazione dei denti come prima strategia di trattamento. L'EFP incoraggia fortemente la preservazione dell'integrità dell'arcata dentale quando possibile, evitando l'estrazione.
Per i pazienti con una dentizione compromessa a causa della parodontite di stadio IV - a seconda del numero di denti parodontalmente mantenibili, distribuiti in modo bilaterale e ripristinabili nella mascella e/o nella mandibola - può essere valutata l'opzione di una protesi dentale supportata da denti o impianti, sia a arcata completa che parziale, sia fissa che rimovibile. Le prime linee guida europee per il trattamento della parodontite avanzata (stadio IV) sono state pubblicate sul Journal of Clinical Periodontology.
Le indicazioni mirano a controllare l'infiammazione e prevenire ulteriori danni ai tessuti di supporto dei denti e a ripristinare la funzione degli elementi dentali. Ulteriori trattamenti per la malattia in stadio IV possono comportare una terapia ortodontica per raddrizzare o spostare i denti e la costruzione di protesi per sostituire i denti mancanti. Il professor Herrera ritiene che estrarre gli elementi dentali per posizionare gli impianti non è un'opzione ragionevole se i denti possono essere curati.
Essendo la malattia infiammatoria cronica non trasmissibile più comune tra la popolazione mondiale, la parodontite è stata associata a una serie di condizioni sistemiche, tra cui malattie cardiovascolari, diabete e alcuni tipi di cancro. I benefici della terapia parodontale si estendono oltre la bocca alla qualità della vita e la salute sistemica come, ad esempio, un migliore controllo della glicemia nei pazienti con diabete a causa della relazione a due vie tra diabete e parodontite.
La parodontite è una condizione devastante che porta non solo a dolori e indolenzimenti nelle gengive, ma anche a problemi di masticazione, sgradevoli cambiamenti della lunghezza e della posizione dei denti, scarsa autostima, ritiro dalle attività sociali. Un trattamento parodontale di successo trasforma la vita delle persone: diventano più sicure di sé, sorridono ed escono di più.
Le linee guida vogliono fornire agli odontoiatri strumenti agili di lavoro e consentire un approccio omogeneo, basato sull’evidenza scientifica, per la gestione delle parodontiti di stadio da 1 a 3. L'approccio graduale prestabilito alla terapia deve avvenire per step successivi, ciascuno con interventi diversi, e conseguente valutazione dei risultati per passare alla fase successiva. Per curare la parodontite servono tempo, metodo e motivazione sia per i dentisti sia per i pazienti.
Un percorso formativo che, con CAO e SIdP, sta girando il Paese, che riguarda, per ora, i 64mila odontoiatri italiani, ma che presto si rivolgerà anche alla popolazione con una capillare campagna di comunicazione. Al Centro Odontoiatrico Grimaldi, siamo impegnati a fornire cure di alta qualità basate sulle linee guida nazionali per la promozione della salute orale e la prevenzione delle patologie orali in età adulta. La nostra missione è aiutare i nostri pazienti a mantenere una buona salute orale e a prevenire l’insorgenza di malattie come la parodontite.
| Fase | Interventi principali | Obiettivi |
|---|---|---|
| Screening | Test PSR, ispezione clinica | Individuare soggetti a rischio |
| Step 1 (non chirurgico iniziale) | Igiene domiciliare, detartrasi, rimozione biofilm | Riduzione infiammazione e profondità delle tasche |
| Step 2 (strumentazione sottogengivale) | Scaling e root planing, terapie locali (gel, clorexidina) | Eliminare depositi sottogengivali; raggiungere tasche ≤5 mm |
| Step 3 (chirurgia se necessario) | Chirurgia parodontale, rigenerativa, innesti ossei | Accedere e ridurre tasche persistenti, rigenerare tessuto |
| Terapia di supporto | Follow-up periodico, igiene professionale | Mantener risultati a lungo termine |
Per tutte le forme di parodontite, la prima fase del trattamento consiste in un'accurata detartrasi e levigatura radicolare per rimuovere la placca e i depositi di tartaro. A volte un lembo di tessuto gengivale è fatto per consentire l'accesso per pulire e levigare le parti più profonde della radice. Se persistono tasche più profonde, possono essere utilizzati antibiotici sistemici. Uno schema terapeutico abituale è l'amoxicillina 500 mg per via orale 3 volte/die per 10 giorni. In aggiunta, un gel contenente doxiciclina o microsfere di minociclina può essere collocato in isolate tasche recalcitranti. Questi farmaci vengono riassorbiti in 2 settimane.
Molti dei pazienti con parodontopatia ulcerativa necrotizzante dovuta ad HIV rispondono al trattamento combinato con levigatura, irrigazione del solco con iodopovidone, uso regolare di collutori contenenti clorexidina e antibiotici sistemici, in genere metronidazolo 250 mg per via orale 3 volte/die per 14 giorni. La parodontite aggressiva localizzata necessita di chirurgia parodontale, più antibiotici per via orale (p. es., amoxicillina 500 mg 4 volte/die o metronidazolo 250 mg 3 volte/die per 14 giorni).
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