
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica del tessuto di sostegno dei denti. Se non trattata, porta alla perdita dei denti e coinvolge gengiva, osso alveolare, legamento parodontale e cemento radicolare. L’infezione è provocata dall’accumulo di placca batterica e tartaro, spesso accompagnata da fattori di rischio come fumo, diabete e predisposizione genetica. La prevenzione è fondamentale: una corretta igiene orale domiciliare, controlli regolari e una diagnosi tempestiva possono fermare la progressione della malattia.
La parodontite si presenta con sintomi che includono sanguinamento gengivale, gengive arrossate e gonfie, alitosi, mobilità dentale e recessioni gengivali. La gravità è spesso valutata tramite la profondità delle tasche parodontali: tasche inferiori a 4 mm indicano forma lieve o moderata, mentre tasche superiori a 5 mm suggeriscono parodontite avanzata. La gengivite è la fase iniziale che se non trattata può evolvere in parodontite, con perdita progressiva di attacco e osso.
La parodontite può colpire anche i bambini, sebbene sia meno frequente rispetto agli adulti. Esistono diverse forme, tra cui cronica, aggressiva e necrotizzante, che richiedono approcci differenti. Una nuova classificazione Chicago del 2017 ha introdotto criteri utili al parodontologo ma complessi per il paziente; per semplicità molti pazienti si riferiscono ancora alla classificazione basata su I-II-III stadi e su forme aggressive o croniche.
La diagnosi precoce è essenziale e si basa su:
La valutazione completa consente di distinguere tra parodontite iniziale, moderata o avanzata, e di pianificare un piano di trattamento personalizzato che tenga conto dello stato di salute generale del paziente.
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Due sono i principali trattamenti di parodontologia non chirurgica: la levigatura radicolare (Scaling e Root Planing, SRP) e la terapia antibiotica. La levigatura radicolare è una “pulizia profonda” delle superfici radicolari che va oltre l’igiene quotidiana, con l’obiettivo di ridurre la profondità delle tasche gengivali eliminando l’infiammazione. A seconda dello stato della gengiva, valutiamo se una terapia non chirurgica possa essere sufficiente.
In presenza di accumulo di placca e batteri, possono essere prescritti antibiotici per combattere l’infezione. Si distinguono in:
La tasca parodontale è uno spazio anomalo formato tra dente e gengiva a causa della parodontite. Se non trattata, la tasca si approfondisce e i batteri attaccano l’osso di sostegno del dente. La terapia non chirurgica mira a rimuovere tartaro e placca e a ridurre l’infiammazione, facilitando la guarigione.
La terapia laser, associata alle tecniche tradizionali, consente di decontaminare e detossificare le superfici radicolari con maggiore efficacia. Non tutti i laser sono uguali: in clinica utilizziamo un laser a diodi dedicato alla parodontologia, che integra terapia fotodinamica e biostimolazione per ottenere una pulizia più profonda della tasca parodontale. Linked a SRP, il laser riduce drasticamente la necessità di chirurgia parodontale in un numero contenuto di casi.
I vantaggi percepiti includono: recessioni gengivali ridotte, sensibilità dentale minore, assenza di anestesia per molte sedute, decontaminazione efficace delle tasche, riduzione di dolore e sanguinamento gengivale, facilità di controllo delle recidive e efficacia nella parodontite giovanile aggressiva.
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La terapia chirurgica è indicata in presenza di difetti ossei importanti o quando i risultati della terapia non chirurgica sono insoddisfacenti. Le principali forme di chirurgia parodontale sono:
Una nuova terapia rigenerativa non chirurgica delle tasche parodontali sfrutta strumenti ultrasonici e proteine derivate dalla matrice dello smalto per stimolare la rigenerazione del parodonto, offrendo risultati paragonabili a quelli della chirurgia tradizionale senza bisturi né suture. In alcuni casi, si usa anche la rigenerazione guidata dei tessuti, mirata a ripristinare l’attacco dei denti e stabilizzare la dentizione.
La fase di mantenimento è fondamentale per stabilizzare i risultati, prevenire recidive e preservare l’attacco e la funzionalità dei denti. Le sedute di mantenimento sono personalizzate in base al rischio e di solito si svolgono ogni 3-6 mesi, con controlli di sanguinamento al sondaggio, profondità delle tasche e placca. Le procedure includono:
Igiene domiciliare specifica: è essenziale scegliere lo scovolino giusto per ogni spazio e utilizzare lo spazzolino elettrico oscillante-rotante o sonico per due minuti al giorno, con testina posizionata a 45° sul margine gengivale. Il filo interdentale va usato quotidianamente e il collutorio può essere indicato dal dentista.
I costi variano in base allo stadio della malattia, al tipo di terapie necessarie, al numero di sedute e alle terapie di mantenimento. Agire precocemente riduce l’impegno economico rispetto al trattamento di una parodontite avanzata o alla necessità di impianti dentari successivi.
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Sì, la parodontite può essere fermata e gestita efficacemente se diagnosticata per tempo e trattata in modo adeguato. Il successo dipende soprattutto dalla collaborazione del paziente nell’igiene orale e nel seguire le indicazioni del dentista o igienista. Un piano di trattamento personalizzato mira a eliminare l’infiammazione, ridurre la profondità delle tasche e stabilizzare la condizione dei tessuti parodontali. Anche in casi avanzati, la gestione quotidiana e i controlli periodici sono fondamentali per mantenere i risultati nel tempo e prevenire recidive.
La parodontite non è considerata una malattia contagiosa nello stesso modo di raffreddore o influenza, ma i batteri responsabili possono essere trasmessi tramite saliva, soprattutto tra familiari o partner intimi. La suscettibilità dipende però dalla predisposizione individuale e dall’igiene orale. Esistono componenti ereditarie che influenzano la predisposizione e la risposta infiammatoria; in presenza di familiarità, è cruciale intensificare i controlli dentistici e adottare una rigorosa igiene orale.
Cause e fattori di rischio modificabili includono placca, fumo, obesità, diabete, stress, carenze vitaminiche (es. vitamina C), e condizioni sistemiche che possono esacerbare la progressione della malattia. Una gestione efficace passa quindi anche dal controllo di tali fattori di rischio e dalla diagnosi tempestiva.
In questo articolo avete letto una panoramica ampia sui trattamenti disponibili. Per una spiegazione pratica e visiva, guardate il video dal Dr. Gabriele Villa che illustra cosa è la parodontite e come procedere con una valutazione iniziale e un piano di cura personalizzato.
Un’infografica mostra le fasi principali: diagnosi, detartrasi e SRP, terapie locali e antibiotiche, terapie laser e eventuale chirurgia, fino al piano di mantenimento e controllo delle recidive.
| Tipo di trattamento | Scopo | Pro e contro |
|---|---|---|
| Detartrasi e SRP | Rimuovere placca/tartaro sotto gengiva | Non invasivo, migliora profondità tasche; richiede multiple sedute |
| Terapia antibiotica | Contenere infezione batterica | Locale o sistemica; uso razionale per evitare resistenze |
| Laser parodontale | Decontaminazione tasche, supporto SRP | Riduce recidive; non sostituisce SRP; variabile per lungo periodo |
| Chirurgia resettiva | Rimodellamento difetti ossei, miglior controllo orale | Invasiva; tempi di recupero |
| Chirurgia rigenerativa | Rigenerazione tessuti parodontali | Possibili biomateriali e membrane; effetti a lungo termine |
| Terapia non chirurgica rigenerativa | Rigenerazione non invasiva usando proteine e ultrasuoni | Risultati promettenti; accesso limitato a centri specializzati |
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