Dolore alla mascella dopo aver fumato cannabis: cause, meccanismi e implicazioni per la salute orale

Dei danni che il fumo di sigaretta causa a tutto l’organismo e anche al cavo orale (infiammazione gengivale, neoplasie orali, fallimento degli impianti dentali, etc.) se ne parla spesso: molto meno di frequente, invece, si parla di cannabis e delle conseguenze che il suo uso può avere sulla salute di bocca, denti e gengive. Le conseguenze dell’uso della marjuana sulla salute sono note (anche se grazie agli studi in merito siamo e saremo in grado di saperne sempre di più) ma, trattandosi di una pianta sempre più utilizzata, è bene chiedersi quali siano le conseguenze della marjuana anche a livello del cavo orale, ed è ciò che cercheremo di spiegare in questo approfondimento.

Cos’è la cannabis e come agisce sull’organismo

La cannabis è un genere di piante annuali da fiore presenti nelle zone temperate di tutto il mondo, con una lunga storia di utilizzo a scopo industriale, ricreativo e medicinale: la pianta Cannabis sativa agisce come blando sedativo e stimolante dell'umore per chi la consuma a scopo ricreativo, ed è utilizzata anche per le sue proprietà analgesiche e antiemetiche (capaci di prevenire vomito e/o nausea) in applicazioni cliniche. La cannabis è costituita da inflorescenze femminili non fecondate, essicate e macinate che contengono i precursori acidi di delta -9- tetraidrocannabinolo (THC) ed una percentuale di cannabidiolo (CDB). I fitocannabinoidi presenti nella pianta di cannabis sono in grado di interagire con alcuni recettori del nostro organismo CB1 e CB2 che sono presenti in varie regioni del cervello, del midollo spinale, nel cuore, nei polmoni, rene, milza, intestino etc. con potenziale effetto antidolorifico, antinausea, stimolante l’appetito, antiinfiammatorio.

molecole cannabis e recettori CB1 CB2

Perché il fumo di cannabis può causare problemi alla bocca e alla mascella

La difficoltà dell’associare il fumo di cannabis a problemi di salute (più o meno gravi) è che la marijuana viene spesso usata con il tabacco (che da solo è estremamente dannoso per l’organismo) oppure con il consumo concomitante di alcool e/o altre droghe. Quindi è molto difficile sapere se determinate patologie sono state causate dalla cannabis in sé, o dall’uso di altre sostanze che vengono assunte nello stesso periodo di tempo.

Il fumo di cannabis è associato a complicazioni parodontali, xerostomia (secchezza delle fauci) e leucoplachia, nonché a un aumento del rischio di tumori della bocca e del collo. Il fumo di marijuana è anche associato a ingrossamento gengivale e infiammazione cronica della mucosa orale talvolta definita "stomatite da cannabis", che può evolvere in neoplasie maligne.

Secchezza delle fauci, aumento di carie e dieta

Un dato interessante riguarda la carie: chi consuma cannabis in modo abituale ha un numero di carie significativamente più elevato rispetto a chi non usa questa pianta; questo vuol dire che la marijuana fa venire la carie? Di nuovo, non si tratta di un effetto diretto ma di una conseguenza indiretta del suo consumo. Il THC (uno dei maggiori principi attivi della cannabis) interagisce con i recettori cerebrali che regolano le emozioni, il dolore e il senso dell'olfatto e del gusto rilasciando la grelina, un ormone che stimola la fame; questo porta chi utilizza marijuana ad avere maggior appetito e preferire cibi e snack dolci e processati, quindi dannosi anche per i denti e il cavo orale (e sono loro a provocare la carie).

Leggi anche: Significato sogni denti che cadono

Gli effetti immunosoppressivi della cannabis possono contribuire anche a una maggiore prevalenza di candidosi orale rispetto a chi non ne fa uso: è stato ipotizzato infatti che gli idrocarburi presenti nella cannabis forniscano una fonte di energia per la Candida albicans, con conseguente aumento della presenza e della densità delle colonie.

Parodontite, lesioni mucose e rischio oncologico

Numerosi studi hanno poi suggerito una relazione diretta tra il consumo di cannabis e la malattia parodontale: studi recenti hanno testato la relazione tra parodontite e uso frequente di cannabis tenendo in considerazione anche una serie di fattori “confondenti” come il fumo di sigaretta, l'uso di alcol, lo stato sociale e altri problemi di salute. Il fumo di cannabis è associato a complicazioni parodontali, leucoplachia e a un aumento del rischio di tumori della bocca e del collo.

gengive infiammate e parodontite

Dolore alla mascella dopo aver fumato cannabis: possibili meccanismi

Il dolore alla mascella dopo aver fumato cannabis può avere diverse cause che vanno dalle manifestazioni locali nel cavo orale fino a problemi neurologici craniofacciali.

  1. Infiammazione gengivale e stomatite da cannabis: il fumo di marijuana è associato a ingrossamento gengivale e infiammazione cronica della mucosa orale talvolta definita "stomatite da cannabis", che può provocare dolore locale e fastidio alla mascella.
  2. Xerostomia e carie con dolore dentale riferito: la secchezza delle fauci favorisce carie e infezioni, che a loro volta possono causare dolore dentale riferito alla mascella.
  3. Parodontite e dolore riferito: la malattia parodontale, più frequente nei consumatori di cannabis, può causare dolore profondo e sensibilità nella regione mascellare.
  4. Infezioni opportunistiche (candidosi, Aspergillus): le infezioni della mucosa orale o delle vie aeree superiori possono determinare dolore e senso di pressione alla mascella.
  5. Effetti neurologici e nevralgia del trigemino: lesioni o disfunzioni del nervo trigemino possono manifestarsi con dolore simile a scosse elettriche a livello della mascella; inoltre i cannabinoidi interagiscono con il sistema nervoso centrale ed endocannabinoide, e in alcuni contesti terapeutici sono utilizzati per modulare il dolore neuropatico.

La nevralgia del trigemino: relazione con sintomi mascellari

La nevralgia del trigemino è la sindrome dolorosa craniofacciale più comune. È un disturbo che provoca forti dolori al viso, in genere di tipo accessuale, di tipo epilettiforme, che viene descritto come acutissimo, simile a una scossa elettrica alla mascella, alla regione oculare, ai denti o alle gengive. L’area del volto interessata dipende dalla branca colpita: la seconda (mascellare) copre la zona omonima, l’arcata dentaria superiore e la metà del naso omolaterale.

Spesso non è possibile rilevare un trigger anche se alcune azioni come l’ammiccamento e la masticazione vengono descritte come scatenanti. Gli attacchi cessano improvvisamente, allo stesso modo di come hanno avuto inizio. Proprio l’insorgenza accessuale e la durata sono patognomonici della nevralgia essenziale del trigemino, da non confondere con altre forme di dolore craniofacciale, per le quali è più facile trovare un’origine.

Leggi anche: Tutto sui denti da latte

zona innervazione branche trigemino

Cannabinoidi come terapia del dolore trigeminale: evidenze cliniche

I cannabinoidi sono una classe di composti chimici ritenuti sempre più una valida opzione terapeutica per una serie di condizioni. L'evidenza suggerisce che essi possano rivelarsi utili nella modulazione del dolore inibendo la trasmissione neuronale nelle vie del dolore. Esiste una vasta gamma di studi in letteratura sui benefici derivati dall’uso dei cannabinoidi per il trattamento della nevralgia del trigemino.

Nel presente caso clinico, un uomo di 46 anni affetto da nevralgia del trigemino refrattaria a terapie standard è stato trattato con cannabinoidi (19% THC; <1% CBD) in olio. Il paziente ha iniziato con 5 gocce sublinguali due volte al giorno, fino ad arrivare a 10 gocce sublinguali 3 volte al giorno. A 15 giorni è stata rilevata una riduzione del 50% del dolore; dopo 30 giorni il paziente ha gradualmente sospeso l’assunzione di oppiacei; novanta giorni dopo l'inizio del trattamento i sintomi del dolore sono rimasti tollerabili (NRS 3).

Il trattamento con cannabinoidi appare avere un elevato profilo di sicurezza causando minimi effetti collaterali, per numero ed entità. Il paziente ha manifestato una modesta sonnolenza solo nei primi dieci giorni, effetto collaterale presto scomparso con gli aggiustamenti terapeutici.

intervista clinica su uso cannabinoidi nel dolore neuropatico

Meccanismi d’azione e considerazioni farmacologiche

I farmaci a base di cannabinoidi agiscono sul sistema endocannabinoide umano, una rete di CB1, CB2 e altri recettori distribuiti in tutto il corpo. Il THC e il CBD sono entrambi altamente lipofili e hanno una scarsa biodisponibilità orale (stimata fino al 6%). Le formulazioni di THC orali mostrano un assorbimento variabile e subiscono un ampio metabolismo epatico di primo passaggio con conseguente riduzione della concentrazione plasmatica di picco di THC rispetto all'inalazione e un ritardo più lungo (~120 min) per raggiungere la concentrazione di picco.

I cannabinoidi, usati in associazione con gli oppioidi, aumentano gli effetti analgesici di questi ultimi. Inoltre, nei pazienti che soffrono di dolore cronico, tramite alcuni studi in aperto e l’osservazione clinica si è rilevato che l'inizio di farmaci a base di cannabinoidi potrebbe avere implicazioni per il risparmio di oppioidi.

Leggi anche: Proroghe Fatturazione Professionisti Sanitari

Rischi, effetti collaterali e interazioni

Gli effetti collaterali più comuni evidenziati nell’uso della cannabis sono: dipendenza, danni cognitivi, perdita di memoria, crisi di ansia, alterazione dell’umore, insonnia, tachicardia, ipotensione arteriosa, tolleranza, cioè la necessità di aumentare la dose per ottenere gli stessi effetti terapeutici. Esiste poi la cosiddetta sindrome amotivazionale che consiste essenzialmente, come dice il nome, in mancanza di motivazioni, perdita di memoria e concentrazione, sonnolenza.

Si deve usare cautela con qualsiasi farmaco concomitante che viene metabolizzato dal complesso CYP450 a causa di alcune interazioni farmacocinetiche con THC o CBD; tuttavia, i meccanismi esatti di queste interazioni e la loro rilevanza clinica rimangono sconosciuti. Gli eventi avversi comuni osservati nell'uso concomitante del composto cannabinoide e della carbamazepina sono sonnolenza, vertigini, visione offuscata, atassia, cefalea, nausea ed eruzione cutanea.

Consigli pratici per chi lamenta dolore alla mascella dopo aver fumato cannabis

  • Parlare apertamente col dentista o medico: per un odontoiatra, è importante essere al corrente dell’eventuale consumo di cannabis di un paziente o una paziente per diverse ragioni cliniche e preventive. Chi consuma cannabis in modo salturario o regolare può dirlo senza preoccupazioni al proprio dentista (che non può rivelare a terzi le informazioni di un paziente).
  • Mantenere una buona igiene orale: chi consuma cannabis saltuariamente, ma soprattutto chi lo fa in modo costante, dovrebbe recarsi dal dentista con regolarità per le sedute di igiene orale professionale e i controlli periodici se il dentista lo ritiene necessario.
  • Misure preventive: considerare l'impiego di misure preventive, come i fluoruri topici e praticare a casa una buona igiene orale con spazzolino, dentifricio e filo interdentale (o scovolino).
  • Modificare dieta e abitudini: limitare gli snack dolci e ultra processati che aumentano il rischio di carie favorito dalla "fame" indotta da THC.
  • Valutazione specialistica: in caso di dolore acceso o persistente alla mascella, considerare una valutazione otorinolaringoiatrica, odontoiatrica o neurologica per escludere parodontite, infezioni, lesioni dentali o nevralgia del trigemino.

Forme farmaceutiche e prescrizione in ambito medico

Dal dicembre 2016 è disponibile LA CANNABIS FM2, prodotta dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, l’unica struttura autorizzata, al momento in Italia, alla produzione di cannabis. Le formulazioni sono essenzialmente tre: sotto forma di olio, sotto forma di estratto essicato per tisana ed estratto per inalazione. Qualsiasi medico può prescrivere la sostanza, A PAGAMENTO. La richiesta deve essere non ripetibile e redatta secondo determinati criteri.

In Italia, la prescrizione della cannabis per uso medico è regolata dal Decreto del Ministero della Salute del 9 novembre 2015. Può essere prescritta mediante piano terapeutico tramite SSN e utilizzata nel dolore cronico quando associato a sclerosi multipla, lesioni del midollo spinale e altre sindromi e solo quando le terapie convenzionali o standard risultano inefficaci.

Tabelle riassuntive: cause possibili di dolore mascellare dopo uso di cannabis

Meccanismo Manifestazioni Implicazioni cliniche
Xerostomia e aumento appetito Secchezza, carie, dolore dentale Igiene orale, fluoroprofilassi, dieta
Infiammazione gengivale / stomatite Gengive gonfie, dolore locale Visita odontoiatrica, terapie locali
Parodontite Dolore profondo, mobilità dentale Trattamento parodontale
Infezioni opportunistiche Candidosi, aspergillosi, dolore Valutazione microbiologica e terapia
Dolore neuropatico / nevralgia del trigemino Scosse elettriche, dolore mascellare acuto Valutazione neurologica, possibili cannabinoidi / neuromodulazione

Fonti e riferimenti utili

  • Cannabis: Oral Health Effects - ADA (American Dental Association)
  • Studi clinici e revisione su funzione polmonare e rischi del fumo di cannabis
  • Case report e letteratura su uso di cannabinoidi nella nevralgia del trigemino

In sintesi, il dolore alla mascella dopo aver fumato cannabis può derivare da molteplici fattori: effetti locali diretti sul cavo orale (secchezza, infiammazione, parodontite), conseguenze comportamentali (alimentazione carie-inducente), infezioni opportunistiche o manifestazioni neurologiche come la nevralgia del trigemino. Una valutazione clinica multidisciplinare (odontoiatrica e neurologica) è spesso necessaria per identificare la causa precisa e pianificare un trattamento adeguato.

tags: #dolore #mascella #dopo #aver #fumato #cannabis

Post popolari: