
L’igiene orale dei pazienti ospedalizzati o nutriti parenteralmente riveste un ruolo cruciale non solo per la salute del cavo orale ma anche per l’esito generale delle terapie e per la prevenzione di complicanze sistemiche, tra cui la polmonite da aspirazione. Sulla base di studi precedenti, gli autori affermano che una buona igiene orale può sopprimere i microbi orali e prevenire la polmonite da aspirazione, una delle principali cause di morte tra gli anziani. Un team di dentisti, igienisti dentali, infermieri registrati e logopedisti ha sviluppato un programma di igiene orale basato sulle esigenze individuali. Gli assistenti che eseguono la routine quotidiana di igiene orale hanno ricevuto una formazione sul protocollo di pulizia da un igienista dentale. Il periodo di intervento è stato di 12 settimane e il numero totale di microbi sulla superficie della lingua è stato misurato una volta alla settimana per valutare lo stato orale. Questo riassunto di uno studio scientifico di Ryu M et al. è presentato da Anna Nilvéus Olofsson, DDS, Manager Odontology and Scientific Affairs.
La nutrizione parenterale è un metodo per fornire sostanze nutritive, in forma liquida e sterile, direttamente nella circolazione sanguigna mediante l’utilizzo di un catetere venoso. Le sostanze nutritive somministrate contengono acqua, vitamine, proteine, zuccheri, grassi e sali minerali necessari a mantenere un buon apporto di nutrienti. Non sempre la prescrizione della nutrizione parenterale preclude la possibilità di somministrare liquidi e cibo per bocca; sarà il medico a dare precise indicazioni in merito. Nonostante la nutrizione avvenga attraverso il catetere venoso, è necessario effettuare tutti i giorni la pulizia della bocca. Ciò garantisce senso di benessere alla persona e previene problemi quali alitosi, sensazione di bocca impastata, disturbi alle mucose e ai denti. Se presente, anche la protesi dentaria deve essere quotidianamente pulita.
La nutrizione parenterale si attua tramite catetere, un sottile tubicino morbido che il medico, in ospedale, introduce attraverso una vena di grandi dimensioni, spingendolo fino in prossimità del cuore. Il grande flusso di sangue presente a questo livello provoca una immediata diluizione delle sostanze introdotte che, essendo molto concentrate, se venissero somministrate attraverso una vena periferica. Esistono diversi tipi di catetere venoso centrale: catetere esterno, catetere tunnellizato, catetere totalmente impiantato (Port). Le soluzioni nutritive sono contenute in sacche da 1, 1,5 o 2 litri, strutturate in compartimenti multipli per preservarne la stabilità. È necessario conservare le sacche in un ambiente pulito, al riparo dalla luce, da fonti di calore e dall’umidità, con sistema a caduta o tramite pompa che regola il flusso.
La pompa è un’apparecchiatura elettronica che consente di somministrare con regolarità e precisione il flusso della soluzione; è dotata di una batteria per funzionare in assenza di corrente. In caso di necessità sarà possibile contattare l’infermiere o il medico curante per una consulenza e/o un accesso a domicilio. La pompa deve essere mantenuta pulita rimuovendo quotidianamente la polvere con un panno umido. Per prevenire complicanze e infezioni al paziente nutritosi tramite catetere venoso centrale è indispensabile garantire la sterilità delle soluzioni e del materiale utilizzato. L’ambiente di preparazione delle sacche deve essere pulito: tavolo lavato con acqua calda e sapone, asciugato, disinfettato e lasciato asciugare all’aria; le mani devono essere lavate con tecnica antisettica.
Le procedure per la preparazione della sacca e per la preparazione dell’infusione saranno spiegate dagli operatori incaricati di seguire l’assistito. Considerato che il catetere venoso centrale giunge direttamente al cuore è fondamentale mettere in atto tutti gli accorgimenti utili a prevenire infezioni del punto di inserzione e contaminazioni durante le manovre di manipolazione. Il paziente ospedalizzato con bisogni speciali rappresenta una categoria complessa che richiede un approccio altamente personalizzato nelle operazioni preventive, diagnostiche e terapeutiche. Secondo le indicazioni ministeriali del 2019, tali pazienti necessitano di un ambiente adeguatamente attrezzato e di personale sanitario formato, specialmente in presenza di situazioni di non collaborazione. I pazienti con bisogni speciali sono classificati in quattro categorie: Collaboranti e Autonomi, Collaboranti ma Non Autonomi, Scarsamente Collaboranti e Autonomi e Non Collaboranti.
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La salute orale dei pazienti ospedalizzati è spesso trascurata, con maggiori attenzioni nelle terapie intensive. I pazienti ospedalizzati mostrano problemi quali infiammazioni gengivali, xerostomia, mucositi e infezioni fungine come la candidosi; tra il 40% e 60% sviluppano xerostomia durante il ricovero. La disfagia, associata all’età avanzata e a mobilità ridotta, aumenta il rischio di malnutrizione. Una buona igiene orale non solo previene tali complicanze, ma migliora anche l’assunzione di cibo, la sensazione orale, la saliva e l’appetito. La mucosite orale colpisce fino al 40% degli oncologici in degenza e può salire all’80% in chiume triplicata dose di chemioterapia o radioterapia, provocando dolore e compromettendo alimentazione e assunzione di farmaci.
Due fattori principali spiegano la scarsa attenzione all’igiene orale nei reparti ospedalieri: le condizioni del cavo orale alterate durante il ricovero e l’igiene orale considerata secondaria dall’assistenza infermieristica in presenza di carichi di lavoro elevati. Le complicanze orali possono prolungare la degenza e diminuire la qualità della vita. Di fronte a queste problematiche, risulta imprescindibile affrontare una delle principali sfide della salute pubblica: la gestione dell’igiene del cavo orale nei pazienti ospedalizzati. Il progetto descritto coinvolge studenti del terzo anno del Corso di Laurea in Igiene Dentale che, affiancati da un tutor, partecipano attivamente alla detersione del cavo orale per prevenire infezioni e complicanze, migliorando al contempo l’efficacia delle cure e favorendo l’integrazione multidisciplinare.
La nutrizione parenterale (PN) è somministrata endovenosamente e può avvenire tramite cateteri venosi periferici o centrali a seconda dell’osmolarità della soluzione. Le soluzioni hanno tipicamente osmolarità elevata (> 900 mOsm/L) e richiedono accessi venosi centrali per la somministrazione sicura. Le guaine di PN si preparano in ambienti sterili, con sostanze separate in compartimenti multipli per preservarne la stabilità. Le sacche standardizzate sono disponibili per strutturare il confezionamento e permettere controlli di qualità adeguati. Le soluzioni includono acqua, aminoacidi, glucidi, lipidi, vitamine e oligoelementi, e la composizione dipende dal tipo di PN (periferica o centrale) e dalle condizioni cliniche (cardiache, epatiche, renali, diabete e altre).
La PN centrale richiede attenzione agli effetti metabolici e alle complicanze legate al catetere: se l’osmolarità è alta, è necessaria una linea centrale. L’uso di emulsioni lipidiche miste (olio di pesce, olio d’oliva, olio di soia e trigliceridi a catena media) può modulare l’apporto di omega-6 e ridurre l’infiammazione, bilanciando carboidrati e lipidi per prevenire iperglicemia e lipidosi epatica. L’uso di emulsioni lipidiche è guidato da raccomandazioni ASPEN, con attenzione al dosaggio per adulti e neonati. Il monitoraggio include glicemia, elettroliti, trigliceridi, funzione epatica e bilancio idrico, con la necessità di aggiustamenti in base ai risultati di laboratorio e allo stato clinico.
La somministrazione della PN richiede tecnica sterile durante l’inserimento e il mantenimento del catetere. Le linee guida CDC hanno contribuito a ridurre le sepsi correlate al catetere attraverso pratiche di igiene, gestione della pelle e monitoraggio. In caso di PN domiciliare, paziente e caregiver devono ricevere istruzioni sull’assistenza, segnalazione delle complicanze e riconoscimento precoce di infezioni. L’obiettivo glicemico è < 180 mg/dL durante la somministrazione; in caso di iperglicemia si può aggiungere insulina regolare direttamente alla soluzione della PN. La PN richiede una valutazione multidisciplinare involving medico, dietista, farmacista e infermiere, nonché monitoraggio antropometrico e laboratoristico regolare.
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Le complicanze della PN includono disfunzioni epatiche, iperammoniemia, alterazioni elettrolitiche, disidratazione e sovraccarico di volume. Le ossa possono subire demineralizzazione dopo lunghi periodi di PN, specialmente nei neonati prematuri. Le linee guida esortano a prevenire e riconoscere precocemente tali complicanze, con supporto di emulsioni lipidiche adeguate e gestione accurata delle formule. L’educazione al domicilio per PN è fondamentale per la sicurezza del paziente e della famiglia, che spesso deve gestire autonomamente le infusioni per un periodo prolungato.
Un’attenzione integrata tra igiene orale e PN è essenziale, poiché un cavo orale sano riduce il rischio di infezioni e migliora la qualità della vita del paziente. Studi e linee guida sottolineano l’importanza di protocolli di igiene orale personalizzati, formazione del personale di supporto e monitoraggio continuo delle condizioni orali durante la degenza o la gestione domiciliare. L’igiene orale non è solo un aspetto di cura odontoiatrica, ma una componente critica della prevenzione di complicanze sistemiche associate alla PN e all’assistenza ospedaliera a lungo termine.
Riferimenti principali includono linee guida su igiene orale in unità di terapia intensiva, studi sull’impatto dell’igiene orale sui pazienti ventilati e sulle complicanze correlate al catetere, nonché ricerche sull’integrazione tra odontoiatria e nutrizione clinica. Le evidenze indicano che la prevenzione delle malattie bimanali orali può contribuire a ridurre la morbilità associata all’uso di PN e a migliorare l’esito complessivo del paziente.
Nel contesto della salute pubblica, è utile considerare anche alimenti funzionali e alimenti biologici come parte della gestione olistica del paziente. Una revisione sistematica evidenzia che alimenti ricchi di polifenoli, probiotici e antiossidanti possono modulare la salute orale, ridurre la carie e migliorare la risposta immunitaria locale, integrando così le pratiche preventive odontoiatriche con l’alimentazione del paziente. In particolare, la nutrizione gioca un ruolo diretto nel microbiota orale e nei processi infiammatori gengivali, con potenziali benefici di diete che limitano zuccheri semplici e promuovono alimenti funzionali e naturali.
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