Restauro conservativo delle carie: procedure odontoiatriche, tecniche e protocolli

L’odontoiatria conservativa si occupa della cura del dente quando questo è interessato da un processo carioso o ha subito un trauma. L’obiettivo è quello di ripristinare la funzionalità per cui è necessario: masticare, parlare, sorridere. Il termine conservativa indica un approccio mini invasivo che mira al rispetto delle strutture dentali residue.

Che cos’è la carie e come si sviluppa

La carie dentaria è un processo destruente a carico dei tessuti duri del dente (smalto e dentina) causato da molteplici fattori: microorganismi, dieta ricca di carboidrati fermentabili dai batteri e predisposizione individuale. I batteri sono i principali responsabili di questa patologia. Fondamentale è il ruolo svolto dallo Streptococcus Mutans. Tale microrganismo, infatti, ha la capacità di legarsi ed aderire intimamente allo strato di proteine salivari che si deposita sulla superficie del dente (pellicola salivare acquisita).

In seguito a tale processo lo smalto viene ad assumere un aspetto opaco (white spots). Le white spot sono il primo stadio della lesione cariosa: se non vengono individuate e trattate in tempo, il processo di demineralizzazione che le ha originate prosegue dando origine a una lesione cavitaria. Quando lo smalto viene totalmente oltrepassato, i batteri incontrano la dentina, tessuto con maggiore contenuto organico e attraversato da canali microscopici detti tubuli dentinali. In questa fase il processo carioso può procedere più speditamente e diventare cavitato, se la matrice dentinale viene completamente distrutta.

Classificazione schematica delle cavità

Schematicamente possiamo suddividere le cavità cariose in sei classi dette di Black:

  • I classe: superficie masticatoria (occlusale) di premolari e molari, forami ciechi e fossette di incisivi e canini.
  • II classe: superficie interprossimale di premolari e molari.
  • III classe: superficie di incisivi e canini, senza interessamento dell’angolo incisale.
  • IV classe: superficie interprossimale di incisivi e canini, con interessamento dell’angolo incisale.
  • V classe: terzo gengivale delle superfici vestibolari e linguali di tutti i denti.
  • VI classe: cavità che interessano le cuspidi dei molari.

Diagnosi: esame clinico e strumenti

Nei primi stadi la carie dentaria è asintomatica. La diagnosi, in tale fase, può essere casuale ed effettuata esclusivamente dal dentista all’esame obiettivo del cavo orale, durante il quale la carie si presenta come un alone scuro o una macchia brunastra. Una volta individuata, viene provata la consistenza della lesione cariosa con una speciale sonda, detta specillo, per differenziarla da pigmentazioni causate da fumo, alimenti o bevande colorate.

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Molto importante è l’esame radiografico per diagnosticare carie localizzate in zone non visibili, quali zone interdentali o recidive cariose (carie sviluppatesi al di sotto di vecchi restauri). Infatti limitando la diagnosi al solo esame visivo, parte delle lesioni cariose può sfuggire al controllo clinico. Quando il tessuto cariato coinvolge gli strati più profondi della dentina fino a quelli immediatamente soprastanti la camera pulpare, il processo carioso dà origine al “mal di denti”.

Principi del trattamento conservativo

Curare una carie significa fondamentalmente rimuovere il tessuto infetto e ricostruire la struttura del dente per restituirgli funzione ed estetica. L’odontoiatria conservativa è basata sul concetto di minima invasività, con la rimozione del solo tessuto cariato e la sua sostituzione con un materiale da restauro, che viene legato direttamente al tessuto sano.

La cura della carie si divide in due macro fasi: la rimozione della lesione cariosa e, successivamente, il riempimento della cavità lasciata dalla carie rimossa con delle speciali resine (compositi). Queste resine composite si legano a smalto e dentina, ridando integrità strutturale al dente e replicandone anche colore e traslucenza.

Isolamento e controllo del dolore

Nello specifico, prima di curare un dente cariato, inseriamo una diga di gomma per isolarlo e mantenerlo all’asciutto. L’utilizzo della diga di gomma (sistema di isolamento) consente all’odontoiatra di lavorare in un ambiente asciutto e più pulito, e al paziente di non avere tanti strumenti (rulli di cotone ed aspiratore) in bocca. Per garantire l’assenza di dolore durante la cura di una carie è spesso necessario effettuare l’anestesia locale. Da un punto di vista chimico si distinguono due classi principali: gli esteri e le amidi, ovvero molecole meno allergizzanti rispetto agli esteri. Questo elemento è parte integrante del protocollo operativo.

Tecniche adesive: passaggi fondamentali

L’adesione permette di legare intimamente il materiale da restauro alla struttura dentaria. Le tecniche di adesione smalto-dentinale si realizzano mediante 4 step:

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  1. Mordenzatura, ovvero trattamento con acido ortofosforico al 37% del tessuto dentario per rimuovere lo smear layer e creare microritenzioni;
  2. Disinfezione della cavità mediante clorexidina digluconato 2%: tale sostanza, usata largamente in odontoiatria conservatrice, permette un’accurata disinfezione della cavità e migliora l’adesione;
  3. Riempimento della cavità mediante incrementi di resina composita. Ogni incremento viene indurito (polimerizzato) mediante l’irradiazione di una luce azzurra (270nm);
  4. Controllo e modellazione: durante la stratificazione del materiale è fondamentale ottenere un buon adattamento del materiale al fondo della cavità; il ripristino di un adeguato punto di contatto del dente con gli elementi adiacenti; una modellazione del restauro che riproduca correttamente l’anatomia dell’elemento dentario ed infine un colore quanto più possibile simile all’elemento dentario residuo.

Il punto di contatto si realizza posizionando le matrici sezionali con anelli retainers. Queste matrici, appositamente nate per l’odontoiatria adesiva, consentono di ottenere efficaci punti di contatto con gli elementi dentari contigui. L’ultima fase è quella in cui si controlla il contatto dell’elemento dentario col suo antagonista, apportando eventuali modifiche. Una volta che l’otturazione è stata modellata e indurita (polimerizzata) la resina si trasforma in un dente funzionale e invisibile anche grazie alla carta d’articolazione (quelle striscette colorate).

Schema passaggi restauro diretto in composito

Restauri diretti e indiretti: quando scegliere l’uno o l’altro

Le nostre tecniche di restauro dentale si differenziano in dirette e indirette. Le otturazioni sono un esempio di restauro diretto, perché vengono eseguite sull’elemento dentale all’interno della stessa seduta. Nei casi più semplici si tratta di un’otturazione, eseguita con materiali compositi direttamente dal dentista e che quindi si conclude con una singola seduta; in questo caso si parla di restauro diretto.

Quando la porzione di dente da ricostruire è maggiore e magari coinvolge più pareti dell’elemento dentario, occorre realizzare in laboratorio un manufatto (di resina composita o ceramica) che si costruisce dopo aver rilevato un’impronta di precisione. I restauri dentali indiretti in odontoiatria conservativa sono quelli che ripristinano la funzione dentale ed estetica in più sedute. RESTAURO INDIRETTO: quando il processo carioso è in stato avanzato la parte rimanente di tessuto dentale sano è molto ridotta, pertanto si deve procedere alla ricostruzione in 2 step.

Nel primo appuntamento si esegue la rimozione della carie, la preparazione della cavità e la presa dell’impronta sia digitale o analogica che verrà inviata al tecnico. L’intarsio viene realizzato generalmente in due sedute. Durante la prima seduta, prepariamo il dente sotto diga, rileviamo l’impronta necessaria per realizzare l’intarsio che sostituirà la parte mancante del dente, e forniamo al paziente una otturazione provvisoria. Nella seconda seduta, rimossa l’otturazione provvisoria, sempre sotto diga, applichiamo l‘intarsio. Un tassello in ceramica integrale che ridona al dente integrità e viene cementato con composito liquido.

Infografica differenza restauro diretto e indiretto

Materiali: compositi, ceramiche e abbandono delle amalgame

Sia per i settori dentali anteriori che per quelli posteriori, usiamo materiali compositi assolutamente estetici e allo stesso tempo atossici e anallergici. Grazie a materiali compositi di alta qualità siamo in grado di replicare quasi perfettamente le tonalità dei denti e far sì che la ricostruzione sia impercettibile. Sono state abbandonate le amalgame d’argento (che richiedevano una preparazione ritentiva, quindi estesa) a favore dei compositi. Le vecchie otturazioni grigie contengono un metallo pesante che è il mercurio, il quale risulta antiestetico e tossico.

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Questi materiali hanno una buona durata nel tempo purché l’estensione della lesione non sia troppo ampia: la letteratura ha dimostrato che durante l’indurimento i compositi subiscono una riduzione volumetrica che ne provoca il micro-distacco dalle pareti della cavità, causando l’insuccesso dopo 5 anni nel 60% dei casi. Tuttavia, senza un adeguato programma di prevenzione non può essere impedita la comparsa di nuove lesioni cariose.

Riparazione o sostituzione dei restauri: criteri di scelta

I difetti che si possono venire a creare comprendono principalmente la frattura parziale e lo sviluppo di carie secondaria marginale. Tali condizioni riguardano sia il restauro in resina composita, sia quello in amalgama d’argento ma con una diversa prevalenza riguardo la natura del difetto: i restauri in resina composita sono più suscettibili allo sviluppo di carie secondaria rispetto a quelli in amalgama d’argento, che presentano invece maggiori complicanze dovute a fratture parziali.

Insieme a queste valutazioni focalizzate sul difetto, un aspetto importante da considerare se operare la riparazione piuttosto che la sostituzione del restauro è la valutazione del rischio individuale di carie che presenta il paziente. Il rischio carie del paziente diventa dunque un parametro da introdurre nel criterio decisionale della riparazione di un restauro danneggiato, soprattutto per quelli che sfruttano tecniche adesive ai tessuti dentali.

Brevemente possiamo considerare come elementi in grado di valutare il rischio individuale di carie la storia di carie del paziente, una dieta ricca o meno di zuccheri raffinati e la loro frequenza di assunzione, la presenza di accumuli di placca e il livello d’igiene orale domiciliare, l’esposizione a fluoruri topici, il flusso salivare e la presenza di specie batteriche cariogene nella saliva.

Protocolli clinici e qualità dell’esecuzione

Le procedure adesive vengono eseguite in campo isolato con diga di gomma e con ausilio di sistemi ottici di ingrandimento o microscopio: le capacità dell’operatore e l’accuratezza dell’esecuzione sono determinanti per ottenere risultati costantemente eccellenti, invisibili e duraturi. Le capacità dell’operatore e l’accuratezza dell’esecuzione sono determinanti per ottenere risultati costantemente eccellenti, invisibili e duraturi.

Il follow-up ultimo di osservazione dei restauri sottoposti a intervento di riparazione è stato di 12 anni e, come tale, un periodo di osservazione a lungo termine. Sono stati considerati 167 restauri posteriori che presentavano difetti marginali, mancanze parziali o carie secondaria adiacente al restauro escludendo, tuttavia, difetti di grosse dimensioni (superiori a 3 mm) oppure localizzati in aree difficilmente accessibili o ispezionabili come le zone interprossimali.

Grafico follow-up riparazioni restauri 12 anni

Prevenzione e consigli per i pazienti

Prestare attenzione ai sintomi descritti, la cura dell’igiene dentale a casa e regolari visite odontoiatriche sono indispensabili per la prevenzione di questa malattia. Senza un adeguato programma di prevenzione non può essere impedita la comparsa di nuove lesioni cariose. Se noti sensibilità al caldo o al freddo, dolore o cambiamenti visibili nei denti, è importante effettuare una visita specialistica.

Oltre alle otturazioni, questo ramo dell’odontoiatria comprende anche interventi di ricostruzione parziale del dente e sigillature per prevenire futuri danni. È consigliato anche a chi desidera intervenire preventivamente con la sigillatura dei solchi dei molari, particolarmente soggetti all’accumulo di placca.

Quando rivolgersi allo specialista e cosa aspettarsi

La figura specializzata in questo settore è l’odontoiatra specializzato sia nella cura delle carie che nella ricostruzione estetica dei denti con il materiale che riproduce lo smalto. L’odontoiatra a cui ti affiderai rimane comunque il compito di valutare per ogni singolo caso quale tipo di restauro sia più indicato. I nostri studi dentistici utilizzano protocolli per garantirti un trattamento rapido, estetico e duraturo. Il nostro team è pronto ad accoglierti per una valutazione del tuo stato di salute dentale.

Video procedura di restauro diretto in composito

Indicatori per l’intervento

  • Presenza di white spots o macchie opache.
  • Sensibilità al caldo o al freddo, dolore o fastidio durante la masticazione.
  • Vecchie otturazioni esteticamente inaccettabili o danneggiate.
  • Lesioni cavitarie evidenti o carie interprossimali diagnosticate radiograficamente.

Tabella riassuntiva: restauro diretto vs restauro indiretto

Caratteristica Restauro diretto Restauro indiretto
Numero sedute 1 2 o più
Materiale Resina composita Composito o ceramica (intarsi, faccette)
Indicazione Lesioni piccole/medie Perdite strutturali maggiori, più pareti coinvolte
Precisione Buona Molto elevata (lavorazione in laboratorio)
Estetica Alta Molto alta

Prenditi cura della salute orale: una carie trascurata non guarisce mai da sola; con il passare del tempo, può intaccare i tessuti profondi del dente, rendendo necessari interventi più complessi e costosi come la devitalizzazione o l’estrazione. L’odontoiatria moderna deve sempre avere una visione olistica considerando fattori come: stress, alimentazione, alterazioni del sistema immunitario, patologie sistemiche ed alcune cure farmacologiche.

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