
Lo sbiancamento dentale è una delle pratiche odontoiatriche più antiche nella storia, risalente ai tempi degli antichi romani. È una procedura che permette di migliorare il colore dei denti, rendendoli più bianchi.
Il colore e l’aspetto dei denti hanno un peso significativo nel definire l’estetica facciale di una persona. Il sorriso lucente e candido è oggetto di desiderio di migliaia di persone: solo in Italia, ogni anno, si contano 120 mila persone che si rivolgono all’odontoiatra richiedendo trattamenti di estetica dentale volti a migliorare il colore del proprio sorriso. Dai sondaggi il 97% degli intervistati ritiene che il sorriso sia un bene sociale, un mezzo di comunicazione e di presentazione; il 96% crede che un sorriso attraente concorra ad aumentare l’autostima; il 74% che il sorriso influisca sulla crescita professionale e alla domanda “cosa vorrebbe migliorare del suo sorriso?”, la risposta più frequente è stata: “il colore, per avere denti bianchi e brillanti”.
Lo sbiancamento dentale è una procedura che permette di migliorare il colore dei denti, rendendoli più bianchi. A questo primo tipo di sbiancamento, cosiddetto “cosmetico” e che agisce su DENTI SANI con l’unico scopo di renderli più bianchi, si affiancano altri tipi di sbiancamenti utili per risolvere discromie dentali, anche severe, dovute a traumi, trattamenti endodontici incongrui, patologie sistemiche.
I prodotti che vengono utilizzati per lo sbiancamento contengono principalmente PEROSSIDO D’IDROGENO e PEROSSIDO DI CARBAMMIDE, impiegati in varie concentrazioni a seconda della tecnica che si intende utilizzare e alle esigenze del paziente. Lo sbiancamento funziona grazie alla liberazione di OSSIGENO da parte dei perossidi nel momento in cui vengono posti a contatto con i denti. Le molecole di ossigeno vanno a disgregare le molecole dei pigmenti responsabili della discromia, rendendole dunque non più visibili. Il perossido di idrogeno rappresenta l’agente decolorante, in quanto libera radicali liberi di ossigeno, che penetrano nello smalto raggiungendo la dentina, e scompongono le complesse molecole di pigmento in molecole più semplici e incolori.
In-Office bleaching o “sbiancamento dei denti alla POLTRONA” è la tecnica che si esegue nello studio dentistico dopo un’accurata detersione delle superfici del dente. Prevede l’applicazione sui denti di perossido di idrogeno ad alta concentrazione (circa 40%) per circa una mezz’ora. Questa tecnica può essere associata all’uso di APPOSITE LAMPADE o LASER che possono velocizzare la reazione chimica del gel.
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Nell’Home Bleaching o “sbiancamento dei denti DOMICILIARE”, in un primo momento, il dentista rileva due IMPRONTE delle arcate dentarie del paziente. Grazie a queste, vengono create delle MASCHERINE plastiche trasparenti individuali che calzeranno perfettamente sulle arcate dentarie. Viene mostrato al paziente come posizionare il GEL sulle mascherine e come indossarle. Il paziente dovrà portare queste mascherine tutti i giorni per almeno due settimane. La durata di applicazione giornaliera e la durata del trattamento dipendono dalla concentrazione del prodotto utilizzato e dalla severità della discromia.
Lo sbiancamento dentale agisce solo sui denti naturali, NON agisce quindi su CORONE PROTESICHE, OTTURAZIONI o qualsiasi altro materiale da restauro presente nel cavo orale. Questo fatto può rappresentare un problema per molti pazienti che non siano contenti del colore dei propri denti, perchè una bocca dove siano presenti denti naturali e denti artificiali se viene sottoposta a sbiancamento generalizzato otterrà benefici solo su alcuni denti e non su altri. Nei casi particolarmente gravi si consiglia sempre prima di intervenire sugli elementi artificiali, adattando il loro colore a quello naturale dei denti biologici ancora presenti.
Con entrambi i sistemi potrebbero presentarsi alcuni possibili effetti collaterali TRANSITORI come l’ipersensibilità dentale e lievi irritazioni delle gengive. L’IPERSENSIBILITÀ al FREDDO è il sintomo più comune, può essere più o meno lieve ed assolutamente reversibile nel giro di poche ore oppure, in pochissimi casi, nel giro di qualche giorno. La reversibilità può essere accelerata tramite l’utilizzo di un gel al fluoro o desensibilizzante. Potrebbe verificarsi anche una temporanea INFIAMMAZIONE delle GENGIVE dovuta al contatto con l’agente sbiancante (ustione chimica). La sensazione che si può provare è simile al bruciore e le zone interessate possono apparire biancastre. Si RISOLVERANNO SPONTANEAMENTE in poche ore oppure più velocemente grazie all’applicazione di appositi prodotti forniti dal dentista, come ad esempio la vitamina E.
Le alterazioni dentarie di colore (o discromie dentarie) sono delle anomalie dei denti riguardanti il colore delle corone dentali, delle radici o dell’intero dente. Le pigmentazioni esogene o estrinseche possono essere rimosse con sostanze o dispositivi abrasivi e sono causate dalla deposizione di un film di pigmenti o di detriti sulla superficie dentale. L’alterazione cromatica degli elementi dentari, derivante dal deposito all’interno delle strutture calcificate del dente di sostanze circolanti nell’organismo o localmente presenti che non possono essere rimosse da sostanze o dispositivi abrasivi, sono dette pigmentazioni endogene o intrinseche.
Nell’invecchiamento dello smalto, tessuto molto mineralizzato, si assiste a cambiamenti negli scambi ionici. Con l’invecchiamento lo smalto diventa più fragile e meno permeabile poiché i pori tra i cristalli diminuiscono di diametro visto che i cristalli acquisiscono ioni e aumentano di dimensioni. L’usura dei tessuti duri del dente con l’età è un’evenienza del tutto fisiologica e normale; con il passare del tempo l’attrito esercitato sullo smalto durante le funzioni occlusali porta a usura dello stesso e a esposizione della dentina che ha una durezza inferiore. Già dopo i 50 anni cominciano a notarsi delle modificazioni del colore nel senso di una sfumatura giallognola o giallo-marrone. L’aumento di spessore della dentina e del cemento contribuisce alla prevalenza del colore giallo dell’insieme, così come la diminuzione dello spessore dello smalto fa perdere la translucentezza.
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Il rilevamento del colore avviene in maniera sia visiva sia spettrofotometrica. Nel primo caso esistono molte variabili relative all’operatore (età, sesso, alterazioni visive) e al tipo di luce usata per illuminare la bocca del paziente che possono influenzare la determinazione del colore. In alternativa al rilevamento visivo, alcuni studi si stanno attrezzando con sistemi spettrofotometrici in grado di determinare il colore dei denti in maniera molto più precisa e sensibile.
In uno studio clinico su 48 pazienti, le rilevazioni allo spettrofotometro sono state eseguite su 3 elementi dentali frontali (21, 22, 23) di ognuno dei soggetti arruolati. I pazienti sono stati divisi in due gruppi: G1 sottoposti al trattamento di sbiancamento al 25% di perossido di idrogeno; G2 trattati con il 38% di perossido d’idrogeno. Al fine di valutare l’efficacia delle 2 concentrazioni di prodotto, in entrambi i gruppi si è calcolato Δc, Δh e Δl per ottenere la media di ΔE.
I risultati sono stati estremamente buoni a 7/28 giorni per l’impiego del 38% del perossido di idrogeno, rispetto ai risultati discreti con l’utilizzo del 25% di perossido di idrogeno. Questo studio ha evidenziato come lo sbiancamento (Extra-White Professional) con perossido di idrogeno al 38% risulti più efficace rispetto al trattamento con perossido d’idrogeno al 25%. Inoltre, la stabilità dell’effetto sbiancante è stata ben mantenuta anche dopo 24 settimane.
Lo sbiancamento dentale non è una operazione definitiva. Quanto duri l’effetto sbiancante delle procedura dipende da molti fattori come per esempio: il tipo di alimentazioni, il fumo, il consumo di alcune bevande (the, caffè, coca cola, vino rosso), il livello di igiene orale abituale, il grado di acidità della saliva, la flora batterica nel cavo orale, la presenza di malattie sistemiche o dell’apparato digerente, l’assunzione di farmaci, e probabilmente molto altro ancora. Per questi motivi lo sbiancamento ha una durata transitoria. La durata media è spesso stimata attorno a 1 anno, anche se può variare da 1 a 3 anni in base ad abitudini e richiami professionali.
Al fine di tracciare un piano di trattamento adeguato, è indispensabile prima di tutto procedere con una diagnosi corretta, che includa la verifica delle cause alla base dello scolorimento dentale. Una volta effettuata la diagnosi, è necessario scegliere i materiali più idonei, in modo da aumentare le probabilità di successo e ridurre al minimo il rischio di effetti collaterali, quali sensibilità dentale, ustioni ai tessuti orali o alterazioni dello smalto e della dentina. Prima di realizzare lo sbiancamento, è importante isolare e proteggere le gengive con una barriera gengivale in resina foto polimerizzabile, soprattutto nei pazienti più sensibili.
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Lo sbiancamento dentale professionale è una procedura minimamente invasiva e molto richiesta presso gli studi dentistici. Il ricorso a protocolli professionali e alla misura oggettiva del colore mediante spettrofotometria aumenta la predicibilità dei risultati e consente di confrontare con rigore soluzioni a diverse concentrazioni di perossido. Non esistono delle vere e proprie controindicazioni allo sbiancamento; qualora si soffrisse di sensibilità dentale, però, si potrebbe avvertire dolore durante il trattamento. È inoltre sconsigliato il fai-da-te non controllato: i kit sbiancanti fai-da-te funzionano poco rispetto alle terapie professionali e i prodotti acquistati senza controllo possono danneggiare smalto e gengive.
Se vuoi richiedere una valutazione della tua bocca in previsione di uno sbiancamento puoi rivolgerti a uno studio dentistico per una visita specialistica e una misurazione spettrofotometrica che stabilisca obiettivamente il colore iniziale e il possibile guadagno cromatico.
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