
Esploriamo in profondità le cause del ricciolamento delle foglie nella cannabis, dallo stress idrico e termico agli squilibri nutrizionali.
La coltivazione della cannabis è un’arte e una scienza che combina conoscenze botaniche con un’attenta osservazione e adattamento alle necessità delle piante.
Uno dei problemi più visibili e preoccupanti per i coltivatori è il ricciolamento delle foglie delle piante di cannabis, un sintomo che può avere molteplici cause e soluzioni.
L’acqua è vitale per tutte le funzioni della pianta, dalla fotosintesi all’alimentazione.
Sia la carenza che l’eccesso di nutrienti possono causare problemi alle foglie.
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Il ricciolamento delle foglie può essere causato da parassiti o malattie.
Una pianta di cannabis è resistente, ma la sua salute e il suo vigore subiscono un impatto negativo se viene privata di sostanze nutritive essenziali.
Se non si interviene, le piante possono smettere di crescere o addirittura morire.
Foglie gialle: potrebbe essere un segno di tutte le carenze menzionate di seguito, o di una leggera bruciatura.
Foglie arricciate verso l’alto: potrebbe essere un segno di carenza di potassio o di irrigazione eccessiva.
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Foglie marroni: può essere un segno di carenza di fosforo, potassio, magnesio, zolfo e manganese.
La carenza di azoto è probabilmente la carenza più comune segnalata dai coltivatori di cannabis.
Nelle prime fasi della carenza di azoto, le foglie appaiono di colore troppo chiaro, quasi verde-giallastro, rispetto al verde intenso desiderato delle foglie sane.
Nei casi più gravi di carenza di azoto, le foglie appaiono di colore sempre più chiaro e alla fine iniziano a seccarsi e a morire.
Le carenze di fosforo sono rare, ma devono essere motivo di preoccupazione.
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Se colpisce le piante in fase vegetativa, può causare tassi di crescita ridotti, foglie piccole, radici deboli e piante generalmente poco vigorose.
Con il progredire della malattia, sulla parte principale delle foglie iniziano a comparire decolorazioni violacee e i bordi delle foglie iniziano a diventare marroni e ad arricciarsi verso il basso.
Le carenze di fosforo di solito colpiscono prima le foglie esterne e inferiori.
Le carenze di potassio sono particolarmente rare nei sistemi idroponici, ma un po’ più comuni quando si coltiva in terra o in un substrato di coltivazione.
Nei casi iniziali, i bordi delle foglie inferiori ed esterne iniziano a diventare giallo pallido, mentre le nervature rimangono verdi.
Con il progredire della carenza compaiono macchie marroni e necrotiche su tutte le foglie e i bordi assumono un aspetto secco e bruciacchiato.
La carenza di magnesio può apparire molto simile alla carenza di potassio.
Nelle prime fasi, i bordi delle foglie iniziano a ingiallire, mentre le nervature rimangono scure.
Con il progredire della carenza, i bordi delle foglie iniziano a seccarsi e ad arricciarsi verso l’interno; anche le foglie superiori ne risentono.
Le carenze di magnesio sono relativamente comuni e di solito possono essere corrette aggiungendo solfato di magnesio o sali di Epsom al mangime.
La carenza di zolfo assomiglia molto alla carenza di azoto nelle fasi iniziali.
Con il progredire della carenza, le punte e i bordi delle foglie possono iniziare a diventare marroni e secche.
Le carenze di zolfo sono piuttosto rare e di solito possono essere corrette aggiungendo sali di Epsom al mangime.
Anche la carenza di manganese è rara e ha diversi punti in comune con la carenza di zolfo.
Nelle fasi iniziali, le foglie iniziano a ingiallire, lasciando venature leggermente più scure.
Se presa in tempo, la carenza di manganese può di solito essere corretta con un risciacquo con acqua a 6pH e l’aggiunta di una soluzione nutritiva leggera a 6pH.
Anche la carenza di ferro è rara.
A volte si nota che le venature delle foglie rimangono di un verde più scuro, ma in molti casi di carenza di ferro le venature diventano ingiallite e sbiadite.
Le carenze di ferro sono spesso causate da un pH troppo elevato e possono essere corrette lavando il substrato con acqua a pH pulito e, se necessario, aggiungendo un integratore di ferro.
La diagnosi accurata e tempestiva è fondamentale per riportare le piante al pieno vigore.
La crescita di nuove foglie sane sarà un segno che la pianta si sta riprendendo.
Rimuovere le foglie gialle può migliorare il flusso d'aria, la penetrazione della luce e ridurre i rischi di parassiti, ma fate attenzione a non asportarne troppe.
Una corretta diagnosi della causa ed un intervento tempestivo possono riportare le vostre piante di cannabis al loro pieno vigore.
La clorosi, che si verifica quando le foglie non producono abbastanza clorofilla, fa sì che il fogliame passi da un verde a una tonalità gialla.
Temperatura - Non lasciate che la temperatura scenda al di sotto dei 15 gradi Celsius, poiché le temperature più basse rendono difficile l’assorbimento del fosforo.
Annaffiare correttamente - Assicuratevi che le piante siano annaffiate correttamente. Troppa acqua e un terreno troppo compatto possono provocare una carenza di fosforo.
pH e nutrienti - Il pH dovrebbe essere compreso tra 6 e 7; utilizzare prodotti per regolare il pH e fonti di fosforo come farina di pesce o fosforo da roccia tenera.
Correzioni step-by-step - Se la carenza di fosforo è presente, procedere con calma per evitare ulteriori carenze di altri nutrienti.
La carenza di potassio richiede spesso una correzione del pH e, se necessario, l’uso di integratori ricchi di potassio.
Nei sistemi idroponici il pH ottimale è leggermente più acido rispetto al terreno (circa 5,5-6,5).
Una gestione oculata del pH e dell’apporto nutritivo permette di mantenere efficiente l’assorbimento dei nutrienti e ridurre i ricciolamenti.
La bruciatura da luce è un altro fattore critico: quando lampade e riflettori sono troppo vicini agli apici in fioritura, i nuovi getti e le foglie diventano gialli e marroni.
Bruciatura da luce: l’ingiallimento inizia nella parte superiore della pianta, dove le foglie sono più vicine alla luce.
La carenza di azoto provoca invece ingiallimento partendo dalla parte inferiore della pianta.
L’illuminazione eccessiva o insufficiente è gestibile grazie a misuratori di PAR (PPFD) e strumenti come luxmetri, per calibrare distanza, intensità e distribuzione della luce.
Questo permette di bilanciare fotoni utili e risparmio energetico, evitando stress e ricciolamenti.
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