
Prima di intraprendere il trattamento di implantologia, l’odontoiatra ha bisogno di chiare informazioni sulla salute della tua bocca. Questa fase è di estrema importanza: si svolge l’ortopantomografia per una valutazione globale del quadro clinico e, se necessario, una simulazione dell’intervento su modello fisico. La pianificazione pre-implantare consente di affrontare anche i casi complessi in piena sicurezza e con successo.
Al primo appuntamento è necessario verificare la salute generale della bocca. Dopo l’igiene orale, bisogna prendere le impronte dei denti. Grazie ai nuovi strumenti, la presa di impronta è molto più confortevole: bastano 40 secondi senza paste né siliconi né strumenti d’acciaio. Il secondo appuntamento è dedicato alla progettazione dell’intervento di implantologia: si utilizza Evobite, una guida che permette di posizionare correttamente gli impianti durante lo studio digitale. Si progetta al computer la forma ideale dei denti mancanti, sia estetica sia funzionale per masticare.
Nel corso della pianificazione si presenta anche il preventivo, con diverse opzioni di pagamento. L’intervento è oggi una procedura relativamente breve: parte da circa 30 minuti per pochi denti e aumenta in base alla complessità. La tecnica computer-guidata e la pianificazione digitale hanno reso l’impianto una procedura predicibile e sicura.
La chirurgia implantare può essere eseguita con diverse tecniche, tra cui la flapless (trasmucosa) e la tecnica tradizionale con lembo. Con la tecnica flapless non si praticano tagli sul tessuto gengivale e non si utilizzano punti di sutura, riducendo dolore postoperatorio e tempi di recupero. Con la tecnica transmucosa, si inserisce l’impianto con una vite di protezione per attendere l’osteointegrazione. Le tecniche senza chirurgia a lembo possono essere impiegate quando è possibile ottenere accesso all’osso senza incisioni ampie, ma non sempre sono percorribili, soprattutto in casi di mancanza ossea marcata.
Gli impianti flapless hanno molti vantaggi: minore invasività, assenza di tagli e sutura, maggiore comfort postoperatorio e passaggio agevole del materiale crestale. Tuttavia, non sono adatti a tutti i casi, soprattutto quando è necessario intervenire sull’osso assente o insufficiente. L’impianto transmucoso, invece, utilizza una vite di protezione durante l’osteointegrazione, riducendo lo stress postoperatorio.
Leggi anche: Tartaro Dentale: Come Rimuoverlo
La procedura si articola generalmente in tre fasi principali: pianificazione, inserimento e protesi finale. La durata dell’intervento è di circa 30 minuti per impianto in condizioni ideali; la durata complessiva dipende dal numero di impianti da posizionare e dalla tecnica utilizzata. L’impianto viene inserito in osso mediante fori realizzati con frese; se necessario, la gengiva viene suturata. Dopo l’inserimento, l’impianto resta in attesa della osteointegrazione; la seconda fase chirurgica, se prevista, espone l’impianto e permette di fissare la vite di guarigione che modella la gengiva per la corona.
In condizioni ideali è possibile eseguire più fasi nello stesso giorno: estrazione del dente compromesso, inserimento dell’impianto e posizionamento della corona provvisoria. Tuttavia, in molti casi si segue il percorso classico: prima l’inserimento dell’impianto, periodo di osteointegrazione di 3-6 mesi, e poi la protesi finale.
Gli impianti dentali sono dispositivi in titanio (biocompatibile) che fungono da radice artificiale. Una volta integrati nell’osso, supportano la protesi definitiva. I principali elementi della riabilitazione sono:
La osteointegrazione è il processo di integrazione tra impianto e tessuto osseo, facilitato dalle proprietà biocompatibili del titanio. La durata degli interventi è generalmente breve, e spesso indolori grazie all’anestesia locale.
Esistono due principali approcci al carico dell’impianto dopo l’inserimento:
Leggi anche: come funziona la tecnica pinhole
In alcuni casi è possibile utilizzare la chirurgia guidata per ridurre i tempi e l’invasività, migliorando il recupero postoperatorio.
L’implantologia è adatta alla maggior parte dei pazienti, purché si rispettino condizioni minime di salute orale e generale. Chi può fare impianti: persone in buona salute generale, gengive sane, osso sufficiente o disponibilità a rigenerarlo, buone abitudini di igiene. Chi non può o deve essere valutato con attenzione: malattie autoimmuni non controllate, uso di bifosfonati intravenosi, gravidanza, fumo intenso, non aderire alle cure post-operatorie.
In presenza di problematiche, si può ricorrere a rigenerazione ossea o a soluzioni mini-invasive. L’obiettivo è garantire la stabilità e la durata della riabilitazione nel tempo.
Il successo a lungo termine dipende anche dalle cure post-operatorie. Subito dopo l’intervento si raccomanda ghiaccio esterno per 24 ore, riposo con la testa sollevata, evitare fumo e alcol, e non masticare sul lato dell’impianto. Nei giorni successivi: seguire la terapia farmacologica prescritta, dieta morbida e fredda per 48-72 ore, evitare sforzi e non toccare l’area con lingua o dita.
Una corretta igiene orale quotidiana è essenziale. Gli impianti non sono soggetti a carie, ma possono sviluppare infezioni parodontali intorno all’impianto (perimplantiti). Regole base: lavare i denti due volte al giorno; usare spazzolino morbido; utilizzare filo interdentale o scovolini specifici; risciacquare con collutori non aggressivi; pulire lingua e guance. Igiene professionale ogni 4-6 mesi aiuta a prevenire infiammazioni gengivali e perdita ossea.
Leggi anche: Vantaggi del mock-up per il tuo nuovo sorriso
Segnali di fallimento includono mobilità dell’impianto, dolore persistente, gonfiore, pus o rigetto: in questo caso è necessario rimuovere l’impianto e rielaborare la pianificazione futura. È fondamentale rivolgersi al dentista per ogni sintomo sospetto e non tentare soluzioni fai-da-te.
La tecnica Minimal Invasive Sinus Elevation (MISE) si propone come alternativa minimamente invasiva per rialzare il seno mascellare in casi di insufficiente volume osseo. Secondo gli autori Giorgio Carusi, Marco Salin e Mario Scilla nel libro Tecnica MISE, questa procedura consente un decorso postoperatorio favorevole grazie all’uso di frese arrotondate e a una gestione precisa delle fasi. Il kit dedicato e la pianificazione digitale aumentano la precisione e la sicurezza dell’intervento.
Secondo Salin, l’approccio MISE evita sfondamenti della membrana di Schneider e riduce notevolmente la morbidità rispetto ad altre tecniche mininvasive. In condizioni di osso ridotto, la tecnica permette di aumentare la stabilità primaria dell’impianto senza ricorrere a rigenerazioni ossee estese. Infine, la procedura si distingue per la possibilità di eseguire interventi meno operatori-sensibili e per l’assenza di martello nelle fasi mininvasive.
Nei casi ideali è possibile eseguire più fasi nella stessa seduta, ma la pianificazione guidata consente una gestione flessibile e sicura del percorso riabilitativo.
tags: #tecnica #mise #implantologia #dentale #procedura
