Colata del gesso odontoiatrico: procedure dettagliate, proprietà e consigli pratici

Da poco precisate le caratteristiche di una prima impronta in alginato,fatto riferimento alle esigenze dal punto di vista della conservazione da parte di questo materiale, nel momento in cui debba essere trasmessa dall'ambiente clinico al laboratorio, è il momento di valutare come sviluppare i modelli in gesso dall'impronta in alginato. È stato a tal proposito osservato come la colatura immediata (idealmente nel giro di un'ora) dell'impronta sarebbe un valido mezzo per tutelarne il dettaglio, prevenendone alterazioni; verrebbe altresì ridotto il rischio di danneggiamenti, smarrimenti e altri eventi non prevedibili.

Perché il gesso è fondamentale in odontoiatria

Il gesso è un minerale composto da solfato di calcio diidrato (CaSO4 · 2H2O). È conosciuto ormai da secoli e viene utilizzato in svariati ambiti. Che sia gesso minerale o sintetico, il gesso è comunque un materiale ancora oggi utilissimo e fondamentale in campo odontoiatrico e odontotecnico. Questo materiale in Odontoiatria viene principalmente utilizzato per realizzare modelli di studio o diagnostici e modelli di lavoro o maestro.

Il gesso è estratto dalle cave. In seguito viene sminuzzato e separato dalle sostanze estranee. In seguito viene riscaldato e trattato per disidratazione. Tramite un processo detto calcinazione, viene trasformato in solfato di calcio emidrato ((CaSO4)2 · H2O), che si ritrova nelle forme α (il comune gesso a uso odontoiatrico) e β, più tenera e porosa, nota anche con il nome di gesso di Parigi. Per completezza, si ricordi l'esistenza della forma anidra (minerale anidrite).

Classificazione dei gessi e loro impieghi

I gessi ad uso odontoiatrico sono convenzionalmente distinti in 5 gradi di durezza, dal tipo I (gessi da impronta, oggi non più comunemente utilizzati) al tipo IV-V (gesso extraduro, distinti in base al grado di espansione). Per la colatura di modelli ad alta precisione, eventualmente con monconi sfilabili, si utilizzano dei gessi duri e soprattutto extraduri.

  • Classe I o gesso tenero per impronte: detto anche gesso di Parigi, è utilizzato per il rilievo delle impronte.
  • Classe II o gesso tenero per modelli: adatto per i modelli di studio e per il monitoraggio dei modelli in articolatore.
  • Classe III o gesso duro: adatto per la costruzione dei modelli a elevata resistenza.
  • Classe IV o gesso extra duro: utilizzato per i modelli che devono conservare il più a lungo possibile la loro impronta, impiegato per i modelli di protesi fisse e combinate.

Proprietà ideali del gesso odontoiatrico

Quali saranno le proprietà da considerare nel momento in cui si utilizza questo materiale? Le caratteristiche di un gesso a uso odontoiatrico ideale sono: compatibilità con i materiali da impronta, tempi di lavoro e di indurimento accettabili, fluidità durante la lavorazione, stabilità dimensionale, durabilità, costi contenuti.

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In un gesso possiamo distinguere il rapporto acqua/polvere che indica la quantità di acqua, espressa in grammi o in cm3, necessaria per ricristallizzare 100gr di gesso in polvere. La resistenza del gesso risulta essere inversamente proporzionale alla quantità d’acqua presente. Il gesso una volta indurito aumenta il suo volume a seconda del tipo e dell’ambiente circostante. Un’altra caratterista del gesso è il suo tempo di presa, ovvero il tempo necessario affinchè una massa di gesso completi il suo processo di indurimento. È bene distinguere il tempo di presa, cioè l'intero periodo che va dall'aggiunta dell'acqua alla polvere all'indurimento del modello, dal tempo di lavorazione. Il tempo di presa viene ulteriormente distinto in tempo iniziale, ovvero quando il gesso perda lavorabilità, e tempo finale di presa. Il tempo di lavorazione definisce, invece, il lasso di tempo entro cui la miscela può essere manipolata, in maniera manuale o meccanica (indurimento completo).

Conservazione e preparazione della polvere

La polvere di gesso va conservata in un luogo fresco e asciutto, in un contenitore in cui non possa infiltrarsi l'umidità. Il solfato di calcio demiidrato è molto sensibile all’umidità atmosferica per tale motivo occorre attenzione nella sua conservazione. La polvere andrà miscelata con acqua a temperatura ambiente.

In linea di massima i gessi più duri verranno miscelati alla minor quantità di acqua: 20-25 cc per 100g di polvere sono una proporzione tipo per un gesso extra-duro, quasi la metà rispetto ad uno duro. È comunque sempre consigliabile seguire le istruzioni del produttore.

Miscelazione: manuale e meccanica

Molto semplice per il gesso risulta la sua miscelazione che può essere ottenuta manualmente o in maniera meccanica. Parlando di miscelazione meccanica, esistono diversi macchinari professionali, come ad esempio il Vac-U-Mixer. Anche il semplice Alginator è in grado di assolvere a tale compito.

Tecnica di colata del modello

Il negativo del portaimpronta costituirà la “parte anatomica” del modello, da addizionare infine ad una base preformata nello stesso materiale. Fatto salvo che l'odontotecnico sia una figura indispensabile e che non sia possibile portare a termine un qualsiasi piano di cure protesico senza una buona comunicazione con il laboratorio, realizzare in ambulatorio i modelli studio permette proprio uno snellimento di tali procedure, che si vedrebbero alleggerite di un passaggio.

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Per la realizzazione dei modelli in gesso, Zhermack offre diversi prodotti con elevate performance. I materiali gessosi inoltre entrano in gioco nell’ambito della tecnica di colatura a cera persa. Sulla base del tipo di restauro e della lega metallica con cui si andrà a realizzare il framework protesico, l’odontotecnico sceglierà il materiale da rivestimento più opportuno.

Schema della colata del gesso: dalla miscelazione alla rimozione del modello

Problemi comuni con le impronte e come evitarli

La pratica rende perfetti e la presa d'impronta dentale non fa eccezione. Oltre a perfezionare la tecnica, è importante sapere come identificare i problemi più comuni che portano a scartare e ripetere un'impronta.

  1. Presenza di bolle ai margini della preparazione: la fiala è stata posizionata in modo improprio; il modo migliore è inserire lentamente la fiala carica nella bocca del paziente parallelamente agli assi lunghi dei denti su cui è stata eseguita la preparazione, quindi mantenere la fiala in posizione applicando una pressione passiva sull'area premolare per garantire la stabilità.
  2. Lacerazione dei margini: rimuovere l'impronta troppo presto e non rispettare le istruzioni del produttore. Il materiale di impressione è scaduto: si raccomanda di non utilizzare mai materiale scaduto.
  3. Contaminazione intorno alla preparazione: sangue e saliva possono generare bolle; la soluzione consiste nell'utilizzare emostatici liquidi e paste a base di cloruro di alluminio, solfato di alluminio e solfato ferroso.
  4. Tecnica di iniezione inadeguata: tenere il puntale di miscelazione immerso nella pasta per evitare la formazione di bolle.
  5. Distorsione della stampa: mancata stabilizzazione del portaimpronte nella fase iniziale di polimerizzazione e distorsione durante la rimozione; è fondamentale sostenere il portaimpronte fino alla polimerizzazione e rimuoverlo lungo l'asse del dente preparato.
  6. Contrasto di viscosità elevato tra vassoio e materiale scorrevole: evitare con riempitivi e materiali scorrevoli adeguati e seguire le raccomandazioni del produttore.
  7. Assenza di adesivo per il portaimpronte: l'adesivo deve essere applicato sul fondo e sulle pareti interne della cuvetta, compresa la garza delle cuvette a doppio arco.
  8. Formazione di bolle sui modelli in gesso da materiali VPS: rispettare tempi di attesa minimi prima della colata per evitare il rilascio di idrogeno gassoso.

Buone pratiche cliniche prima della colata

  • Scegliere un materiale da impronta con una viscosità adeguata in base alla tecnica da utilizzare.
  • Mescolare i materiali in modo uniforme e omogeneo.
  • Utilizzare guanti privi di lattice per evitare che i solfuri ostacolino la polimerizzazione dei materiali VPS; i guanti di nitrile sono un'alternativa.
  • Quando si inserisce la cuvetta carica, farlo lentamente e parallelamente agli assi lunghi dei denti preparati.
  • Quando si rimuove il portaimpronte dalla bocca del paziente, evitare la rotazione unilaterale.
  • Attendere il tempo indicato dal produttore prima di rimuovere il vassoio.
Dimostrazione pratica: colata del gesso e controllo delle bolle

Disinfezione, tracciabilità e normativa

La notizia della chiusura di un laboratorio odontotecnico (anche) per carenze igienico sanitarie legate alla disinfezione delle impronte che arrivavano dallo studio odontoiatrico ha portato alcuni di voi lettori a chiederci perché il laboratorio è tenuto a preoccuparsi di disinfettare le impronte se questa operazione deve farla lo studio odontoiatrico. Oltre al buon senso, che però non è una norma, l’obbligo per lo studio odontoiatrico di decontaminare le impronte dentali deriva dal Decreto Legislativo 81/2008 (Testo Unico sulla Salute e Sicurezza sul Lavoro) ma anche dalle linee guida sulla prevenzione del Covid, ancora in vigore che prevedono per l’odontoiatra proprio un passaggio sulle impronte dentali.

Impronte, modelli e manufatti protesici rappresentano potenziali veicoli per la trasmissione di microrganismi tra il paziente, lo studio odontoiatrico e il laboratorio odontotecnico e quindi adottare protocolli rigorosi e universalmente riconosciuti è, quindi, un imperativo etico e professionale per tutelare la salute di tutti gli operatori pazienti inclusi. La necessità di procedure standardizzate per il controllo delle infezioni in odontoiatria è riconosciuta a livello globale.

Procedure consigliate per la decontaminazione nello studio

  • Immediato lavaggio sotto acqua corrente: appena rimossa, l'impronta deve essere posta sotto un getto di acqua fredda non violento, almeno 60 secondi.
  • Disinfezione approfondita: immersione per materiali stabili (siliconi, polieteri) con tempi di contatto tra i 10 e i 15 minuti; per alginati usare soluzioni o spray specifici e verificare le indicazioni del produttore.
  • Abbondante risciacquo con acqua pulita dopo il tempo di contatto.
  • Asciugatura delicata senza deformare i dettagli.
  • Confezionamento e tracciabilità: inserire l'impronta disinfettata in un sacchetto di plastica sigillato e trasparente monouso e compilare la prescrizione separatamente indicando metodo e disinfettante utilizzato.
  • DPI: tutte queste operazioni devono essere svolte indossando guanti monouso, mascherina chirurgica e occhiali di protezione.

Procedure consigliate per il laboratorio

  • Ricezione e gestione dell'imballaggio: maneggiare l'impronta con guanti dedicati e smaltire l'imballaggio esterno come rifiuto a rischio infettivo.
  • Ispezione e eventuale ulteriore decontaminazione superficiale con prodotti compatibili con il gesso.
  • Colatura del modello in gesso in un'area designata, con operatori che indossano DPI.
  • Decontaminazione dei modelli in gesso dopo la presa: protocolli avanzati prevedono l'uso di disinfettanti spray specifici o esposizione al microonde per brevi periodi.
  • Gestione dei rifiuti contaminati secondo le normative locali.
  • Pulizia e disinfezione regolare delle superfici di lavoro e attrezzature.

Comunicazione studio-laboratorio e tracciabilità

Un altro modo pratico per evitare discrepanze nei modelli è quello di fornire al laboratorio odontotecnico tutti i dettagli dei materiali utilizzati nel processo, come ad esempio il materiale da impronta utilizzato con la relativa data di produzione. È fondamentale indicare chiaramente sulla prescrizione che l'impronta è stata decontaminata e specificare il metodo e il disinfettante utilizzato; questo crea un ponte di sicurezza tra studio e laboratorio.

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Applicazioni pratiche e alternative digitali

Il gesso in Odontoiatria viene principalmente utilizzato per realizzare modelli di studio o diagnostici e modelli di lavoro o maestro. È possibile rilevare impronte anche per realizzare protesi su impianti in arcate totalmente edentule qualora gli impianti si presentino paralleli tra loro e non troppo inclinati, permettendo poi al clinico o al tecnico di eseguire un montaggio in articolatore dei modelli del paziente.

Le sistematiche digitali, come la stampa 3D, che si stanno attualmente proponendo rappresentano ancora solo alternative ai materiali gessosi, che risultano inoltre meno costosi e più precisi per la realizzazione di protesi odontoiatriche. Sicuramente per la sua semplicità di lavorazione e per le sue caratteristiche il gesso trova ampio utilizzo nei laboratori odontoiatrici.

Confronto: modello in gesso vs modello stampato in 3D

Consigli pratici riassuntivi per una colata di successo

  • Colare l'impronta idealmente entro un'ora per tutelarne il dettaglio.
  • Conservare la polvere di gesso in ambiente asciutto e fresco.
  • Seguire sempre le proporzioni acqua/polvere indicate dal produttore e preferire dosaggi minori per gessi più duri.
  • Utilizzare miscelazione meccanica per uniformità e meno inclusione di bolle.
  • Seguire procedure di disinfezione e tracciabilità rigorose tra studio e laboratorio.
  • Comunicare al laboratorio i materiali usati e i metodi di decontaminazione.
  • Considerare il tipo di gesso in base alla finalità: studio, lavoro o modello extraduro per protesi fisse.

Riferimenti e note storiche

Già 5000 anni fa gli antichi egizi cuocevano la cosiddetta “Pasta di Parigi” o “gesso di Parigi” in forni all’aria aperta e poi lo addizionavano all’acqua per assemblare i blocchi necessari alla costruzione delle loro piramidi. Le numerose pubblicazioni e manuali di materiali odontoiatrici riportano le proprietà fisiche e cliniche del gesso e delle sue applicazioni in odontoiatria e odontotecnica.

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