Classificazione ICD-10 e gestione di ascesso perianale e fistola anale: guida pratica integrata

Se avverti un dolore intenso e persistente nella regione perianale, accompagnato da gonfiore, arrossamento e, talvolta, febbre, potresti essere di fronte a un ascesso perianale. Questa infezione, se trascurata, può evolvere in una fistola anale. Il Dr. Giacomo Sarzo è un esperto in chirurgia colorettale, con esperienza nella gestione degli ascessi e delle fistole anali. Specializzato nell’applicazione delle più innovative tecniche chirurgiche, il Dr. propone approcci mirati per una diagnosi precoce, una classificazione accurata e trattamenti che preservano l’integrità degli sfinteri.

Una introduzione chiara: definizioni e relazione tra ascesso e fistola

Un ascesso è una cavità che contiene pus. L’ascesso perianale si forma in seguito a un’infezione nel tessuto circostante l’ano, spesso derivante dall’ostruzione delle ghiandole anali che normalmente facilitano la lubrificazione del canale. La fistola anale è una comunicazione anomala tra l’interno del canale anale e la cute perianale. È composta da un orificio interno, un tragitto attraverso i tessuti muscolari e un orificio esterno. L’ascesso e la fistola rappresentano due fasi della stessa patologia infiammatoria, con l’ascesso che ospita pus e la fistola che mette in comunicazione interno ed esterno dopo drenaggio o diffusione dell’infezione.

Ghiandole anali, eziologia e fattori di rischio

Le ghiandole di Hermann e Desfosses secernono muco per agevolare il passaggio delle feci. Quando batteri o materiale estraneo penetrano all’interno della ghiandola, il dotto si ostruisce e dà origine a un’infezione che si diffonde nei tessuti circostanti. Sotto la pelle tutto il materiale prodotto dal processo infiammatorio si accumula, evolvendo in pus e dando vita all’ascesso perianale. Alcune patologie croniche, come le malattie infiammatorie intestinali (MICI), possono favorire sia l’ascesso sia le fistole anali, in particolare la malattia di Crohn. I fattori predisponenti includono diarrea, stipsi, lesioni o interventi chirurgici sull’area anorettale, infezioni da Clamidia o sifilide, e condizioni come l’idrosadenite suppurativa.

Classificazione delle fistole anali

Le fistole anali non sono tutte uguali: classificazione basata sulla struttura e sulla localizzazione. Strutturalmente si distinguono tra fistole rettilinee, con un unico canalicolo; fistole con diramazioni multiple; e fistole a ferro di cavallo che collegano lo sfintere anale alla cute. Localmente si distinguono fistole alte (sopra la linea dentata) e basse (sotto di essa). La classificazione più usata è:

  • fistole superficiali: localizzate distalmente e non attraversano lo sfintere;
  • fistole intersfinteriche: tra sfintere interno ed esterno, possono estendersi verso cute o retto;
  • fistole transfinteriche: attraversano sia lo sfintere interno sia quello esterno;
  • fistole soprasfinteriche: percorso che aggira lo sfintere interno, si dirige in alto e poi verso il basso;
  • fistole extrasfinteriche: percorso dall’alto dello sfintere interno fino all’orifizio esterno sulla pelle.

Sintomi tipici e diagnosi differenziale

I sintomi caratteristici includono irritazione, prurito, gonfiore e dolore che peggiora durante la defecazione. Perdite di siero, pus o sangue possono emergere da un piccolo forellino vicino all’ano; la febbre può accompagnare l’infiammazione. La diagnosi clinica si basa su visita proctologica ed esplorazione rettale, spesso con analisi endoanale per identificare il percorso fistoloso. La fistulografia tradizionale è stata in parte sostituita da Risonanza Magnetica (RM) della pelvi per una ricostruzione accurata del decorso. Ecografia endoanale è un’altra opzione diagnostica utile quando la sintomatologia dolorosa lo permette. L’esame clinico fisico documenta arrossamento, gonfiore, perdite di sangue e fuoriuscita di pus durante l’esplorazione rettale.

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Diagnosi differenziale e collegamenti con MICI

Le fistole anali possono complicarsi in presenza di MICI, come Crohn o Colite Ulcerosa. In tali contesti, una gestione combinata può includere antibiotici, immunomodulatori e farmaci anti-TNF, oltre a misure chirurgiche per la fistola. È fondamentale una valutazione accurata da parte di un proctologo, che può ordinare ecografia endoanale e RM pelvica per definire il tratto fistoloso e programmare l’intervento adeguato.

Trattamento: principi generali e approcci chirurgici

Le fistole anali raramente recidivano spontaneamente; la terapia è essenzialmente chirurgica e può richiedere più interventi. In fase acuta, l’ascesso può drenare spontaneamente, oppure richiedere incisione e drenaggio. La terapia antibiotica da sola è generalmente insufficiente perché l’infezione si localizza all’interno della cavità ascessuale. L’obiettivo principale del trattamento è eliminare l’infezione, drenare l’ascesso e gestire la fistola in modo da preservare gli sfinteri anali e ridurre il rischio di incontinenza.

Tecniche chirurgiche tradizionali

  1. Fistulotomia: apertura del canale fistoloso, soprattutto per fistole semplici, preservando la continenza sfinteriale.
  2. Fistulectomia: dissezione dell’intera fistola e di tessuto circostante.
  3. Setone (drenaggio/setone): posizionato lungo il tragitto fistoloso per drenare e permettere una lenta transection del tessuto; può essere mantenuto per settimane e richiede controlli ambulatoriali.
  4. Fistulotomia/ fistulectomia in due tempi: impiegata per fistole complesse o transfinteriche per ridurre il rischio di danno sfinteriale.
  5. Flap endorettale: ricostruzione mucosa-sottomucosa e tonaca muscolare con lembo mucoso vascolarizzato sull’orifizio interno.

Trattamenti mininvasivi e innovativi

  • Colla di fibrina: chiude la fistola dall’interno con una miscela sigillante; riduce la invasività ma può avere tassi di recidiva variabili.
  • Plug o tappi medicati: impiegati come opzione meno invasiva, con bassa incidenza di complicanze postoperatorie ma potenziali recidive.
  • Chiusura transanale con fibrina o altre sigillanti: approccio meno invasivo, con variabili risultati a seconda della fistola.
  • LIFT (Ligation of Inter sphincteric Fistula Tract): chiude il tragitto interno nello spazio intersfinterico, riducendo il rischio di compromissione sfinteriale.
  • VAAFT (Video Assisted Anal Fistula Treatment): fistuloscopia operativa per esplorare il percorso fistoloso internamente, followed da chiusura dell’orifizio interno; evita danni agli sfinteri ed è particolarmente indicata per fistole complesse.

Procedimenti post-operatori e gestione del periodo di guarigione

La maggior parte degli interventi può essere eseguita in day surgery o in regime di brevi ricoveri. Dopo l’intervento è comune un lieve dolore; le perdite di sangue sono un rischio. Bidet con acqua tiepida e lassativi blandi possono facilitare la guarigione e ammorbidire le feci. Il periodo di guarigione può richiedere settimane; è cruciale seguire le indicazioni del medico per minimizzare complicanze e infezioni. Nei casi di fistole complesse o transfinteriche può essere necessario un approccio multi-stage per preservare la funzione sfinterica e ridurre la recidiva.

Inquadramento ICD-10: come si codificano ascesso e fistola perianale

Per l’ICD-10, l’ascesso perianale si codifica tipicamente tra le categorie che riguardano infezioni perianali e ascessi, con distinguo a seconda della localizzazione perianale. La fistola anale è codificata tra le condizioni legate a fistole anali e patologie anorettali, con ulteriori specificazioni sulla complessità e sull’estensione (intrasfinterica, transfinterica, soprasfinterica, extrasfinterica). La gestione chirurgica e le eventuali comorbità (MICI, Crohn, Colite Ulcerosa) influiscono sull’appropriatezza del codice e sul flusso di gestione clinica e riabilitazione.

Aspetti pratici: prevenzione della recidiva e follow-up

Il follow-up post-operatorio è essenziale per monitorare la guarigione, verificare eventuali recidive e gestire complicanze. Nei pazienti con MICI, è cruciale un piano di trattamento integrato che consideri terapia medica e chirurgia. L’uso di tecniche moderne come LIFT e VAAFT ha l’obiettivo di minimizzare la recidiva e preservare la funzione sfinterica, riducendo al contempo le complicanze postoperatorie.

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Riferimenti clinici e linee guida

Gaertner WB, Burgess PL, Davids JS; Clinical Practice Guidelines Committee of the American Society of Colon and Rectal Surgeons. The American Society of Colon and Rectal Surgeons Clinical Practice Guidelines for the Management of Anorectal Abscess, Fistula-in-Ano, and Rectovaginal Fistula. Dis Colon Rectum. Gordon P. Anorectal abscesses and fistula-in-ano. In: Gordon PH, Nivatvong S, editors. Principles and practice of surgery for the colon, rectum and anus. St. Louis: Quality Medical Publishing; 1999. p. Herold, A. (2017). Anorectal Abscess and Fistula. In: Herold, A., Lehur, PA., Matzel, K., O’Connell, P. (eds) Coloproctology. European Manual of Medicine. Jacob TJ, et al. Cochrane Review. Johnson, E.K., Bernier, G. (2022). Cryptoglandular Abscess and Fistula. In Steele SR, et al. The ASCRS Textbook of Colon and Rectal Surgery. Parks AG, et al. A classification of fistula-in-ano. Br J Surg. Williams JG, et al. ACPGBI statements. Colorectal Dis.

Nota di sicurezza e responsabilità

❗I contenuti di questa pagina sono esclusivamente a uso informativo e non sostituiscono il parere medico. La gestione delle fistole e degli ascessi richiede una valutazione clinica accurata e un piano di trattamento personalizzato, eseguito da professionisti qualificati.

Strumenti diagnostici e operativi principali

  • Esame clinico proctologico con esplorazione digitale del retto
  • Ecoendoscopia e RM pelvica per delineare il tratto fistoloso
  • Fistulografia: meno frequente oggi ma utile in casi selezionati
  • VAAFT: tecnica mini-invasiva endoscopica per fistole complesse
  • LIFT: tecnica intersfinterica con chiusura del tratto interno
  • Fistulotomia/Fistulectomia: approcci tradizionali

Riassunto operativo per clinici

- Valutare lesioni acute con drenaggio dell’ascesso quando necessario; gestire l’infezione e prevedere una eventuale procedura chirurgica per l’ascesso.

- Pianificare il trattamento della fistola, tenendo conto della complessità, della localizzazione e della funzione sfinterica residua.

- Considerare approcci mininvasivi (colla di fibrina, plug, LIFT, VAAFT) per ridurre le complicanze post-operatorie e preservare la continenza.

Leggi anche: linee guida per la cura dell'ascesso perianale

Schema anatomo-fisiologico ghiandole anali, linee pettinata e percorso fistola
Diagramma classificazione fistole: superficiali, intersfinteriche, transfinteriche, soprasfinteriche, extrasfinteriche
Riquadro linee guida gestione ascesso fistola con strumenti diagnostici principali
Video esplicativo su gestione moderna delle fistole anali: LIFT e VAAFT

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